Diary of a dead man #7

Se non ci fosse una certa dose di caso, non saremmo su questa terra. Questo è sicuro. Ho ragionato per un paio di giorni sugli eventi accaduti e sulle parole di Sara, ma non sono riuscito a togliermi dalla mente che dietro quella porta ci sono delle risposte che Patrick non vuole darmi. E io …

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Diary of a dead man #6

Sono passate diverse settimane da quella conversazione notturna con Patrick. La sera ha portato consiglio e mi sono deciso ad aiutarlo, ad aiutare quel gruppo di persone che, in un modo o nell'altro, avevo adottato come famiglia allargata. Il mio compito era quello di andare in giro per i quartieri vicini a trovare qualsiasi cosa …

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Diary of a dead man #4

Siamo agli ultimi giorni, la decisione è sempre più in bilico. Di cosa si parlerà nell’incontro? Che informazioni verranno rivelate e quali taciute? Il vostro voto può determinare l’andamento della storia!!!

Music For Travelers

Il raid è durato non più di due minuti, confuso in una nebbia di grida, spari, grugniti e suoni secchi di ossa che si spezzano. Non sono nato eroe, non mi sono mai ritenuto tale. Ho cercato unicamente di salvare una vita umana indifesa. L’uomo col fucile vede le mie intenzioni e capisce. Annuisce lentamente e alza la mano in segno di saluto.
Sono scattato verso la bambina, in un turbinio incontrollato di colpi di mazza da baseball e artigli che graffiavano la pelle. Putridi fiotti di sangue hanno incominciato a scorrere sull’asfalto, mescolandosi con i corpi deformati degli zombie abbattuti. Il fetore è rivoltante. Ho sfondando costole, setti nasali, mandibole e tutto quello che capitava a tiro. Il rumore inquietante di noci rotte miste ad un tonalità più liquida, viscida, è quello che mi ricordo di più; insieme all’improvviso fischio delle pallottole di grosso calibro dal fucile dello sconosciuto…

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Diary of a dead man #3

Come proseguirà la storia?! 🙂
Momenti di pura tensione emotiva… eheheh!

Music For Travelers


Sono rimasto un paio d’ore rinchiuso in quella stanza, cercando di capire cosa fare e dove andare.
La stanza è scura, le finestre erano state sbarrate alla meglio con delle assi, e l’odore di chiuso si mescola con quello di fumo proveniente da un recente incendio. Non ho visto molti mobili intatti, come se l’arredamento fosse stato utilizzato come barriera di protezione e, infine, come grande falò. Le stanzette su cui si affacciava il complesso primario (un magazzino o un appartamento povero) erano completamente spoglie, a parte le carcasse di metallo dei letti e qualche utensile sparso. Niente di utile, comunque. Di cibo o armi non c’era neanche l’ombra.
Alla fine mi sono deciso, restare ancora in quelle mura significava seppellirmi vivo e aspettare, paziente, che gli zombie fiutassero qualcosa. Dovevo muovermi, andare a trovare un posto più sicuro. Quello che mi frenava era solo paura. Una paura enorme di non…

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