Ritorno a tempo

Ho dato uno sguardo al lettore ed è dal 13 settembre che non scrivo qua, in pubblico, per me e poi, in minima parte, per voi. 13 settembre 2018 l’ultimo post. L’ultima impressione di pixel neri su tela bianca. Ultima cosa pensata e scritta.
Adesso ritorno. A tempo, forse. Forse permanente. Non lo so. Non voglio fare piani, perché sono abilissimo nel smontare ogni tipologia di piano ben progettato. Ritorno perché mi mancava scrivere, per me, e forse mi mancava scrivere qualcosa che potessero vedere tutti, anche quando non sanno più della mia esistenza.
Perché è sempre stato così, arrivo, prendo, faccio, fuggo e poi…? Poi arriva il momento della stanchezza, del “non ce la faccio”, del “vorrei di più, ma…” e così lascio alcune cose, taglio rami e ritorno su strade già trafficate, già prese per mano e condotte verso altri lidi, verso altri pensieri e mi perdo.
Lascio indietro pezzi di me per poterli raccogliere in un secondo momento. Per lo più nella speranza che questi, con i mesi, gli anni o le stagioni, siano maturati e cambiati.
Se li ritrovo uguali, li lascio dove sono. Non sono pronti, non hanno il giusto aroma, quindi è l’equivalente di tirare giù una mela in estate. Ce l’hai, ma non è pronta. Non è usabile.
Torno a tempo e avrei mille cose da dire, aneddoti, storie, pensieri… ma sarebbe andare indietro e ripensare, raccogliere fili di settimane di corsa, di vita con il pedale abbassato, di cose fatte per bene e sbagli. Quelli tanti, perché camminando e agendo si sbaglia e io, che fermo non so stare e dormire non ce la faccio, agisco e sbaglio.
Arrivo al limite del traguardo e mi prendono i pensieri, il braccino corto, e rallento, mi si bloccano le gambe e qualcosa succede. Succede sempre.
Perché io, nella mia fantasia, non ci riesco a vivere. O, meglio, ci vorrei vivere ma poi mi ritrovo, a calci in culo, sulla strada verso casa ad annaffiare piante che vorrebbero morire, a pulire una casa che dovrebbe essere pulita più a fondo, a girare, lavorare e cercare uscite il venerdì o il sabato per… a volte dimenticare, a volte ricordare, a volte spegnere il cervello una birra alla volta, a volte perché le risate che si fanno ti permettono di capire che il lunedì potrebbe non essere il peggiore dei giorni che affronterai. A volte finisce che ti piace quello che hai creato, quel bozzolo tutto tuo in cui entri il venerdì sera e ti risvegli la domenica pomeriggio.
Con l’ansia delle 17.
Con il terrore del lunedì che arriverà, che ti busserà sulla spalla. Ma a me, francamente, non me ne frega niente.
Perché io, nella mia fantasia, ci faccio casa e mi sembra brutto lasciarla vuota una volta occupata.
Ritorni a tempo, part-time, senza una logica precisa.
In questi ultimi mesi ho capito cose di me stesso che non avevo capito negli ultimi anni. Per questo sono scappato da qua, da WP, da questo posto che ho frequentato come casa per 5 lunghi anni. Sono scappato quando ho capito che c’era qualcosa che dovevo mettere a posto prima di poter riprendere a fare certe cose, che dovevo ricalibrare un orologio e poi farlo ticchettare con il giusto tempo. Che non è più quello di prima.
Forse è più veloce, forse più lento. Di sicuro diverso.
Ritorno a tempo, a scrivere qua, per me e, in qualche modo, anche per voi. Anche se “voi” non mi leggete, se vedere la scritta Zeus e non capite.
Ero, sono e sarò.
Intanto sono ritornato con questo, poi il futuro dirà se è un one-shot o meno.

57 pensieri su “Ritorno a tempo

  1. E ALLORAAAAA! Tutti in piedi su questo tavolaccio di legno appiccicoso di birra e graffiato da chiavi di case sconosciute! FORZA!
    …e niente, volevo un po’ di casino che sei tornato a sbirciare, poi fai come ti pare, sia chiaro 😀
    ( epperò io ti ho visto su altri lidi, mi sbaglio?)
    Lunga vita a Zeus

    1. Ciao Tati!
      Sì, sono tornato a tempo a scrivere (ma commento, questo sì). Sbircio e poi scappo, non riesco a star fermo e quindi… butto giù impressioni, le prime da due mesi, e le metto su WP.
      (Altri lidi?)

      1. Così si fa. Certe cose, come lo stare qua, non sono questioni di vita o di morte e si devono fare con quello spirito.
        The Murder Inn (ho scritto giusto?)

      2. Esatto. Si va e si viene, ma io leggo sempre. Poi mi sono preso una pausa, ma era già da tempo che la “minacciavo”, che non sentivo molto da scrivere… quindi ho mollato il colpo.

        Ah, sì sì, certo. Quello è un discorso diverso, ovvio.

      3. Si sente che c’è qualcosa che cambia nel tuo mondo, che sia nel concreto oppure no non importa. Si percepisce. Questo da movimento ed evita la muffa, credo

      4. Credo anche io. O almeno lo spero… eheh
        Cambiare, ma non tanto da diventare altro.
        Perché c’è già troppa gente che non sa proprio chi è o cosa ci fa in questo mondo.

      5. Non credo sia possibile diventare “altro”. Se questo accade vuol dire che si ha bluffato per il tempo precedente. Si cambia ma non ci si stravolge

      6. Esatto.
        Ma molta gente bluffa, pretende, vuole… ma poi casca sempre nello stesso errore. E non è male, se lo capisce.
        Il problema, per me, è se non capisci cosa sei, cosa vuoi e cosa ti piace. Perché in quel caso sei una persona senza fondamento.

      7. Credo che più una persona sa ed è consapevole di ciò che vuole, ciò che è… Meno si sente frustrata e arrabbiata quando qualcosa non va come vorrebbe. Nel senso che riesce anche a dare la giusta misura a ciò che le accade, evitando sprechi di energie sparse a membro di segugio su ogni cosa dalla mattina alla sera. Si capisce?

  2. Jamme bello ja’! Il primo passo è fatto. Spuntature escatologiche archiviate, è ora di rimettersi di buzzo buono ad assecondare la passione per scrivere, che tu hai. Questo è certo!
    Mi ero preoccupato e sono stato sul punto di inviarti un’e-mail, ma poi ho desistito per paura di essere invadente.
    Torna Zeus ‘sta casa aspetta a te!
    Firmato: un tuo affezionato folouhe’-uhe’.

    1. Al momento faccio il follower… seguo, leggo, commento. Scrivere? Al momento non sento niente da scrivere o, almeno, non sento niente che voglio scrivere al pubblico.
      Quindi seguo e faccio altre cose finché non torna la voglia di scrivere per me e, se capita, anche per chi vuole leggermi.

      Grazie redbavon. Non avresti disturbato, non preoccuparti 😉

  3. Ho letto e riletto quello che hai scritto… non perché non l’abbia compreso, anzi, ci sono dentro fino al collo e no, non si vive benissimo. Anche se scrivo di altro. Anche se sembra che io sia altro.
    Per quel che vale, io ti leggo.
    Tutte le volte che potrò.

    1. Grazie cuore.
      Sono momenti di riflessioni, di cambi, di modifiche e di tante cose che, con WP, niente hanno a che fare. Scrivere per scrivere non ce la faccio. Scrivere per farmi leggere neanche, scrivo per me, l’ho sempre fatto.
      Grazie. E se leggi fra le righe, strano a dirsi, ci trovi anche testi che non ho scritto.
      Un saluto.

      1. Mi ritrovo spesso nel “Non ce la faccio..”, nel percorrere “strade sbagliate” per poi ritrovarmi con le ruote a terra e la mente in tumulto. Non posso sapere cosa ha portato te a tutto questo. Ognuno ha le sue storie, le sue riflessioni. È nel “sentimento” che si esterna che ci si può riconoscere.

      2. Credo proprio di sì. Ci si riconosce perché alcuni errori, successi, bei momenti o momenti tristi sono tanto personali quanto generali, quindi capibili se espressi in un certo modo.

  4. Non posso continuare a scrivere senza raccontarti un pezzo di quello che mi è successo in queste settimane di silenzio. Ti capisco, credo. Dico credo perché non posso esserne sicura, a volte mi metto o penso di mettermi nei panni di qualcun altro e prendo delle gran belle cantonate. Per giorni mi sono resa conto di avere qualcosa in sospeso, senza capire in concreto “cosa”. Mi dicevo che no, non potevo scrivere, perché non era utile, perché avevo questa maledetta sensazione che mi diceva di agire, di fare qualcosa. C’era l’ansia, certo, quella di arrivare sul lavoro e trovare lo stronzo (si può scrivere stronzo?) che ti lascia il pesce marcio davanti alla porta perché gli hai chiesto di non parcheggiarti proprio di fronte alla porta del locale. E sì, sono sicura che sia stato lo stronzo in questione, ma lasciamo perdere. Se esistesse, sarebbe un raffinato esempio di mobbing. Hai un tuo bozzolo e ti ci trovi… beh, bene o male non importa, fatto sta che è il tuo bozzolo e ne hai bisogno per ricaricarti, per guarire. E ci sono dentro tutti i pezzi di me, io li metto nel bozzolo, in decine di fogli pieni di appunti. C’è tanta di quella roba lasciata indietro…
    Io l’ho lasciato, il bozzolo, per senso del dovere. Ho scritto questo? Sul serio? Il brutto è che l’ho veramente pensato. Ho un pezzo sulla recitazione canina che ho scritto nei ritagli di tempo senza riderci su, la peggior cosa che mi potesse succedere, perché mi aveva fatto capire che non stavo facendo le cose come avrei voluto/dovuto. Potevo fare solo una cosa: cercare di rimettere quante più cose possibile al loro posto e accettare il fatto che fuori dal bozzolo è un gran macello, per cui… meglio darsi pace e fare quello che sentiamo. Utile o non utile. Che altri lo trovino interessante o meno.
    Io non lo so se ti ho capito, boh, però una cosa la so: se vedo il nome Zeus, non posso essere che contenta.
    Ah, e ti chiedo scusa per il commento delirante nonché per la manifesta logorrea, ma avevo tante tante cose per la testa. Da qualche parte dovevo lasciarle.

    1. Ma figurati, quali scuse? Mi fanno piacere i commenti così (e anche tutti gli altri che sono arrivati in questo mio “ritorno lampo”).
      Hai capito sicuramente molte cose, alcune le ho volutamente lasciate nascoste… ci ho piazzato sopra una bella cappa di “boh” per evitare che proprio tutto scorresse fuori dalle dita. Anche se servirebbe, ma non credo. Non in questo momento, almeno.
      Questo è un punto in cui devo capire e ragionare o smettere di ragionare e continuare a capire… non lo so. Mi chiedo alcune cose e trovo risposte contrastanti, soprattutto perché quello che vorrei, quello che è naturale, non è più così semplice. E quindi ecco la realtà dei fatti, di comportamenti, abitudini, quotidianità che si insinua, che storce e si ritorce.
      Vorrei essere leggero, vorrei ti giuro. Ma in questo momento sono in un momento di cambio.
      Da mesi sto cambiando, valutando e mettendo a posto delle cose che dovevano essere messe in ordine… ma non sono riuscito a fare tutto e mi porto dietro errori/impicci/stranezze che, ancora oggi sono ostacoli e la cosa mi fa incazzare.

      Non credo che il mio commento sia meno incasinato del tuo…

      1. Lascia intravedere quanto basta. Essere in una fase di cambiamento certamente non aiuta nella chiarezza; non ci capiamo per noi, figuriamoci se sarà mai facile mettere questi pensieri nero su bianco.
        Domenica sera ho ordinato un libro che pensavo non esistesse più al mondo, figurati che prima di quel momento ho pensato seriamente di fare tipo un furto in biblioteca. Escluso, mi beccherebbero subito, ma lasciamo perdere… Insomma, ieri mi arriva questo pacco, lo apro e mi viene da piangere. Si, lo so, che tristezza, chi è che si commuoverebbe per un libro? Fatto sta che riguarda un personaggio di cui avrei ancora voglia di scrivere sul blog, lo sto studiando da qualche tempo e mi sta appassionando, ma che è la classica cosa che mi fa chiedere se sia “utile” scriverne. Che tu non riesca a sistemare tutto, che tu abbia ancora qualcosa di “irrisolto”, lo capisco sin troppo bene. Cambieranno le motivazioni, ma la sostanza potrebbe essere quella. Scrivere di Planck? Non riesco mai a sistemare del tutto questo problema, non mi arrendo all’evidenza di un esterno grosso modo superficiale, sempre più caratterizzato da frustrazione e arroganza. Fra scrivere e leggere, non è semplice lasciarsi andare. Voglio dire, perché scrivere di qualcosa che amo per poi vederla cadere nel niente o quasi? Fino a qualche tempo fa mi adeguavo bene a tutto questo, poi i problemi sono aumentati e non ce l’ho più fatta. Della serie, avevo altro per la testa.
        Ora, boh, forse un equilibrio lo sto trovando. Non è proprio preciso, ma ci sto lavorando, a dispetto di quello che può sembrare sono quasi quasi ottimista. Forse, ci preoccupiamo troppo.

      2. Io ci spero e parlo proprio di “forse ci preoccupiamo troppo”.
        Il resto non so… già mi sembra strano essere ritornato a scrivere su blog e non sono ispirato (non vale per TMI, dove comunque scrivo quasi a macchinetta). Devo vedere come proseguire, come fare… anche se, come sempre, si farà. Perché così è scritto.

  5. Sono contenta di aver letto queste parole 1 minuto dopo che le hai pubblicate. Le ho lasciate centellinare tutta tutta la mia giornata(ccia) e continuo ad essere contenta per te, per il tuo rimettere in discussione tutto, sparpagliare le carte e provare a vivere come piace a te.
    La vita secondo Zeus: ottima scelta!

    1. Ciao Mela.
      Io metto in discussione, ma al momento non c’è una soluzione… potrebbe andare bene, potrebbe essere un fallimento. Non lo so. Non ancora, almeno.
      Vediamo come si muove e non sono così scemo da distruggere tutto con le mie mani. Sono bravo a fare ‘ste cose.

    1. Sono rispuntato a tempo.
      Dovevo buttare fuori qualcosa che mi pesava e l’ho fatto. Adesso, presumo, ritornerò silente finché non sento la necessità di ritornare qua.

  6. I momenti di stanchezza arrivano e se ne vanno, anche se non sai quando. Sono ospiti incomodi che ti si piazzano in casa e tu guardi l’orologio sperando colgano il segnale ma il segnale che ricevono è “Beh si è fatta ora di cena: cosa c’è di buono?”. E niente. Ma poi alla fine se ne vanno. Con le cattive maniere.

    1. Sì, penso che sia una questione di messaggio ricevuto male. Da me, però.
      Non sono stanco del blog, sono stanco in generale. Probabilmente perché dormo poco e male, ma potrei sbagliare.
      In ogni caso, quattro schiaffoni e si ritorna alla normalità. A me intendo.

      1. Già. Forse il mondo esterno ha preteso troppo 🙂 Ehehe. Ma tu rimani e continui a postare… io commento poco, lo so lo so… ma vedo.
        Anche la ricetta per le Budda Bowl 😉

      2. Molto semplici… una parte riso, una parte verdura cotta, una parte verdura cruda (carote, cipollotto etc), un grasso (spesso avocado) e poi semi vari. Condimenti: soia e, a volte, olio di sesamo per il gusto.

      3. Ah, quindi le facciamo simili! Io mi sto divertendo un sacco, mo ne vorrei sperimentare altre. Una mia amica ha detto di provarla col sashimi, ma sinceramente ho un po’ di timore di morire XD

      4. Anche io ho il timore di morire con il sashimi, soprattutto perché la porto via per il pranzo al lavoro.

        Tu hai suggerimenti? Qualche cosa?
        Sono alla disperata ricerca di cibo da lavoro (idee).

      5. Ehhh sono stordito.
        Devo andare a vedere… mi perdoni? Vero che mi perdoni? Sono un dio stordito (bello oh, ma stordito forte eheh).

        Uova e mela? mmm

      6. AHAHAHAHA Certo!
        Fidati, fidati! Poi ti riempie un casino, io sono alla ricerca di ste cose perché esco alle 6 e torno alle 5, quindi mi devono sostenere per un casino di ore O:

Si!?

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