Tour delle birrerie – Germania 2018 (Part 1/5)

Vorrei essere più corto, ma non ne ho voglia. Tanto poi non mi leggete comunque, quindi posso tranquillamente smettere di interessarmi alla lunghezza dei contenuti di questo blog e incominciare a delirare. Questa serie di articoli coprono lo spazio di una settimana, quella che è stata intitolata “Il Tour delle Birrerie”.

Partiamo con ordine.
L’idea era quella di sparire dalla circolazione, come avete notato non ricevendo neanche la notifica sul lettore WordPress, e ritornare in Germania – più precisamente Baviera. Avevo bisogno di staccare da un po’ di cose: lavoro, casa, vita locale, stress e tutto il resto. Quindi ho alzato il telefono e ho proposto questo giro al compare TheCrazyJester (da adesso anche CJ), vecchio burlone, amico dai tempi dell’Università e viaggiatore tenace.
Deciso il tragitto e calcolate le spese, si parte per la prima tappa del Tour: Norimberga. Ero già stato in questa città un po’ di anni fa (5 per la precisione), ma solo per un po’ di ore, quindi la possibilità di immergermi con più dedizione era cosa più che mai gradita.
Norimberga ti frega, perché tiene molte cose nel centro ma poi si sviluppa anche all’esterno e, dopo una giornata in cui abbiamo tirato insieme 35Km di camminata, abbiamo capito che la storia non si ferma nel centro storico. Il primo giorno è stato dedicato esclusivamente a cercare un po’ di vita sociale e cose da vedere nell’arco del centro. Il motivo? Arrivare a giornata inoltrata, con check-in e altre amenità, ti porta a perdere minuti preziosi che, sommati, sono ore lasciate nel water.

Giorno 1:
Quindi arriviamo e la decisione unanime è quella di mangiare e una birretta come premio. Il panino con i tre Nürnburger a 3 euro è stata una benedizione perché sono ritornato a carburare in maniera corretta. Giri in centro, visita alle attrazioni locali e qualche giro nelle viottole giusto per capire cosa c’era (alcune volte puzza di piscio, altre solo altre viottole) ed ecco che arriva sera. Cosa volete sapere di Norimberga la sera? Che è vitale e i turisti si mescolano bene con i residenti, infatti è bello vedere le mandrie di visitatori che fa “le vasche” per il centro, mentre i locali si affrettano, testa bassa o in gruppi più chiassosi, da un punto all’altro della città. Noi decidiamo di muoverci a caso e dopo una cena quanto mai tipica (sì, le salsicce di norimberga in una birreria locale) ci muoviamo e, fra una deviazione e l’altra, ci fermiamo in un pub inglese per la Guinness finale.
Ok, lo so. Sei in Germania e vai a bere Guinness? No, non sono scemo. Cioè, sì lo sono, ma il fatto è che le birrerie e i locali che potevano riservare momenti di vita decerebrata dall’alcool avevano una rigidissima tabella di marcia che finiva alle 22 e quindi, se arrivavi alle 21.45 e volevi una birra, ti rispondevano con il più grande “Stocazzo” e ti ritrovavi a girare per la città. Il pub, invece, era aperto, accogliente e trasmetteva la partita Norimberga vs. Fürth (Coppa di Germania). Non l’ho seguita, ma le persone presenti erano divise fra due televisioni: la prima che trasmetteva questa e, quindi, provocava sospiri e grida ad ogni azione spettacolare (o di merda) della squadra del cuore; la seconda che si guardava un match della Premier inglese che, ahimé, non ho seguito. Pinta di commiato dal pub e si saluta il primo giorno a Norimberga.

Giorno 2:
Come rendere piena una giornata in una città? Ci si lascia alle spalle cose da vedere e si razionalizza gli spostamenti. Dopo un panino al salame (yeah, grazie colazione tedesca) e un tè, siamo di nuovo in moto e ci dirigiamo al castello di Norimberga. La posizione è causa di sfinimento, ormai avevamo fatto quella salita 5 volte nella giornata precedente, quindi ogni volta era un dramma umano. Le tappe sono state Chiese e fotografie varie, giusto per capire la popolazione della città.
Due considerazioni da fare:
a) le indicazioni in Germania sono “un po’ così”, non sempre chiarissime, fortuna che non avevamo i tempi strettissimi.
b) tutte le città che abbiamo visitato erano un cantiere a cielo aperto, praticamente i lavori erano una costante. Incredibile.

Risultati immagini per castello di norimberga
Foto da: https://tourismus.nuernberg.de/old/it/sightseeing/places-of-interest/imperial-castle.html

Il castello è bello e le visite valgono il prezzo del biglietto (contenuto). Non ci sono “meraviglie” della scienza e della tecnica, ma per la cifra modica del ticket d’entrata si vede tutto il complesso (non è un castello di guerra, ma amministrativo, quindi la parte “armature/armi etc” era ridotta al minimo). Bello il pozzo.
Crediti al vecchio CrazyJester che, preso da pietà e volendosi riservare un posto nel Valhalla, ha aiutato un paio di turisti italiani a capirci qualcosa del luogo d’inizio del tour guidato. Mentre lui faceva il salvatore della patria, il sottoscritto si beava dell’ombra sotto un albero e guardava mandrie di turisti accalcate nello stesso posto. Praticamente mi sembrava di essere ad un concerto, ma tutto bene così.
Visto il castello ci rituffiamo nel centro, pranzo velocissimo da un burger scrauso (non McDonalds o Burger King – questa è una catena locale che, sinceramente, non ho mai sentito in vita mia). Nonostante avessi puntato sulla scagazza post-hamburger, questa  cosa non è successa e mi son chiesto: abbiamo azzeccato posto? Dai risultati direi di sì.
Dopo uno stop in birreria, la decisione unanime è quella di camminare sulle tracce della storia più recente – cosa che mi rende felice, visto che la Seconda Guerra Mondiale è un argomento che mi è sempre interessato.
La decisione è quella di incamminarci verso il Centro di Documentazione dedicato interamente al nazismo. Sotto la guida di CJ e di Google Maps, arriviamo al posto dopo una camminata enorme sotto un sole che picchia come un fabbro ferraio. Il caldo ti rende la lingua felpata e quando arriviamo al centro, stiamo ragionando su incominciare l’allenamento per il Cammino di Santiago. Visto che non ci tengo a diventare santo o trovare la fede, lascio l’incombenza dei 25Km giornalieri a CJ e mi guardo l’enorme struttura che ospita il centro. Dall’esterno non riesco bene a capire cos’è, solo alla fine della visita mi accorgo che è l’enorme teatro semicircolare dove quello con i baffetti declamava le sue deliranti oratorie. Dai filmati d’epoca ho sempre visto l’enormità del posto, ma trovarmici dentro mi ha fatto un effetto particolare.
Il Centro è ottimamente gestito e si trovano moltissime informazioni interessanti, per me che ho letto molto e visto altrettanti documentari, quello che riferiva l’audioguida non era proprio novità e avrei preferito qualche cimelio o cosa tangibile da vedere, ma le foto, i documenti, le narrazioni e tutto il percorso creato dai responsabili è di sicuro valore. Il tour guidato finisce su una passerella sospesa nel vuoto dell’anfiteatro che, come detto, un tempo era utilizzato per i comizi e le oratorie del folle dittatore tedesco.
Alle 17.45 il giro finisce bruscamente (l’altoparlante dice che il centro chiude alle 18 e, con la puntualità tedesca non si scherza) e decidiamo di rimandare la pausa birra per andare al Zeppelin Park di Norimberga. Per chi fosse all’oscuro di cosa sia questa cosa, allego una foto dell’epoca:

Immagine correlata
Foto tratta dal sito spiegel.de

Direi che adesso riconoscete la cosa. Lo Zeppelin Park era uno dei luoghi dei raduni del partito nazionalsocialista e quindi uno dei luoghi che molti hanno visto X-mila volte alla televisione. Adesso il posto è ampio, pulito ma lontano da ogni storificazione esagerata. Lo Zeppelin Park è una colata di cemento con davanti una strada asfaltata dove fanno le corse con le auto e, dietro questa, un parco enorme. Visto così, sotto la luce del sole, è una cosa strana. Sai che sui quei gradini sono stati pronunciati discorsi aberranti ed è stata esaltata un’ideologia terribile e questo ti rende più piccolo e insignificante. Ho guardato lo spazio vuoto davanti a me, le scalinate, la struttura alle mie spalle e, fermandomi a pensare e immaginare come potesse essere alla luce delle fiaccole, con le grida, gli ordini e l’enormità delle cose che si sarebbero mosse, ti viene un brivido. Ti viene un po’ di angoscia perché, dal palco di fronte a tutto (nella foto vedete sventolare la bandiera nazista), domini lo spazio e hai l’idea di quello che è stato e capisci che razza di potere distorto ne usciva.
Ci siamo allontanati da quel posto strano, un rudere ma potente. I simboli sono una brutta bestia: se vengono distrutti, diventano qualcosa di enorme; se vengono lasciati in pace, continuano a mantenere il loro potere. Forse negli anni passerà, ma intanto meglio non dimenticare.
Ritorniamo in città dopo una camminata enorme e puntiamo diretti ad una birreria dell’Augustiner, sinonimo di qualità da sempre. Birra totale (chiamata affettuosamente bitch visto che ne bevi quantità straordinarie senza sentirla) e cibo buono. Quello che ci stupisce è che nella piazza di fronte, dove fino a poche ore prima c’erano solo turisti che guardavano il castello e la casa di A. Dürer c’era una folla di giovani (stranieri e locali) seduti per terra a bere, mangiare e divertirsi. Un punto d’incontro per chi viene a Norimberga. Stupendo. Ci allontaniamo per un momento, poi ci diamo degli scemi e ci sediamo in mezzo alla folla di ragazze e ragazzi e sorseggiamo un paio di birre nel caldo serale.
Io lo dico e so di essere di parte, ma il posto era stupendo e l’educazione della gente è stata la cosa più bella in assoluto: nessuno schiamazzo, nessun vetro rotto, nessun casino per terra e zero immondizia. Chi mangiava, aveva un telo e si portava via i resti. Chi beveva buttava via le bottiglie e puliva dove era stato. Stupendo, vi giuro. Educazione e divertimento – c’è da imparare tanto da questo.
Ad un certo punto decidiamo di chiudere la serata. La piazza si stava svuotando e la giornata, con quasi 35Km fatti, si faceva sentire in maniera devastante.

Annunci

39 pensieri su “Tour delle birrerie – Germania 2018 (Part 1/5)

    1. Esatto, sono impressionanti ed evocativi in tutti i sensi.
      Il giro non è finito, aspetta le prossime puntate per altre, stupende (?! ahah), note inutili sulla germania.

    1. Ciao Mela! 🙂
      Questi sono resoconti di viaggio più seri… e non chiedermi perché, visto che mi sono divertito come un matto ahah.
      No, non ho visto vecchi a guardare i cantieri. Probabilmente stavano facendo altre attività tipiche del popolo: bere? 😀

  1. Ho vissuto in Germania per 10 mesi, ho sempre apprezzato il loro valore per l’ambiente e la cordialità. Altro che Cammino di Santiago, voi siete pronti anche per la Maratona di New York 😁

      1. Ma le case senza cancelli? E la velocità con cui vanno in autostrada 😱
        Ah! Non ho imparato una sola parola in tedesco perché loro volevano parlare in italiano 😃

      2. Ahhhhh ok ok, adesso ho capito 😀 h
        Comunque non è vero che non ci sono limiti in autostrada, ce ne sono e parecchi, solo che quando puoi andare, vai e non ti fai problemi di velocità! 😀

    1. Tu dici? 😀
      Ne ho provate alcune durante un tour… ma penso che arrivare alla fine di un tour delle birrerie in Belgio porti direttamente allo stato di alcolismo 😀
      Ma ci penso! In caso, ti chiedo consigli 😉 ehehe

      1. E così sia! 🙂 se organizzo questo tour delle birrerie belghe (e tu sei ancora in terra di cioccolato, birre trappiste e patatine), allora ti avverto! 😉

        Ps: e adesso son cazzi tuoi 😀 ahahahahahahahah (sorry il francesismo, ma detto in altro modo perdeva il senso della tragedia che ti sei accollata).

      2. Io volevo mettere “mo”, ma poi non sapevo se ci andavano accenti e/o varie, quindi ho messo l’itagliano puro 😀

        Bene bene, sento già il fegato che mi ricorda di darmi una calmata 😀 ahahah

  2. Sul discorso simboli hai ragione, è un casino, che li tocchi o che non li tocchi, poi se si tratta di quei simboli… cioè, mi parti da Norimberga, ci ho passato mesi e mesi a studiare capillarmente il film della Riefenstahl sul celeberrimo raduno di partito, per cui lo so bene quanto forte potesse essere quel simbolo. Mi sembra quasi di esserci stata, a Normberga, la cinepresa passa attraverso la città lentamente, sarei proprio curiosa di vedere com’è ora, la città. Perdona il delirio, gli studi m’hanno criccato il cervello, e continuano evidentemente a farlo.
    Augustiner? buona sì, e non ci avevo mica fatto caso, effettivamente va giù come l’acqua, è lì che ti frega. Invece se poniamo il caso ti bevessi una birra bella carica di luppolo ti farebbe capire subito com’è la storia, il luppolo ti rilassa e non necessariamente ti senti alticcio. L’Augustiner effettivamente la senti dopo. Meraviglioso. Quanto amo la birra 😀

    1. Concordo aulla cosa dei simboli. Io mi sono visto millemila documentari sulla 2a guerra mondiale, quindi trovarmi in mezzo a quelle situazioni è strano, paradossale e particolarmente cruento (almeno per quanto riguarda i ricordi).
      L’Augustiner è una birra che adoro, quando la trovo è quella che prendo. Alla spina, poi, ha una capacità di fregarti, di rilassarti e dissetarti come poche. Non la senti, non la senti mai, ma poi incominci a gonfiarti come un canotto.

      1. …ed è il suo bello. Mi piacciono le storie sulla birra. Non esistono storie sulla birra che non siano divertenti, per quanto a volte i risvolti possano essere alquanto drammatici. E mi hai fatto pure venire voglia di bermi un’Augustiner, è una vita che non la bevo.

  3. Arrivo a tour concluso, ma in questo periodo ho inanellato una serie di sfighe elettroniche e il rientro mi è pesato più del solito (ergo svogliatezza alla tastiera).
    Sono stato diversi anni fa a Norimberga e mi è piaciuta. Ricostruita da zero dopo i bombardamenti riesce a essere evocativa e a trasmettere piacere nel visitarla. Mi rifiutai ad andare a visitare lo Zeppelin Park. Sebbene amante di quelle sensazioni che hai ben descritto (fosse pure la spianata di Alesia), non volevo rendere “visita” a uno dei luoghi simbolo del nazismo. Sono esagerato, lo so, ma il sentimento di avversione era più forte della curiosità.

    1. Ti capisco (non andare in certi luoghi), ma io avevo bisogno di vedere e di capire. Di farmi un’idea della cosa in prima persona, di mettere un punto “fisico” a tutto quello che ho letto/visto/sentito sulla guerra mondiale. La curiosità era meno del previsto, era interesse proprio. Il curioso lo guarda distratto, attratto solo dal “nome” ma se leggi e ti informi, la curiosità diventa secondaria e prende il sopravvento la capacità di capire, di interpretare, di dare un senso logico a tutto quello che è successo. O, in questo caso, a smitizzare le visioni terribili forniteci dai documentari.

      1. Condivido il ragionamento. Mi mancava proprio la curiosità, figuriamoci l’interesse. Non avvertivo l’esigenza di capire e – chiamala pure presunzione o pregiudizio – di vedere con i miei occhi. La mia avversione era granitica, monolitica nella sua certezza. Andare a visitare equivaleva per me a riconoscere un suo “valore”. Non è però una damnatio memoriae, anzi va sempre mantenuto alto io ricordo e reiterato il racconto, ma per me avrei asfaltato è costruito un museo della Shoa (proprio come è in progetto – da anni – a Villa Torlonia a Roma, residenza del nostrano dittatorello).
        Oggi non me ne pento, nemmeno dopo avere letto la tua ottima descrizione.

      2. Ho capito cosa intendi. Io non avrei asfaltato, sono memorie storiche di un passato che, in ogni caso, non dovrà mai e poi mai tornare. Sarebbe come distruggere tutto quello che è stato costruito da uno o l’altro che poi, in momenti diversi della storia, hanno ammazzato gente come se piovesse. No, devono rimanere e storicizzati, resi parte del LORO tempo e spiegati al NOSTRO, così da far capire cosa succede quando un’idea deviata viene abbracciata da troppa gente e da altrettanta ignorata e/o sottovalutata. Perché un’idea aberrante si fa largo perché ci sono persone che si girano e non è possibile: che questi monumenti rimangano e tengano il monito su ciò che è accaduto.

      3. So che il mio ragionamento non è corretto, ma temo che quanto scrivi e condividerei in pieno se non fosse che temo che valga per chi reputa quelle idee e fatti aberranti per davvero (come noi). Viceversa temo che per quelle persone che “si girano dall’altra parte non rappresenti nulla. Per chi invece crede ancora a queste aberrazioni sia un monumento, la celebrazione della “grandezza”. I tedeschi dell’epoca non si “girarono” dall’altra parte, ma l’appoggiarono, nicchiando ai prodromi e poi entrarono in guerra. Non mi venite a raccontare che i fottuti nel cervello erano “solo” le SS.
        Ora però non vorrei trasformare il commento al tuo bel racconto del viaggio in un discorso storico e politico. Perdonami se ho continuato su questa linea, ma quando si parla del “buffetto e soci” mi parte la brocca.

Si!?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...