Pesche all’amatriciana. King Arthur (2017)

Diciamolo subito, arrivo con un po’ di ritardo a questa recensione perché non c’avevo voglia e cazzi di scriverla prima. Ok? Così evitiamo i fraintendimenti e le recriminazioni del tipo “ma potevi dirlo subito”.
Eh no, mio caro cagacazzi!! No. Non potevo dirlo prima perché nessuno da i soldoni qua e quindi ecco la recensione con 365 giorni di ritardo più scatto alla risposta.
E zitti.
Muti.
King Arthur è un film di Guy Ritchie e lo si vede lontano un chilometro, rende tutto abbastanza pop e easy, così da permetterti di rispondere ai messaggi di Facebook, Uazzap e Tuitter (ebbene sì, ci sono anche su Tuitter, va che mondo di merda) senza perdere troppo della storia. Essendo un film pre-scandalo Hollywood (siete delle merde, lo sapete? Merde proprio – vabbeh, ci stava uno sfogo anche in queste latitudini, tanto del mio pensiero, ai vari Weinstein non gliene sbatte un cazzo fiorito), la pellicola non punta tutto sul cast femminile, ma lascia il comparto gnocca al minimo con Àstrid BergèsFrisbey.

Immagine correlata
La di cui sopra del comparto gnocca.

Ecco, lei basta però, perché la vedi e stai bene. Molto bene. Il ruolo è quello di un Merlino/Merlina (brutto Merlina, btw) con poteri che assomigliano a quelli del protagonista paralizzato di Game Of Thrones: lei prende il controllo degli animali. E gli fa fare quello che vuole.
Se poi volete fare gli stronzi e pensare a qualcosa che coinvolga i cavalli (merde!) è perché avete ancora in mente le epiche imprese di Cicciolina e lo stallone. Che, da quanto ho letto/sentito/raccontatoalpub, in realtà è un falso storico e non era lei la ricevente.
Torniamo a King Arthur che poi ci perdiamo.
Il film vede la classica contrapposizione fra il King Arthur menefreghista (Charlie Hunnam – il biondo di Sons Of Anarchy) e l’iracondo Jude Law, concentrato a sverniciarsi le pieghe facciali in espressioni sempre contrite e/o irose, tanto che la sua recitazione è vagamente inutile al fine del film.
Ecco, tu che stai tirando la pietra fermati!
Fermati.
Guarda il film, guarda Jude Law e quello che fa (un cazzo) e poi dimmi te se non è vero. Un Vortygin dal carisma pari a zero contro Arthur lanciato a mille e rock’n’roll. Dai, non c’è storia, povero Jude. Anche a Eric Bana fanno fare la fine del minchia, con tanto di sacrificio e parole dal gusto di sconfitta. Doveva morire, ok, ma lo stupendo suicidio-trasformazione in roccia è qualcosa da segnalare l’Accadamedia Cinofila.
Tutti parlano inglese british, a parte Djimon Gaston Hounsou (che interpreta Bedivere) e il già citato Charlie Hunnam, che è ammerregano e si sente lontano un chilometro. La differenza è ancora più netta quando mettono a recitare anche David Beckham e gli fanno pronunciare tre battute.
Ma l’avete sentito David Beckham in inglese con la sua vocetta stridula? No. Vabbeh, se siete mezzicapri non è colpa mia. Dovete guardare i film in originale, giusto per vedere che il sogno erotico di molte donne (penso anche di alcuni uomini, sia mai che generalizzo a cazzo) ha la vocetta irritante e due/tre ottave sopra il consentito dall’Unione Europea per la protezione dai disturbi acustici.
Il resto sono le marachelle del giovane Arthur (che mi fa il pappone) e, che ne so, qualche altro condensato di nulla e classiche cose alla Guy Ritchie. Che, intendiamoci, sono anche fighe, perché ti guardi i suoi film perché hanno dentro quelle parti che dici “cazzo, sono di Guy Ritchie, c’è poco da fare”. Guarda Sherlock Holmes, tipico esempio di film alla G.R.
Non c’è niente da fare. Lo vedi lontano un chilometro e, se non stai attento, dopo un po’ ti trovi a desiderare di vedere un Brad Pitt in versione gitana che pronuncia “coni” invece che “cani” – questo è l’unico momento di doppiaggio anglo-barese che mi ha dato fiducia nell’umanità.

Risultati immagini per king arthur
Un ammeregano in inghilterra

Ho aggiunto due foto per allungare la minestra.
In fin dei conti c’è poco da dire, perché il film si perde nella pochezza di una fiaba fatta steampunk o qualcosa di simile e messa in moto da una colonna sonora che è una badilata. Al cinema le casse rombavano che era un piacere – giuro che mi sono persino emozionato a sentire così tanto bombardamento sonoro.
Il resto è Ditocorto che mi fa l’offeso. Gente che muore. La gnocca che vince. Il biondo che trionfa. Beckham che boh. Jude Law poraccio.
E vissero tutti felici e contenti, a parte King Arthur che, ovviamente, non sa ancora che si troverà una biondona moooooolto allegra come compagnia e ci sarà il prode Lancillotto a tenergli in caldo la sposa.
Questa si chiama sfiga: ti chiami King Arthur, hai il fisico di un culturista e, comunque, ti metteranno le corna con il primo che passa.
Ripeto: con il primo che passa!

 

21 pensieri su “Pesche all’amatriciana. King Arthur (2017)

  1. The Butcher

    E’ stata una delusione. Pensavo che con Guy Ritchie alla regia il film poteva essere una trashata molto divertente e invece no. Un po’ mi dispiace.

      1. Ma davvero Guy vi delude? No ma davvero pensavate a un bel film?? Maddai… Si va a vedere i suoi film perché fuori è freddo o perché è giovedì e c’è la pizza a 6 euro, ma per il resto… Comunque bravo che lo guardi in inglese, io non ce la farei a sentire tutto uno sproloquione in old british abbestia! 😀
        ^_^

      2. Io ci conto che sia un film almeno decente quello di Guy Ritchie. Ha fatto cose interessanti, secondo me.
        I suoi film (come Deroc e Statham etc) li vedo con religiosa adorazione, bisogna saper apprezzare il tragico quando lo si vede e io mi ci getto a piedi uniti dentro.

  2. Senti un po’virgola tu Jud non me lo tocchi porcapaletta punto Può anche non fare e non dire nulla virgola ma ci sta punto Lui ci sta bene sempre virgola in qualsiasi film punto Devo ancora verificare se può starci anche con me virgola ma sono dettagli punto a capo
    Come mai ci hai messo così tanto a recensire punto di domanda

Si!?

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