Deliri in salsa chimichurri – cronache dal weekend

Non sono scappato, ci ho solo messo un po’ di tempo per riprendermi dal weekend appena passato. Il compleanno è una faccenda tosta e, signore e signori, non ci si scappa. Le congiunture astrali disegnate dal grande Cthulhu hanno portato all’allinearsi blasfemo dei pianeti compleanno – concerto in Austria. Questa combinazione di fattori ha fatto sì che la truppa (come forse vi ricorderete seguo un gruppo in veste di roadie/merchandising) prendesse il furgone, lo stipasse di strumenti e persone (5) e volgesse il nero muso verso Oriente e, più precisamente, verso la zona di Salisburgo.
No, non siamo andati a vedere le navi che danzano, de dio, seguite il discorso.
Punto 1: sveglia alle 7 di sabato. Neanche a farlo apposta riesco a svegliarmi col gallo anche quando setto la sveglia per le 10. Faccio i lavori in casa, faccio la spesa, invito il chitarrista della band (nonché pilota del furgone) a pranzo, rischiamo il ritardo e carichiamo tutto per la partenza.
Punto 2: se ci fossimo fidati del navigatore, adesso sarei un novello Annibale al contrario: quindi uscirei dall’Italia passando per le Alpi in maniera alquanto spericolata. Fortuna che ci siamo fatti due domande mentre stavamo guidando, così abbiamo scoperto il piano malefico del furgone.

Le strade austriache sono belle, linde, con paesaggi stupendi e moooolto tranquilli. Tutto quasi da cartolina, tranne il fatto che: a) ci sono limiti da osservare senza se e senza ma; b) i guidatori rispettano questi limiti con precisione asburgica e quindi andando 20Km/h in meno del necessario; c) ti chiedi quanti suicidi ci siano in questi paeselli, perché non c’è assolutamente niente intorno e pensare di passare la propria giovinezza in certe posti significa mettere il cuore in pace e affidarsi all’alcol e all’eroina come diversivi.

Non facciamo soste in Austria. Abbiamo una tabella di marcia serrata e un nostro amico ci raggiunge alla cittadina del concerto in treno. La truppa sale a 6 e sarà spettacolo puro.

Il viaggio prosegue tranquillo, un secondo cambio di rotta ci porta dentro un parco naturale e poi via verso città “che non si possono più frequentare” e posti in cui sembra vigere il concetto: prima la zona industriale/artigianale e poi le case.

Arriviamo al paesone che ospita il concerto e subito ci si presentano dei problemi:
Punto 3: dove cazzo dormiamo?
Punto 4: dove cazzo è il concerto?

Signori, non fatevi mai prendere dalla paura di abbassare il finestrino e chiedere informazioni. Il massimo che vi può capitare è trovare l’unico straniero che non sa assolutamente nulla. Fortunatamente è uno straniero gentile che ci dice che c’è una pizzeria austriaca (stride, vero?) con signora austriaca che fa le pizze (unghie sulla lavagna) che sa tutto. Lord Baffon II e il sottoscritto lasciamo il furgone, chiediamo informazioni e scopriamo:
Punto 3 – il posto che ci avevano indicato non esiste più. Fortunatamente l’hanno sostituito con un nuovo hotel. Il posto è triste, la cameriera realmente carina e la suddivisione delle stanze dovrebbe essere ottimale, ma non sarà così.
Il Punto 4 rimane un mistero che verrà svelato con qualche abile giro a membro di segugio per il paese.

Arriviamo al concerto e subito l’atmosfera è quella buona, quella da “qua si finisce a far veramente un macello totale”. Smontiamo le cose dal furgone, assaltiamo il frigo con le birre, mangiamo un ottimo panino con Angus argentino in un furgone da street food, ritorniamo sulle birre e incomincia la grande attesa. Il bill del festival è composto da quattro band, tre austriache più quella dei miei amici, e l’orario di partenza del nostro set è fissato per le 00:20 – quindi non proprio dietro l’angolo (visto che erano circa le 18).
Incominciano ad arrivare le prime persone e noi ci facciamo un po’ conoscere dalla gente in giro per il festival. Due chiacchiere qua, due con qualcuno degli altri gruppi, un po’ di sorrisi alle bariste, una birra e poi iniziano i concerti. Partono i WhyGoatsWhy e mi piacciono, mi prendono bene e con una birra e il ritmo mi ci immergo. Tenete conto che i due ragazzi della band sono tranquillissimi e disponibili, quindi è anche un piacere parlarci nel backstage.
Cambio palco e partono i secondi, i Swanmay. Scherzo. 40 minuti di soundcheck e poi un cannone e solo dopo parte la band austriaca. Due coglioni tanti. Alla terza canzone, Lord Baffon II, il sottoscritto e altri due prendono la direzione di una birreria vicina (50 metri) e ci mangiamo qualcosa. Ritorniamo in tempo per una birra, per vedere che la band si leva dal palco e incominciamo a vedere i primi segni di cedimento strutturale di alcuni dei personaggi da festival. L’alcol, signori miei, sta incominciamo a primeggiare.
Il terzo gruppo, nonché organizzatori del concerto, salgono veloci, un rapido linecheck e poi via. Hanno uno stile particolare, un po’ troppo leggerino per i miei gusti, ma almeno sono simpatici e si danno da fare. Alziamo al cielo una birra, controllo il merch che sia tutto ok, sento la musica, rompo le palle ad un po’ di gente e poi via, anche gli High Transition finiscono il loro set e incominciamo a montare le cose sul palco per la band: ah, non vi ho detto, si chiamano Slowtorch.
Portiamo le cose sul palco e un’avvenente biondina continua a flirtare con un po’ tutti. Simpatica la ragazza, ma tutti (e dico TUTTI) fiutano che c’è qualcosa di sbagliato. Lo sentiamo dopo, quando un mezzo naziskin si sfonda una mano su un contenitore di metallo. Motivo? Gelosia. Ovviamente avrebbe potuto fare altro, ma ha sfogato il suo turpe cattivo umore contro un pezzo di metallo che, logicamente, ha vinto. Risultato? Lui con una mano disfatta, sangue ovunque, biondina ancora in giro alla ricerca di compagnia. L’austriaco ignorante, quindi, è rimasto cornuto e mazziato. Non che mi dispiaccia, sia chiaro.
Da questo momento in avanti parte la band. Io rimango prima nelle retrovie, poi emergo insieme al nosto amico che ci ha raggiunto in treno. La situazione davanti al palco diventa bolgia e, per attirare un po’ di attenzione prendo in mano la situazione e sposto tutte le ragazze presenti davanti al palco. Questa mossa suscita buonumore in tutti, ovvio. Nel mentre il mio socio, che chiamerò con un nome di fantasia: Diabolik, incomincia dare di matto e fa un delirio assurdo. Spettacolo. Il vero RE della serata. Salta, grida, balla, urla, si agita, abbraccia, canta e… vabbeh, io con lui.
Il resto della platea era partecipe, ma senza un po’ di spinta si sarebbe afflosciata un po’. Credo. Anzi, voglio dirlo giusto per vantarmi, quindi prendete la cosa come vera. Sono le 02:30 quando gli Slowtorch lasciano fischiare le chitarre e dopo il terzo bis scendono dal palco. Per noi son quasi 24 ore di sveglia ininterrotta. Ma andiamo avanti, non ci tiriamo indietro e incomincia il festone per il compleanno.
Quindi festeggiamenti nel backstage. Festeggiamenti fuori (anche se una leggera pioggia diminuisce le possibilità di macello). Festeggiamenti nella zona palco. Festeggiamenti nella zona bar.

Non mi spingo nei dettagli per ovvi motivi, sappiatelo. Quello che succede ad un festival, rimane al festival.

Ore 05:30 trequarti della truppa, me compreso, sente che è ora di andare. Non c’è più niente da dare al concerto. La gente, gli austriaci, sono così lesi dall’alcool che ormai non si preoccupano più di prendere soldi per i drink, di capire cosa si sta dicendo e via dicendo. Il party è fenomenale, veramente fenomentale.

In questo momento succedono altre scene che non racconterò.

Torniamo verso l’Hotel dopo una scarpinata di 30 minuti (all’Hotel arriviamo intorno alle 6 di mattina). Saliamo al secondo piano e davanti alla porta della stanza c’è un tizio disteso per terra che dorme. Sul pavimento. A braccia incrociate. Lo guardiamo da vicino e, appurato che respira, ci domandiamo se farlo entrare in stanza (è uno dei musicisti di un’altra band – cotto come una zucchina) o lasciarlo in quella posizione ultraterrena. Diabolik decide di chiedergli se vuole dormire nella stanza grande sul divano, “il morto” dice di no e continua a dormire sul pavimento.
Da qua partono 3 ore di sofferenza. La stanza “no russatori” è una fregatura e, logicamente, ci sono due russatori seriali e io non chiudo occhio. Quindi arrivo alle 9 di mattina con sì e no mezz’ora di dormita sulle spalle.
Suona la sveglia per tutti e ci raduniamo al furgone. Chi più, chi meno sveglio. Io meno, ma la via del ritorno è lunga e potrei ancora dormirNO. Non chiudo occhio perché devo tenere sveglio il pilota del furgone (provato anche lui dalla nottata). Con l’adrenalina nel sangue arriviamo a casa dopo 3/4 ore di viaggio e io ormai non ho più sonno (sono le 17 del pomeriggio – 34 ore filate di sveglia). Mi metto a guardare qualcosa al PC e, fra una cena alla brutta e una puntata di qualcosa che non ricordo, arrivano le ore 20 che vedo la Madonna che balla il tuca-tuca e capisco che è ora e tempo di mettermi a letto.
Dopo 37 ore di sveglia ininterrotta, 12 ore di party continuato, 8 ore di viaggio complessivo, mezz’ora di dormita e il resto mancia, finalmente metto fine alla domenica e alla festa del compleanno.
Fortuna che il giorno dopo ho potuto dormirNO. Era lunedì… quindi tutti al lavoro con lo sprint dello gnù e un rincoglionimento generale da capogiro.

26 pensieri su “Deliri in salsa chimichurri – cronache dal weekend

  1. come ti capisco…l’ultimo tour mi ha portato da Trieste a Lisbona|madrid|barcellona|lione|parigi
    per fare il videoclip di una band supporter al concerto di Tarja Turunen.

    uno potrà pensare “wow che figo!”ma in definitiva non vedi niente tranne palco e addetti ai lavori e chilometri di strada in furgone da macinare in breve tempo.
    A barcellona ci hanno anche fregato l’attrezzatura (porci maledetti devono morire).
    „mai una gioia

    1. Prima di tutto, ciao e benvenuta!
      Fortunatamente in questi tour l’atmosfera è abbastanza rilassata, era una data singola (altre volte erano una serie di date e quindi i ritmi erano stretti e i party meno intensi) e quindi abbiamo potuto andare con un po’ più di calma, ma se si vuole essere in un posto per soundcheck e altro, allora c’è poco da fare i turisti per caso.

      Il furgone, dopo diverse ore o giorni, ti ammazza. Vedi solo paesaggi che scorrono via, stai assiepato in metà di mille in uno spazio grande quanto il tuo bagno e le soste sono poche per ovvi motivi.
      Maledetti, il problema dei furti è sempre dietro l’angolo. Molte band che conoscono sono state derubate e hanno dovuto abbandonare il tour e tornarsene a casa con la coda fra le gambe e un nervoso da chilo (concordo: porci maledetti).

      mai una gioia!

      1. Grazie del benvenuto 😀 I viaggi in giornata sono più gradevoli…comunque il dramma di sti tour che fanno le band di supporto (ovviamente perennemente ciste in canna) è che finiscono per andare a dormire negli ostelli più beceri del mondo, tipo a Parigi mi sono ritrovata in un distretto di periferia, immersa tra i magrebini, in un hotel gigantesco, decadente e coi corridoi tutti uguali 😀 esperienze indimenticabile, roba tipo Shining.

      2. Hotel e ostelli? Il lusso… ho dormito in posti che sto ancora cercando di dimenticare per lo schifo. E, visto che non ho sempre seguito il gruppo nei tour (alcuni me li sono persi), mi sono sfuggite alcune stanze realmente spaventose – in termini di pulizia, ovvio.
        Questa volta avremmo potuto goderci l’hotel e un letto, ma il party è andato avanti per ore (e non me ne lamento) e poi mi son trovato in stanza con due russatori (e mi avevano assicurato di no!! maledetti loro) e quindi sveglio come una civetta a tirar porchi.
        In Francia, come tour, non ci sono mai stato. Di passaggio ok, ma tour proprio zero 😀

      3. Altro ricordo vivo che ho è stato ad Alfonsine, c’è uno studio di registrazione e i proprietari hanno anche una casa dove ospitano i clienti che vanno ad incidere. Circondata da uomini russanti è dir poco. Poi in sta Alfonsine non c’è niente, il nulla a parte la “sagra con gara di rutti” alla quale ho partecipato 😀 se passate per Trieste fammi un fischio! Qui a luglio fanno il rock camp 😀

      4. Noi in una casa di una coppia di punkabbestia con la passione per la tassidermia e per la sporcizia livello 200. Una cosa che mi ha elevato il sistema immunitario: adesso la lebbra è nelle malattie tipo raffreddore per me 😀 eheheh
        Trieste? Siamo stati in zona Ronchi (terribile), ma abbiamo pochi agganci in zona. Servirebbero posti per suonare, date etc. Qualche consiglio? 😀

        E se arriviamo, il fischio lo faccio di sicuro 😉

      5. E si, ronchi dei legionari è tipo il buco di *ulo del mondo 😀 c’hanno solo l’aeroporto…per suonare qui è dura, diciamo che non c’è tantissimo movimento tranne per i concertoni dei Iron maiden \m/ o vari concerti e manifestazioni che organizzano principalmente con band del luogo già note o con nomi grossi. Devo chiedere ad un mio amico che suona e organizza come funziona per i non oriundi 😀 intanto ti segnalo questa pagina https://www.facebook.com/rock.camp.summer.music.festival/
        e poi ti so dire appena rientra dalle ferie 😀

      6. Infatti, non era proprio un posticino decente eheheh. E al concerto c’erano quattro gatti. Vabbeh. Penso che sia dura ovunque ormai, anche da noi è quasi impossibile suonare e se non ti porti gente, ancora peggio.
        Benissimo, se mi sai dire più che volentieri!! 🙂 così vediamo se riusciamo a calare in zona (io vorrei vedere Trieste, metà band ci è già stata e/o ha visto i Maiden qualche settimana fa).
        Comunico al gruppo il sito che mi hai dato, thanks 🙂

        E buone ferie ovvio! 😀

      7. wow,ho guardato i video (più che altro ho ascoltato i pezzi) e hanno una buona attitudine, quantomeno sono bravi rispetto alla media delle band in circolazione 😀

      8. Bene bene, sono contento. Non sono proprio di primo pelo, ormai sono in giro da quasi 15 anni… ehehe. E, inoltre, le esperienze all’estero fanno sempre bene 😀

  2. Certi paesini austriaci credo siano come certi paesini dell’entroterra italiano, borghi su in collina dimenticati anche dall’odontoiatria dove l’unica alternativa è il bere nell’unico bar del paese che serve solo Peroni e dove narrano l’ultimo che sia entrato chiedendo una Capiroska sia stato crocifisso all’ingresso del paesino come monito.

    1. Quello che più mi inquieta è che l’odontoiatra è anche il maniscalco e, a tempo perso, il becchino. A volte lo trovi che fa le tre cose insieme: mentre sotterra il tizio che ha ordinato la Capiroska lo ferra e gli toglie i denti.
      Cose strane.

      1. Esatto. Te lo chiedi, ma non fai la domanda, perché il dentista è anche il boia e il vigile del fuoco.
        E il padre/fratello potrebbe risentirsene di tali domande.

    1. Giovincello? Bah, non cooooosì giovane hehehe… ma neanche vecchio, toh, non raggiungo gli ANTA ancora (manca poco).
      La biondina è scappata, si son perse le tracce dopo il fatto sanguinoso. Probabilmente ha trovato altri lidi dove spiaggiarsi 😀

Si!?

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