L’estate del mio passato. Il passato della mia estate. Il ragù del mio futuro. Un tag.

Ho finito di scrivere Infierno e mi trovo senza nulla da scrivere, quindi la prospettiva di gettarmi a fare qualcosa di tipicamente inutile come i Tag è una manna dal cielo.
Non rispetto le regole, non rispetto il titolo e non rispetto niente di quello che è il normale procedimento del Tag, quindi non fatevi illusioni strane: dovete farlo anche voi, giusto per non farmi sentire lo stronzo che ci è finito dentro con tutti e due i piedi.

Gioco in cortile

Ebbene sì, anche gli dei giocano in cortile. Nascondino, Rialzo (se non lo conoscete, peggio per voi) e una serie di grandi giochi inventati con tutto quello che si trovava nel “selvaggio cortile sotto casa”. Non potevano mancare le grandi partite a calcio, quelle dove le caviglie salutavano e c’era più agonismo di un Turchia – Grecia.
Ancora adesso, vi giuro, l’agonismo e la determinazione che ho visto in quelle ore passate sotto il sole cocente sono un punto d’arrivo; non credo di riuscire a replicarle alla mia età.

Gioco in spiaggia

Giochi da spiaggia? Veramente? A me?
Non me ne vengono molti in mente per due motivi: a) dove vivo il mare lo vedo con la televisione; b) non sono mai stato un grande fan del mare. Quindi posso citare, brevemente, solo i castelli di sabbia e le partite a volley/racchettoni. Il resto mi è sconosciuto.

Fumetto

Fumetti, vorrete dire. Tanti, ma non con frequenza visto che non avevo soldi e quelli che avevo erano donati con gentilezza dai miei. Cosa mi ricordo? Zagor, Tex, Nathan Never, Dylan Dog. Troppo tardi per Topolino, questo è certo, quindi non so cosa aggiungere come fumetto. Forse Diabolik. A volte leggevo anche Martin Mystere, ma per qualche motivo sconosciuto non mi ha mai preso.

Cibo

Ovviamente qua ci sono le enormi coppe gelato (quando ancora mangiavo gelato), i Cuccioloni, i MaxiBon, i calippo (che erano spunto per mille battute quando erano mangiati dalle ragazzine), quei gelati chimici con lo stecco di liquirizia e boh, forse era già l’epoca dei Magnum ma non lo so. Sicuro che c’era anche il cremino, ma non ho mai amato quel gelato… se dovevo farmi del male, preferivo altro.
Poi ci sono i piatti salati come il riso/pasta insalata e la pasta con pomodoro e mozzarella. La caprese. E, vi giuro, a me è sempre piaciuto il riso con il pomodoro freddo (non passata di pomodoro, ma proprio pomodoro tritato e ridotto a purea liquida e insaporita con sale, olio e basilico).
Ma non mi sono mai fatto mancare nessun piatto, fra cui l’immancabile pizza – momento di grande felicità.

 

Libro

Libri? Tanti. Veramente tanti. Molti più dei fumetti, visto che avevo una libreria ben fornita a casa e una biblioteca interessante in paese, quindi i motivi per leggere non mi mancavano mai. Non mi ricordo i libri che ho letto, forse Il Signore Degli Anelli? Forse libri di King? Non lo so, giuro. So che ho letto, ma non mi ricordo cosa.
Uno su cui potrei scommettere qualcosa è Cent’anni di solitudine. Prima, e ultima, volta.

Film

Film in estate? Nessuno. La trasmissione era un riciclo continuo delle trasmissioni degli anni ’40 e quindi avevano attrattiva pari a zero. Il cinema non esisteva nel paese, quindi avrei dovuto prendere treno o autobus e spararmi Km per riuscire a vedermi un film che, inevitabilmente, non c’era (i cinema chiudevano in estate – solo adesso li vedo aperti tutti i giorni tranne… non lo so, forse il giorno in cui viene giù il meteorite con sopra Bruce Willis).

Luogo

Per l’estate significava due cose:
– La noia del paese. Un posto di poche anime in cui d’estate girava meno gente che nel deserto. Alle 15 era un luogo così pacifico che potevo girare nudo per strada senza incontrare nessuno per almeno 3 ore.
– La montagna. Ci sono due posti che mi ricordano l’estate e sono in montagna. Il primo è dove andavo in campeggio con un branco di amici/amiche etc etc per un paio di settimane l’anno. Un posto incredibile che, ancora adesso, mi fa salire un mezzo magone a ricordarlo. Il secondo posto è la casa in montagna, in affitto (non sono ricco, mi dispiace… bello come il sole sì, ricco e intelligente no), dove andavo con i miei.

Videogame

Videogame? Orco, non mi ricordo granché. Non ho mai avuto tanti giochi per computer o per Commodore. Quindi direi che giocavo con qualche giochino di calcio (Kick Off – o i primi lercissimi manageriali su PC) o di guerra. Un punto di arrivo è stato ovviamente l’arrivo di Monkey Island, forse l’ultimo gioco che ho realmente apprezzato in maniera totale, o Dune.

Gioco da tavolo

Pochi giochi da tavolo. Anzi, nessuno credo. Forse qualche partita a Risiko/Monopoli quando il tempo era terribile e si rischiava di morire nella tempesta.

Giocattolo

Le micromachine? Forse quelle. O altre action figures del Wrestling. O che ne so io. Forse He-Man o similia.

Televisione

Giochi Senza Frontiere. Poi il nulla. Se eri fortunato ti vedevi un Mondiale. O qualche cartone animato in ordine sparso.

 

Canzone

Penso che la cosa terribile dell’estate erano i tormentoni del Festivalbar. Una tragedia umana che ti accompagnava per tutto il periodo del solleone. O i ritmi dance o le altre boiate che viaggiano sulla radio.

Life

Con il passaggio all’inglese, capisco che qua si fa sul serio. Si parla di jet-set, di vita mondana, di frizzi-e-lazzi. L’estate nel paese non è niente di tutto questo. L’estate di quando sei giovane, non è niente di tutto questo.
Al massimo ci sono i giochi e i divertimenti, ma LIFE… eh? Capiamoci, qua si vive tranquilli, senza troppi grilli per la testa e solo due/tre fucili sotto il letto per respingere tutti quelli che vengono da fuori (il paese). Scherzo. A parte la cosa dei grilli.
Le estati da ragazzo, a parte i momenti in campeggio e qualche pomeriggio “folle” in città, erano tranquille e scandite dal classico ritmo dormire – cortile – pranzo – cortile – cena – cortile/tv/computer. Questo è il ritmo estivo di quando sei giovane.
Solo dopo il ritmo è diventato più WILD e, infatti, adesso ho la resistenza ridotta a meno di zero.
Forse una delle concessioni alla vita intensa e spericolata, erano le poche lire che avevo da spendere in sala giochi (una che trovavo dove andavo in vacanza con i miei – al paese, nada). Poi, ovvio, ci sono le stronzate adolescenziali, ma quelle dopo i 17/18 sono decisamente più intense ehehe.

 

Foto di un’estate passata

Immagine correlata
Una foto in vacanza. Forse un selfie
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21 pensieri su “L’estate del mio passato. Il passato della mia estate. Il ragù del mio futuro. Un tag.

    1. Sì, sono passatempi popolari. A volte giocavo anche a briscola/briscola chiamata, ma il più delle volte era proprio il binomio monopoli-risiko a farla da padrone

  1. Al dio non si può chiedere di seguire “regole”. Le fa lui.
    Tutto sommato la vita del dio non è poi tanto differente da quella di noi umili mortali, a parte la passeggiata nudo per le strade alle 3 di pomeriggio. Sono felice di essere un umile mortale, la mia pelle ringrazia e la cittadinanza tutta si unisce al coro di gratias tibi ago per il raccapriccio scampato.

    1. Mi hai tirato dentro il tag con una truffa modello ulisse!! 😀
      Comunque non sono andato in giro nudo per il paese, era un modo per far capire la quantità di popolazione che risiede(va) in quel paesino ridente.

      1. Ulisse lo conosci, è uno che la sa lunga. Sì, era chiaro che non sei andato in giro come mamma ti ha fatto, ma in teoria è nei tuoi poteri: basta renderti invisibile.

  2. Sai cosa? ci sta che mi unisca al tag, considerando che:
    1 – mi sono infognata in un pezzo sulla stregoneria e se tanto mi da tanto ci metterò tipo due settimane (pure tre se va bene) a scriverlo
    2 – dopo aver scritto Rampage mi sento come svuotata, troppa bellezza eh, non so se rendo, per cui ho bisogno di scrivere qualcosa di leggero e senza impegno
    3 – mi sono divertita a leggerti e voglio vedere che riesco a fare 😀
    Mi dispiace solo di non avere ricordi fighi/interessanti da raccontare, ho avuto estati tristissime anche perché già di mio sono sempre stata triste dentro. E pure un po’ nerd, aggiungerei.
    Vorrei avere anche io una foto come la tua, veramente. Le mie sono sempre venute mosse, sai com’è, a forza di prendere scettri in testa

    1. Sai una cosa? 😀
      1 – aspetto con ANSIA il tuo articolo sulla stregoneria E il tag, perché ci vuole un momento di svacco totale dal classico lavoro bloggistico.
      2 – Dopo Rampage anche io ho avuto un momento di sbandamento e volevo mettermi a vedere un film serio. Mi sono annoiato e così son finito a fare cruciverba inventati. Da me. Per finta.
      3 – questo è il complimento che mi piace leggere. Se faccio divertire le persone, sono estremamente felice 🙂

      Ma guarda, i ricordi fighi ci sono, solo che non ho voglia di mettermi a scrivere mille cose. Sono pigro di natura. E poi, se scrivo tutte le cose interessanti in un post, cosa tengo il blog aperto a fare 😀

      Le mie foto sono statuarie e vagamente neoclassiche. Quasi rinascimentali. Probabilmente marmoree.
      Te hai problemi di focus, già… ma perché hai coraggio e ti getti dove l’uomo e la donna meno coraggiosi non si getterebbero 😀

      1. Eh sì, Tersite ha più coraggio di quello che sembra. Non so se rendo, sarei capace di vedermi tutta la filmografia di Deroc e rimanere indenne. Oddio, sulla sanità mentale non ci giurerei. A proposito di sanità mentale, sono giorni che penso “ma San Andreas? e Pain&Gain? e Jumanji?” Eh, sono un’intellettuale di spessore, certamente!

      2. Jumanji? Recensione fatta dopo la visione al cinema… quindi sono coperto.
        San Andreas non l’ho visto. I disaster movies mi riempiono di tristezza e non riesco a guardarli, ma so che c’è DeRoc quindi farò lo sforzo.
        Pain&Gain dovrei rivederlo per ritornare ad apprezzare la completa e brutale ignoranza di quel film e scrivere una recensione indegna.

Si!?

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