Infierno – La verdad definitiva

Sono passati moltissimi mesi da quando ho iniziato INFIERNO. Sono successe molte cose nel frattempo che, in un modo o nell’altro, sono entrate nel racconto e hanno cercato di farsi strada per essere raccontate. Eventi che hanno indirizzato certe mie scelte narrative, certi sviluppi nella trama. In un primo momento, questo, non doveva neanche essere l’ultimo capitolo e, sicuramente, non doveva essere così. Invece la realtà ha fatto interferenza con la storia e la storia si è mescolata con la realtà e ha prodotto La verdad definitiva. Ringrazio tutti quelli che hanno letto INFIERNO e ringrazio quelli che hanno reso possibile questo racconto, spingendomi a scrivere come un dannato – voi sapete chi siete, quindi non credo di dovervi nominare uno ad uno.
Basta con le cose melense. Adesso è ora di tornare con i piedi nella storia. Questo è l’ultimo capitolo di INFIERNO. Questo è il capolinea di una storia lunga molti, molti mesi.

P.s: come sempre, la musica è un complemento importante per la narrazione. Molti dei passaggi di questo racconto sono stati scritti sull’onda di questa canzone, quindi direi di metterla sotto come colonna sonora.

Buona lettura. 

Risaliamo verso l’Anticamera dell’Ade e incrociamo, di nuovo, tutte le creature mitologiche. Vedo l’albero dei sogni e ancora tutte le disgrazie della terra.
Mi spaventano meno di quando le ho affrontate con Kore, ma l’effetto terrificante è come lo starnuto che non esce. Continui a sentirlo, rimane lì a pizzicarti, ma sai che non puoi farci niente finché non passa da solo.
Superata l’Anticamera, la sensazione di successo mi prende le gambe e accelero il passo. Il peso sullo stomaco e la stanchezza sono solo ricordi, mentre quasi corro verso l’uscita, verso il cielo e l’aria fresca.
Sogno una tavola imbandita e casse di cerveza fresca per placare l’arsura della bocca.
“Forza Oste, muoviamoci. Quella laggiù è l’uscita” e gli indico un punto di luce in lontananza.
Ho l’impulso di dare una pacca sulla spalla al mio nuovo compagno di viaggio, ma capisco da solo che è un’idiozia, così stringo il pugno e lo sventolo in aria.
Siamo poco distanti dall’uscita, ma so che il primo tratto, e l’ultimo, sono sempre i più difficili. O cammini troppo veloce e sprechi energia all’inizio o, colto dall’ansia, spingi il piede dove il fiato ormai non può arrivare. Il passo giusto è quello costante, monitorato, tipico di chi va in montagna e sa che le rocce non perdonano la stanchezza e neanche l’avventatezza. Se accelero ancora, finisco per collassare, quindi rallento il passo fino ad arrivare a fermarmi. Una pausa, veloce, e poi possiamo procedere spediti verso l’uscita. Comunico la decisione all’Oste, ma lui non mi risponde. In quel momento decido di fargliela pagare sporcando il bancone di birra, grog e noccioline.
Rido al solo pensiero della sonora incazzatura dell’Oste, delle parolacce di Narciso e di tutto il trambusto che ci sarà, compreso il grande cazziatone che mi farà. Questa è la normalità, in altre parole.
Riprendo la marcia dopo poco meno di trequarti d’ora di riposo. Nonostante sia silente, espongo tutti i miei turpi piani all’Oste, piani che coinvolgono bevute folli, donne, musica, mangiate luculliane e, ovviamente, una sonora dormita. Mentre sto esponendo l’ultima parte del piano, descrivendo minuziosamente il tipo di letto che voglio, incontro una figura conosciuta: Hermes.
Il messaggero degli dei sta guidando nuove anime verso la barca di Caronte quando incrocia il mio sguardo e si ferma. Non mancano più di una decina di passi dall’uscita.
“Zeus, sei di ritorno?” la voce di Hermes è indefinibile, giovanile e antica nello stesso momento “Hai trovato l’anima che cercavi, vedo!”
Con il bastone alato punta l’anima dell’Oste al mio fianco.
“Sì, Hermes. Ho ritrovato l’anima e Ade mi ha permesso di riportarla in superfice.” Sottolineo orgoglioso.
Il viso di Hermes è attraversato da un’emozione che non riesco a descrivere: cerco di ricordarmela, ma è uno sforzo vano, sarebbe come cercare variazioni umorali sul volto di una statua.
“Adesso cosa pensi di fare, Zeus?” mi chiede il dio.
“Attraverso quella porta e porto a termine questa lunghissima missione” replico.
Di nuovo quell’emozione indefinibile, mi pare addirittura di scorgere un sorriso. Hermes si gira un momento per far proseguire le anime verso la loro ultima destinazione. Quando si gira verso di me, il suo viso perfetto è nuovamente incredibile da guardare, così proporzionato, liscio e accattivante che non riesco a staccargli gli occhi di dosso.
Mi sforzo di staccargli gli occhi di dosso, non mi sembra il caso di rimanere imbambolato a guardare un dio.
“Voglio uscire da qua, Hermes. Sono stufo, sai? Mi sento stanco”, gli dico.
La voce di Hermes non è scalfita da nessuna emozione “Zeus, solo uno di voi uscirà da qua. E quella persona uno non sei te”.
Le parole calano nel silenzio come un macigno e mi tolgono la terra da sotto i piedi.
“Come?” balbetto io.
“Solo uno di voi uscirà da qua e lui è l’anima che uscirà. Tu sei vincolato all’Oltretomba, Zeus. Hai mangiato dal frutto che ti ha offerto Ade…” prosegue il messaggero degli dei.
Deglutisco una manciata di sassi.
“Io non ho mangiato niente” ripeto con la voce un’ottava più alta del normale.
Mentre finisco l’ultima parola, però, mi ricordo di un gesto compiuto e dello sguardo di Kore. Il melograno! Ho mangiato il melograno! No, ho toccato con le labbra il suo succo. E, questo particolare, lo dico.
“Lo so Zeus. Ecco perché tu non sei costretto a restare qua oltre il tempo necessario. Non hai la stessa sorte di Persefone che, mangiando sei grani del melograno, è obbligata a scendere nell’Ade per sei mesi l’anno.”
Sbuffo aria mentre le parole mi colpiscono senza pietà fra lo sterno e il plesso solare.
“Quanto tempo dovrò restare qua?”
“Non lo so. Questo lo sa Ade, sei nel suo regno.” Hermes non è certo un dio criptico.
“Non ci credo” ribatto io, isterico.
Faccio segno all’Oste e mi avvento sulla porta. L’Oste, che era più vicino all’uscita di me, varca la soglia e scompare alla vista dissolvendosi nell’aria. Io, a testa bassa, mi getto contro quell’apertura che mi separa dalla mia vita precedente.
Non ci sono effetti speciali, come neanche esseri improbabili che mi bloccano dall’uscire.
Le mie gambe, contrariamente a quello che dice la mia testa, non si muovono. Mi costringo a muovermi verso l’uscita, ma il comando non smuove le mie appendici inferiori. Provo ad arretrare e, come per miracolo, ecco che i piedi si spostano indietro di qualche passo. Quando mi getto di nuovo verso l’uscita, ritorno al punto che avevo lasciato e non mi muovo oltre.
Allungo la mano, stendo le dita, e queste sfiorano il muro che mi separa dalla vita. Mi sporgo e muovo l’indice e il medio come se fossero due gambette che camminano nell’aria. Il medio sembra quasi raggiungere l’uscita, la sta quasi per toccare, quando la voce di Hermes mi ferma a mezz’aria.
“Lasciala andare Zeus. Lasciala, non fa veramente senso quello che ti stai costringendo a fare: sarai sempre un passo troppo indietro o di qualche palmo troppo distante dall’uscita.”
Sono conscio che Hermes non mi mentirebbe in questo momento, ma non posso piegare il capo al mio fato. Io non riesco a essere il gallo sconfitto contro il temibile Cesare. Voglio toccare quella porta, desidero uscire. Bramo l’aria fresca e quello che mi aspetta oltre quel punto luminoso pregno della promessa del buono che c’è sotto il sole.
Stendo la mano, mentre stiro i muscoli del collo e della spalla, ma niente, non ci arrivo. La porta rimane sempre a un paio di centimetri dalla punta del medio. Faccio cadere il braccio lungo il fianco e mi piego sulle ginocchia, posizione che non tengo per più di qualche secondo prima di crollare a terra, seduto e sconvolto. Metto le mani fra i capelli e poi le faccio scivolare sul viso rigato di lacrime amare.
Mi strofino i palmi sugli occhi gonfi, sotto lo sguardo impassibile di Hermes.
“Oh Dio” e lo ripeto innumerevoli volte, seppur le parole escano rotte fra i singhiozzi.
Adesso capisco appieno il patto che mi ha proposto Ade: un’anima per un’anima. Ero solo io quello che pensava di uscire e recuperare un’anima per Ade. No, non era un’anima diversa, altrui, quella di cui mio fratello aveva bisogno. Lui voleva la mia, solo la mia. Lui aveva previsto tutto, mentre io mi muovevo alla cieca in una nuvola di fiducia e positività.
Mi chiedo solo una cosa: avrei potuto cambiare il corso di questo viaggio? La risposta, però, non arriva. Solo una persona, però, può rispondere a questa e tutte le altre domande che stanno sgomitando nella mia mente.
“Hai capito Zeus?”
Non mi ero accorto che Hermes era rimasto al suo posto. Scruto il viso del dio e annuisco: ho capito finalmente.
Guardo un’ultima volta verso quel punto di luce che è il mondo esterno che, adesso, sta dormendo sotto le coperte della notte.
“Stammi bene, Oste.” Alzo la mano in segno di saluto. Un commiato a lui e alla libertà.
Con ancora la mano alzata mi giro verso Hermes, che mi dice “Abbiamo un viaggio da fare.”
“Non è la prima volta che lo faccio”
“Neanche l’ultima” mi risponde lui.
Detto questo, Hermes si mette in cammino verso l’Anticamera dell’Ade.
Non sentendo i miei passi dietro di lui, mi fa segno di avvicinarmi ed io, con la testa incassata nelle spalle, muovo i piedi verso l’oscurità dell’Ade in compagnia del messaggero degli dei.

THE END

(?) 

 

82 pensieri su “Infierno – La verdad definitiva

  1. Dev’essere stato un bellissimo viaggio. Invidiabilissimo. Invidiabile starci dentro, viverlo, nello scriverlo. E’ quello che manca così forte, a volte.
    Mi rammarico di non essere un blog-reader degno di questo nome, perché le puntate sono da leggere subito, per stare al passo e gustarsele, senza rimandare. Rinviare a una lettura completa al termine, come faccio, spesso significa non leggere affatto, rinunciare. E invece il tuo viaggio negli inferi merita di essere letto!

    1. Grazie mille per questo bel commento.
      Il viaggio è stato lungo, recuperare tutto è arduo, lo so. Se vorrai leggere questo grande racconto, te ne sono grato. Se, invece, rinunci per eccesso di carico di lavoro 😀 ehehe… capisco al 100%
      In ogni caso, grazie ancora per il commento e per essere passato in questo ultimo capitolo della storia.

  2. The end just for a while!
    Non ti azzardare a finire così, sai!
    Adesso inizia un nuovo viaggio quindi ti aspetta nuovamente la dannazione della scrittura.
    Su Zeus, un passo alla volta come un vero montagnino.
    👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

    1. Al momento è finita… questo sì.
      Ma non disperare, INFIERNO II è già all’opera, solo che sarà molto, moooooooooolto, diverso da questo.
      Grazie mille Mela, tu, spero che hai capito, sei nei ringraziamenti personalizzati.

      1. So di indurre in tentazione, d’altronde nomen omen, ma nel frattempo non si potrebbe dare una rispolverata al progetto fantasy che stavi scrivendo con Red? Ci avevo persino gettato un semino io e mi piaceva molto come stava venendo fuori.
        Tu pensaci và, che l’estate porta grigliate, birra e ispirazione! 😉

      2. Il progetto fantasy!! Non pensavo te ne ricordassi ancora di quello. Sono commosso. Ci avevo pensato, vediamo cosa ne esce sai?
        Intanto ho iniziato INFIERNO II (sono già stati scritti molti capitoli), ma una virata sul fantasy non sarebbe male. Devo solo capire come va la trama, non me la ricordo proprio più!

      3. Non ci crederai, ma mi ricordo perfettamente di tutto ciò che leggo e mi piace molto, la cucina ad esempio è stato un altro progetto con idee fantastiche. Sei bravo e hai ispirazioni fuori dal comune. Questo conta, sai? 😊

      4. Ci credo, figurati. Solo che l’avevo lasciato in disparte e poi non l’ho neanche più citato. Adesso che mi dici “il fantasy” mi ritorna in mente quell’altra grande avventura! 🙂
        In cucina era un esperimento molto bello. Forse posso riprenderlo in mano.

  3. The End manco per niente! È l’inizio di un altro viaggio e di un altro fantastico racconto. Altrimenti tu lo sai che l’Oste, Narciso e compagnia scalcagnata imbucheranno la porta di Xibalba come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Zeus volente o nolente. Non so quanto i Signori di Sotto possano gradire il casino che potranno inscenare i compadres in formazione “non siamo 300 ma meniamo molto peggio degli Spartani” con l’obiettivo “Aridateci Zeus che in taverna senza musica non si può stare”.
    Avevo intuito un “sacrificio” del genere, ma sono un appassionato del “lieto fine”, dopotutto le storie sono diverse dalla realtà anche per questo.
    Buen viaje amigo!
    Sta certo che si ribecca al bancone della taverna. Ma non sbriciolare le noccioline che l’Oste poi ti manda all’….Inferno (senza la “i”).
    Grazie Zeus, muchas gracias.

    1. Avevo visto che l’idea del “sacrificio” l’avevi intuita. I tuoi commenti lo dicevano chiaramente, ma io non potevo certo svelare il finale a “sorpresa”.
      Adesso sto lavorando su INFIERNO II. Un racconto molto diverso da questo, che inizia dove tutto è finito, ma che sarà un cambio completo di ambientazione e struttura.
      Vediamo come va.

      Intanto grazie a te, ma credo che hai capito che eri nei ringraziamenti particolari.

      1. Ecco, faccio il cattivo e vengo rimproverato. Faccio il buono e vengo rimproverato 😀
        Da adesso, allora, solo il cattivo 😛

      2. Ah ecco perché ogni volta che incrocio un cane questo mi abbaia contro come un disperato!?
        Notato nessuna citazione di Terminator in Batmancito da qualche episodio a questa parte? Eheheh

    1. 🙂
      Il finale ci stava. Doveva essere così, non potevo farlo diverso.

      Ti dirò: INFIERNO II è già in lavorazione. Sarà diverso, ma sta prendendo forma.

      Ps: tu sei nei ringraziamenti speciali 🙂

      1. Liza

        Oh torni sottoforma di apparizione…o do’ io la mazzetta a Ade non mi interessa… a meno che…
        Resti li… detroni Ade
        Ci metti su’ qualcun’altro e poi torni…senno’ in taverna chi suona????E poi.. mi hanno gia’ fatto togliere dal mio tavolo misantropo…
        …quel pazzo mi fara’ morire vestita di rosa mentre canto la Cucaracha…
        …ti prego tornaaaaaaaa

      2. Ho visto che ti hanno fatto uscire dall’angolino e ti mettono anche in mostra. Non c’è più religione!!!
        Chi lo sa, forse arrivo con personaggi nuovi… Zeus, al momento, non è raggiungibile. La telefonia è un casino, un inferno direi 😀

      3. Una vecchia storia lastricata da qualche commendevole successo e di parecchie lapidi. Confidiamo nel primo con tanto di scongiuri di rito latino e chi ne sa qualcun altro, aggiunga che il troppo con la sfiga non stroppia mai

      4. Coerente con lo spirito ribelle, multietnico-insurrezionale della taverna. D’altronde uno dei motti dell’Oste: Oste la Victoria, siempre!

  4. OssantaMaradonaVigliaccaePuttana!!!!!!!!!
    Bisognava fare festa!!!
    Si riparte, altro giro altra corsa come sulle migliori giostre della festa di paese.
    Forza, DiodiUnDio non può uscire così dalla taverna.
    Bello, gran bel racconto. Sei bravo, davvero. Proprio bravo.

    1. Già, finisce così, in modo un po’ drastico e un po’ drammatico. Non volevo l’happy ending e, sinceramente, non vedevo altra soluzione che questa. Il sacrificio ci sta e io lo onoro al meglio.
      Continuo nella taverna, non preoccuparti. Sono solo via per un po’!

      Grazie Tati, tu sei nei ringraziamenti speciali.

      1. Direi che dopo la leccata di dita ( che detta così, forse non suona benissimo :/ ) non poteva andare diversamente. Ora voglio sentire rumore di neuroni che scricchiolano e saltellano per inventarsi la risalita, anche se solo a tempi alterni.
        Altrimenti qua partono altri e fanno la gita con bastone e bandierina al grido di “GRUPPO VACANZE EL BAVON”!! e vedi che sconquasso ti facciamo all’inferno! 😀

      2. Ehehehehe, la risalita ci sarà (?!) ma non ora. Adesso ci sono alcune cose che devo fare in quelle lande temibili 🙂 ma vedrai, quando leggerai i nuovi capitoli, capirai perché tengo il riserbo 🙂 sto pensando a qualcosa di veramente intrigante.

      3. Allora resto qua, sul mio sgabellino, con straccio in mano e bicchiere pieno ad aspettare. Perché mi fido di te e delle tue capacità: sarà uno sballo, di nuovo.

      4. Zeus, il “mago” delle trasformazioni (ne hai fatte fesse di ninfe!) che chiede a un umile scrivano di farlo riapparire sotto mentite spoglie? Non c’è più religione e l’Olimpo miiiiiiiiiiiii come è cambiaaaaatoooh! (Cit. Aldo Baglio)

      5. Ehhh, ma quella era la mia storia… qua è la tua ehehe, non posso fare proprio come voglio 😀 Ritornerò sotto mentite spoglie, o mi darai un avatar da impersonare 😀

      6. Come avrai notato, anche chi è “assente” fa sentire la sia presenza…qualcosa ci inventeremo mentre te ne vai a zonzo per Infierno II

    1. E io pensavo di aver costruito il racconto in modo tale da creare “l’effetto sorpresa”, invece anche te avevi capito che non poteva finire così bene!
      Il seguito è già in lavorazione, cambierà qualcosa stavolta… sarà un INFIERNO II, ma non posso fare esattamente la stessa, identica cosa.

      Grazie Romolo!

  5. dovresti essere felice Zeua! Hai fatto un viaggio che nessun umano avrebbe fatto, hai stretto amicizia con Ade e puoi goderti Kore per sei mesi, la tua anima vaga per l’infierno, che vuoi di più?
    E così siamo arrivati al dunque e alla fine del lungo viaggio. Bello il racconto e bravo tu a proporlo

      1. Dubito che abbia tempo per me. Ha molto da fare anche lei, non è laggiù in vacanza. Sono io quello che si sta prendendo una vacanza dai mortali.

      2. Allora tu sei un vacanziero, un turista per caso. Però Kore passa sei mesi a lavorare sotto terra ma negli altri sei mesi, da primavera all’autunno, è libera. Parola do Orso. Un bel corteggiamento e il gioco è fatto.

      3. Vediamo cosa ne esce, io mi ci metto, faccio il bello e il cattivo tempo… ma eviterei di metterci mano adesso che ho scoperto che io sono Zeus e lei è Persephone – quindi il rapporto di parentela mi dice: Altolà! 😉

  6. Avevo visto che avevi pubblicato ma non volevo leggere… saranno gli ho ormoni ma mi hai di nuovo commossa. Sei stato bravissimo e attendo di sapere cosa combinerai ora 😊
    Grazie per l’Oste 💙

    1. Grazie a te cuorerotante (anche te nei ringraziamenti, ovvio).
      Ho tentato di dare un finale onesto, quello che serviva… adesso vediamo, sto già scrivendo, sto già producendo il seguito comunque 🙂

      1. O_O
        sono sempre molto insicuro su questa cosa… non so se verrebbe letta questa storiella che parte “a bomba” (da altro racconto) e finisce chissà come!

      2. Mi spiace che tu ti senta così perché non è quello il sentimento che si avverte quando ti si legge. I tuoi racconti insieme a quelli di Cla sbancherebbero 😊

      3. A me piacciono e ci metto il cuore quando scrivo, ma non so cosa ne verrebbe fuori come libro. Ecco il mio “sono molto insicuro”, solo questo.

      4. Si vede che ci metti il cuore e ti riesce proprio bene! Quando si finisce di leggere un tuo racconto, si aspetta il prossimo… invogli a continuare a leggere, ecco. Come i bei libri…

Si!?

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