Infierno – El viaje de regreso [2/2]

Stiamo arrivando alla fine, cari lettori! Seconda parte del capitolo e ci si avvicina alla fine vera, quella con THE END messa in fondo al racconto. 

Ancora una volta, fate partire la canzone… aiuta ad entrare nel mood!

Alzo la mano e saluto l’anima che ci ha portato fino a qua e, per un brevissimo istante, mi sento come Indiana Jones quando saluta il Crociato. Aspetto diversi secondi il gesto di rimando, quella mano alzata e il capo che si piega in un saluto composto, ma non avviene. L’anima gira sui tacchi e si allontana accompagnata dal ruvido fiato di Cerbero.
Il grosso cane infernale è irrequieto e, la permanenza dell’anima nelle sue vicinanze lo rende nervoso, tanto che il suo abbaiare è grosso, cattivo e rumoroso come lo scoppio di bombe in una grotta. Prendo la strada verso l’uscita, camminando veloce e senza guardarmi indietro. Più strada metto fra me e quel guardiano infernale, più riesco a sentirmi tranquillo. Quando il suo latrato è solo un temporale distante, rallento la falcata e incomincio il percorso a ritroso fino a dove siamo stati scaricati dal nocchiero infernale.
Quando arriviamo alla spiaggia, vediamo che la barca di Caronte ha appena ormeggiato e sta scaricando le anime che sciamano verso il giudizio finale dato dai tre giudici.
“Sei tornato” borbotta Caronte, scorbutico e iroso come la prima volta che l’ho visto.
“Sono tornato e devo chiederti di portarci verso l’altra riva.”
Sottolineo le mie parole, l’uso del plurale, indicando il sottoscritto e l’anima dell’Oste al mio fianco.
Il nocchiero infernale non sembra stupito e ignora il gesto drammatico. Probabilmente Ade ha già informato Caronte e questi si aspettava la nostra presenza sulla spiaggia, ecco il perché ci accoglie con un rauco invito: “Sali, Zeus. E anche tu. Muoviti!”
Non è certo un maestro nelle buone maniere, ma questo invito è il più bello da quando sono partito per questa incredibile avventura. La mia fisicità fa traballare in maniera pericolosa la barca ed io sbianco perché l’idea di bagnarmi con le acque dell’Acheronte mi fa rabbrividire nell’anima.
Allargo le braccia e le gambe cercando di abbassare il baricentro e limitare il rollio di questa carretta dei mari infernali. A vedermi da fuori sembro uno scemo, ma questa posa mi fa sentire sicuro e quando il dondolio passa, mi siedo sulla prima panca a disposizione.
La nausea è ad un passo dal presentare il conto. Respiro profondamente con il naso e cerco di tenere nello stomaco quello che ho mangiato. E, a quanto ricordo, non è poi molto.
Ignaro della mia condizione, Caronte fa partire la barca e la getta sui flutti esagitati del fiume sotterraneo. Chiudo gli occhi e inspiro il fetore pestilenziale. L’afrore è, però, simbolo del mio ritorno fra i viventi e non l’ammonimento della morte.
“Giuro Oste, non mi lamenterò più dell’odore del cesso nella taverna” bisbiglio fra i denti.
L’Oste, logicamente, m’ignora. Ho un pubblico difficile in questo viaggio di ritorno.
Provo a guardare l’altra riva, ma è solo un mucchio di nebbia e immagini sfocate. C’è un solo vantaggio nello smettere di fare il buffone ed è quello che concentrarmi su qualcosa mette un po’ d’ordine al mio stomaco.
Quando siamo nei pressi della riva, vedo l’assembramento delle anime e quelle conformazioni calcaree e quelle immagini della memoria che temevo di non rivedere mai più.
“Siamo quasi fuori.”
L’unica risposta sono le botte Caronte assesta all’acqua infernale con il suo remo consunto. Il nocchiero è abilissimo nel tenere a bada quella bagnarola e la sua mano saggia riesce a tenere la rotta anche quando le correnti sono talmente forti da affondare una petroliera.
Appena la barca scivola sulla spiaggia, producendo un sordo rumore gracchiante, salto giù e m’inginocchio nella sabbia sottile. Solo adesso capisco cosa hanno provato i vichinghi, Colombo e gli esploratori quando hanno lasciato le barche e sono scesi a terra per la prima volta dopo settimane di navigazione: gioia.
“Sei rapido a scendere, Zeus” mi rimbrotta Caronte.
“Sto meglio quando ho un po’ di terreno sotto i piedi, sto notevolmente più al sicuro” faccio una pausa e poi aggiungo “Ci sono molti meno problemi.”
Caronte mi fissa per qualche secondo con gli occhi di brace e temo che voglia scendere e bastonarmi a morte. Ma così non è. Il nocchiero infernale scuote la testa e incomincia il suo lavoro di caricamento delle anime.
L’Oste è al mio fianco e così non indugio oltre e mi dirigo lesto verso l’uscita. Quando siamo a pochi passi dalla fine della spiaggia, Caronte sbotta nella mia direzione “Non abituarti troppo all’aria fresca, Zeus. Ci rivedremo presto.”
Non sono così stolto da credermi immortale, so di avere i giorni contati e che, a un certo punto, verrò qua a passare il resto del mio tempo ma questo saluto di Caronte mi mette la morte nel cuore e mi spegne il sorriso. Che razza di guastafeste!
Non ho nessuna battuta pronta, quindi mi limito ad alzare la mano destra e salutarlo. Non mi volto a vedere se risponde, dubito fortemente, e continuo a camminare. Questo è il mio saluto a Caronte e all’Ade. Un arrivederci al più tardi possibile.
Non mi giro più indietro, non voglio vedere e neanche sentire. Indurisco il cuore e così chiudo le orecchie quando sento Caronte berciare i suoi ordini e negare la gioia di una morte dignitosa a un’anima.
Non provo pietà. Sto uscendo e questo, per quanto mi riguarda, è abbastanza.

[To Be Continued]

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20 pensieri su “Infierno – El viaje de regreso [2/2]

  1. Caronte è davvero “un dito al culo”!
    Bravo DiodiUnDio, riesci a mantenere tutte le emozioni perfettamente, non scivoli, non c’è una sbavatura. BRAVO davvero.
    William Elliot Whitmore!!!! Sai che l’ho scoperto proprio grazie a te, me ne sono innamorata e ho preso il vinile, che in autunno soprattutto gira orgoglioso sul piatto in salotto? E questo pezzo è proprio perfetto per il momento.
    Dai che vi aspettiamo in taverna… dai su…

    1. Eh, Caronte ha il suo ruolo e lo svolge molto, molto bene! 🙂
      Grazie mille Tati, sono contento. Tenere alta la tensione per tutti questi capitoli in cui, spesso, succede poco o niente è veramente difficile. Ho scoperto che questo INFIERNO, più che essere un racconto d’azione, è un racconto di viaggio.

      W.E.Whitmore serve sempre per gettarti nell’umore più tetro. Non so perché, ma ci sono pochi artisti che mi mettono depressione, Whitmore è uno di questi… ma lo ascolto perché è anche bravissimo.

      1. In effetti sì: è molto più un racconto di viaggio che non di azione ma credo sia stato inevitabile, stai all’inferno mica a Las Vegas!

        Invece a me Whitmore non mette affatto depressione, la mia basta e avanza 😀

      2. Sì, ma chi lo legge potrebbe aspettarsi chissà cosa… invece è un viaggio (duplice): la ricerca e la scoperta. Quindi un po’ particolare.

        Whitmore è molto bravo, se vuoi altre manciate di depressione ti consiglio Dax Riggs.

  2. e così abbiamo continuato finendo anche questa puntata in bellezza. Tutto fila liscia col vento in poppa sul mare nostrum ma Zeus preferisce la sabbia all’acqua. E mo’ dove ci porta Zeus quando respira l’aria fresca? Non ci resta che attendere l’arrivo dei nostri a sconfiggere la morte che può attendere.

    1. Io preferisco sempre la sabbia all’acqua ehehe. Adesso manca veramente poco, il prossimo capitolo sarà l’ultimo di INFIERNO.
      Arriverà fra poco, ma arriverà e chiuderà questa storia.

  3. Quasi quasi prendo un bel respiro. Ci siamo! Ne prendo un altro perché adesso tocca a me scatenare l’Infierno alla taverna. Ci si ribecca! Tutti, speriamo tutti, insieme.

    1. Esatto! Adesso tocca a te… attendi solo un capitolo. Uno, hai letto bene. Manca il capitolo finale, quello che mette la parola THE END a tutto.
      Ci sarà da divertirsi! 🙂 Tu prepara la cerveza, che ho una sete del diavolo.

      1. 😂😂😂 Avviso Narciso di mettere in freddo un paio di casse per te! È in pista il racconto di Luna sull’ultimo licantropo. Qui troverai un aggancio a qualcosa che – se vorrete Tati e te – proseguirà la tradizione dei racconti a sei mani.
        E poi vi farò saltare dalla sedia (almeno spero). Di più non posso dire.

      2. Ok! Per sicurezza metti tre casse via, ho una sete della malora! 😀 ahahaha Perciò c’è il gancio, c’è il salto e c’è qualcosa che ci trasporterà avanti. Io spero di mettere le mani sulla nuova puntata di Infierno in questi giorni, così metto la parola THE END al racconto.
        E poi via verso nuovi orizzonti 😀 ahahah

      3. Ahhh!! Ok ok, capito. Scusa, in questi giorni mi sto accorgendo di ragionare a mezza velocità.
        Dopo “Infierno” devo vedere dove trascinare il blog, non lo so.

        Anche io ho bisogno di staccarmi dalla routine.

Si!?

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