Infierno – El viaje de regreso [1/2]

Prima parte della trilogia di racconti che concluderà Infierno. Ormai ci si avvicina alla conclusione e tutto cade al suo posto, ogni pedina si muove come deve e la via è segnata. Non ci resta che proseguire.

P.S: la canzone è utile per entrare nel mood del racconto! 

Adesso che non ho più la compagnia di Kore a rendermi sopportabile il buio interminabile, le ombre e i ricordi sfumati dell’Oltretomba, la via del ritorno è grama e triste. Nessuno parla, a parte il sottoscritto che non desiste nel tentativo di creare un clima conviviale nel posto meno ospitale della terra.
La nostra guida prosegue senza il minimo accenno di cedimento o rallentamento ed io, in tutta onestà, non credo di essere capace di fermare il suo passo ultraterreno.
Dovrò provarci prima o poi, altrimenti finisco per prendere alloggio nell’Oltretomba prima del mio tempo.
Dietro di me c’è sempre l’Oste. A volte, quando la pesantezza nel cuore si fa sentire con più insistenza, mi giro e gli parlo, raccontandogli tutto il viaggio, i tranelli e le parole che ci siamo scambiati io e Kore.
Rivolgo la parola all’Oste, ma sono frasi rivolte alla mia ex compagnia di viaggio. Parlo con l’ombra dell’Oste, cercando conforto nel fantasma di Kore. L’ironia si fa strada ben presto nel mio cervello, ma non la ascolto.
Ecco che parlo delle mie paure e del futuro, così incerto da sembrarmi solo la fantasia di qualche loquace imbonitore. Dico che non ho idea di cosa succederà quando arriveremo alle porte dell’Ade, quando varcheremo di nuovo il labile confine che ci separa dalla vita. Confido un pensiero che mi sta tormentando: non so cosa ci succederà quando questa camminata sarà finita. L’Oste si sveglierà realmente? Quando sarò chiamato a onorare il mio patto? Come sarà il futuro di questa combriccola?
Gli dico che, in certi momenti, ho avuto persino timore di portare a termine questa missione: avevo timore di avere successo. Mi sentivo come quelle squadre di calcio che scendono in campo e, pur forti e tecnicamente superiori all’avversario, sono impietrite dalla paura di vincere più che dal terrore di perdere.
Adesso che camminiamo insieme, anche se l’Oste è incorporeo, mi sembra che tutto abbia un senso, che quello che ho fatto è stato effettivamente qualcosa di grande, un gesto che potrei definire buono. Mi compiaccio di me stesso, non sembrassi uno scemo patentato, mi darei anche una pacca sulla spalla.
Raggiungiamo i tre giudici infernali che non sembrano accorgersi del mio passaggio.
– Due anime e un mortale che ritorna verso la superficie? Normale.- Lo penso fino a ridacchiare sotto i baffi. Mi guardo in giro e l’assembramento di anime è talmente grande da non permettermi di vedere la fine di questa enorme coda verso l’Ade.
Mi chiedo quanta gente muoia sulla terra ogni momento. Non mi do una risposta per pudore.
Superati i tre giudici, sbircio sopra la spalla sinistra e guardo le tre figure maestose e terribili che giudicheranno i nostri cuori. Mi sembra che il solo Minosse abbia ci abbia scorto e, per un brevissimo e terribile minuto, il suo sguardo mi trapassa il costato.
Mi aspetto di sentire il bruciore, quella stranissima sensazione d’impotenza, ma non succede niente di tutto questo. Nel mio cuore non c’è timore, solo un’enorme tristezza.
Perché?
Scuoto la testa e allontano questa parola dalla mente come si fa con un motivetto musicale che non accenna a lasciarti il cervello. Scrocchio le ossa del collo e canticchio qualcosa, mentre il passo si fa più veloce per recuperare terreno sull’instancabile guida infernale.
La domanda, però, mi rimane incastrata in qualche parte del cervello: un fastidioso pezzo di consapevolezza intrappolato nei denti del cerebro.
Perché?
Liscio le sillabe sulla lingua e mi tormento la barba con la mano, cercando una risposta razionale a questo quesito: perché dovrei essere così triste mentre mi allontano dal regno dei morti? Dal Regno di Ade, per giunta.
Non posso credere che sia tutto riconducibile alla tristezza di aver lasciato Kore-Persefone da Ade, quello che ho scoperto essere mio fratello. Non credo sia solo questa cosa, anche se spiegherebbe molta della malinconia che stringe il mio cuore.
No, non posso crederci! Minosse ha visto qualcosa, un piccolo bagliore di una verità più grande, che io non ho compreso appieno. A un certo punto m’interrogo sui miei sentimenti verso Kore, ma quando i pensieri si fanno complessi e i ragionamenti così bizantini da incominciare a essere intricati e irrealistici, il suono temporalesco del respiro di Cerbero spazza via ogni castello di carta e mi riporta sul qui e ora.
Questo è il segnale e la guida si ferma sul posto. C’è un limite a tutto e quello per l’instancabile anima che mi ha accompagnato fino a questo punto è da ricercarsi nel terribile cane nero a tre teste.
Nessun’anima esce da questo posto, anche se sono state fatte delle eccezioni: Orfeo con la sua Euridice e poi, ovvio, l’Oste.
La sua compagnia mi rassicura, tanto che la via mi sembra chiara nella mente.

[To Be Continued… Mercoledì 27.06]

 

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21 pensieri su “Infierno – El viaje de regreso [1/2]

  1. Liza

    La via del ritorno pare piu’ pesante ma non abbatterti
    DOVETE USCIRE!!!
    CORAGGIO ZEUS!La Verita’ e’ pur sempre la Verita’!!!
    Forza.Noi siamo fuori e aspettiamo!!!

  2. Oh! Non facciamo scherzi. Già Orfeo ci ha rimediato la figura dello sfigato ante-litteram, non è che proprio in vista dell’uscita, ti viene in mente che tutto sommato, giù nell’Ade, si stava benino. Nessun dio che rompe, le solite liti con Era che la vuole sempre vinta, Marte che fa casini, Mercurio che cerca di metterci una pezza e Apollo che fa il figo sul suo carro alato. Senza contare quella spocchiosa di Minerva che guarda tutti dall’alto.
    “Jamme belle Zeùs(s)!” ti direbbe l’Oste e – lo sai – non si fermerebbe solo per dirti queste tre parole (potrebbe poi non essere un male).

    1. Qua c’è un po’ di mestizia, ma tieni conto che ho appena abbandonato Kore, una persona(ggia) importante in questo racconto. Forse, e dico forse, molto più di quella sagoma di Zeus.
      Per il momento il buon Oste è silenzioso… recupererà! Ne sono certo.

  3. Mi sembra di essere lì fuori che vado avanti e indietro, avanti e indietro, avantieindietroporcocazzohosentitolavoce!!!!… mmmmerda non sono loro…. avantieindietro, avantiendietro…
    Ci siamo quasi… dai che ci siamo quasi e non t’azzardare a fare scherzi che ti vengo a prendere,:D

      1. Preparo cappellini e trombette! 😀
        Metto ghirlande di luci ovunque, apparecchio la tavola, cambio i fusti di birra ( prima finisco l’altra va…) e parto ad infornare qualcosa… FESTAAAAAA!

Si!?

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