Infierno – El final y el principio [2/2]

Seconda parte del racconto… se avete dubbi sulla prima metà, cliccate su QUESTO LINK.

La mia voce, però, non scuote il torpore del mio amico che continua a vagare senza meta nell’attesa di un qualcosa che non avverrà mai.
Mi assale la disperazione, un sentimento d’impotenza. Vorrei prendere il mio amico per le spalle e scuoterlo e costringerlo a seguirmi, ma non è così che funziona. Quando il cervello si calma e finalmente ritorno a pensare in maniera chiara, mi ricordo le parole di Ade e il modo corretto per sciogliere l’apatia dell’Oste e farmi seguire fino all’uscita.
Faccio mente locale e ripasso tutti i passaggi che mi hanno insegnato i due sovrani infernali. Non essendoci animali o possibilità di versare sangue, il rituale è onirico e molto complesso nel suo insieme di gesti e suoni. Incomincio a muovere le mani nell’aria ed emetto suoni sempre più profondi, tonalità basse e cavernose provenienti direttamente dal centro dei polmoni. Quando le braccia toccano lo zenit, emetto un suono acuto, una filastrocca di parole veloci e dal significato oscuro. Il suono però è potente e l’aria vibra insieme alle sillabe del rituale. Modulo la voce e la faccio scorrere fluente a ogni movimento, così che le braccia seguono la voce e le parole colmano i buchi lasciati dal fisico.
Dopo un tempo interminabile, finisco il rituale. Sono sfinito oltre ogni possibile immaginazione. Mi accovaccio e mi siedo sui talloni, ma dopo poco crollo per terra e rimango seduto in quella posizione, con le braccia intorno alle ginocchia e un terribile mal di testa.
Quello che però non faccio è perdere di vista la persona che sono venuto a trovare in questo posto dimenticato dal sole. La figura spettrale dell’Oste, però, non si muove verso di me. La vedo ferma, impietrita, a guardare un punto distante verso l’orizzonte nero.
Urlo in direzione dell’anima, ma questa è sorda a ogni richiamo umano. Non sente, non vede e non prova niente, quindi il dolore che traspare dalle mie parole non fa breccia nel suo cuore. Scuoto sconsolato la testa, qualche lacrima mi scende dagli occhi, la sento bagnarmi le guance.
– Cazzo! – mormoro e giro la testa per controllare se la mia guida è ancora al suo posto.
Vedo che non si è mossa di un centimetro, ha solo tirato giù il braccio. Non c’è niente da fare, il rituale non ha funzionato. Questo significa che torno in superficie da solo.
Mi piego e metto le mani sulle ginocchia, ho un senso di nausea che mi sta tormentando. Quando lo stomaco smette di ballare, ritorno in posizione eretta e mi dirigo verso la mia guida. Mi tormento pensando se ho fatto qualche errore nel rituale o se, in qualche modo, non c’era niente da fare dal principio. Non lo so e questo mi rode dentro, come ruggine che mangia il ferro.
Faccio un po’ di passi e poi decido di dare l’estremo saluto al mio amico. Quello che vedo mi stupisce, tanto che strabuzzo gli occhi non credendo a quello che ho visto. L’anima dell’Oste si è mossa nella mia direzione! Chiamo il mio amico, ma non si muove e lo sguardo è perso dentro un sogno che non saprebbe descrivere.
Faccio alcuni passi indietro, sempre guardando l’anima che sono venuto a recuperare: essa si sposta e percorre qualche metro nella mia direzione.
Il rituale ha funzionato: l’Oste cammina solo quando io mi muovo. Mi segue come se fossimo uniti da un filo invisibile! Il cuore mi martella nel petto, sono al settimo cielo dalla felicità.
Vorrei gridare la mia gioia o almeno condividerla, ma quaggiù non c’è nessuno che mi presta ascolto o che s’interessa dei miei sentimenti, quindi decido di far partecipe del fatto la mia indifferente guida.
Mentre mi avvicino, le descrivo il rito e tutti i tentativi mangiandomi le parole e creando neologismi per descrivere i movimenti e i suoni che ho prodotto, o che credo di aver emesso, durante quelle lunghe ore (?) in cui ho cercato di svegliare l’Oste.
La guida non presta assolutamente attenzione e mi fissa apatica ma appena sono abbastanza vicino, questa si gira e incomincia la sua marcia. Io sono alle sue spalle e l’Oste mi segue silenzioso.
Sono talmente contento che non smetto di girarmi e scrutare la figura eterea dell’Oste che si muove diretta verso la superficie.
Ci mettiamo in moto in direzione dei tre giudici, il nostro primo traguardo. La marcia è lunga e non c’è nessuno con cui parlare, ma ho raggiunto il mio scopo: ho trovato la persona che ero venuto a cercare!
Allargo le narici ed espiro: il fiato che esce, caldo e pesante, si porta via un peso dallo sterno.
Mentre seguo l’anima-guida, il mio passo è più leggero e più spedito rispetto all’andata. Non manca molto, penso fra me e me, e potrò vedere di nuovo il sole brillare nell’aria tersa del mattino.

To Be Continued…

 

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35 pensieri su “Infierno – El final y el principio [2/2]

    1. Credi che succederà qualcosa?
      Al momento sono contento del risultato ottenuto, molto contento. E sto anche chiudendo alcune sottotrame e mettendo a posto tutto quello che era uscito dalla trama ordinaria! 😀
      Grazie Mela.

  1. E io che speravo in un ” lo vedo, lo acchiappo, cala una corda da sopra e scappo come Indiana Jones!”… mannaggiamme, maledetta speranza e impazienza! 😀

      1. Sai vero che poi a me parte il film nella testa?
        … ti immagino seduto sul trono, che ridi e sbatacchi le spalle con i mano i tuoi fulmini che però non controlli e quindi girano di qua e di là, lanciando saette tutto intorno… e tu le vedi e ridi… e non smetti più.

      2. Esatto! Capisci perché il meteo da piovaschi in sti giorni? Lo capisci adesso 😀 ahahah
        Io rido e mi partono fulmini e tuoni.

  2. Liza

    Alcuni riti hanno bisogno di tempo …sii paziente non perdere du vista Oste nostro.
    La parola d’ordine e’ “RESISTERE” fino a che non siete fuori .
    Noi siamo con te Zeus!!!!
    (Fai come Goku super sayan attingi dalla nostra energia vitale te la daremo per tirare fuori l’Oste!!) 😊 😉

  3. Che devo scrivere? Sono nello stato di quando si è scavallato un ostacolo, una situazione complicata, che ci ha angustiato a lungo e che potevi rivolgersi in direzione opposta per fattori non dipendenti dai miei sforzi. Per ora mi godo questa sensazione liberatoria, poi – come commentato dagli altri compadres – ho la certezza che possiamo aspettarci di tutto.
    Ma l’Oste è con te e tu sei Zeus! (suona come Jeeg Robot, ma è molto, molto di più)

    1. Infatti, abbiamo scollinato e finalmente si scende. Hai ragione, la metafora è proprio quella della montagna, del cammino faticoso per arrivare al punto più alto e adesso ci resta solo da scendere… basta non scivolare, ovvio.

      Quello che voglio vedere, però, è come prosegue poi Batmancito. Sono curioso. Non so se avevi previsto il ritrovamento o meno… 😀

      1. Devo rimettere le mani in tastiera su Batmancito. L’avevo messo in attesa degli eventi che avresti descritto. Ho deciso cosa succede all’Oste molto tempo fa, dopo i vostri contributi al suo “capezzale”.Ho trovato la fine come una folgorata! Anzi è la fine che ha trovato me. Avrei potuto terminare Batmancito da un pezzo, na è accaduta una cosa meravigliosa: ho trovato un mucchio di cose da raccontare, personaggi che spintonavano per ritornare, sotto-trame e le storie dei personaggi prima che mettessero piede per la prima volta in taverna. In questo momento sono a un bivio: su quale sarà il prossimo episodio. Chi sarà il protagonista. È già “scritto” l’evolversi degli eventi fino al termine, ma ancora si modifica aggiungendo. È una droga e lo sappiano bene.

      2. Sospettavo che avessi già scelto la via e la sorte dell’Oste, se no che raccontastorie saresti?
        Per questa storia non avevo altre “sottotrame” da raccontare, non volevo trascinare l’attenzione altrove perché, in questo racconto, la base di partenza è abbastanza lineare e non mi sembrava il caso di gironzolare nella storia. Aim – Target – Shoot.

        Ma dopo Batmancito, si rientrerà in taverna con altre avventure o appendi l’Oste al chiodo? 😀

      3. Ma neanche per idea! Non ho mica dimenticato che i compadres devono andare a fare il mazzo agli Apocalyptos. E poi sono sicuro che Luz e Ulysses mi prenderanno per mano e mi faranno una capa così per raccontarci altre storie. Le idee ci sono, manca come al solito il tempo.

  4. sorpresona. Il racconto continua… Come la camminata di Zeus agli inferi. In fila indiana come i paperotti dietro mamma-papero. Zeus e l’Oste seguono l’anima guida. Stai a vedere che funziona.

  5. Quando condivideresti ciò che provi persino col primo che passa… solo che non passa nessuno! Però è fatta, ormai ci siamo, cosa potrebbe mai accadere adesso? Eh eh, già, cosa? 🙂

Si!?

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