Infierno  – El final y el principio [1/2]

Ci stiamo avvicinando alla conclusione, quindi tenete alta l’attenzione! (rima voluta).
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Quando Ade parla, tutte le pedine del mio fato si manifestano per quello che sono: passi che non avrei potuto cambiare. Lo chiamano fato. Le mie azioni non sarebbero potute andare in maniera diversa, anche le rapide deviazioni che ho pensato di compiere, non erano altro che un percorso prefissato.
“Fratello mio. Zeus, ti sei legato a questo posto. Il tuo sacrificio è notevole e hai sancito questo tuo gesto mangiando il frutto che ti ho offerto.”
Il signore dell’Oltretomba non si sta crogiolando nella vittoria. La sua espressione è seria e concentrata, come se quello che avesse compiuto non fosse uno schema ma un mero compito dovuto. Quando le parole sono diventate abbastanza pesanti, prosegue con il discorso.
“Il frutto è il legame che ti porterà in questo regno, il doppio filo che ci lega e il motivo per cui tu ritornerai in mia presenza” Ade emette un flebile sospiro “quel succo color rubino è il simbolo della tua mortalità e della vita che scorre. Tu ritornerai presto, perché lo scambio è un’anima per un’anima”.
Tende il dito verso di me e lo lascia nell’aria come una lancia di un oplite. Io, dal canto mio, non ho ancora aperto bocca, ma non è un fattore importante, in questo momento è il sovrano infernale ad avere il centro del palcoscenico.
“Zeus, hai capito che il patto non è altro che un obbligo che hai nei miei confronti. Io voglio un’anima per rimpiazzare quella di cui mi stai privando. Voglio la parità e l’equilibrio, niente di più.”
Annuisco. Sono cose già dette, ma siccome ormai sono coinvolto oltre la mia volontà, oso chiedere delle altre informazioni. Fino a questo momento, per quanto mi riguarda, Ade è stato abbastanza vago nel descrivere il mio futuro. Dopo interminabili minuti di silenzio, apro la bocca e scaccio fuori tutti i dubbi e le domande. Mio fratello ascolta, la testa china e gli occhi bassi. Assorbe ogni mia parola e mi presta la sua assoluta attenzione.
“Dopo aver trovato l’anima del tuo amico Oste, che non è distante da qua, e averla riportata in superficie, ritornerai per compiere alcune prove”
“Quali?”
“Questo lo scoprirai, fratello mio. Adesso vai a cercare il tuo amico” e, dicendo questo, fa segno a un’anima alle mie spalle di accompagnarmi.
Io vorrei sapere di più, ma non credo di riuscire a estorcergli più di tanto. Quello che voleva dire, l’ha detto. Il resto sarà per il dopo.
Una cosa, però, la voglio sapere.
“Ade, quando inizia il nostro contratto? Fra quanto dovrò essere chiamato a onorare il mio patto?”.
Persefone scuote la testa e anticipa il suo consorte nella risposta.
“Il contratto è già in atto, Zeus. Stai già compiendo il tuo dovere nei confronti dell’Oltretomba”.
“Come già iniziato?” balbetto io.
“Quando hai passato le labbra sul succo del melograno, il contratto è stato siglato costringendoti a ritornare in questo posto. Adesso vai a cercare il tuo amico, segui la tua guida. Lei ti porterà, dove sta vagando l’anima dell’Oste. Quando la trovi, lei ti seguirà fino alle porte dell’inferno”.
Con un po’ di arroganza, provo a completare la prova.
“Sono certo che l’anima mi seguirà fino alla porta dell’Ade, ma io non dovrò mai girarmi e guardare indietro, se no l’anima sarà condannata in eterno a restare qua? Se non sbaglio, questa condanna era già stata pensata per il povero Orfeo” affermo io impettito.
“No, Zeus”
Mi sento uno sciocco e, mentre l’arroganza scivola via come acqua da uno scarico, sento il mondo crollarmi sotto i piedi.
“No?”
La risposta di Persefone mi colpisce in pieno viso, un gancio alla mascella in piena regola. Le gambe mi tremano e il fiato fa fatica a varcare i denti, ma adesso non posso fermarmi. Mi sento come quei criceti che, entrando nella ruota, credono di poterne scendere e, invece, sono costretti a correre senza sosta fino allo sfinimento.
Con la morte nel cuore saluto i due sovrani dell’Oltretomba, cercando nello sguardo di Persefone la donna che mi aveva accompagnato fino a questo punto, ma non ne trovo quasi più traccia. Forse la ritroverò quando tutto finirà. O, con più probabilità, con l’arrivo della primavera.
Mi metto alle calcagna dell’anima che mi fa da guida in questo posto lugubre. Non la riconosco ma, a essere onesti, non sono molto attento a quanto mi circonda. So che mi sto autocompatendo, ma non voglio tirarmi via da questo sentimento melodrammatico; ho la necessità di sostarci dentro per un po’. Voglio farci il bozzolo e compatirmi finché non sarà ora e tempo di prendere l’iniziativa.
L’anima di fronte a me cammina leggera sulle pianure degli Asfodeli e non sembra curarsi di nessun incontro. Con la coda dell’occhio vedo Orione cacciare ed è l’unica anima felice in quest’oscuro reame, anche se il sentimento è illusorio.
Affondo le mani nelle tasche e, con la testa incassata nelle spalle e gli occhi fissi sul terreno, seguo la mia guida.
Ci allontaniamo molto dall’Erebo, tanto che la sua imponente struttura è piccola e confusa nella nebbia ultraterrena. Quando alle mie spalle è rimasta solo pianura e il nulla, la mia guida si ferma bruscamente e tende il braccio verso un gruppo di anime. Mi avvicino all’anima che, dopo Kore, mi sta guidando in questo posto. Dapprima non riesco a capirci niente, il manipolo di anime è piuttosto folto ed è in continuo movimento. Appena sto per chiedere informazioni, ecco che l’anima stende l’indice e punta un’unica anima che cammina lentamente poco dietro l’assembramento. Il passo è lento, leggero, e il corpo è curvo.
Non riesco a riconoscere nessuno, ma la mia guida continua a puntarlo senza sosta.
“Chi è?” chiedo spazientito alla mia guida.
Non potendo ricevere alcuna risposta verbale, lascio il fianco dell’anima e mi avvicino alla figura spettrale che sta vagando solitaria nella pianura. Quando sono abbastanza vicino, ne riconosco i tratti.
“Oste!” esclamo, la voce strozzata dall’entusiasmo.

[To Be Continued… il 20.06.18]

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29 pensieri su “Infierno  – El final y el principio [1/2]

    1. Questo mi fa molto piacere! Dopo così tanti capitoli il rischio c’è sempre… ma se mi dici che regge, allora si va (e stiamo arrivando alla fine, manca veramente poco).

      1. … in un giorno di sole fuori e buio tra le mura della Taverna, seduta a cavalcioni sulla sedia, con una birra gelata sul tavolo e il posacenere pieno di cicche finite, Tati ciondola e resta in silenzio. L’aria pare ferma, non una mosca gira tra queste mura.
        I pensieri si accavallano, poi si allontanano, come una marea…
        Improvvisamente un pizzicotto al cuore, un attimo di fiato dolcemente soffocato, le pupille si dilatano improvvisamente e la bocca accenna ad un sorriso. Narciso la guarda, seduto con lei a quel tavolo, lei alza di scatto il viso, guarda il lampadario e le sue ragnatele…
        ” l’ha trovato!… Oste c’è!”…

      2. Esatto, non è proprio un messaggio vero e proprio, ma è la sensazione di qualcosa che è successo.
        L’Oste c’è… l’Oste c’è.

        (non essendo nella Taverna, non posso proseguire con il racconto ehehe)

      3. … il racconto rimane sospeso, come quella sensazione che ne ha un’altra a braccetto che tiene quella gioia un po’ limitata 😉

      4. Narciso si siede, come sopraffatto da un improvviso malore. Lentamente si avvicina alla sedia e, come un vecchio ultracentenario, vi si lascia cadere al ralenti come se la sola azione del sedersi potesse mandare in frantumi la sua vecchia e ossuta carcassa. Prende posto allo stesso tavolo di Tati, che – sbuffando il fumo dalla sigarette – lo fissa tra preoccupato e il confuso.
        Infine Narciso prende posto come un fragilissimo oggetto di cristallo nella sua teca. E’ diafano in volto, un rivolo di sudore gli imperla la fronte e scivola sulla tempia destra, la goccia scende lentamente e infine atterra sul legno del tavolo. Poi un’altra e un’altra ancora, fino a che Narciso non passa il dorso della mano sulla fronte.
        Fissa per alcuni istanti in silenzio Tati,poi le dice con una voce rotta dall’emozione e sull’orlo del pianto:
        “Zeus…quell’improbabile chitarrista…Zeus ha mantenuto la promessa. L’ho sempre saputo, ma ho temuto per lui. L’Oste…c’è. E’ solo questione di tempo. Lo so, Zeus ce lo riporterà indietro.”.
        Prende fiato, ansima, sembra invecchiato di venti anni. Respira a fatica e non per la canicola che oggi rende asfissiante anche stare all’ombra del portico.
        “Tati, una sigaretta. Per cortesia, una sigaretta. Ho bisogno di fumare”.

      5. … I due rimangono in silenzio, gomiti appoggiati al tavolo e mani a sorreggere le teste. L’unico movimento che fanno e quell’andirivieni nervoso della mano, dalla bocca alla fronte.
        Sono felici ma sentono di non potersi permettere alcuna gioia, non ancora.
        Nessuno è entrato nella Taverna, da ieri sera totalmente deserta, nessuna voce fuori, fa troppo caldo per stare in strada e il mare alle spalle della casa di Oste sembra in attesa, di cosa non è dato sapere.
        Per ora.

      6. Non intervengo qua… non posso dire niente perché non ci sono. Sono altri personaggi che si stanno muovendo 🙂 ma la sensazione d’attesa, quel qualcosa da “l’inverno sta arrivando” (in positivo) si sente forte e chiaro.

  1. Mavieeeeeeniiiii! Perdona l’esuberanza, ma l’apparizione dell’Oste mi ha dato un tremito e ha generato un’esplosione liberatoria. Grande la frase “con la morte nel cuore” nel momento del commiato…è suonata quasi ironica nel Regno dei Morti.
    Trascinante fino al “ritrovamento” dell’Oste.
    Mi venisse un colpo se non ho ricevuto in pieno l’emozione di ritrovare una persona cara, che pensavo perduta.
    E ora, non so come andrà a finire (ci sta anche che gliene dai di santa ragione), ma è il segnale che devo ritornare in taverna e accompagnare i compadres fino alla fine di Batmancito.

    1. Qua si incomincia a ragionare, vero? Vedi un personaggio che avevi dato per morto… invece ecco che te l’ho preso per la collottola!
      Adesso c’è solo un viaggio di ritorno da fare, non è proprio una passeggiata, ma direi che buona parte del lavoro è stata fatta.

      Adesso tocca a te e alla combriccola della taverna.

      1. Hai creato una sospensione per tutti capitoli e il senso di attesa era intriso tra le righe di ogni capitolo. È potente il senso di compiutezza che hai annunciato in questo.
        Insomma Zeus, questo è un dio di racconto!

      2. Sì! Hai ragione. In questo capitolo ho cercato di prendere le trame e sottotrame e chiuderle pian piano. Come in tutte le storie, ad un certo punto bisogna fare i conti con LA STORIA. Questa, senza se e senza ma, deve essere chiusa. Io ci metterò ancora qualche capitolo, non tantissimi in verità (una manciata), e poi metto la parola fine su INFIERNO. Vediamo poi cosa riserva il futuro.

  2. Zeus, ti credevi immortale? Il fato si compirà a tempo debito, di questo ne starai certo. Intanto goditi l’anima dell’Oste, che finalmente vedrai la luce e la sua webbettola invasa da tanti parolai.

    1. Credevo di scamparla ancora un po’, ad onor del vero. Ma ormai ci ho fatto il callo alle brutte notizie.
      Sì, adesso riportiamo l’anima in superficie, facciamo proseguire la grande saga di Batmancito con il protagonista principale e poi vediamo di cavarcela al meglio.
      Mi sembra la cosa migliore da fare.

Si!?

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