Infierno – El sacrificio

Visto che l’ultima volta sono stato una persona orribile (ho lasciato un cliffhanger che neanche le serie tv americane…), arrivo con il capitolo successivo.
Per chi l’avesse perso, potete recuperarlo cliccando su QUESTO LINK.

Con sicurezza rispondo la prima cosa che mi balza nel cuore: “Ci sto”.
E quel cuore, che tanto coraggioso aveva esclamato quelle due parole, incomincia a ballarmi impazzito nel petto. Un’anima per un’anima, il pensiero di questo scambio mi terrorizza ma è l’unica cosa possibile, l’unica scelta giusta: libero l’Oste e vado a recuperare l’anima che vuole Ade.
Uno scambio giusto, se vogliamo. Anche se non so proprio come riuscire a onorare la mia parte di patto. Il mio cervello, però, si mette in moto e, nell’oscurità sussurra la mia più dolce delle soluzioni: “Quando sarai fuori, tutti i problemi saranno solo l’ombra del ricordo. Ade non può uscire da qua”.
Qualcosa stona, ma non so bene quale parte del piano.
Mi nutro di quelle parole, così quando Ade mi chiede di ripetere, mi faccio trovare un po’ impreparato e la mia voce suona meno sicura e stentorea della prima volta.
Ade, mio fratello, mi guarda e annuisce, il patto è stato siglato. Ho fatto un patto con l’inferno e adesso devo onorarlo.
“Bene, fratello mio, hai scelto la cosa più onorevole. Non è sempre stato così, visto che sarei stato io a dover ereditare il regno nei cieli, ma non voglio rivangare il passato. Ho un mio regno e una bellissima moglie”.
Il signore dell’Oltretomba posa la mano su quella di Kore.
“Sarà stato onorevole, ma la prospettiva di onorare questo patto non mi esalta più di tanto.”
La mia replica suona stizzita e quasi infantile.
“Non perdere il tuo carisma Zeus, non adesso. Hai scelto bene ed io non me lo aspettavo. Pensavo decidessi di tornartene in superficie lasciando qua l’anima del tuo amico. Mi hai stupito.”
“L’ho promesso.”
Il silenzio mi pesa sulle spalle, scandito dal feroce mal di testa che, da qualche minuto, sta picchiando come un fabbro sulle mie tempie.
Sento le ginocchia piegarsi, sono giorni e giorni che mangio poco, o niente, e queste ultimi ore sono state oltremodo pesanti. Non mi reggo quasi in piedi, tanto che vacillo in avanti e le palpebre mi pesano. Faccio uno sforzo erculeo per tenermi sveglio e reattivo, ma l’adrenalina ha lasciato spazio a un profondo torpore e la sonnolenza mi sta tranciando le gambe.
Solo allora Ade scende dal trono e si avvicina lento. In mano tiene un vassoio su cui è depositato un melograno, maturo e profumato come l’estate. Il succo rosso cola sul piatto d’argento e i chicchi sono piccole lucciole rosse incastonate dentro la polpa del frutto.
Mi porge il piatto e m’invita a mangiare qualcosa.
Gli occhi divorano quel frutto stupendo, così succoso da farmi salivare. Lo stomaco incomincia a brontolare impetuoso e, feroce, fa salire i primi crampi che mi piegano a metà. Così allungo la mano e, con le dita tese, mi fiondo sui grani lucidi. Mentre nella bocca l’acquolina prepara il terreno ideale per accogliere la dolce asprezza del melograno, Kore si muove veloce e appare al lato di suo marito. Non mi ero accorto della sua presenza e neanche del gesto, casuale, del suo braccio che fa oscillare pericolosamente il vassoio d’argento.
Quando il frutto e il piatto perdono il confronto impari con la forza di gravità, questi cadono dalla mano tesa del signore degli Inferi.
Senza pensare, allungo le braccia per prendere al volo il piatto: un gesto totalmente casuale e impresso nei geni. Nonostante la velocità, non riesco ad afferrare il vassoio che, con un rumore di tuono, cade per terra rovesciando il suo contenuto sul pavimento lucido. Sui marmi della reggia, i chicchi sembrano mille lacrime di sangue.
Ade si volta e fulmina Kore con lo sguardo, ma lei non sembra intimorita da quello sguardo colmo di rimprovero e si avvicina per sostenermi.
“Nello zaino ci sono ancora delle provviste, mangia quello che conosci Zeus” mi sussurra nell’orecchio.
Annebbiato dalla fame e dalla stanchezza, annuisco senza ribattere. Scruto il melograno per terra che, con i suoi occhietti rossi sangue, mi scruta e m’invita a raccoglierlo per assaporarne il perfetto aroma che si porta appresso. Mi invita a saziarmi con i suoi chicchi.
Kore mi scruta severa e so che ogni mio movimento è posto sotto la lente d’ingrandimento, ma la testa pensa più lenta adesso. Ogni allarme e ogni ragionamento giungono alle mie orecchie ovattate e distanti. L’unico organo che funziona alla grande è lo stomaco. E lui reclama cibo.
“Grazie Ade, sono a posto così” la voce mi esce sforzata, quasi in falsetto.
“Come vuoi” sibila Ade tornandosene irato al trono.
Sulla mano sento del bagnato e vedo un po’ di gocce, lucenti come rubini, del succo del melograno. Mi fissano come tanti occhi dalla pelle fra pollice e indice. Delle rossissime macchie di melograno che promettono freschezza e piacere.
Senza rendermene conto compio un gesto meccanico: porto la mano alla bocca e passo le labbra su quel rubino liquido. Un leggero passaggio delle labbra sulla pelle ed è via, come se non fosse mai esistito prima.
Kore vede il gesto e sgrana gli occhi, la bocca aperta in una smorfia di stupore.
“Oh Zeus” e lo ripete tre lunghe dolorose volte.
Sento sulle labbra il sapore asprigno del melograno ed è la prima cosa fresca, vibrante e viva che mangio da quando ho iniziato questo viaggio.
Il liquido ha il sapore del mondo sopra di me.
Questo è quello che penso, ma negli occhi di Kore, nelle sue spalle cascanti e nelle braccia distese lungo il corpo leggo tutt’altra verità.
Persefone si allontana da me, strisciando il passo sul pavimento della dimora infernale e raggiunge il suo scranno. Una volta sedutasi sopra, Kore evita il mio sguardo tormentato ed io mi chiedo cosa è successo. Quello di cui mi accorgo subito, però, è che tanto mi sta ignorando la regina dell’Ade, quanto Ade è rallegrato dagli eventi degli ultimi minuti. Il viso del signore degli Inferi, pur non tornando alla seria regalità di prima, diluisce l’ira funesta in un lugubre sorriso.
“Non avrei potuto chiedere di meglio, fratello mio” dice Ade, la mano appoggiata sul bracciolo del trono.
Vedo che vorrebbe aggiungere altro, ma si zittisce. E così fa anche il mio cuore

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35 pensieri su “Infierno – El sacrificio

  1. E l’hai fatto di nuovo! Cliffhanger alla frutta.
    Non so perché ma conoscendo quel gran marpione di Zeus, troverà uno stratagemma per non restare fregato dai mezzucci di Ade. Tre’ nessuno ha mai fregato Zeus. Provate a chiedere a Prometeo…

    1. Questa volta non è un cliffhanger vero e proprio dai, è la naturale conclusione di un momento drammatico, di passaggio. Non chiudere in quel punto avrebbe aperto una grande parte di capitolo. Quello precedente era talmente brutto e squallido da essere stato preso dalle serie TV americane come esempio 😀

      Speriamo va, questo personaggio si muove come vuole. Non è sveglio sveglio, quindi non posso giurare su una soluzione geniale, ma qualcosa tirerà fuori.

  2. Zeus l’ingordigia ha un suo prezzo e può essere molto elevato. Ascolta le belle donne e lascia perdere gli ometti che possono essere traditori.
    Cosa succederà al nostro Zeus, caduto nella trappola di Ade? Alla prossima puntata

    1. Già. Mi son fidato di Kore, ma il gesto meccanico/istintivo mi ha fregato. Sempre la solita cosa, spegni il cervello e fai la minchiata.
      Vedremo come va avanti la storia.. cerco di non far passare epoche storiche eheh

  3. Dopo tutto quello che ha passato ci può stare una distrazione, povero Zeus… (ma chissà quali saranno le conseguenze). Comunque qualche parente italiano credo ce l’abbia, se la soluzione è “gli prometto che lo faccio e ci penso dopo, una qualche scappatoia la troverò”… mmm o forse dovrei smetterla di stare a mollo nei cliché? 🙂

    1. Finalmente qualcuno che parteggia con il povero Zeus. Non può essere sempre al top (non lo è mai stato, ad onor del vero).
      Forse ha parenti italiani (Giove?) o cerca in qualche modo di illudersi di non aver fatto la cazzata del secolo. Chi lo sa. 😀

Si!?

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