Infierno – Un alma por un alma

Nuova puntata di questa storia infernale. Scusate il ritardo.
Visto che sono passati molti giorni, potete riprendere l’ultimo capitolo cliccando su QUESTO LINK


Le parole mi prosciugano la saliva, così muovo la lingua in un letto di pietre che sono i denti. Darei qualsiasi cosa per bere un goccio d’acqua fresca. Ade mi squadra e così fa anche Persefone al suo fianco.
Sento l’ansia da prestazione.
Raccolgo un po’ di saliva dal fondo della bocca e boccheggio qualche parola ma, queste, non hanno la minima voglia di lasciare la valle desertica che è la mia bocca. Striscio i piedi per terra e scrocchio il collo, ricavandone un piacevole gracidio. Una scossa d’adrenalina mi scende lungo la spina dorsale e per un breve momento mi sento meglio.
Dilato le narici e chiudo gli occhi, inspirando quell’energia emersa da quel semplice gesto con il capo. Il petto mi vibra, ma è solo un respiro strozzato. Per un brevissimo momento spero che sia tutto un brutto sogno, ma quando apro le palpebre, Ade è fermo sul suo trono e sta aspettando la mia risposta.
“Posso prendermi un po’ di tempo per pensare?” mi sento un codardo a chiedere questa cosa, ma vista la situazione è l’unica frase che mi è venuta in mente.
Il sovrano dell’Oltretomba sorride sistemandosi sul trono “Puoi restare qua quanto vuoi, fratello mio.”
Lo dice senza l’ombra di scherzare ed io rabbrividisco nel profondo.
Piego la testa di lato e provo a intercettare lo sguardo di Kore, ma la regina dell’Ade non mi presta attenzione. Schiocco le labbra, giro i tacchi e mi dirigo verso l’uscita del palazzo. Le ombre che lo popolano mi passano accanto senza accorgersi della mia presenza.
Darei qualsiasi cosa per scambiare due parole con qualcuno, alleggerirmi la coscienza e condividere questo peso. Non posso neanche sperare di nascondermi da qualche parte, con il profumo del bosco bagnato e una sottile brezza ad allietarmi e sollevarmi dal tormento che mi porto nel cuore. Sono nell’Ade e, quaggiù, non c’è nessuna di queste scappatoie. Mi siedo
sconsolato su un sasso poco distante dal palazzo.
Non mi sento a mio agio, qualcosa non funziona: la reggia di Ade mi rende nervoso, sento gli occhi del Signore dell’Oltretomba sulla schiena. Li sento bruciare e sondarmi nell’animo. So che la mossa è inutile, lui sa tutto, ma mi allontano dall’Erebo e mi trovo una collinetta, dove potermi sedere e ragionare in santa pace. In mezzo a questo nulla, tutte le paure sono amplificate e la responsabilità che mi sono preso è amplificata e resa gravosa dalla solitudine in cui mi trovo.
Con la coda dell’occhio scorgo Orione rincorrere le sue prede e lo invidio. Forse non invidio lui, ma la possibilità di concentrarsi su qualcosa di pratico e sfinirsi di lavoro fisico per non pensare più.
Mi sembra una vita fa quando mi sono messo in moto per trovare l’anima dell’Oste e, segretamente, avevo la curiosità di scambiare alcune parole con Achille. Lo so, è un cliché enorme, soprattutto perché il prode ma iracondo Achille mi avrebbe guardato dall’alto in basso. Quando ho confessato questo segreto, Kore mi disilluso immediatamente dicendomi che Achille non si trovava più nelle pianure; dopo tanti anni di permanenza in questo tetro posto aveva trovato la pace nei Prati Elisi.
Per qualche motivo che non mi spiego, provo sollievo per lui.
Scuoto la testa e riporto la mente sul qui e ora: basta Achille, mestizia e ricordi. Adesso devo compiere la missione che mi sono preposto, devo portare l’Oste in superficie.
Pensandoci razionalmente capisco che, pur avendo mille soluzioni a portata di mano, nessuna sarebbe realmente percorribile. Come sempre: troppe vie, nessuna via. Da solo non riuscirei a trovarlo, sarebbe come cercare il proverbiale ago nel pagliaio e nessuno quaggiù mi può dare una mano.
Ho, quindi, una sola via d’uscita da questo posto.
Mi alzo, col fiato stretto in gola e un cerchio alla testa, ma non mi fermo, non arretro di un millimetro. Mi alzo e guardo la volta scura, quello che, per noi, è il cielo.
Inspiro e poi espiro profondamente. Affondo le mani nelle tasche dei pantaloni e m’incammino verso il palazzo.
C’è solo una risposta possibile e, per quanto difficile, so che è quella giusta.
Questo posto, queste immagini, mi sta facendo vacillare e non so quanto posso resistere prima di cedere completamente.
Ritorno verso il palazzo del signore dell’Oltretomba e, quando giugno nella sala del trono, ho preso la decisione.
“Allora, fratello mio, cosa hai deciso?” m’incalza Ade.

28 pensieri su “Infierno – Un alma por un alma

      1. “molto” non è abbastanza, caro il mio Dio
        ( detto con dito oscillante e puntato e occhini furiosi da piccola matrona imbufalita) se solo trovassi il battipanni…
        😀

      2. ( ovviamente tutto questo fastidio, che pare allargato e non solo mio, è indice di alto gradimento del tuo racconto e della tua scrittura) 😉

      3. Ma veramente! Non pensavo di vedermi piovere addosso maledizioni e ingiurie 😀 ahahahah
        E, come dici te, le metto in relazione al fatto che, in qualche modo, questa storia si è fatta largo nei lettori.
        Mercoledì (domani) c’è il nuovo capitolo 🙂

  1. Ci sta, ci sta! Oh ma uno si fa il mazzo per descrivere tutte le sfaccettature e i dettagli, creare l’humus sui attecchisce l’empatia con i personaggi. Un po’ di rispetto 😂
    Siamo di fronte a un dio, dopotutto.

    1. So di aver fatto uno dei tagli più brutali della storia, ma non potevo fare altro. Dovevo mettere un punto a questo… punto (:D ahah) se no mi partiva anche la seconda parte e non ne venivo più fuori. Un capitolo troppo grande (per i miei gusti).

      Mercoledì c’è la seconda parte, non preoccupatevi.

  2. Zeus, fratellone di Plutone detto anche Ade – dipende se siamo di Roma o di Atene – è in un bel impiccio. Deve una risposta che brucia e ci lascia bruciare sul fuoco lento della curiosità.

    1. Già, questo è forse il momento cardine di tutto il racconto. Cioè, il prossimo capitolo che potrai leggere dopodomani (mercoledì). Il momento più difficile e dove si capirà, pian piano, dove si finirà.
      Nel frattempo gustiamoci questo brutale taglio nel racconto ehehhe

Si!?

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