La doppia identità

Alla metà del 1970
verso la fine della guerra nel Vietnam
elicotteri che volano
fucili che abbaiano
l’onda rossa che ci segue,
la marea rossa che ci accoglie
famelica e senza bocca
voliamo, verso una nuova libertà;
voliamo, mascherati sotto false idendità;
con un libretto nero nel doppio fondo della valigia
e una penna che uccide
abbiamo informazioni e dilazioni
ma scappiamo per poter vivere.
Andiamo avanti nella nostra missione
mentre l’ideologia si mescola con il pragmatismo
e lo stile di vita americano, i fast food e le auto a benzina
sfumano dentro
il Sunset Strip e i cocktail con la cigliegina.
Annuso l’aria torbida di New York
e assaggio il freddo del Montana,
fino a accasarmi nelle pianure della California;
passeggio sulle colline di San Francisco
con il mio libretto nero e la mia penna
i miei ideali, così romantici e così pragmatici
così legati al mio passato che volevo liberarmene.
Dovevo scrivere per uccidere e sussurrare per lavoro.
Corpi che scivolano nell’ombra
fantasmi che mi seguono, ricordandomi il mio errore
il rombo della pistola puntata e il buco nel petto.
La missione compiuta mi riga il volto di lacrime di tristezza.
L’amore selvaggio e materno. L’amore che non ho mai avuto.
L’odio per chi ero, devo mascherarlo.
L’odio per chi devo essere, devo manifestarlo.
La pelle che mi porto addosso non mi sta più bene,
troppo stretta per i miei nuovi ideali,
stringe la vita con costrizioni e mantra cantati
al suono gracchiante del megafono del dittatore.
Sono scappato ed ero un uomo
sono arrivato ed ero un’altra persona.
In me, due uomini si dividevano l’aria che respiravo.
in me, due persone combattevano per prevalere.
Finché non sono ritornato da dove sono partito.
Cercavo le radici, volevo la pace
così da mettere d’accordo chi tirava da una parte
e chi, con denti e unghie, mi voleva dall’altra.
Quando mi hanno preso ero il nuovo,
tutto luci, vestiti firmati e ideali di libertà.
Quando mi hanno preso volevano sapere
chi ero stato e perché ero diventato così.
Mentre ero in prigione volevo sapere
chi ero e perché ero diventato così.
Per questo motivo, solo per questo motivo, sono ancora
vivo.
Scrivo per cercare di capire.
Scrivo perché qualcuno,
all’estremità opposta del tavolo,
non vede la sincerità delle parole.
Questa storia l’ho riscritta mille volte
e ancora una
per potermi riscattare.
Non sono più chi ero e non sono più chi sono diventato.
Sono una terza persona e, con questa nuova pelle, sto scappando.

[Liberamente ispirata al romanzo Il Simpatizzante di Viet Thanh Nguyen]

4 pensieri su “La doppia identità

    1. Grazie! 🙂
      Ti consiglio questo libro, molto bello, scritto benissimo e, se non ti fidi delle mie parole, il Premio Pulitzer 2016 che gli hanno dato forse ti convincerà di più 😀 eheheh

      1. Mi bastano le tue, ma ho una lista di libri da leggere che mi mortifica ogni volta che passo accanto alla libreria. Comunque lo inserisco in Lista dei Desideri.

Si!?

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