Infierno – Infierno

L’interno della reggia è immenso. Dall’esterno s’intuisce che dentro è grandioso, ma non si riesce ad avere l’idea concreta di quello che ci si troverà di fronte. Tutte le pietre sono scure, come se fossero tirate fuori dal carbone, ma la consistenza è quella del diamante. Passo la mano sul colonnato e la pietra mi trasmette un brivido freddo.
Vorrei fermarmi a guardare le sculture e tutto quello che c’è dentro la reggia, ma mi ricordo che non sono in museo a guardare, da turista, quello che il posto ha da offrire. Ho una missione ed è arrivare a trovare l’Oste e, per fare questo, devo parlare con Ade.
La conversazione che dovrò fare m’intimorisce, quindi rallento il passo, trattenendo la gamba e sentendo i muscoli contrarsi in quelle pose innaturali per me che, da sempre, ho un passo da bersagliere. So che non sarà una chiacchierata spensierata e, nonostante le ore di cammino e i giorni passati lontani da casa, ancora non ho ancora chiare le parole e come procederà il tutto. La drammaticità dell’evento è sottolineata dallo sguardo lugubre di Kore che, al mio fianco, scivola sul pavimento senza quasi far toccare la plastica dura delle scarpe da montagna che ha nei piedi.
Dentro i corridoi e le sale antistanti al trono, noto molte anime che vagano apatiche e senza una meta logica. Forse sono io che non vedo il senso della loro presenza in questa reggia ma poi, ripensandoci, sono io a essere fuori luogo quaggiù.
Vorrei condividere con Kore i miei pensieri e il tormento che attanaglia il mio cuore, ma la vedo concentrata e fiaccata da un peso che le sta martoriando l’animo da troppo tempo ormai; quindi rimango in silenzio e continuo a deviare dal percorso principale.
Le lampade a olio illuminano i grandi saloni e, pur guardando in giro, non c’è nessun fuoco a scaldare l’atmosfera: l’aria fredda mi morde le gambe e il volto mentre ci muoviamo da un corridoio a un salone senza vedere la fine del percorso.
Sono nella reggia e c’è solo un pensiero che mi martella il cervello: tornare indietro. Basta, ho fatto quel che potevo. Chi vorrebbe parlare con Ade? Chi vorrebbe incontrare la morte?
Nonostante i pensieri di disfatta e paura, non arretro. Non giro e ritorno verso l’uscita. Chiamiamola ostinazione o follia, ma spingo i piedi verso la sala del trono e così mi ritrovo, nel giro di qualche ora, al cospetto con il Dio dei Morti.

 

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19 pensieri su “Infierno – Infierno

  1. Lento quanto basta, preciso il giusto…
    ( devo ammettere che un salone del genere mi fa venire voglia di urlare : ADEEEEEEEE!!!!!! – ma forse non è il caso di buttarla in vacca proprio ora 😀 )

      1. Lo immagino ma la foto che hai messo mi ha fatto venire in mente la Galleria di Diana della Reggia di Venaria. Quando ci vado ho sempre quella voglia di urlare per rompere la compostezza del luogo 😀

      2. Eheheeh, ok, ammetto di aver “pisciato fuori dal vaso” con l’immagine, ma ci stava. O, almeno, così lo vedevo nella testa.

      3. Secondo me non l’hai fatta fuori ma hai fatto un bel centro tazza!
        E’ molto bello questo cambio di colori, di atmosfera. Mi piace molto

      4. Sì? Centro centro? Ahahaha
        Ci voleva un momento di cambio, un secondo di respiro, anche se rallenta un po’ il ritmo del racconto (che è già di suo lento).

      5. Tu lo sai come la penso… quando si tira troppo la corda, rallentando, si rischia di strafare. Meglio un capitolo in meno e più efficace, che quattro di lungaggini inutili.
        Questo è sulla sottile linea…

    1. Non brilla di enorme coraggio questo Zeus, ma c’è anche da dire: è coraggioso chi si butta avanti senza pensare o chi, dopo averci pensato, forza le sue paure e va avanti?

Si!?

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