Infierno – El centro del infierno

Dopo un breve periodo di pausa, eccoci di nuovo alle presi con il viaggio. Se volete tenervi aggiornati e/o non vi ricordate cosa è successo prima, leggete QUA

Il recente rimprovero mi brucia alquanto e, poiché l’unica attività possibile è quella di camminare, riprendo la marcia e apro la strada nelle pianure asfodeliane. Kore mi segue, zitta come una tomba ed io, dall’altra parte, rimango sostenuto in un certo malumore.
Sono conscio dell’inutilità di tutto questo rancore, ma la stanchezza mi sta pressando e sento il peso di un posto che, per quanto ormai normale, mi è estraneo e spaventoso.
Nell’aria pesante delle praterie scorgo una figura che si muove leggera nell’Oltretomba: in un primo momento non riesco a riconoscere cosa sia, poi capisco che ha le sembianze di un pipistrello o di una creatura simile. Butto giù il blocco di rancore e chiedo a Kore cosa sono quelle enormi figure alate e lei, con un sospiro, mi dice che sono gli eroi. Chi in superficie era un eroe, quaggiù è diventato una sorta di grande pipistrello.
L’ironia della loro sorte deve essere sfuggita agli dei. O è il memento che tutti, nella morte, siamo uguali.
Nelle vicinanze dell’Erebo c’è un’altra parte d’inferno che sarebbe opportuna controllare e cioè i Campi del pianto, ma non oso sollevare l’obiezione. Non credo sia probabile trovare l’anima dell’Oste all’interno di questa porzione dell’Ade, ma il suo rapporto con le avventrici della Taverna potrebbe averlo reso un degno rappresentante di questa parte dell’inferno.
Vorrei rimanere più arrabbiato, ma non ce la faccio, quindi mi volto spesso a controllare come sta la mia compagna di viaggio. Kore arranca dietro di me e ha la faccia smunta di chi è roso dal nervosismo e dallo stress. Gli occhi, che un tempo erano fieri, sono cerchiati di scuro e sondano il terreno, ignorando il paesaggio circostante. La mia amica ha gli occhi che risucchiano luce e son scuri, profondi e senza vita. Il suo tocco, prima caldo e profumato come una mattina di primavera, adesso è freddo e poco confortevole come una sera d’inverno.
Vorrei parlarle, aiutarla a superare quell’ostacolo che la blocca, ma poi desisto: chi sono io per fare qualcosa? Le chiedo, quindi, informazioni sul futuro prossimo.
“Come pensi che facciamo a entrare nel palazzo di Ade? Non credo sia utile suonare il campanello.”
“Ci sta già aspettando, Zeus. È da quando abbiamo varcato la porta dell’inferno che sa che la meta ultima è il suo palazzo”.
“Ogni sotterfugio è stato quindi inutile?” ribatto stizzito.
“No, è servito per tenerti in vita fino a questo punto.”
Mi rituffo nel mio silenzio rancoroso, il viaggio era condannato dall’inizio, mi accorgo solo ora che non avevamo speranza. O, forse, sono io che non ho mai avuto speranza, mentre Kore sapeva perfettamente quello che ci aspettava?
Il dubbio, fratello dell’insicurezza, mi divora il cuore e la mente. Provo quindi a sviare i pensieri su qualcosa di più leggero o di ripensare alle parole di Minosse e di Tisiphone.
Queste ultime, però, non fanno altro che gettare nuove ombre sulla missione e su quello che ci aspetterà una volta raggiunta la dimora del dio più temuto dell’intero universo: Ade o, come lo chiamano anche, Plutone.
Dopo molte ore di cammino lento e stentato, vediamo in lontananza il profilo dell’enorme palazzo di Ade.
La struttura è enorme, scura più del punto più tenebroso della notte. Il palazzo assomiglia a un grande tempio, ma il colonnato esterno non è aperto e, dove dovrebbe scorgersi il deambulatorio, è chiuso e invisibile dall’esterno. Le grosse colonne doriche che circondano la struttura sono levigate dal tempo e hanno fregi distorti che potrebbero essere accumunati a dei memento mori cristiani.
Cosa che non è possibile, ma è l’unica spiegazione razionale che posso dare.
Quello che più mi colpisce è che la reggia di Ade non riecheggia il dolore e la morte. Io mi aspettavo un posto dolente, con tanto di odore acre di sofferenza e terrore dell’Aldilà, ma quello che mi si presenta davanti è inaspettato e vivo. Questo termine risponde bene a quello che vedo: anime che entrano ed escono dal palazzo come se questo non fosse altro che un luogo di condivisione, una piazza dove poter incontrarsi e discutere.
Avvicinandoci al palazzo, vedo due elementi fuori luogo in un posto come questo: ai lati della reggia svettano due grandi cipressi candidi come la neve sulle montagne. Da questi due alberi bianchi sgorgano due sorgenti d’acqua.
Con la bocca secca e la gola simile alla carta vetrata mi avvicino all’acqua. Il liquido, che parte dalle radici delle piante, scorre fresco e spumoso e profuma di buono e pulito. Non faccio a tempo a inginocchiarmi e mettere le mani nell’acqua fresca, che Kore si aggrappa alla mia spalla e, con voce roca, m’intima di fermarmi. Mi fermo a mezz’aria con le mani a coppa. Quello che però Kore non si accorge, o fa finta di non notare, è il mio sguardo corrucciato e ben poco divertito. Dopo gli ultimi rimproveri, il mio spirito di gruppo si è raffreddato un po’.
Potete incolparmi di questo?
“Non bere da nessuna di queste fontane, Zeus. Non vorrei che il tuo viaggio finisca prima di essere iniziato realmente”.
“Per quale motivo, Kore? Perché non mi dici cosa mi trovo davanti invece che parlarmi per indovinelli?” rispondo piccato. Dopo aver aperto la bocca, me ne pento amaramente: sembro un bambino scontroso.
Per mia fortuna, la mia compagna di viaggio è più calma di me e mi risponde in maniera neutrale.
“La fonte alla tua sinistra è Oblio, quella alla tua destra è Memoria. La prima cancella il ricordo della vita passata, la seconda rinforza, rinnova l’amore delle cose amate”.
Anche se non mi sembrano cose brutte, mi trovo a pensare che entrambe le fonti producano un effetto innaturale e mi cambierebbe per sempre. Io non sarei più io e questo particolare è inaccettabile.
L’unica cosa che posso dirle è quindi un sentito ringraziamento.
“Forza Zeus, è l’ultimo sforzo. Fra poco siamo arrivati”.
Mi rialzo dalla posa del mendicante e, maledicendo un certo dolore alle ginocchia, mi rimetto in moto verso la meta finale. La grande rampa che porta all’entrata della reggia di Ade è una scalinata enorme che, a vederla, ti riempie di ammirazione e velato stupore. La grandiosità di questo complesso architettonico è allo stesso sobrio e sfarzoso. O, se vogliamo, è sfarzoso proprio perché fa della sobrietà un punto di forza.
Quando raggiungiamo la cima, tocco con mano la dimensione incredibile del palazzo. La porta sembra scolpita dai Titani e potrebbe far entrare senza problemi un edificio di due piani. Le decorazioni, in bronzo, raffigurano scene di guerra, di vita, di morte e ampie porzioni riguardano persino il raccolto e le attività agricole. Ancora una volta rimango stupito da quanto il mio pregiudizio mi abbia offuscato la mente: io pensavo di trovare la morte e, invece, sulla porta del Signore dell’Oltretomba, trovo simboli di vita e fertilità.
La cosa non è strana ma è pur sempre paradossale: i semi, che portano la vita nei campi, sgorgano dal terreno scuro e profondo. Il regno di Ade è strettamente legato al processo agricolo e alle colture.
Quando tolgo gli occhi dalle scene sulla porta, mi accorgo che ci sono due lugubri figure che ci guardano: le Erinni Alecto e Megaera. Come l’Erinne a guardia del Tartaro, anche queste due sono spaventose e mischiano tutti i caratteri che ho imparato a conoscere: la testa canina, i corpi scuri sormontati da ali di pipistrello e le vesti lorde di sangue vermiglio.
La loro voce è metallo sui nervi e ogni parola che sgorga da quelle fauci terribili, mi adombra il cervello di pensieri malsani e machiavelliche punizioni corporali o spirituali.
Le due Erinni non si avvicinano neanche e, in contemporanea, ci informano che siamo già attesi.
Ed io, tremante, metto piede nella casa del signore della morte, l’unico dio temuto da tutti, anche dagli dei stessi. Dopo giorni di marcia abbiamo raggiunto la reggia di Ade e, in questo posto desolato, si giocherà la partita finale del viaggio.

33 pensieri su “Infierno – El centro del infierno

  1. E finalmente si è arrivati all’O.K. Corral! Bellissima l’atmosfera che hai creato. Mi piace un sacco anche se vorrei dare una strillata a quel capriccioso di Zeus che sembra un bimbo stizzito che pesta i piedi 😂 Zeus perdio un po’ di contegno! 😉

    1. Ci siamo quasi, giuro, non odiarmi con il prossimo capitolo che è una sorta di “intermezzo”, ma poi si arriva alla resa dei conti e da qua alla fine del racconto.
      Zeus è un vagamente rompiballe, ma dopo giorni/mesi/anni di cammino e creature mitologiche, il nostro eroe sta perdendo la brocca 😀
      Mi tiro insieme, vedrai! Lo farò con grande stile 😀 ahahahaha

      1. Odiarti??!! Quando mai, mi sto divertendo un sacco! Alla fine il povero Zeus ha solo bisogno di un pasto caldo, iperproteico possibilmente, e di una birrozza gelata. Poveraccio mi sa che è da un bel po’ che non mangia come si deve, neppure un pezzo di pan di via….
        Lo stile c’è, su questo non ci piove!

      2. Già, mi sa che è solo una questione di stanchezza, disidratazione e fame.
        Passerà, vedrai. O, almeno, così spero 😀

  2. Si respira l’aria della resa dei conti e l’Oste dovrebbe anche farli bene. Il Palazzo è veramente una cosa grandiosa nella tua descrizione e incute timore reverenziale. Oste preparati che quando ti beccano non so se ne esci vivo.

    1. Per avere una visione d’insieme di quello che succederà, ci vuole ancora un po’ di tempo… ma non tantissimo, ci stiamo avvicinando alla naturale fine di questo racconto.
      O forse no? 😀

  3. Mai avrei pensato mi potesse piacere vedere l’Inferno. Giuro Dio che ci stai davvero portando con voi! Si sente e vede tutto quanto.
    La curiosità cresce e mannaggialavacca anche la tensione!

    1. Grazie Tati, io ci sto tentando alla grande. Ci saranno alcuni capitoli d’attesa e poi si scoprirà tutto o almeno credo: la regia mi dice questo… spero non mi menta 😀

      1. Per quanto mi riguarda ci riuscendo molto bene ( l’ho già detto, son ripetitiva ma sono anziana e mi prendete così!)

    1. Il viaggio all’inferno è lunghetto… ok che è pavimentato di buone intenzioni, ma sicuramente non è rapido da raggiungere.
      Cosa ci aspetta? Ancora un paio di capitoli e si capirà tutto (o quasi)

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