Non è che se starnazzi in treno, puoi definirti uno dell’oca selvaggia (cit.)

Questo titolo è stato tratto dalle opere di Gintoki, un gatto con la passione per i titoli. Edito da qualcuno e ristampato millemilacento volte.

NOTA BENE 1: il fatto di mettere note che rimandano a qualche altro valente scrittore è, senza ombra di dubbio, un omaggio al Faraone Ysingrinus.

NOTA BENE 2: questo non è uno studio scientifico sovvenzionato dalla Comunità Europea o dall’Università di Kolaskinhen in Cecenia (attiva dal 1934), quindi potrei sbagliare con certe affermazioni.

Sono in un momento particolare della mia vita. Ho lasciato delle sicurezze e mi sono buttato su un treno regionale per lavorare. Detta così sembra eroica o, in alternativa, che mi sono messo a fare il capotreno; in entrambi i casi, cari lettori, siete nell’errore più assoluto.

Quello che questo cambio mi permette di fare è di nutrire diversi aspetti della mia già spumeggiante personalità e, fra questi, risalta la misantropia (#torna a casa tua, ti aspetterò etc etc#). La popolazione del treno è quantomeno multicolore e ti urta in una quantità di modi che “le torture cinesi scansati“.
A parte l’incredibile odio per i vecchi, generazione che ha finito (forse) la guerra e pensa di potersi permettere ogni genere di angheria nei confronti di chiunque, quelli che attirano di più la mia attenzione, sfumata sotto ampie dosi di blackmetalinchiodacristi, sono le nuove generazioni che, a naso, puntano dai 16 ai 20 anni.
Se posso capire le scolarsesche di bambini, che ancora hanno da capire molte cose fra cui l’assoluta verità che il futuro è una truffa, non posso certo comprendere come si comportano questi ragazzi e ragazze. La suddetta classificazione mi inserisce nella categoria “vecchio stronzo”, ma visto che sono bello e ascolto blackmetalinchiodacristi, posso anche parlare per la categoria ggiovani vincitori.
Mi sono concentrato su un gruppo di ragazzi e ragazze che, inevitabili come le tasse ogni tre mesi, affollano il fondo del treno – posto che, in dei conti, frequentavo anche io a suo tempo – e che sbraitano in maniera incontrollata. Il che, ovviamente, non è un grosso problema – io ho nelle orecchie la distruzione dell’umanità – ma che non mi spiego a causa della relativa vicinanza fra bocca del gridante e orecchio dell’assordato ricevente. Spesso, ho notato, non sono i maschi che urlano di più (cosa che, ai miei tempi, era una consuetudine affermata per dichiarare al mondo che Io Sono Il Capo), ma sono le ragazze.
Siamo nel XXI secolo e, giustamente, ci vuole parità di cafonaggine. Il tipico ritratto delle ragazze nella compagnia di urlatori professionisti è quello classico: a) quelle che “devono essere nella compagnia, ma sono un po’ impacciate” (tipologia A) e b) quelle che “devono essere la regina della cumpa e si comportano gangsta” (tipologia B).
I ragazzi, dal canto loro, hanno tutti l’atteggiamento da rapper/gangsta che è ormai il grande trend del 2000.
Se la tipologia A è visibile ad occhio nudo e sono una sorta di chorus rispetto a tutto il delirio ormonale del treno, la tipologia B è quella che più intriga (scientificamente parlando, visto che in questo momento mi sento come i primi esploratori inglesi nel Borneo).
Le gentil pulzelle sono alquanto volgari (almeno il campione che ho visto), con un tono di voce che superara la barriera del suono e stordisce i pipistrelli nel loro volo notturno in Nicaragua, spesso artefici di grandi racconti in cui a) si sono ubriacate proprio marce, oh raga, proprio fuori, vomito a catinelle e/o dal naso; b) minacciano il maschio di turno di fargli xxxxxx (metti minaccia corporale a caso) o c) espongono concetti relativamente complessi come “no, cioè, capite, cioè, sai, cioè… “.

Io posso riportare unicamente queste parole perché il resto ho un bestemmiatore folle che continua a martellarmi il cervelletto inneggiando a Satana e il fuoco infernale.

Non domi dal tripudio verbale, il livello vocale in questa tenzone di personalità sale e finisce per convertirsi in grandi corse avanti e indietro lungo i vagoni. Sia chiaro, i giri per certi vagoni si facevano, ma di solito nelle gite che duravano più di 30 minuti di viaggio. Con mezz’ora di treno, mi sembra quasi sprecato alzarmi dal posto e incominciare a vagare, urlando, bestemmiando (cosa che, comunque, si intona alla musica che ascolto – quindi non giudico) e vantandosi di gesti inconcludenti, per 3/4 vagoni.
Lato positivo: spero continuino così anche in estate, così le ventate che spostano passando generano aria fresca sul treno.

La controparte maschile non è diversa, sia chiara. Solo che la nuova generazione ha un atteggiamento diverso rispetto a quella dei decenni precedenti: per manifestare supremazia, i ragazzi gesticolano come i rapper nei video o parlare/muoversi ciondolando come se portassero buste della spesa troppo pesanti.

Lo chiamano cambio della guardia. Lo so, sembra criticare il nuovo, ma non lo è; questo è uno studio/osservazione dei comportamenti umani in ambienti ristretti.

Quando ho mandato un Whatsapp ad un amico e gli ho descritto questo strano modo di relazionarsi con il mondo, il messaggio che ho ricevuto è stato un laconico: “vattene, che poi ti bullizzano“.
Ci sono rimasto male. Non per il laconico, ma per la consapevolezza che, anni e anni di riferimenti come Hulk Hogan, non ci hanno insegnato a sopportare la prospettiva del bullismo da treno fornita da giovani e adolescenti in pieno periodo gangsta.
Mi sento profondamente vecchio (e non lo sono) e, quindi, mi getto ad ascoltare ancora blackmetalinchiodacristi per mettermi in pace con il mondo creato.

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11 pensieri su “Non è che se starnazzi in treno, puoi definirti uno dell’oca selvaggia (cit.)

  1. Ti ci vedo bene sul treno a guardare questi PoveriPiccoliInetti e pensare ” potessi dare qualche sganassone a caso…” però non ci si può fare nulla: fanno prudere le mani in modo tale che non basta grattarle sugli spigoli dei muri vecchi, sembra proprio attirino le sberle.
    IO temo per Mini ma ho già un accordo con un amico : se si avvicina a diventare così, lui lo chiude a chiave nella cantina del pub ( suo) e poi chiama a rapporto noi genitori e si studia la soluzione possibile… che non è detto sarà farlo uscire presto 🙂

    1. Ehehehe, la soluzione mi sembra drastica, ma sempre meglio che farlo peggiorare 😀
      Comunque è strano, mi ricordo benissimo come ero io alla loro età (e non sono così ipocrita da dire: nooo, noi eravamo perfetti), ma si vede nettamente il cambio di riferimenti e di atteggiamento. Sembra strano, ma si vede. O, almeno, io lo noto.
      Sono però certo che c’è qualcuno che guarda me e dice: si vede che il tempo sta passando, guarda quel Zeus là…

  2. Per me sono peggio di un virus gastrointestinale! Proprio non li sopporto.
    Il mio Mister Mela insegna agli adolescenti…… mi ha raccontato cose che voi umani e dei non potreste credere…. 😱😱

    1. Io li capisco anche, soprattutto se ho metallo pesante che urla nelle orecchie. Li capisco perché mi arrivano ovattati 😀 ehehehe.
      Ma eravamo anche noi così, per l’epoca e per chi ci vedeva? O, pur nella follia adolescenziale, c’erano regole in più?

      Ho sentito anche io storie incredibili :O

      1. Io ero adolescente negli anni 80 e vedevo voi del decennio successivo già come alieni, figurati ora!

        Ogni volta che mi racconta ringrazio le divinità norrene di non aver fatto figli!! Ora sarei una madredimmerda o un’assassina! 😂😂

      2. Io negli anni 80 ero nella versione ragazzino, quindi sì, l’adolescenza l’ho vissuta nei ninties.
        (per adolescenti diamo il momento 12 – 18 anni).
        Io vedo tutti come alieni, ma perché sono misantropo di mio – anche se poi mi fiondo nel macello. Sono schizofrenico 😀

Si!?

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