Infierno – el camino de fuego

Non ci sono tante cose che mi rendono nervoso, però questo giudizio, uno scrutinio così severo e penetrante da lasciarmi nudo di fronte allo sguardo dei giudici, mi ha prosciugato ogni residuo di forza. Appena ci siamo allontanati abbastanza dal trittico infernale, chiedo a Kore di fermarci. Ho la necessità di tirare il fiato, di sentire scendere il mattone che mi sta bloccando la deglutizione e la respirazione. Voglio cercare di eliminare quel blocco che mi pesa sullo stomaco. Sento fame e il sonno mi appesantisce i pensieri e le parole, ma non oso dormire in questa landa tenebrosa. Mi siedo su un sasso, o almeno così credo, appoggio la schiena e chiudo gli occhi. Nel cervello mi turbinano le parole di Minosse, lo scrutinio e quello che provo è un misto di vergogna e timore, una punta d’irritazione cerca di nascere sotto la pressante presenza degli altri due sentimenti “ospiti” ma non cresce abbastanza da avere voce propria. L’ira muore nella tomba.
Con le palpebre chiuse mangio un boccone dalle riserve dello zaino. Il cibo scricchiola sotto i denti e sembra riempire il vuoto che si è creato all’altezza del petto. Inspiro con il naso, espiro con la bocca.
Lo faccio cinque volte.
Cerco un po’ di pace in questi sentimenti.
Apro leggermente gli occhi, non tanto da sembrare sveglio ma quel tanto che basta per vedere qualcosa e ancora la sensazione delle ciglia chiuse: Kore è rannicchiata poco distante a me. Anche lei spilucca qualcosa del cibo che ci siamo portati dietro, ma lo mangia con un’apatia e una meccanicità che trasmette una freddezza incredibile. Mangia perché deve, non perché ha fame.
Il viso è tirato e delle profonde rughe le disegnano la fronte e le increspano la pelle vicino la bocca. Gli occhi sono fissi su un punto indefinito dell’orizzonte e il corpo, solitamente così fiero e atletico, sembra raggomitolarsi su se stesso in un tentativo disperato, e impresso nella memoria sensoriale delle cellule, di auto-protezione.
Le chiedo cosa la sta tormentando.
– Questo posto mi adombra il cuore. Sento il dolore e il tormento e la sensazione della morte.-
-Già, non mi sarei mai aspettato di arrivare qua anzitempo e le loro parole mi hanno intimorito – faccio segno verso i tre giudici.
– Quello che ci aspetta non è una passeggiata, amico mio. –
– No e direi di non ritardare oltre – e, detto questo, faccio per mettermi in piedi. A quel punto, però, Kore è già in piedi e mi si accuccia di fronte, seduta sui talloni e con le ginocchia che mi puntano inquisitorie. La guardo interrogativo e lei ricambia il mio sguardo con gli occhi colmi di stanchezza, ma dietro il quale brucia un’energia incredibile.
Vorrei parlare, ma aspetto. Non è il momento, non credo lo sarà mai, per chiedere la domanda che mi è venuta in mente. La scaccio senza pensarci oltre.
– Zeus, adesso è il momento di fare un piano. Di muoverci con una meta. Stiamo per entrare in un territorio così vasto e inesplorato che, senza i dovuti accorgimenti, rischieremo di percorrere all’infinito. –
Kore fa un gesto con la mano, scacciando il pensiero di perdersi in questo posto. O, almeno, è quello che di cui mi convinco.
– Laggiù a sinistra c’è il Tartaro, non è molto distante quindi potremmo toglierci velocemente il dubbio che il tuo amico non sia finito in quel posto dannato; davanti a noi troviamo la grande pianura degli Asfodeli e poi l’Erebo. Oltre a questo posto ci sono i Campi Elisi e, ancora più distante, le Isole Beate.-
– Non credo che l’Oste sia finito nel Tartaro.-
Provo a suonare più convinto di quello che sono. Le parole di Minosse hanno sgretolato ogni forma di certezza e arroganza che soggiornava nel mio cuore. Ci metterò molto tempo per ritornare quello che ero.
No lo creo, Zeus ma, se ci pensi, non doveva trovarsi neanche qua – dice Kore – Dove non lo troveremo di certo è nelle Isole Beate. Quel posto è il paradiso dell’Ade e per poterci arrivare bisogna aver condotto una vita talmente retta e giusta che è quasi impossibile da ottenere per persone normali. –
– Escluse le Isole Beate, la ricerca riguarda solo il Tartaro e le pianure – poi sogghigno e aggiungo – con tutto il bene che gli voglio, non credo sia finito nei Campi Elisi.-
Te olvidas de algo, Zeus: Erebo – aggiunge categorica Kore.
– Già, c’è anche l’Erebo. Anche se non penso sia un posto dove desidero andare. –
Decidiamo di procedere con il Tartaro: non è certo la mia meta preferita, poiché è quello che più associo al concetto di Inferno. C’è un particolare che ho capito, quello che la mia esperienza di mortale ha capito, non ha niente da spartire con quello che apprendo sul campo quaggiù. Tartaro e inferno non sono la stessa cosa.
Il Tartaro non è una parte vera e propria dell’Ade. Il Tartaro esisteva prima di tutto ed è un dio primordiale insieme a Chaos e Gaia. Alcuni studiosi aggiungono Eros alla lista degli dei primordiali.
Il Tartaro è un grande punto interrogativo che sovrasta la mia esperienza infernale. Il mio viaggio alla ricerca dell’Oste è destinato a finire nel Tartaro? Che cosa troverò in quel posto di “eterna dannazione”?
A quanto ricordo dai libri, cosa strana perché non li apro da epoche storiche, il Tartaro ha una posizione particolare nell’universo: “Il Tartaro è così tanto sotto l’Ade, quanto il paradiso è sopra la terra”. Non sono parole mie, ovvio, ma del buon Omero: lui si che ne sapeva qualcosa di greci.
Strofino le mani fra loro cercando di recuperare un po’ di calore corporeo, mentre ci muoviamo lenti e silenziosi in queste distese piatte e vuote. Sulle enormi distanze delle pianure degli Asfodeli si muovono le anime di chi non è stato condannato al Tartaro o non ha ricevuto la benedizione per entrare nei campi Elisi.
Nonostante mi sembri di camminare al rallentatore e molto sotto i miei standard da bersagliere, ricevo diverse lamentele da parte della mia compagnia di viaggio. Kore è visibilmente sfinita e il passo, prima leggero e veloce, adesso è strascicato, lento e doloroso. Già da molte ore mi sono preso carico dello zaino, ma la vedo arrancare sotto il peso della mera carne che le ricopre le ossa.
– Vuoi che ci fermiamo ancora?- le chiedo preoccupato.
– No, dobbiamo finire questa parte di viaggio. Non ho quasi più tempo.-
-Come non hai tempo? –
Di nuovo, Kore scansa la risposta e si rifugia nel silenzio più assoluto. Mi mordo le labbra e rallento ancora il passo, tanto che sono quasi fermo.
La camminata per raggiungere il Tartaro è lunga e difficoltosa. Kore non riesce a percorrere che qualche centinaio di metri prima di fermarsi a recuperare il fiato e, oltre a questo, è proprio il percorso a essere lungo e sfinente. Il nulla che ci circonda, il paesaggio sempre uguale, così diverso dalle rocce che vedevo prima, m’incupisce e mi annoia la mente.
Quando penso di non aver più una goccia di energia da versare, ecco che raggiungiamo il Tartaro.
“E così questo è il posto della pena eterna?”
“Già” risponde lei laconica.
Non indago oltre, il suo essere telegrafico a ogni sollecitazione mi toglie la voglia di conversare.
Quando siamo nei pressi della nostra destinazione, scorgo l’enorme fiume di fuoco, il Flegetonte, che circonda le altissime mura del Tartaro. Quelle che vedo, però, non sono altro che i muri esterni, dietro l’altissima costruzione di pietra ci sono altre due serie di mura che hanno il solo scopo di impedire ai dannati di uscire dal Tartaro e scansare la loro pena eterna.
Ci avviciniamo frenati da una sensazione d’impotenza che ci strozza le viscere. Dopo aver percorso un paio di centinaia di metri, ci fermiamo e ammiriamo il grande cancello con le colonne di adamantino. In quel panorama desolato, quella costruzione di pietra è così fuori luogo e così intonata, da farmi salire un senso di vertigine.
Con la testa leggera e un vago sentore d’acido in bocca, scorgo una figura di fronte al cancello. Scuoto la testa e strabuzzo gli occhi, cercando di recuperare un po’ di sanità mentale e uscire da quello stato di dormiveglia che mi ha addormentato durante la camminata nelle pianure.
Quella che ho di fronte è frutto della mia mente!
Mi ripeto questa frase così tante volte da convincermi e, provando a emulare alcuni personaggi dei film, mi do un pizzicotto al braccio. Il dolore, reale, mi sveglia e mi rendo che quello che ho di fronte non è l’opera di un cervello stanco e sovraeccitato da quello che ha visto, ma è proprio una creatura che proviene dagli incubi più vividi degli scrittori.
Con cinquanta bocche munite di file di denti affilati e grandi come uomini di media statura, l’idra è la custode del Tartaro. Una creatura spaventosa che mi fa trattenere il respiro e lacrimare gli occhi. Sento il cervello che prova a metabolizzare la notizia e, nel cuore, percepisco la difficoltà di associare questa terribile visione a qualcosa di reale ed esistente.
In questa situazione che mescola l’assurdo con il terribile, mi trovo a capire i sentimenti descritti da Lovecraft nei suoi racconti: quell’orrore indescrivibile che ti spezza la mente. La visione di qualcosa che non dovrebbe esserci.
L’idra di fronte a me è contro ogni legge naturale e il mio guardarla è abominio e terrore puro.
Kore mi sussurra qualcosa nell’orecchio. Non riesco a capire cosa ha detto, ma sentire la sua voce riporta la mia mente a un livello di terrore accettabile. Qualche secondo dopo, penso chiaramente e, pur spaventato a morte dalla creatura mitologica, riesco a non sentirmi spezzato di fronte a tanta immonda visione.
– Che cosa facciamo adesso? – lo domando a me stesso.
Guardo l’Idra e, mesto, cerco un modo per ragionare con un mostro mitologico con cinquanta teste.

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21 pensieri su “Infierno – el camino de fuego

  1. Leggere la parola “Oste”, sentire che qualcuno ancora la pronuncia e lo cerca, per giunta in un luogo terribile come questo, mi ha fatto effetto. Ha risvegliato un pensiero o, meglio, un moto in profondità che chiamo “pensiero” denso di incertezza, mancanza, distanza, memoria. Eppure vivido e pulsante.
    Dai Zeus continua fosse solo anche per seguire le tue gesta. Non mi preoccupa tanto l’Idra, ma il tempo che sta per finire di Kore. Non vorrei mai che ti ritrovassi solo in mezzo a quel posto male frequentato. Vedi se non mi tocca venire laggiù a riprendervi entrambi 😉

    1. Sobbalzato alla parola “Oste”? In fin dei conti, anche se è un viaggio del buon Zeus, lo scopo principale è quello di trovare l’anima dell’Oste e riportarla in superficie (se ce la faccio, ovvio).
      L’Idra è una bella bestiaccia… ma vediamo di ragionarci 😀 Kore non è al meglio, sempre più sfinita da questo viaggio. Giuro, pensavo di essere io quello che finiva con la lingua a penzoloni, invece mi son sbagliato :/

  2. E ora voglio proprio vedere chettinventi! Non so ma credo che due grattini sotto al mento, per quanto non si possa dire di no, non possano bastare e in ogni caso non hai abbastanza mani mannaggiamiseria!

    1. Questa volta è difficile, lo so. Non immaginavo certo di dovermi confrontare (anche) con un’idra. Io volevo un viaggio tranquillo, andata-ritorno e saluti.
      Mai una soddisfazione, neanche all’inferno.

      1. GiudaBallerino! ti sei cacciato in un bel guaio ma sono certa che ne uscirai… altrimenti tocca mettere su una spedizione per recuperare te, che recuperi Oste… che al mercato mio padre comprò

      2. esatto. diventa quasi una barzelletta.
        Sono certo che mi inventerò qualcosa, come ne esco? Questa è una delle domande del secolo 😀

      3. Riuscirà il nostro eroe a superare i millemila ostacoli? Restate con noi e lo scoprirete! “Zeus contro Idra”… presto nelle migliori sale della tua città 😁

  3. prosegue il viaggio e si entra nel vivo della ricerca. Nuova prova per Zeus ma Kore è enigmatica. Il suo tempo sta per finire come la mitica Proserpina.
    Puntata che il buon WP non mi ha comunicato come la seguente. Forse hai cancellato il follow?

    1. Ciao Orso bianco.
      No, non ho cancellato il follow, ci mancherebbe. Secondo me WP fa quello che vuole, ormai è una bestia senziente. La saga, dopo questo episodio, è andata ancora avanti, quindi hai un po’ da recuperare.
      Spero continui a piacerti questo racconto!

  4. Zeus… ma quante cose si imparano leggendoti? Hai approfondito l’argomento in maniera esemplare, racconto dopo racconto. Ora non so cosa farete, ma mi preoccupa tanto anche Kore che dice di non aver più tempo…

    1. Ho studiato molto per scrivere, questo lo ammetto. Tutto l’impianto, tutto quello che stai leggendo ha delle basi “storico/letterarie” abbastanza rispondenti al vero/conosciuto. Le descrizioni sono in linea con quello che circola in libri e narrativa…
      Kore è effettivamente molto stanca e non chissà cosa succederà adesso, io non lo so proprio (ma lo scoprirò ehehe)

Si!?

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