Infierno – Cruzando la puerta dell’inferno

Nella scorsa puntata, sono arrivato fino alle porte dell’Ade, solo per trovarmele sbarrate da Cerbero. Questo capitolo prende il via da quel momento preciso…
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Nelle ore successive qualcosa si fa largo nella mia mente, un ricordo sepolto dalle scorie del tempo, del lavoro e delle preoccupazioni giornaliere: un’altra persona, un vivente, è riuscita a superare Cerbero senza essere sbranata. E no, non sto parlando di Ercole.
Enea, a suo tempo, era riuscito a entrare nell’Ade con un abile trucco: aveva gettato polpette drogate con delle erbe. Per rendere l’esca ancora più succulenta e golosa, l’eroe troiano aveva dolcificato la carne con del miele. Il trucco, a suo tempo aveva funzionato perfettamente mandando KO il guardiano dell’inferno.
Sull’onda dell’entusiasmo, mi sporgo verso Kore e le spiego la mia idea; lei ascolta concentrata e poi, dopo qualche secondo di silenzio, alza lo sguardo e ci scorgo dentro una dolcezza infinita, lo sguardo di una madre che, dopo aver ascoltato un’idea intelligente del figlio, ne è orgogliosa e sente il cuore scoppiare di gioia.
“Si può fare Zeus!” le scappa quasi un grido di felicità “Si può fare, solo… “.
“… ci manca la carne?” continuo io.
“Sì” la felicità fluisce via come la pioggia sul terreno secco e duro.
Questo, però, non è il momento della depressione, quindi affondo la mano nello zaino e cerco, con ostinazione testarda, qualsiasi cosa possa essere utile al piano congeniato da Enea molti secoli prima. Le dita toccano strumenti e cianfrusaglie varie, finché i polpastrelli non toccano qualcosa di conosciuto: le provviste e, in un secondo momento, un sacchetto di erbe. Le prime le avevo messe nello zaino come riserva, temevo una lunghissima ricerca e un viaggio estenuante, ma l’incontro con Kore ha reso tutto molto più veloce e diretto. Inoltre, quaggiù, il tempo si muove in maniera bizzarra e non riesco a capire da quanti giorni siamo in questo luogo. Le erbe le avevo prese con me in previsione dei riti d’entrata, ma non mi sono mai servite. Sono erbe allucinogene e altre che, a onor del vero, non saprei che effetto abbia sull’uomo.
L’incontro con Kore, ancora lei, mi ha risparmiato la prova e il rischio di avvelenarmi con droghe tossiche per il mio organismo.
Porgo il bottino alla mia amica che, stupita, mi guarda con la bocca spalancata e uno sguardo sornione negli occhi.
“Merende, panini… erbe?” Kore è incredula.
“Sì, non avevo preventivato un aiuto… mi sono portato dietro tutto il necessario per provare a entrare in questo posto” confesso imbarazzato.
“Zeus” soffia fuori dalle labbra socchiuse. Dopo di che mi stampa un bacio sulla guancia e rincara la dose dicendomi “Sono felice che sia il mio compagno di viaggio”.
Detto questo, si gira veloce; il che non mi permette di vedere il suo sorriso, che m’immagino radioso tanto quanto il mio.
I minuti successivi sono dedicati a cercare di creare delle polpette con i prodotti che abbiamo. Non possiamo rischiare di buttare un panino e questo, aprendosi, perda le droghe nell’aria infernale. Kore si occupa delle erbe che, a quanto vedo, maneggia con sapienza e conosce abbastanza bene. Io provo a immaginare il miglior modo per creare una polpetta con i cibi preconfezionati che mi sono portato dietro.
Un’altra volta, in questa mia giornata di grazia, mi viene un’idea geniale: dentro lo zaino ho alcune ciotole che avevo portato con me per i rituali d’entrata, queste possono essere utili per creare delle vere e proprie polpette. Pongo la ciotola per terra e ci sbriciolo dentro il pane e l’affettato, così da creare una base. A questa aggiungo acqua, così da inzuppare il pane e provare a renderlo abbastanza colloso. Nello zaino trovo anche delle bustine di miele liquido, quelle che ti danno al bar insieme al tè. Unisco alla poltiglia anche il miele, così da creare un legame forte fra tutte le parti.
Appena la pasta è sufficientemente collosa, avverto Kore che, rapidamente, versa il mix di spezie nel composto.
Impasto qualche secondo e poi ne prendo una metà e la faccio scorrere fra i due palmi umidi messi a cucchiaio. La prima pallina speziata è pronta. Per evenienza preparo anche la seconda, non vorrei che la quantità di spezie sia poca e non faccia effetto.
Di comune accordo con la mia compagnia di viaggio, mi prendo l’onere di tirare il boccone drogato a Cerbero. Il lancio è imbarazzante, le ore passate a camminare, la tensione e chissà quale motivo mi fanno tirare la pallina troppo distante dal cane infernale. Cerbero alza leggermente la testa e poi ritorna a sonnecchiare.
Mormoro qualche bestemmia e scuoto la testa. Ho una sola polpetta speziata da utilizzare.
La seconda palla di pane e droghe compie una parabola quasi perfetta e cade di fronte a Cerbero. Il cane, seguendo un istinto che neanche l’inferno è riuscito a toglierli, afferra la polpetta e la mangia con voracità. La bocca scura del cane tira fuori una lingua viscida e si pulisce i baffi dal miele drogato.
Rimango affascinato da quel comportamento straordinariamente naturale per una creatura come quella.
Adesso non ci resta che aspettare e sperare: pregare che le spezie siano giuste, che facciano effetto, che la seconda polpetta, spiaccicata a un paio di metri dal guardiano infernale, non fosse fondamentale ai fini del nostro piano.
Kore si siede con la schiena su un masso e appoggia la testa sulla pietra. Per la prima volta la vedo chiudere gli occhi e il cuore mi si stringe, sento la sua stanchezza e il turbamento che si porta dietro, ma non riesco a capirne l’origine. Anch’io sono sfinito. Dopo giorni di marcia, possiamo prenderci un po’ di tempo per aspettare. Io vorrei muovermi, ma so benissimo che cercare di superare Cerbero nel pieno delle sue capacità fisiche è impresa impossibile, quindi mi quieto e mi siedo poco distante da Kore.
Dalla mia posizione posso vedere senza problemi il cane.
Dopo un’ora, o qualcosa di più, Cerbero sembra incerto sulle zampe. I latrati, prima così terrificanti, si fanno meno potenti e anche le teste, che mi avevano sciolto le viscere, non riescono a restare sollevate tutte insieme. La coda striscia per terra e i movimenti del cane infernale diventano sempre più lenti e impacciati, finché le zampe non cedono e il nostro ostacolo all’Ade si accascia sul pavimento.
Qualche secondo dopo, Cerbero è profondamente addormentato.
Scuoto Kore che apre gli occhi e, con determinazione, si precipita verso il cancello.
“Muoviamoci, non so per quanto resterà ko” mi dice mentre guida la marcia.
Io la seguo a qualche passo di distanza. Vedo la polpetta sfortunata spiaccicata per terra e poi arriviamo vicino a Cerbero. Solo quando siamo vicino alle bocche del cane il passo rallenta, siamo certi che sta facendo finta, ma così non è. Il respiro è pesante e il costato si alza e si abbassa con la lentezza tipica del sonno profondo.
Il respiro del cane, in quel sonno drogato e innaturale, assomiglia al rumore del vento notturno che sbatte sulle tapparelle chiuse.
Vorrei essere più coraggioso, ma non ce la faccio quindi, anche se Kore mi conferma che Cerbero sta dormendo, mi sposto di qualche passo e prego fra me e me che il sonno duri quanto basta a passare.
Cosa che avviene e noi ci troviamo, per la prima volta dall’inizio del viaggio, nel pieno dell’Ade.
Adesso siamo in un punto cruciale della ricerca, da qua non si può tornare indietro. L’unica uscita è proseguire e completare la missione che mi sono dato.
Sorrido all’ironia della sorte: per riuscire ad uscire vivo dall’Ade, devo spingermi sempre più a fondo nell’Inferno.

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31 pensieri su “Infierno – Cruzando la puerta dell’inferno

  1. Diamine un’infernale puntata di un programma televisivo a tema gastronomico che impazza di questi tempi! Sei un diabolico genio del marketing 😉
    La polpetta “addizionata” funziona sempre…mi verrebbe da scrivere un “pezzo” su: “Cosa sognano le tre teste di Cerbero quando si sballano”.
    Ottima la tensione nel passaggio davanti al canaccio. Ero lì che leggevo in punta…di piedi.

    1. Metto insieme due passioni: inferno e cucina 😀 ahahaha. La polpetta più, parente del Latte+, è un must per ogni gita nell’Oltretomba. L’importante è ricordarsela 😀
      Grazie redbavon, io ci tento a raccontarlo l’inferno… sto scrivendo il “finale” di questa prima parte, ce l’ho in mente da quando ho iniziato la storia.

      1. Non saprei. Qualcuno diceva “Nessuno uscirà vivo da qui”, ma era un cantante country e non è diventato molto vecchio…

    1. E poi ci lamentiamo del sistema scolastico italiano. Due libri e mezzo orecchio durante le lezioni di italiano ed eccomi qua a tirar fuori soluzioni “classiche” in un mondo infernale.
      Grazie Orso Bianco!

      1. La qualità dell’insegnamento è scarsa… o, forse, è la voglia di apprendimento che manca. Dipende. O, forse, è il fatto di essere nutriti a flash news con facebook? Chi lo sa.

Si!?

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