Jumanji 2, ovvero prove tecniche di poesia

Già dalla locandina potete vedere che c’è qualità

Quando mi è stato proposto di andare a vedere Jumanji – Welcome To The Jungle non ho potuto rifiutare: un sequel moderno di Jumanji del 1995? A naso, aveva tutte le caratteristiche per diventare un classico post-moderno con sottili venature di deiezioni canine che, sottilmente, ne infarcivano la trama tanto da renderlo appetibile a tutti.
Ma soprattutto a me.
Il protagonista è il pompatissimo The Rock, un can-attore così importante per l’Hollywood moderno da essere imprescindibile quando si prendono vecchie pellicole/serie e le si trasportano nel bitume quotidiano. The Rock ha la fisicità di un colosso e l’espressione sorpresa di uno che, dopo la fagiolata del pioniere, non sa benissimo se quello che ha emesso è un temibile attacco chimico o un più terreno attacco di squaraus. Quindi, per evitare problemi, si muove senza pensieri: tanto è un armadio a tre ante, chi vuoi che gli dica qualcosa?

Ma servono didascalie quando si vedono immagini così?

Ma partiamo dal principio e diciamo subito che Jumanji 2 è una vaccata e, per questo motivo, va visto e riverito. Restituire incredibilità ad un film che di questo elemento era cosparso è un fattore cruciale e quindi hanno fatto un lavoro con i fiocchi. Via l’obsoleta scatola da gioco da tavolo e dentro una consolle tipo Nintendo o cose più arcane, provenienti dal lontano 1980 e di cui vi potrebbe parlare, in maniera mirabile, il buon Redbavon nei suoi discorsi su tecnologia, giochi per computer etc.
I quattro protagonisti (ah ah ah) sono i classici delle barzellette: c’è il nerd sfigato (da quando The Big Bang Theory e Stranger Things sono diventati di dominio comune, essere nerd è di nuovo un momento topico della filmografia), il giocatore di football (nonché ex-amico del nerd e, per rispettare il politically correct e lo stereotipo vigente, ovviamente è nero), la sgallettata amante dei selfie e, per ultima, la controparte femminile del nerd sfigato: l’acidula petulante.
I quattro ritrovano il gioco, scelgono un personaggio a caso e vengono trasportati nel mondo di Jumanji con gli avatar che si sono scelti – ovviamente senza sapere che, nella realtà, hanno caratteristiche fisiche tutte loro.
Ovviamente, visto che siamo nel 2018 e l’ignoranza deve essere giustificata a tutti i costi, hanno dovuto piazzare dentro Junanji 2 la trama e il sottofondo morale. Una stronzata colossale.
Ma veniamo ai veri eroi di questo film.

I veri eroi del film: mezza tacca, la montagna, la tizia che non sa fare niente e il ciccione buontempone

Detto di Dwayne Johnson, che è l’avatar del nerd sfigato (ma va?), ci troviamo di fronte ad una selezione naturale di personaggi imbarazzanti.
La bella di turno, Karen Gillan (avatar dell’acidula petulante), è inutile finché non mettono su un pezzo anni ’80 su cui balla e uccide. Kevin Hart è irritante (ma penso sia un tratto comune a tutti i suoi film e, come è intuibile, è l’avatar del grosso giocatore di football) e non riesce a nascondere il suo essere fastidioso come un dito in culo neanche quando fa il brillante. Il che, per essere un mezzo comico (vista l’altezza, mezzo è un termine perfetto), è qualcosa che ti fa aumentare la circonferenza sferica delle palle.
Su tutti trionfa Jack Black che, dopo un periodo di fulgore mediatico con film imbecilli e i suoi divertenti Tenacious D, è ritornato alla dimensione che più gli si addice: fare film di merda e fare ruoli rivoltanti. L’insieme delle faccette e mossette dovrebbe essere la trasposizione, su corpo maschile, delle mimiche femminili (Jack Black è l’avatar della sgallettata che ama i selfie) ma è francamente triste. Vi ricordate Mr. Black in School Of Rock o in altri film? No? Forse perché la sua recitazione era così misera da non scolpirsi sulla retina? Credo di sì.

Prego notare lo sguardo di Jack Black, una perfetta nonna Abelarda. 

Visto che tutti gli attori hanno un bagaglio di zoccole e droga da mantenere, anche il buon Bobby Cannavale lascia il ruolo dell’italo-americano e si prende quello dell’inutile cattivo della storia: la sua poca incisività e perfidia lo mette giusto sotto la cattiveria del gattino indifeso e poco sopra quella del cactus. Ma si sa, le zoccole vanno pagate e questi film pagano. Lo sa lui, lo sappiamo noi.
Su tutti giganteggia The Rock ed è il mattatore di tutto il film. Dovendo interpretare l’avatar di un adolescente, gli tocca muoversi con i dubbi esistenziali di un quindicenne. Lui che, quando era quindicenne, probabilmente era 1,80 per 80 kg. Quindi vi potrete gustare faccette stupefatte nel constatare che ha un corpo enorme, che è velocissimo, che è superforte etc.

Ha lo sguardo soddisfatto di uno che, dopo un po’ di tempo di castità assoluta, mette la mano nelle mutande e via di divertimento.

Lo si vede che si fa divertendo a fare il minchione. The Rock, in Jumanji 2, ha un livello di recitazione che, rispetto alla compagnia al suo fianco, sembra essere quello di Al Pacino vecchio stile. Ogni posa è carismatica e trasmette quel malessere adolescenziale che ha contraddistinto i testi di Nirvana, Soundgarden etc etc. Ma non in lui, lui è grosso e carlino, piuttosto crea malessere adolescenziale in noi che vediamo il film.
Cosa posso dire di più del film? Gli effetti speciali sono gettati là, la storia fa acqua da tutte le parti e, come sequel di Jumanji, è qualcosa di terribile. Su tutti troneggia, però, The Rock e questo è un punto di favore per il film.
Io sono uscito dal cinema e mi son detto: mai più.
Dopo 10 minuti dal proposito, come un drogato, ho detto: appena esce, me lo devo procurare.
La poesia va apprezzata.

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21 pensieri su “Jumanji 2, ovvero prove tecniche di poesia

  1. Dai tempi di Scooby-doo il quartetto va forte! È un classico che non si cambia.
    Secondo me Hollywood legge le tue recensioni e fa i film apposta.
    In realtà i film sono i trailer agli irresistibili post di Zeus, il meglio sulla piazza per capire la cinematografia postmoderna (che non significa un cazzo ma fa figo!) 😂😉

  2. Su The Rock abbiamo già avuto vari scambi e convergiamo sulla sua assoluta levatura. La sola presenza di The Rock inserisce il film in un genere, lo spettatore sa cosa aspettarsi ed è garanzia che in un film dimmnerda ci sia qualcosa da salvare e, sopratutto, da scrivere. Sono tuo fan di queste recensioni che sono l’unico motivo di giustificare l’esistenza di questi film.
    Grazie per la citazione della mia umile webbettola.

    1. Di The Rock abbiamo detto molto, ma non tutto. Quella persona ha la capacità di trasportare il cinema su un livello tutto nuovo.
      Io recensisco perchè è l’unico modo per poter dare visibilità e la giusta credibilità a questi film. Se no, caro Oste, tutti li ammazzano per niente.
      La citazione è dovuta, sei molto più esperto di me in materia!!

  3. Non l’ho ancora visto e ciò mi rende particolarmente triste, perché già so (e lo so da mesi) di essere di fronte a qualcosa di maestoso nel suo genere. The Rock e i suoi dubbi esistenziali sono il nostro pane quotidiano, lo sai, rendono il suo personaggio scemo ma credibile, quando ho sempre l’impressione che altri loschi figuri non abbiano la stessa caratteristica. Voglio dire, The Rock recita caninamente, si prende poco sul serio, ormai ha preso la strada del “vabbuò mo mi sparo due pose e faccio ride la gente così mi cacciano la grana”, mentre altri sembrano risentire di un approccio del genere. Dai, come si fa a vedere Jack Black ridotto in quelle condizioni? Non rende nello stesso modo, veramente. E non lo dico solo perché The Rock è un armadio a tre ante e nessuno si arrischia a criticarlo 😀
    Dai, a The Rock gli si vuole bene. Non è solo paura.

    1. Io a The Rock do il mio voto sempre e comunque. Mi manca in St.Andreas, devo ammetterlo, ma solo perché i disaster movies, quelli dove tutti si spacca e va a rotoli, mi irritano a prescindere. Sarà, penso, l’unico film di The Rock che non vedrò mai per partito preso.
      Lui, come dici saggiamente te, è l’unico attore che sa che recita male (o, se non male, in maniera spudoratamente canina) e, sapendolo, non si prende sul serio. Cosa che, ai miei occhi, è un vero e proprio più nella casella: voto di fiducia.
      Sto aspettando la nuova stagione di Ballers, una serie dove lui è padre-padrone di un baraccone da circo della NFL. Spettacolare. Ignoranza pura.

      1. St. Andreas dovrei proprio vederlo. Visto che tu non ci riesci, potrei sacrificarmi. Spero solo di trovarne il tempo, ma sono fiduciosa. Al momento mi sto barcamenando fra Pain&Gain e la storia delle prime bombe atomiche, sicché come potrai immaginare le mie pause dalla vita quotidiana sono decisamente movimentate… St. Andreas si potrà aggiungere senza problemi. Per Deroc, questo e altro. Lui davvero ha capito tutto.
        Mi sa che questo Ballers dovrò vedermelo… mi incuriosisce molto.

      2. Se ti immoli te, ne sono felice. So che mi perdo qualcosa degno di essere tramandato ai posteri, ma i disaster movies proprio non li reggo. Pain&Gain, però, merita lo sforzo! Potrebbe meritare l’Oscar per il film con più protagonisti canini. Senza se e senza ma.
        Ballers è ignoranza e NFL e droga e donne. Non ha un briciolo di cosa intelligente dentro neanche a cercarla.

      3. Un commento, il tuo, che non è solo un commento, ma uno sprone a immolarsi e arrivare a un livello inusitato nell’approfondimento dello studio della caninità recitativa (o caninitudine? non mi so decidere). Questione mica da poco.
        Cresce la curiosità per Ballers. Altro che House of cards.

      4. Sono un motivatore, lo so. Cerco di dare il mio meglio nel tenere alta la fiaccola della caninità e ignoranza recitativa e, come hai detto giustamente te, della caninità recitativa 😀
        Ballers è TheRock al 100%, con intorno un po’ di droga, football e tante tette. Posso dire tette? In fin dei conti è quello, quindi ha il sottofondo della serie che piace.
        E poi lui, Dwayne, fa il piacione tutto il tempo… anche quando ha lo sguardo incarognito.

Si!?

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