Infierno – Me temo, pero vamos

Infierno è una storia strana, che procede lenta, muovendosi cauta verso quella che sembra essere la fine inevitabile. Sarà così? Iniziata come avventura, come ricerca dell’Oste, Infierno si sta trasformando in un viaggio molto più grande della semplice ricerca.
Non si finisce mai di imparare.
Per chi si fosse scordato il precedente capitolo, può cliccare QUI.


Che cosa sentivo? La paura e l’inquietudine di trovarmi in un luogo terribile.
Più di tutto vedevo le ombre delle più grandi tragedie dell’umanità intera: la paura, l’ansia, la vecchiaia, la malattia, la fame, la guerra, la morte e molti altri terribili vessilli del nostro essere passeggeri irrequieti di questo mondo facevano la loro crudele sfilata in questo vestibolo. Kore, al mio fianco, sente che rallento il passo e così mi stringe la mano.
Niente ci può toccare ed io, da parte mia, non ho la minima voglia di stendere il braccio e toccare uno di quei tormenti e poi rimpiangerne le conseguenze.
Ci muoviamo in religioso silenzio fino a raggiungere il centro del vestibolo in cui sorge l’albero dei sogni. Vorrei fermarmi a osservarlo, ma nel momento stesso in cui rallento il passo, ecco che Kore mi fa segno di proseguire.
“Non fermarti Zeus” mi sussurra “Muoviti”
La voce è preoccupata. Di cosa lo scopro subito: davanti a me sostano dei mostri terribili. Chi mi stava aspettando? La Chimera, con il suo strano mischiarsi di bestie minacciose, la Gorgone e la sua orribile testa, i Centauri e molti altri mostri mitologici. Questa è la legione a difesa dell’Ade.
Il cuore mi balla nel petto, lo sento pestare duro contro la cassa toracica.
“O Dio mio” sussurro fra i denti, mentre cerco di trattenere le gambe dal prendere la via del ritorno. Non sono venuto qua in vacanza premio.
“Non farti spaventare” mi rassicura Kore “Sono solo ombre quelle che vedi intorno a te. Sono immagini di quello che erano. Non temere, non ci fermeranno loro”.
“Sei sicura?” ribatto incerto “Mi sembrano molto temibili”.
“Sono sicura, Zeus” le parole suonano come quelle di una madre premurosa “Continuiamo, che non è questo il momento di farsi prendere dallo sconforto”.
Detto questo prendo un po’ di coraggio e mi avvicino: le creature mitologiche adesso mi sembrano più delle ombre dolenti che terrificanti.
Ancora una volta la mia curiosità supera la saggezza della mia compagnia di avventura e così rallento il passo e guardo quelle creature di cui avevo solo letto o studiato a scuola. La Chimera mi affascina, tre bestie così distinte unite in un’unica strabiliante creatura dall’aspetto fiero e feroce nello stesso tempo: il corpo della capra, il muso del leone e la coda di drago. Non avrei mai più rivisto una tale bestia in tutta la mia vita, questo è sicuro.
Mi fermo ad ammirare la fiera, prima di rimettermi in marcia, ma non senza una certa pesantezza nel cuore: i mostri mitologici sono solo memoria e ombra e il mio timore, prima così vivido, adesso è solo una nuvola di mestizia.
“Che succede?” mi chiede Kore.
Come fare a spiegarle che, oltre ad essermi imbarcato in un viaggio che non so se mi riporterà indietro, sto camminando all’interno di un’ossessione e una paura che provo da qualche tempo? Non sarei convincente.
“Tutto svanisce, ecco cosa” le dico, le mani affondate nelle tasche e la testa bassa a guardare quell’illusorio pavimento grigiastro “Tutto finisce per diventare grigio e, se si è fortunati, memoria”.
“La morte è così, Zeus” mi dice “Non crucciarti troppo”.
“Sarà, ma questa cosa è terribile se ci si riflette”.
“Allora cerca di lasciarti alle spalle una bella memoria, qualcosa per cui varrà la pena banchettare e spargere vino in terra” mi dice Kore, in tono convinto.
Mugugno una risposta che Kore non comprende, ma sento che la depressione sta attenuando la sua ombra e così palpo l’aria fino a sentire il gomito di Kore, lo stringo brevemente e le sussurro “Muoviamoci, forza, adesso è tutto ok”.
“Muy bien, Zeus” sento i passi che si muovono in direzione del passaggio “Il cammino è ancora lungo e ricco di ostacoli ben più pericolosi che queste ombre”.

 

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27 pensieri su “Infierno – Me temo, pero vamos

      1. Non saprei, sicuramente è un capitolo di passaggio, quella era la scoperta dell’Ade, questo è il portale per entrarci. Si scoprono cose che si hanno lette sui libri ma che non si conoscono “sul serio”.
        Penso sia la stessa cosa del crescere.

        La musica è fondamentale in questo pezzo, lo ammetto. Ci sta perfettamente.

  1. “Per me si va nella città dolente”
    È bello, malinconico e dolente.
    Mi piace ogni volta di più perché si approfondisce la psicologia e la scrittura diventa più raffinata.
    La canzone è una delle mie preferite (faccio di quei cori in macchina!! 😁)
    Bravo Zeus 😊

    1. Grazie Mela!
      Cerco di far progredire il personaggio con il passare del tempo. Qualche piccolo barlume di crescita in ogni capitolo, così da renderlo grande verso la fine 🙂
      La canzone è perfetta per questo capitolo, non potevo sceglierne un’altra! 🙂

  2. Incredibile come dietro la paura e l’orrore si possa nascondere la tristezza e la disperazione. Come si possano confondere.

    Cambiando tono, è ironico leggere di Zeus alle prese con creature mitologiche.

    1. Grazie Liza!
      Cerco sempre di non prendermi sul serio… non dico che sparo minchiate ogni 3×2, ma prendermi troppo sul serio non mi piace 😀

      Grazie Liza! 🙂

  3. Immagino le bestemmie che stai tirando all’Oste! 😂 Diamine, anzi Diavolo! Che posto terrificante. E ben sottolinei che le paure sono quelle che ti porti dentro le più paralizzanti e temibili. Ma lento passo, vedrai, anzi vedremo che anche questo sarò un viaggio degno di essere raccontato davanti a una bella pinta di grog. Chiaramente offre la casa!

    1. Bestemmie?! 😀 ahaha. Non troppe, anzi mi sta dando la possibilità di scendere dove solo i più grandi sono scesi e, rispetto a me, con migliori risultati 😀 eheheh. Già, le paure che ci portiamo dentro ci fermano ancora prima di essere arrivati a destinazione e di aver incontrato, in prima persona, la paura esterna.
      Una pinta di grog alla taverna? Sempre gradita, lo sai. Ma prima vediamo come si mette sto viaggio, si prospetta lunghetto.

Si!?

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