Infierno – Agua y azufre

Quanti giorni sono passati? Quante feste e quante strette di mano? Ormai non riesco a tenere il conto e il passo, ma sappiate che mi mancate tutti. Soprattutto voi spammer che mettete il LA sui miei commenti – siete migliorati, adesso riuscite a ricopiare anche il nome dell’articolo invece di inserire “bhdnjffdsklal” alla fine. Bellissimo.
Comunque sia, non sono qua per parlare di SPAM, ma per presentare il nuovo capitolo di questa storia infernale. Nata come spin-off di Batmancito, questa storiella incomincia a muoversi, pericolante e insicura, sulle proprie fragilissime gambe.
Cosa vi siete persi nella precedente puntata? Leggete QUA
Buona lettura.

 

Il viaggio in treno dura più del previsto.
Una mucca aveva deciso di lasciar questo mondo con estrema dignità e gettarsi sotto la locomotiva, quindi il tragitto è diventato una guerra d’attrito e di resistenza. Soprattutto agli odori umani.
I miei tentativi di avere maggiori informazioni su chi fosse Kore sono caduti tutti nel vuoto. Nonostante un approccio degno del KGB e un tocco gentile, la mia nuova compagnia di viaggio era muta come una tomba a qualsiasi domanda riguardasse lei o il suo passato, mentre era decisamente loquace quando si parlava di altro. Il ritardo nel viaggio, quindi, mi ha fatto capire qualcosa dello spirito sudamericano, del cibo, della mentalità e dei problemi di questa parte del mondo.
L’ignoranza uccide, ma ci mette molto di più di una pistolettata alla base del cranio.
Una cosa da soppesare, in fin dei conti.
Un tempo definibile come anni dopo, anche se potrei esagerare a causa della noia imperante, arriviamo a destinazione in Nicaragua. Ebbene sì, il viaggio mi trascina via dal Messico e mi porta nello Stato vicino, la vita è piena di storie strane.
Scendiamo in un paese sperduto nel nulla delle mappe, tanto che il mio smartphone si ribella e decide di arruolarsi con il subcomandante Marcos lasciandomi da solo a maledire caldo, zanzare grandi come arance, la mancanza d’acqua potabile e un’umidità che mi fa sentire come un poppante post-bagnetto.
“Ma tu non senti il caldo?” chiedo a Kore, anche se la vedo splendida, asciutta e brillante; non come me che ansimo come un toro con la bronchite.
“Non troppo, ho sentito di peggio. Ormai siamo in autunno e il caldo sta lasciando il posto a qualcosa di diverso”.
“La differenza non l’avevo percepita” mi asciugo la fronte senza successo “ma mi fido della tua esperienza, mi comandante“.
Il saluto militare esce goffo e Kore ride di gusto a vedermi gesticolare come una scimmia.
“Dai, Zeus, andale! Che il percorso è ancora lungo e, come sai, el sol come las horas“.
“Sai che si dice anche da noi?” sbuffo arrancando dietro il passo leggiadro di Kore. Sul treno non l’avevo notato, ma la mia compagnia di viaggio non supera il metro e sessanta e si muove leggera sulle radici, sospesa sopra il terreno. Non è vero, ma il passo leggiadro di Kora non fa spostare foglia, assomigliando ad un gatto furtivo.
Il vento porta alle mie narici quel profumo fruttato che mi fa tornare a casa, quando gli alberi da frutto sono in fiore e l’aria, per un battito di ciglia, si fa bella con il profumo dei petali e delle piante in primavera. Kore indossa degli scarponcini scuri e un semplice vestito camicia-pantalone color sabbia, su cui cade la marea nera dei suoi capelli.
In un momento di pura galanteria mi sono offerto di portarle lo zaino e sto già maledicendo la mia boccaccia.
Ma non lo do a vedere, ho un minimo di amor proprio.
“Siamo inseguiti da un verraco?” la sua voce arriva leggera
Scruto preoccupato alle mie spalle e poi rispondo orgoglioso “No, Kore, nessun verraco, tranquilla”. La risposta è la sua risata cristallina e così, umiliato, cerco di respirare con il naso; operazione che mi riesce solo per alcuni minuti, poi mi arrendo e continuo a sbuffare come un trattore.
Alla prima sosta, dopo diverse ore di cammino, noto che il tempo è cambiato e sta diventando sempre più brutto e freddo. L’aria è cattiva e più ci addentriamo in questa selva, più il tempo peggiora spostando la lancetta del barometro verso l’autunno inoltrato.
Vedo Kore seduta su un sasso. Si stringe le spalle e guarda con ostinazione una lunga fila di formiche che trasportano le briocole del nostro spuntino.
Que pasa, Kore?” mi siedo su un sasso di fronte a lei.
Lei rimane in silenzio per un po’, “Sono un po’ stanca, niente di più. La camminata è lunga e quello che ci attende dopo” fa una pausa, prima di riprendere “non sarà certo una passeggiata, credimi”.
“Ma tu devi andarci? All’infierno, intendo”
“Sì, non posso fare altro. Questo è il mio destino, è scritto che devo fare così. Ma non so sei pronto a capirlo, Zeus. Non ancora”.
Provo a pressarla.
Suficiente” mi ferma, il dito teso nell’aria e un sorriso stanco dipinto sul viso “Suficiente, Zeus. Aiutami ad alzarmi e poi proseguiamo. Todavía hay cinco horas de caminar a hacer
Le tendo una mano e lei me l’afferra, come il marinaio in mare si aggrappa alla cima che galleggia nell’acqua scura intorno a lui.
Cinco horas? E poi siamo nel posto con l’acqua e lo zolfo?”
“Sì, poi c’è l’agua y azufre“.
Adesso sono io ad aprire la cordata, fendendo gli arbusti con il machete. Kore è alle mie spalle e mi indica la via o mi tocca la spalla per incoraggiarmi.
Neanche a farlo apposta, dopo poco più di cinque ore raggiungiamo un punto in cui la foresta, dapprima fitta, si dirada lasciando una chierica francescana sulla superficie della terra. In mezzo a questo spiazzo erboso c’è un grosso lago da cui sale una puzza terribile.
Zolfo!
Probabilmente è la valvola di sfogo di qualche vulcano.
Tappi questo buchetto nella terra ed ecco che ci troviamo a nuotare nel magma.
Kore, al mio fianco, guarda lo spiazzo, poi il lago e, con il braccio alzato, mi indica un punto indistinto sul lato opposto dell’acqua.
Tenemos que ir allá abajo” mi dice.
Non capisco bene le parole, il mio spagnolo è un mix preso di sana pianta dai cartoni di Speedy Gonzales, video porno, canzoni dei Brujeria e qualche invettiva varia ed eventuale, quindi mi limito a seguire il dito con lo sguardo sperando che, alla fine dell’unghia, ci sia la luna e non la bocca dell’inferno.

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40 pensieri su “Infierno – Agua y azufre

  1. Me gusta muchisimo, hombre!
    E mi sei mancato, ovviamente.
    Hai sacrificato le feste a dovere? Mi auguro di sì.
    Mi piace molto come stai narrando e sono curiosa di vedere come si evolverà la trama.
    Hai già definito tutto o vai a braccio secondo l’ispirazione del momento?

    1. Sono molto contento di vedere che ti piace. Un tuo feedback è importante 🙂 Ho sacrificato le feste e ho mangiato come un bue, penso che sono a posto fino a mezzogiorno 😀 ehehe
      Questa volta ho già scritto molti capitoli e aspetto le ferie per scriverne ancora. Ho la trama ben in testa e so che direzione far prendere alla cosa 🙂

    1. Sto andando avanti bene, sì. Ho fatto delle variazioni dalla versione originale, visto l’andamento di Batmancito ho dovuto cambiare e adattare, ma direi che la base è rimasta la stessa!
      La storia mi sta parlando e so cosa devo fare!
      Skol!

      1. Bene, ci contavo! La storia-che-ti-parla cambia sempre, è mutevole, ti porta in situazioni diverse, anche solo per piccoli dettagli, se segui le sue strade…
        Vuole dire che sarà un buon viaje anche se la destinazione è sconsigliato in tutti i periodi dell’anno e da quando esiste un’agenzia turistica (pare anche molto ma moooolto prima…)

      2. Sì, ho già alcune parti fisse, fra cui un finale “a sorpresa”. Vedrete.
        Già, la destinazione è sconsigliata ed è, penso, l’unica meta che nessuno vuole raggiungere, neanche con i low cost. Ma qualcuno ci deve pur andare, no?

  2. Cose da V

    Ti assicuro che a leggerla questa storia non sembra affatto pericolante, insicura ecc. A me sembra che si regga perfettamente in piedi, inoltre mi piace come concludi ciascun capitolo. Io trovo difficilissimo concludere i post, per dire. Mi piace come sta procedendo!

    1. Io la vedo ancora un po’ zoppicante, ma forse perché la sto scrivendo e non sono oggettivo. Con un po’ di autocompiacimento, ti dico che questo finale di capitolo mi è piaciuto molto anche a me.
      A me riesce anche iniziarli i post quest’anno… a volte mi va di culo, ma spero che il 2018 porti novità! 😀

      1. Cose da V

        Infatti, ma da lettrice a me sembra credibile e tutto quanto, ma tu preoccupati comunque, non adagiarti sugli allori : D

  3. la signora pasteis

    mi piace tutto.

    ps: mi piace tutto anche perché non riesco ad appassionarmi alle tue scritture calcistiche. sono tutta dentro lo stereotipo della donna con lo sport 🙂

    1. Grazie! Spero che continuerà a piacerti anche nelle prossime puntate… la storia diventerà molto più “classica”, se vogliamo 😀

      Ps: sospettavo, ma vedo che molti la pensano come te 😀

Si!?

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