Infierno – Trenes, cervezas y la boca del infierno

Nella scorsa puntata il buon Zeus è partito alla ricerca dell’anima dell’Oste. Un viaggio che lo porterà a visitare uno dei pochi luoghi di villeggiatura schifati da tutti: l’Ade. Il viaggio non è semplice, anche perché nessuno sa se esiste e dov’è l’Inferno. 


da web

La strada per l’inferno è costellata di buone intenzioni, questo lo dicono tutti i proverbi.
Da me è pavimentata con rotaie e traversine di un legno così scuro e impregnato di deiezioni umane, che ci potresti immaginare un nuovo Big Bang in procinto di avvenire.
Il treno che mi porta verso la bocca dell’inferno è un regionale tossicchiante e lento come un rosario. Nel mio vagone ci sono troppe persone e il brusio di sottofondo batte, e fa ritirare, il rumore ferroso del treno sulle rotaie. Potrei mettermi a gridare come un matto e, potrei scommetterci, mezzo treno penserebbe ad un’improvvisata da mimo.
Ho lasciato la taverna in un momento terribile: l’Oste è privo di conoscenza e tutti hanno il cuore pesante, soprattutto quel biondino di Narciso.
“…eccellente combattente, tenendo conto dell’altezza” sussurro ripensando al combattimento accanito.
“¿Qué?” la voce di una ragazza mi sveglia dal pensiero.
“No entendi” dico, prima ancora di focalizzarmi su chi ha parlato.
“Accento da rivedere, straniero” dice lei, mentre sorride garbatamente.
“Ci ho provato…” rispondo “ho detto qualcosa che non dovevo? A volte le parole mi scappano ed è un dannato problema recuperarle”.
“Oh, niente di particolare, gringo” mi sfotte la ragazza “ho sentito che stavi parlando e pensavo mi avessi detto qualcosa”
“No no, è solo la mia boccaccia” mi schermisco “comunque, placer de conocerte, yo soy Zeus”
Lei ride di nuovo portandosi una mano affusolata davanti alla bocca. I capelli, così corvini da sembrare tirati fuori dalla notte più scura, le incorniciano il viso olivastro e gli occhi scuri e profondi.
“Mi placer Zeus, yo soy Kore” e mi tende la mano che prendo fra la mia. La pelle è morbida e posso sentire, da qua, un profumo fresco, quasi primaverile, di pesca “Cosa fai in Messico, Zeus?”
“Una lunga storia. Molto lunga. Ti giuro, ancora adesso non ci credo neanche io” tiro fuori una birra dallo zaino e faccio segno alla ragazza “Ne vuoi una?”
“Sì, gracias” dice allungando una mano e prendendo la birra aperta che le offro.
“Raccontami la tua storia, Zeus, sono curiosa di sentirla. Dove stai andando?”
Medito su cosa dirle. La verità o una storia inventata sul momento? Saprei raccontare entrambe le storie, anche se quella inventata meglio della vera, ad essere sinceri. Poi, in cuor mio, scelgo la via più semplice.
“All’inferno” dico, aspettandomi una risata di rimando. Ma gli occhi di lei diventano ancora più scuri – un nero così può diventare ancora più scuro? Prima avrei detto no, adesso dubito anche di questo – e sorseggia un po’ la cerveza rimanendo in silenzio.
“Mi stai prendendo in giro?”
“Mi piacerebbe” sospiro “ma non è questo il caso”.
“Quindi sei in Messico, su un treno affollato, e sei diretto all’inferno?” puntella i gomiti sulle cosce e appoggia il mento sulle mani chiuse a pugno e mi guarda fisso “Mi stai realmente dicendo questo?”
“Sì” alzo le spalle “Guarda, ti capisco se non mi credi. Non mi credo neanche io, ma devo andare a cercare la boca del infierno e poi scendere giù…” lascio la frase in sospeso, tanto non mi crederà quindi non vale la pena dilungarsi in particolari inutili.
“E sai dove trovarla?”
“No, so che devo prendere questo treno…” le spiego a grandi linee quello che so e non è moltissimo “poi dovrò chiedere”
“Io so dov’è la boca dell’infierno, gringo”
La guardo con la bocca spalancata. La chiudo perché le mosche che potrebbero entrare sono talmente grosse e ben nutrite che potrebbero fare un colpo di Stato e governarmi.
“Quindi tu mi credi?” per poco non mi cade la birra per terra.
“Sì, ti credo! E non solo, ti aiuterò anche”
“Perché?”
“Ti credo, Zeus, questo ti deve bastare al momento” mi mette una mano soffice come una sciarpa di lana immersa nelle bolle del sapone sulla gamba “Anzi, ti dico una cosa: anche io devo andare all’inferno”.
E io mi sento in pace.

 

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33 pensieri su “Infierno – Trenes, cervezas y la boca del infierno

  1. Kore, e chistu core si stata o’ primmo ammore e ‘o primmo e ll’urdemo sarraje pe’ me. Sembra un’idiozia ma la canzone citata è O’ Surdato innamurato nel famoso ritornello che fa tremare lo stadio San Paolo e 80.000 cuori all’unisono è “Oje vita, oje vita mia”. E questo è un viaggio all’Inferno per salvare una vita. L’Oste è napoletano. La trama s’infittisce e prende strade insospettate. ¡Buen viaje!
    Ottima scelta la colonna sonora.

    1. O’Surdato Innamurato la conosco (in questo caso posso dire ovvio) ehehe… forse una delle poche italiane che conosco (a parte i grandi vecchi Faber e Guccini).
      Il viaggio all’inferno è iniziato, pian piano, con i tempi tutti messicani, ma è iniziato. Nel mentre sto anche scrivendo altri capitoli e minicapitoli, quindi il racconto ha ripreso a muoversi, cosa che mi fa più che mai piacere.
      La colonna sonora è perfetta… anzi, Perfect 😀

      1. mi hai fatto ricordare che da piccola scendevo dalla collina innevata con un sacchetto della spesa bucato agli angoli per far passare le gambe, usando i manici per tenere e tendere la plastica sotto al culo…. 😀

  2. Caspita che Zeus global: un tempo si sarebbe presentato alla fanciulla magari in veste di caballo muy valiente, invece adesso la invita ad una cerveza… Ammagante, ammagante, non vedo l’ora di scoprire cosa c’è d’altro nella saccoccia…..
    saludos compadres…

    1. Un tempo ero un Dio più birbante ehehe. Adesso mi trattengo e offro, in maniera peraltro garbata, una cerveza. Non ci sono più gli dei di una volta, questo è certo.
      Io cerco di pubblicare con un po’ di continuità, anche perché il viaggio sarà decisamente lungo!
      Stammi bene compadres.

      1. … Almeno, si spera, che il viaggio duri abbastanza: si, anch’io cerco di pubblicare, ma con moderazione, altrimenti si finisce presto a corto di parole…

      2. Per il momento materiale ne ho, vediamo fin quando mi sostiene la passione.
        In effetti negli ultimi tempi le parole arrivano fuori a stento.

Si!?

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