Music Wizard (226)

Ci avviciniamo al weekend e questo è bene. Ultimo fine settimana di concentrazione assoluta, poi lo sprint e infine ci si può rilassare e prendere un ritmo di vita normale. Almeno fino alla prossima, grande, decisione.
Questo novembre è un periodo di decisioni. Lo vedo anche al lavoro, infatti mi dicono “ti decidi a muoverti e fare qualcosa?“. Vorrei dire che questo è un tentativo di pressione nei miei confronti di schiavo 2.0. Almeno quelli vecchi, quando erano toccati da un pezzo di legno, venivano liberati nel mondo civilizzato.
Io, quando tocco un pezzo di legno, significa che sto cercando di perforarmi l’aorta contro lo spigolo del tavolo. Con conseguente ricamo di bestemmie dedicate tutte alla stessa, rinomata, persona.
Mi farebbe piacere parlare male dei clienti, la razza peggiore che ci sia. Mucche al pascolo che, per bene che ti vada, riusciranno a farti ammattire. Perché sono lenti e impacciati – soprattutto quando devono pagare. Quando sei te che devi far qualcosa, ecco che ritornano attivi e si sblocca la schermata stand-by che gli scende davanti agli occhi quando parli di soldi, investimenti etc etc.
La tristezza scorre potete nelle mie vene, come disse Obi One Kenobi. O forse era soltanto un Y(di)oda.
C’è un fattore comune, però, ed è quello del fenomeno “T-Rex”. Il fenomeno T-Rex è una patologia che accomuna molti clienti della zona: quando devono richiere sconti (e ottenerli) si fanno in quattro non c’è scampo, ti martellano come dei fabbriferrai. L’operazione contraria, quella di ricevere uno sconto o, e sto veramente gettando il cuore oltre l’ostacolo, quando devono offrirti qualcosa o farti uno sconto o darti, che ne so, un caffé.
In questo caso si verifica l’effetto T-Rex: il cliente, dapprima umanoide, incomincia a ritrarre le proprie appendici superiori e diventa l’anello di congiunzione fra il dinosauro e il taccagno. Figura mitica narrata anche da Omero, ricordiamocelo.
Al che, tu che ti sei prodigato per riuscire a gestire la situazione del cliente al meglio, ti senti propenso per ricevere l’uccello padùlo. Ci vuole un grande senso dell’umorismo per riuscire a gestire tutto questo.
Non entro nello specifico nel mio lavoro, perché se no sarei costretto ad un’altra Apocalisse (e sì, al gusto di pollo – citazione da una discussione con Judith nel blog di Gintoki).
Quindi mi limito a riferire queste considerazioni sui clienti.

Fortuna che c’è la musica, signore e signori. Fortuna che c’è la musica che, anche quando ti va male, ti coccola un momento e ti fa capire: “c’è di peggio, potrebbe essere domenica pomeriggio“.
Prendiamoci un momento come attività senziente di autoaiuto: ascoltiamo 30 minuti di musica al giorno, se volete facendo anche dello sport. Ascoltiamo musica e rendiamoci conto che, senza quelle quattro note, il mondo sarebbe veramente grigio e popolato da gente grigia con le braccia come i T-Rex (che poi li rende frustrati perché è un malus quando decidono di dedicarsi ad attività onanistiche).

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13 pensieri su “Music Wizard (226)

  1. la signora pasteis

    tragicamente mi sono resa conto che si finisce sempre per essere i clienti di qualcuno. ed è proprio così. io ero una merda con i fornitori e una leccaculo con i clienti. però i primi li rispettavo, i secondi li odiavo.
    anche se gli scontri più epici li ho visti nel match ufficio stampa vs giornalisti.

    fortuna che c’è la musica.

Si!?

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