Un giorno di ottobre ovvero…

Il giorno prima il giorno dei morti.
Un sottotitolo così non mi veniva dai tempi gloriosi di questo blog, ormai sono a riciclare battute e frasi ad effetto neanche fossi un comico qualunque di certi programmi televisivi.
Stiamo trascendendo l’effetto rivelazione, siamo chiari. Ieri mi son letto la notizia che anche Kevin Spacey ha fatto coming out dichiarando di essere gay. Il tempismo sulla dichiarazione è quantomeno sospetto (a seguito della denuncia) e il rifugiarsi dietro il coming out sa un po’ di tana libera tutti mediatico. Soprattutto per una persona che, fino al giorno prima, teneva alla propria privacy neanche fosse qualcosa di personale.
La notizia è stata il volano per rimettere fuori una serie di attori e attrici (nonché cantanti) che, nel corso degli anni, ha fatto coming out dicendo il proprio orientamente sessuale: chi gay, chi lesbica, chi bisessuale. Ognuno ha comunicato al mondo la propria preferenza sessuale.
La qual cosa, personaggio notorio che comunica il proprio essere intimo al mondo tramite stampa/radio/tv/social network, è un megafono importante. Non c’è niente da dire. Che poi, nel concreto della provincia bigotta italiana, questo megafono arrivi e sia ascoltato è un vero dippiù.
A guardare il mondo rurale che mi circonda, comunque, il grande coming out delle star del cinema non ha portato vantaggi a nessuno, se non alle star del cinema stesse. Ma sto generalizzando in maniera generale su un discorso che, approfondito, sarebbe di difficile spiegazione su un blog ignorante come il mio.
Ne stavo giusto parlando un paio di giorni fa con Daisy Duck. Anzi, lei ha tirato fuori il discorso dicendo che, dopo aver visto un tizio al confine del barbonaggio danzare felice con minigonna, top leopardato e calze a rete, è un grande passo avanti per la provincia rurale e bigotta non averlo preso a pietrate. Cosa che è vero, in fin dei conti. Poi c’è il distinguo più profondo: nessuno l’ha voluto notare perché, come ho specificato, il tizio era un mezzo barbone e mezzo tossico che l’uomo e la donna di città schifa comunque.
Questo è un secondo dato da tener presente: c’è stato un upgrade nella comprensione dei costumi sessuali delle persone ma c’è comunque un discreto schifo nel riconoscere la condizione sociale della persona.
Anche in questo caso i distinguo e gli accenti sono importanti. Ma la condizione sociale di barbonaggio presenta il notevole (s)vantaggio di essere ignorati da tutti in qualunque condizioni tu ti ponga in giro. Si chiama comprensione o indifferenza? A voi la parola.
Tornando all’effetto megafono e agli attori dello star system che dichiarano il proprio orientamento sessuale, si nota un secondo momento di imbarazzo mediatico. O, almeno, così ho notato io. A parte Rupert Everett, che non lo si vede più sugli schermi neanche a morire, tutti gli altri hanno giovato di questo coming out. Intendiamoci, hanno giovato di questo coming out perché l’industria moneymaker USA ha deciso che quello era una trend da cavalcare. Lo so, suona brutale, ma se ci pensate bene e guardate il numero crescente di serie televisive con materia LGBT, direi che la sottile linea fra rivoluzione e approffittarsi incomincia a sciogliersi in un grigio sfocato.
Hollywood va a trend e questo si vede da epoche immemori. Cavalca il sentimento nazionalpopolare e lo ributta fuori con trucco e cerone, così da immunizzare la gente. Perché, se da un lato c’è sicuramente un upgrade mentale nel riuscire a concepire trame in cui si tocchino altri temi oltre a cappa&spada, ci vuole anche un po’ di intelligenza nel non creare il classico minestrone del “va bene tutto, basta ricavarsi una fetta di mercato” e poi lamentarsi di quello che scatena nel mondo reale.

Non so perché mi è uscito questo pensiero. Probabilmente è la visione, sotto ferrea supervisione di Daisy Duck, di serie come Orange Is The New Black e Gypsy, quest’ultima che prosegue senza scossoni e non crea niente di più che un po’ di voyeurismo nei confronti delle due protagoniste.

Siamo così colonizzati dal modo di pensare di Hollywood e quello che ci viene detto dai social media, (le notizie, più che leggerle, vengono skippate grazie al passaggio del pollice sullo schermo), che non ci rimane più il tempo per capire realmente dove stiamo andando, cosa stiamo facendo e perché stiamo pensando così.
E, quando ci accorgiamo di cosa ci sta succedendo intorno, è il momento del cambio del trend.
Per concludere: forse è vera l’utilità del megafono mediatico, forse ha un senso non immediato e non nel futuro prossimo, ma qualche piccola voce su un tema la getta e, se anche non rivoluzionerà mai il pensiero del paesano nella valle, forse rimarrà a portata di click quando tutto il polverone si sarà abbassato e, di link in link, si arriverà sul tema che, detto e lasciato sui media, rimarrà imperituro a lettura futura.

 

24 pensieri su “Un giorno di ottobre ovvero…

  1. Ultimamente noto che alcune idee/”battaglie” vengano così tanto esposte e chiacchierate che poi alla fine succede come quando ripeti velocissimo e all’infinito una parola : non si capisce una fava e la parola perde di senso.

    1. Già, si fa un po’ di marketing e un po’ di vera battaglia. Il problema è il mezzo a cui si affida la propria battaglia. In questo momento storico, tutti sono sbagliati.

      1. Una cosa che mi fa imbestialire è quando un argomento diventa così quotidiano da rendere tutti quanti assuefatti alla notizia o, peggio ancora, infastiditi al punto da prendere in giro tutto ciò che riguarda un certo argomento. Vedi le molestie sessuali e l’abuso sui minori. La trovo una cosa agghiacciante.

      2. Questo è perché siamo bombardati da tutto e, alla fine, non riusciamo più a capire cosa è importante o meno.
        Un grande errore della società del 2000.

  2. A me sembra la vecchia storia del “sbatti il mostro in prima pagina” con una patina di gossip misto a perbenismo. Roba perfetta per i social e riviste per il click-bait. E vai di business anche online.
    Non ci vedo una reale comprensione dell’altro diversità. Che il TG nostrano ogni santo giorno ci dia un aggiornamento sull’Hollywood sex-gate è assurdo.

    1. Certo, tutto marketing e tutto business. Hollywood mastica le diversità e le risputa senza problemi, senza contraddizioni e, soprattutto, senza reale comprensione. Tutto un grande sapore unico, il McDonalds dei media.
      Che poi internet e la stampa, ultimamente, si accaniscano a caso è un dato di fatto. Come ho detto a Liza, peccato però che le vere battaglie, il vero pensare rimanga un fattore estraneo a tutto.

Si!?

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