Transformers – The Last Knight

Era una notte buia e tempestosa, le stelle non riuscivano a far passare il loro benefico splendore su questa terra e il vento, freddo e aguzzo come uno stiletto, tiranneggiava nell’aria. Io ero in preda di un senso di disagio che, molti prima di me, hanno provato: la sensazione che, in questa vita, non avessi fatto abbastanza. Che non avessi, in cuor mio, dato tutto quello che potevo per fare quel metro in più.
Quella distanza che separa l’uomo comune dall’eroe.
Chi parla da chi fa.
Chi spende soldi non propri e chi grida “resistere, resistere, resistere”.
Io sentivo di non essere ancora fra gli eletti. Non avevo dato abbastanza sudore per la maglia, non avevo cantato l’inno e supportato la bandiera con abbastanza ardore, con sufficienti lacrime, sangue e muco.
Io non ero completo.
Per questo motivo, con il cuore pesante e l’animo tetro, mi sono messo a vedere Transformers – The Last Knight (da adesso in avanti TTLK). Questo era il mio metro in più e il mio gettare il cuore oltre l’ostacolo.
L’ultimo Transformers è qualcosa che va visto per sentirsi a casa con gli esseri umani. Deve essere assaporato, gustato e poi valutato con la mente fredda ed analitica del grande critico.
Non indugio oltre e vado dritto al sodo.
Cosa posso dire di questo TTLK? Prima di tutto c’è la recitazione di Marco “BauBau” Wahlberg ©, il suo livello di recitazione raggiunge apici assoluti, tanto che tutti i robottoni e anche alcuni muri hanno una capacità di coinvolgerti in maniera più assoluta e appassionata. Lui ci tenta a recitare, ma lo vedi che è una farsa e il suo sguardo costantemente sintonizzato su “come si fa lo spelling di bubu” è qualcosa che lo rende un simpatico carlino. Lui abbaia, fa un po’ di pipì in giro, fa il musetto tutto triste quando gli dicono che dall’altra parte del telefono c’è qualcuno (ma, scherzone, non c’è nessuno!) e poi fa l’eroe d’accatto, visto che fanno tutto gli Autobot e lui si fa gradasso con la bella di turno.
La bella di turno, ultima di una lista di gnocca, è Laura Haddock che, come potete capire ha ben tre punti a suo favore:
– ha come sparring partner Marco “BauBau” Wahlberg ©, quindi l’incapacità di recitazione è qualcosa che non si nota, c’è già lui che fa il lavoro sporco. Quando le tocca recitare vicino a Anthony Hopkins (che fa il vecchio dimmerda e che, poveretto, si porta dietro uno sguardo da cocker per tutto il tempo pensando a che figura di merda sta facendo recitando in ‘sto film), si vede l’abisso. E, vi giuro, il buon Anthony sta solo pensando a come spendersi i soldi che gli arriveranno per questo film (il classico trittico alcool, cocaina e puttanoni africani impestati da più malattie di un lazzareto, è il più in voga nel mondo splendente di Hollywood).
– il fatto di essere gnocca fa soprassedere il fatto che la trama è talmente telefonata che, prima di decidere di vedermi questo film, il regista (Michael Bay) mi ha mandato un whatsapp dicendomi come andava a finire il tutto. Si è anche scusato.
– l’accento inglese, che lei ostenta in maniera spudorata, ti farebbe venire voglia di invadere l’Inghilterra un’altra volta.
Il resto della combriccola è inutile come portarsi in piscina uno stronzo al guinzaglio. Galleggia sì, ma non fai certo una bella figura.
Visto che la situazione tendeva al dramma, anche il buon John Turturro ha deciso di regalarsi un bellissimo cameo, fumarsi i soldi cubani (evviva, Cuba ha fatto pace con l’America) e sparire in meno di 10 minuti. Cosa che non gli si può neanche rimproverare, si vedeva che soffriva a fare il coglione.
La trama del film, come sempre, è stata scritta in meno di dieci minuti da cinque/sei cocorite in calore. Non sto certo facendo lo snob con il mignolo alzato dicendo “non c’è una trama“, “non ho sentito il disfattismo polacco del dopoguerra” o altre facezie che i mangiaburgervegani di solito si raccontano davanti ad una spremuta d’aria e sesamo.
Giammai!
Io voglio una trama raffazzonata, brutta e ignorante. Ma che sia così. Che ci siano tanti buchi quanti nell’incavo delle braccia di un tossico. Che sia brutta come una giornata di sole e tu ti ritrovi con il cagotto.
Così la voglio.
Invece TTLK mi propone un mezzo mischione di nulla compresso, in cui devono far valere la presenza di Bau Bau e far vedere che, finalmente, dopo essere stato schiavizzato e maltrattato con tubi di scappamento, anche il carlino furioso finalmente riesce ad accoppiarsi. Visto che non c’erano grandi idee in gioco, i registi hanno deciso di fare l’operazione “acchiappatordi” dell’Hollywood Enterprise e hanno piazzato in apertura una bella sequenza di scene tratte direttamente da Il Gladiatore (film che, in quanto a errori, incongruenze e molto altro, non ha da insegnare niente a nessuno).
Visto che mentre partiva il film stavo tirando porchi perché non trovavo niente di commestibile da mangiucchiarmi durante la pellicola, quando ho prestato attenzione allo schermo mi son detto “eccazzo, di nuovo!? Ho sbagliato film?“.
Poi sono arrivati i robottoni (ma tanto dopo), ma ormai io mi ero depresso e non sono riuscito più a godermi la pellicola.

Era una notte buia e tempestosa, le stelle non riuscivano a far passare il loro benefico splendore su questa terra e il vento, freddo e aguzzo come uno stiletto, tiranneggiava nell’aria. Io ero in preda di un senso di disagio che, molti prima di me, hanno provato: la sensazione che, in questa vita, non avessi fatto abbastanza.
Che non avessi, in cuor mio, dato tutto quello che potevo per fare quel metro in più.
Poi ho visto Transformers – The Last Knight e ho capito che avevo fatto abbastanza e potevo tranquillamente darmi all’eroina. I miei ne sarebbero stati fieri, tanto che ho immaginato un discorso:

Conoscente 1 “Ma vostro figlio cosa fa?” 
Genitori di Zeus “Ha visto Transformers…”
Momento di terrore sulla faccia del Conoscente 1
Genitori di Zeus “… ma poi, finalmente, si è dato all’eroina e, adesso, è un Dio felice”. 
Conoscente 1 “Che bella notizia! Ma si guarderà altre porcate?”
Genitori di Zeus “Non credo, lui ci ha assicurato che non lo farà più. Da adesso in avanti solo eroina e crack”. 

Sto aspettando le prossime puntate della Marvel, DC Comics, Transformers e tutto il bello di questo spettacolare mondo cinematografico.
Niente, come questi film, riescono a riportarmi alla mia naturale regolarità intestinale.

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25 pensieri su “Transformers – The Last Knight

  1. Che serata hai passato Zeus!!
    Ti sono vicina e ti mando pensieri positivi che riescano ad aprirti i chakra o almeno a romperti ben bene le scatole (stamani sono fine e maroni non mi veniva…)
    Spero che Bau Bau sia stato maltrattato il giusto durante la lavorazione del film e volevo dirti che i vegani non bevono spremute….. loro si fanno di centrifughe…… e poi ci chiediamo perché ci si rifugia nella droga pesante….
    Un abbraccio per questa giornata
    😉😊

    1. Lo so, io mi getto anima e corpo nel miglioramento personale e poi mi trovo a sguazzare come un maialetto nei brutti film.
      Bau Bau è stato maltrattato e, di questo, ne sono felice.
      Non bevono spremute? Faccio errori anche quando dico baggianate 😀 😛
      Grazie dell’abbraccio, ricambio! 🙂

  2. Sempre ottimo e abbondante il tuo piatto per i film che migliorano con la tua recensione.
    Ti stai specializzando nel recupero della cucina (cinematografica) povera.
    Io e i Transformers abbiamo un rapporto travagliato, d’amore e disagio (più il secondo). Tendenzialmente amo i robot antropomorfi alti come un palazzo di cinque piani (ne vorrei uno per il tragitto casa-ufficio-casa), ma le mie preferenze sono per quelli giapponesi. Das Robot (cit. lo scomparso claim pubblicitario della Volkswagen dopo il pacco made in Germany rifilato a mezzo mondo). Tuttavia, il mio amore si estende anche ai figli di un robot minore. Ero fuori tempo massimo quando vennero fuori dai fottuti negozi di giocattoli, non ne ho letto fumetti non ho visto le serie animate. Ho piluccato qualche videogioco, apprezzandone il diverso stile ammmericano, ma nulla di entusiasmante da farli rientrare nel mio gotha robotico.
    Per quanto riguarda i film, mi sono fermato al primo…o forse al secondo, che evidentemente non mi ha lasciato nulla se non un’autodifesa che me ne fa cancellare ogni ricordo. Il primo però rimane nel mio cuore…o meglio…una scena del film è un mio cult:
    Megan Fox chinata sul cofano anteriore dell’auto in panne.
    Se avessi visto questa scena da bambino, avrei scelto di fare il meccanico.

    1. Sai una cosa? Anche io, come te, sono rimasto affascinato da quella scena. Megan Fox e qualcosa. C’era anche la macchina? Giuro, non mi ricordo. So solo che c’era Megan Fox al momento di massimo splendore. Adesso è sparita chissà dove.
      I robottoni mi hanno sempre lasciato molto freddo, non mi entusiasmano troppo. Anche Pacific Rim, che avevo iniziato, è rimasto a metà e con un forte senso di “boh” sopra.

  3. Certo che questi film sono perfetti per la produzione di sostanze di scarto corporee… mmh… l’ho scritto veramente? mi sa di sì. Tornando a noi, è bello constatare che qualcuno apprezza la grandezza di Marco “Bau bau” Wahlberg e… parliamone, Wahlberg significa “muro” e “montagna”, forse “fronte montuoso”, non lo so precisamente, ma sta di fatto che come cognome sia perfetto per uno che recita perennemente in forma di superficie rigida meglio nota come muro. Sia il muro che la montagna non brillano particolarmente per espressività, lo stesso vale per lui.

    Vabbé il carlino maltrattato coi tubi di scappamento… ommioddio favoloso!!
    Credo che mi divertirò parecchio a recensire quella cosa abbbbominevole di cui non faccio il nome 😀

    1. Wahlberg volevo tradurlo anche io. Non posso dire muro, forse c’è più vicino balena? Anche montagna balena non è male. Ha la stessa pesantezza e l’identica incapacità di trasmettere emozioni.

      Il carlino maltrattato era un riferimento speciale al buon Marco Bau Bau, secondo me, quando guarderà Google cercando gli articoli che parlano di lui, apprezzerà questo piccolo particolare 😀

      Io so che ti divertirai. E so che mi divertirò 😀

      1. Intanto sto apprezzando io i siti con i carlini tristi. Ho trovato la foto in colori pastello di un carlino seduto al bar con una tazza di tè di fronte, e un’altra con un carlino triste avvolto in una coperta. Ho subito pensato a lui e riso abbastanza da sembrare una grandissima pirla. Che ti devo dire, sembrava lui nei momenti familiari più intimi e teneri. Mark Wahlberg è tenerissimo, non ci posso fare niente. Lui sa di esserlo e vedrai, apprezzerà senz’altro.

      2. Ahahahahaha i siti dei carlini tristi è qualcosa che mi evito (per ovvi motivi!). Ma sono certo, anzi certissimo, che vedrò un’immagine di carlino baubau Wahlberg in un tuo prossimo articolo – anche totalmente a caso, sia chiaro. Un carlino ti seppellirà! 😀

      3. I siti dei carlini tristi mi fanno sentire meglio, mi ricordano casi umani come Mark e Orlando, li vedi tutti incazzati, intenti a fare qualcosa di irraggiungibile… e tu sei triste per loro. Esattamente la stessa sensazione provata guardando un film random di questi grandi attori. Il carlino deve diventare la bandiera dei casi umani nel cinema mondiale.

      4. Carlino-Triste-Day.
        Il nuovo slogan di Google, ormai ha una giornata mondiale per tutto (anche sulla peperonata che si ripropone).

  4. È veramente tediante quando cerchi un film brutto e te ne ritrovi uno che è troppo brutto per essere brutto.

    Se hai gettato il cuore oltre l’ostacolo, quale attore-cane è andato a riprenderlo? Marco “BauBau” Wahlberg o quel cocker di Hopkins?

    1. Io cerco sempre qualcosa di oltre. Oltre il brutto, oltre l’insensato etc. Ecco perché dovrò rivedere Pain & Gain.
      Il cuore l’ha riportato Marco “Bau Bau” Wahlberg, il più nella parte.

Si!?

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