Settembre: progressione e In The Mind Of A Chef.

Progressione.
Stiamo raggiungendo l’obiettivo, che obiettivo non è mai stato ma adesso fa tanto bene dirlo. Mi sento come quando raggiungo le ultime pagine di un libro: ho quella strana sensazione di voler arrivare a tutti i costi alla fine, così da chiudere un capitolo, ma nello stesso tempo rallento la lettura così da far durare il più possibile la sensazione di chiusura.
L’esempio non è esatto per l’obiettivo in questione, ma diciamo che non sapevo come spiegarlo meglio.
In questi tempi la vita è andata avanti tranquilla, troppo lavoro, troppe pulizie d’autunno (ormai ogni weekend lo passo a mettere in ordine una parte di casa – non ho una reggia, sia chiaro, ma mi piace che quella porzione sia fatta ad hoc) e le solite, immote, domande senza risposta.
Arriveranno le risposte, solo che c’è stato un inspiegabile ritardo.
Talmente inspiegabile che me l’aspettavo già quando ero in ferie.
Sto lavorando per il futuro, questo mi fa piacere; la bici riesce a distrarmi quanto basta (nei 25Km che faccio ogni giorno) per non uscire di testa e incominciare a rientrare in quel loop di sfiducia e stanchezza che mi ha attanagliato lo stomaco negli scorsi mesi.

In The Mind Of A Chef.
Inizia la stagione fresca, questo di solito coincide con la mia rinnovata voglia di cucinare. Pù fa caldo (con picco ad agosto), più la mia passione per i fornelli diminuisce; questo è male, visto che ci sono tantissime ricette estive da fare e io, da non-cuoco, dovrei incomiciare ad apprezzare tutte le stagioni per arrivare a maneggiare con decenza quello che produce la terra ogni singolo mese.
Anzi, finito settembre provo a mettermelo come target: utilizzare quello che la natura produce nel mese (a parte logiche eccezioni che, mio malgrado, non posso, e non voglio, evitare). Il proposito c’è, vediamo se riesco a mantenerlo.
Nel frattempo mi sto guardando un programma di cucina che va ad affiancarsi al sempreverde Masterchef USA ed è In The Mind Of A Chef.
La serie è interessante e ha come voce narrante Anthony Bourdain (conosciuto sugli schermi italiani grazie ai programmi visti su LaEffe).
La prima serie vedeva come protagonista unica David Chang (cuoco stellato di New York e fondatore del Momofuku) e Christina Tosi (prima di passare a dirigere il baraccone di Masterchef USA, era a capo del Milk Bar – sempre sotto David Chang). Come da copione, questa stagione ha un’impronta giapponese/thai molto forte e quindi le ricette e la storia dietro gli alimenti ha una componente orientale molto marcata. Le ricette, le spiegazioni e il personaggio Chang, comunque, sono azzeccati e riescono a tenerti incollato allo schermo per i 25 minuti della puntata.
Ho appena iniziato la seconda di In The Mind Of A Chef e si annuncia molto interessante: le prime otto puntate vedono come protagonista Sean Brock (cuoco americano di estrazione southern e quindi legato a certi sapori). Le prime puntate con Brock al comando fanno sterzare i piatti verso la cucina cajun, creola e tradizionale del Sud degli Stati Uniti ed è un bel cambio di prospettiva rispetto al tema oriente/giappone della prima.
Vediamo come vanno avanti, io sono molto fiducioso.

27 pensieri su “Settembre: progressione e In The Mind Of A Chef.

  1. Ma prima o poi una bella foto di un tuo piatto no???
    In bocca al lupo e una pacca di incoraggiamento (vista la mia altezza non sarà sulla spalla ma ad altezza fegato…) per la quasi chiusura del tuo obiettivo!

    1. Ma io non faccio molte foto food-porn, anche perché li impiatto un po’ così 😀 ehehe.
      Il mio obiettivo A è in arrivo (ed è quello più banale in assoluto, una mera soddisfazione “da hobby”); l’obiettivo B è in lavorazione; l’obiettivo C è ancora in altissimo mare 😀
      Grazie per la pacca sul fegato 😀

  2. Quel programma era in lista, da ora ha scavalcato un paio di altre cose!
    Sembra che questo freschetto abbia rinfrescato non solo la casa ed è decisamente piacevole sentirlo! 🙂

    1. ITMOAC mi piace, sono 25 minuti di programma in cui si tratta di cucina e del mangiare – che sono due cose diverse. Ti presentano alcuni piatti, alcune ricette, ma ti fanno vedere anche il cibo in sé.

      Sì, un po’ di fresco serviva te lo giuro

      1. IO ne ho visti un paio su Bottura ( mi piace molto come persona/personaggio) e mi piace quel mondo, al di là delle ricette, non solo per quelle insomma.
        Evviva l’autunno!!!! 😀

      2. Santamaradona! Devo rispondere qua sopra che sotto la tua non mi lascia!!
        Su Bottura c’è anche un documentario fatto sul suo progetto di mensa usando gli scarti dell’Expo di Milano… Molto interessante

      3. IO non so nulla della polemica che può aver tirato su, ho solo visto cosa è riuscito a fare, chi è riuscito a smuovere ed è spettacolare vedere grandi chef stellati ritrovarsi a fare un pasto completo con le quattro cose arrivate la mattina stessa. Ho visto dei piatti spettacolari con ingredienti davvero poverissimi, il pane secco riutilizzato in diversi modi. E poi nel documentario si intrecciano anche le storie di chi quella mensa ( come altre e dormitori vari) li usa ed è toccante, abbastanza tosto.

      4. Ho sentito solo che ci sono state critiche e via dicendo. Non so perché, non me lo ricordo.
        Personalmente trovo la cosa molto interessante, perché riuscire a sfruttare quello che hai in casa è l’obiettivo numero 1 di ciascuno: se riutilizzi, risparmi. E tutto quello che risparmi è di guadagnato.
        Penso che molti hanno fatto questo pensiero quando si sono trovati ai fornelli.
        Io sì.

      5. Credo ci debba essere una profonda conoscenza dei vari prodotti per poterli combinare improvvisando. Ci vuole una maestria notevole, che può essere dettata anche dalle necessità ( penso alle nostre nonne, soprattutto) e mi piace molto vedere chi cucina senza troppo “fronzoli” ( anche se i mille colori e le sciabolate in aria mi fanno divertire come una bambina alle giostre!) 😀

      6. Concordo al 200% con quello che hai detto te (anche se non mi sento una bambina alle giostre ehehe… anche perché sono un Dio e perciò ben sopra alle giostre o all’essere umano in genere 😀 ahaha).

  3. Non amo i programmi di cucina. Sarà l’inflazione che c’è da un po’ di tempo nei palinsesti televisivi. Ma ho letto con il solito piacere il tuo post con gli occhi di chi ti spia mentre sei indaffarato ai fornelli. Anche io sarei curioso come Mela di vedere un divino impiattamento divinamente a cazzo.
    Poi è successa una cosa inquietante: io e la cucina siamo ai due poli opposti, cucino per sopravvivenza e l’unico cibo segno che ho amato imparare sono le pizze fritte di mamma’ (più un fatto di legame di sangue e perpetrazione dell’eredità familiare, che un piacere per i fornelli. Ebbene la cosa inquietante è che proprio ieri – a causa di uno spunto della Tatuzza nostra – ho buttato giù la mia prima “ricetta” e lezione di “cucina”. Chiaramente delirante. Una strana coincidenza…

    1. A me piacciono, non tutti sia chiaro, ma qualcuno ha una presa che non accenna a diminuire. Stranamente non ho passione per i programmi italiani (forse perché fatti oggettivamente male).
      Hai scritto una storia sulla cucina?! 😀 ormai stai vagando in tutte le direzione: dai santi alla cucina!

      1. Cucina l’ho messo tra virgolette eh. Proprio perché non amo i programmi di Master-qualcosa, ho mescolato insieme un po’ della mia molestia verbale, un po’ di sana ironia e qualche altro ingrediente quanto basta e ne è venuto fuori una portata tipica della mia taverna. Tempo di rifinirlo e poi lo sforno.

  4. Cose da V

    Io non cucino da secoli, a parte che non sono capace, ma escludendo la pasta col ragù (di mamma) non ho fatto altro. Vergognosa… In compenso i programmi di cucina per me sono una droga. Li guardo e poi faccio la navigata e conoscitrice esperta dei trucchi in cucina (ovviamente nelle conversazioni, dato che non cucino). Tuttavia non conosco il programma di cui parli.

    1. Eh mi dicevi che non cucini (a parte i dolci ammazzavene ahaha), ma che guardi programmi di cucina come se non ci fosse un domani!
      In the mind of a chef è un bel programmino. C’è quasi più scoperta del cibo o tradizioni culinarie rispetto alla cucina vera e propria.

Si!?

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