Ricordi intinti nel nulla

Qualche giorno fa ero a casa di Lord Baffon II a cena: una pasta, due chiacchiere e poi saluti. C’è stato un fattore che mi ha colpito, il gusto della pasta. Più che il sapore, buono, della stessa, è stato il momento in cui il profumo che saliva dal piatto mi ha portato, per un momento, indietro nel passato.
L’estate, quando ero più giovane e non avevo scadenze/impegni da rispettare o tasse da pagare, era un momento di svago e di chiusura. L’estate significava andare in campeggio, per un po’ di tempo, e ritornare allo stato brado insieme ad altre decine (diciamo sul centinaio) di ragazze e ragazzi della mia zona. Le grandi tende da 4/6 persone, l’area comune in cui si potevano fare grandi sfide a briscola (di cui, senza ombra di vanto, ero diventato esperto) e ping-pong/calcetto, la sala mensa dove venivano serviti piatti più che buoni per essere un campeggio (e, cosa interessante, se venivano raccolti funghi o mirtilli nel bosco che ci circondava, venivano cucinate torte o paste ai finferli/porcini), le docce all’aperto senza acqua calda – o, comunque, con acqua calda molto limitata- e infine lo spazio enorme fra le tende e le strutture sopra descritte.
Questo spazio era utilizzato in svariati modi: prendere il sole, partite a calcio/volley, correre o fare dei lavori sulla recinzione del campeggio (una cosa che mi è sempre piaciuta, per un qualche motivo che non capisco) ed era il teatro delle più sanguinose sfide a picchetto.
Il gioco del picchetto è di una banalità disarmante, ma riusciva a tenerti occupato per ore con sfide accanite fra numerosi partecipanti (spesso e volentieri maschi). 

Ingredienti per il gioco: 
– un terreno pianeggiante, possibilmente senza troppa erba e con un terreno non troppo duro.
– un picchetto (attrezzo appuntito in metallo necessario a tenere ancorata a terra la tenda) o un serramanico con lama abbastanza lunga.
– due partecipanti

Svolgimento del gioco: 
– si traccia una linea in terra fra i due contendenti. La linea non dovrà mai essere sorpassata dal giocatore.
– i due sfidanti si posizionano uno di fronte all’altro. Uno ha il picchetto e ha la prima mossa, l’altro attende (un po’ come il bianco e il nero negli scacchi).
– colui che ha il picchetto deve tirarlo sul terreno e piantarlo in modo che non caschi; il lancio può essere fatto unicamente nel tratto di terreno dell’avversario nelle vicinanze della linea tracciata.
– una volta lanciato il picchetto (e assicurato che non caschi, se no il lancio è dichiarato nullo e il picchetto viene dato all’altro contendente) lo sfidante deve allargare le gambe, sempre guardando lo sfidante, fino a raggiungere il picchetto con la scarpa e restare in quella posizione; solo in quel momento, il picchetto viene raccolto dal terreno e lanciato nella porzione di terreno dello sfidante così da fargli allargare a sua volta le gambe.

Scopo del gioco: 
– il gioco è un mix di pazienza, audacia e resistenza.
Pazienza: Se si parte lanciando il picchetto troppo lontano, c’è il rischio che non entri nel terreno. Se funziona, si ha vinto subito (con il coltello si può tentare il lancio sulla corteccia dell’albero – vittoria assicurata); se non funziona, si perde il lancio e si rischia una posizione difficile per il secondo lancio. L’ideale è riuscire a far allargare le gambe all’avversario così da limitare l’equilibrio, ma senza rischiare troppo. Un colpo sicuro è meglio di un colpo mancato (anche perché in massimo 4/5 mosse si è al massimo).
Audacia: il colpo gobbo bisogna farlo, perché andare troppo da formichina è un rischio. Si ha davanti un’altra persona capace di tirare e, quindi, ogni suo lancio può farti fare una spaccate terribile. E visto che ci si guarda in faccia, le espressioni di dolore mentre le gambe si aprono e si cerca di raggiungere il picchetto sono deprimenti. Il colpo audace, quello leggermente più lungo, quello che sai che il tuo avversario non raggiungerà a meno di notevole dolore, è il tocco finale.
Resistenza: tirare il picchetto a gambe divaricate su un terreno spesso scivoloso è difficile. Ci vuole equilibrio e ci vuole capacità di sentire il meno possibile le fitte che salgono dall’inguine e dai muscoli. Chi regge di più, chi ha il centimetro in più nella spaccata, riesce a vincere.

Premio? 
Come nei gironi di Champions League, il vincitore rimane in gioco e viene affrontato dal nuovo sfidante. Se il campionato è più lungo, allora ci sono sfide fra altri giocatori così da dare un minimo sollievo alle palle (ahah).

Non chiedetemi perché, ma quella pasta mi ha portato in mente questo gioco – a cui non pensavo da anni ed anni. Ma picchetto è stato il gioco estivo per eccellenza per anni e anni.
A chi interessa la playstation o facebook o twitter… (non esistevano eheh)?
A noi bastava un terreno piatto, un picchetto/coltello (col rischio di piantarselo nel piede) e un gruppo abbastanza numeroso di persone a sfidarsi. Tutto qua.
Io la chiamo semplicità.

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18 pensieri su “Ricordi intinti nel nulla

      1. Liza

        E ci si divertiva miseria…
        Se penso alle risate seduti sui muretti a guardare gli altri che improvvisavano partite a calcio con qualunque mondezza
        Le cronache delle stesse improvvisate e improbabili…
        Va’ va’ che senno’ mi commuovo 😊

      1. Ma è una cosa che hai notato o l’hai letta tipo nei risultati di una ricerca dell’università dell’Alabama? 😄
        E comunque credo sia un anno piuttosto bislacco…

  1. Cose da V

    Mi piace che sei partito dalla pasta. Mi piacciono i miei ricordi e mi piace leggere quelli degli altri. Da queste parti ultimamente c’è parecchia nostalgia!

    1. Sì, i miei ricordi partono da un profumo o un gusto (o canzone, ovvio) e poi incominciano a prendere vita.
      Ma nel mio blog o in generale su WP c’è nostalgia!? 😀

Si!?

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