Music Wizard (215)

Ci stiamo avvicinando alle vacanze.
Sono vicino a chi, stoico e irriducibile (= costretto), dovrà aspettare ancora molte settimane o, di ferie, proprio non ne vedrà. Se le ha già fatte, ovvio, il mio supporto morale non esiste perché la sua quota di “fanculo al lavoro” l’ha già avuta.
Cosa provo in questo momento?
Non saprei dirlo a parole, penso un misto di sfinimento e incazzatura. Perché, da me, queste due componenti vanno mano nella mano. Certo, ti dicono “sorridi che la vita ti sorride”, ma se io, come diceva il buon Renton nel suo monologo 2.0 sul “scegli la vita”, di questo presente non mi fido?
Per chi non l’avesse a meno, vi rimetto il monologo, così potete sciacquarvi le orecchie.

Ecco qua, direi che questo riassume molto del mio pensiero corrente. Mi piace nascondermi dietro anche quel vago senso di ipocrisia che contraddistingue il mettere questo scegli la vita 2.0 con quello che sto facendo o, ovvio, con quello che possiedo.
Perché essere coerente è una virtù che non sarai soddisfatta. Al massimo possiamo navigare nelle paludi del “ci tento, sapendo che non arriverò mai“.
Vuoi te dire che hai tutto, un tetto sopra la testa, un lavoro (per quanto dimmerda o pagato male), una salute che funziona (e mi tocco i gioielli di famiglia più e più volte) e qualcuno che ti ama/ti vuole bene, ma se c’è un buco dentro di te è difficile alzare lo sguardo e sorridere di rimando.
Un buco creato nel tempo, riempito con mille cose, hobby, dicerie, menzogne, racconti, verità, assunzioni di responsabilità e altrettanti scarica-barile della stessa responsabilità. Il buco, però, ha sempre fame.
Ti continuerà sempre a sussurrare che c’è qualcosa che non funziona, che bisogna stare attenti a quello che vedi, leggi, mangi, assapori, provi e via discorrendo perché non è tutto “oro quello che luccica“, non son “tutte rose e fiori” quelle che vedi.
Questo ti porta allo sfinimento, al trascinare, come un soldato nel fango, e andare avanti. Arrivare, per utilizzare un termine rugbistico, a meta.
Mission accomplished, direbbe un presidente americano di non molto tempo fa.
Per chi sia compiuta è un discorso che prenderebbe molto più del classico tempo che sfrutti per imbrattare il blog di parole, pensieri, musica, citazioni altrui o del nulla cosmico che è il tuo stato d’animo. Perché, ve lo posso assicurare, ci sono blog che sono la trasposizione fedele di chi lo scrive: il nulla.
Lo sfinimento ti porta ad incazzarti e questo ti sfinisce. Arrivi a considerare inutili certi comportamenti basilari della civiltà ma… ma poi non fai niente. Perché il cervello funziona, analizza e ti dice “meglio la gallina adesso o l’uovo domani?“.
Il 90% delle volte la risposta è nascosta nella seconda parte della domanda.
L’uovo domani.
Scegli l’uovo domani, il salario garantito, la casa in affitto e la macchina a rate. Scegli i colleghi che mentono con la faccia tosta, e l’ingenuità di credere di non venire beccati, e traguardi piccoli, corse da mentecatti con premi da idioti.
Paradossalmente è il traguardo quello che ti calma, che ti rende placido; almeno finché non senti di nuovo quella cosa in centro al petto che ti fa i dispetti, che sussurra e allora la copri con la musica, alta, cattiva, oscena, brutale e così liberatoria.
Catartica, direbbe qualcuno.
Ma nello scegliere la catarsi, scegli sempre di assecondare e tutto ritorna, tutto acquista quel senso, quell’obiettività che all’inizio avevi sottovalutato. O non identificato.
O solo te lo fai andare bene quel sottotitolo.

Allora ve lo dico, metto ancora musica oscena e ad alto volume perché questa deve coprire e riempire. Questa mi fa star bene, mi rilassa e mi rende sereno.
Per quei minuti del brano, una scarica di energia mi riempie il petto e sono tranquillo. Sono in pace con me stesso.
Non sento, non penso, non provo e non credo.
Penso si possa chiamare nirvana.

 

 

 

23 pensieri su “Music Wizard (215)

    1. Immaginavo che il like fosse per lo scritto, ma la musica catartica serviva come degna conclusione.
      Buon Ferragosto anche a te! Sarai al settimo cielo per la Supercoppa ehehe

  1. Mi permetto di riassumere tutto il tuo post – scritto bene, tra l’altro – con la frase: Cos’è la felicità? Che poi è veramente questo ciò di cui si parla o piuttosto una sorta di pienezza? Quasi tutti riducono il benessere a tre elementi fondamentali: lavoro, salute, amore. Hai un lavoro? Godi di buona salute? Hai una ragazza, un ragazzo? Allora, tu devi essere felice. Ma io credo, ingenuamente, che la felicità si annida nelle piccole cose e negli occhi di chi guarda il mondo. Non ci sono leggi, o consigli. Perché il mio segreto della felicità, non è il tuo segreto della felicità. Io sono incantata dagli alberi, dalla forma delle nuvole, da tutta la bellezza che mi circonda, dai piccoli traguardi che raggiungo, e dalle nuove sfide!
    Cose che per gli altri sono importanti, per me sono prive di valore.
    In ogni caso, goditi queste vacanze, riposa la mente, e pensa che il vuoto può essere riempito. 🙂

    1. Non è una questione di felicità. Forse di felicità ma in senso lato, penso sia una questione di pienezza.
      Hai ragione su una cosa: la tua ricetta per la felicità differisce dalla mia. Ognuna è diversa, e per fortuna, e ognuna è ugualmente importante/degna di grande rispetto.

      Io fra poco ci vado in vacanza. Devo spegnere il cervello.

      1. Ma infatti, si tende a parlare di felicità, ma la felicità è un picco, un evento eccezionale.
        Penso che il problema sorga quando una persona cerchi, in tutti i modi, di fare propria una pienezza, una felicità, che non gli appartiene, ma appartiene alla società, alla famiglia, agli altri, a quello che ci si aspetta da lei.

      2. La felicità è difficile da raggiungere ed è ancora più difficile da mantenere. Anzi, direi che è impossibile.
        Non so se è quello il problema, sai? Dovrei meditarci su.

      3. Io credo che la felicità sia legata a un qualcosa. C’è un qualcosa che ci rende felici. Poi, oddio, c’è da dire che ci sono persone che “diventano felici” più facilmente degli altri, alle quali basta un dettaglio. Ci sono eventi che ci rendono felici: traguardi raggiunti, eventi, parole, cose che accadono. Forse la differenza sta proprio in questo. Cosa? Di cosa abbiamo bisogno? Di cose fantastiche e favolose, oppure della capacità di cogliere il favoloso?

      4. (Ti ho commentato il tuo post, ma sono finito in spam).
        Sì, ci sono persone che diventano felici in un battito di ciglia. Altre che non ci arriveranno mai. La capacità di cogliere il favoloso, penso, riesce a creare una felicità più duratura dell’altra.

  2. Cose da V

    L’ha ribloggato su Cose da Ve ha commentato:
    Buon quasi ferragosto a chi non lo festeggia, come me. Oggi non ho alcuna voglia di pensare né tanto meno di scrivere, perciò eccovi un post di Zeus che ho apprezzato molto. Buona lettura!

  3. Amico mio, (beh sì non aggrottare la fronte a quel modo, io ti considero un amico) quel buco è qualcosa che non dipende da ciò che si ha ma da come si è, da quanta sensibilità e intelligenza si ha dentro, e si può solo cercare di addomesticare la belva, certi che prima o poi un bel morso ce lo prenderemo ugualmente. Poi magari arriva un giorno in cui si dice ‘fanculo alle uova e si fa la gallina allo spiedo.
    In ogni caso è vita, ci tocca farcene una ragione.
    Ti abbraccio, nonostante il caldo, il lavoro mefitico e il ferragosto, maledetto chi l’ha inventato. Passa ogni singolo istante nel modo che preferisci, con tanta birra, la giusta dose di metallo e magari un po’ di maiale, che sta bene su tutto.

    1. Grazie mille Mela, amica mia. Aggrotto la fronte per partito preso, se no che Dio sarei?! 🙂 ma ti ringrazio per il commento perché è vero, bisogna addomesticare la belva e vivere al meglio.
      Vediamo se riesco a domarla con un po’ di ferie, arrivano… arrivano… e ti posso assicurare che sono come l’acqua per l’assetato.
      Un abbraccio.

Si!?

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