Alien : Covenant

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“Ciao a tutti, sono Zeus e ho appena visto Alien Covenant” “Ciao Zeus, ci dispiace per te”

Di tutte le cose che ho fatto, quelle che apprezzo di più sono i miei errori. 
Cerco di conquistare fiducia e visione d’insieme nel fare la cosa sbagliata al momento sbagliato, così da poter esclamare, una volta terminato il momento, “era solo per aumentare il mio bagaglio d’esperienza e forgiarmi come Dio”.
Ecco perché qualche sera fa mi sono deciso a guardare Alien : Covenant, ultimo capitolo della grande saga di Alien. Sbagliato, ultimo film della saga di Alien, ma non è proprio l’ultimo capitolo visto che segue il temibile Prometheus che, in termini di orrore e ribrezzo non era secondo a nessuno. Infatti era un prequel ed era disgustoso e non si poteva vedere.
Per inciso, l’ho visto.
Forgiato dall’esperienza Prometheus, mi sono gettato in questo Covenant con la sicumera dei crociati contro il buon vecchio Saladino. Ma non nel momento in cui hanno vinto da gradassi, ma proprio quando si son presi scappellotti come se piovesse.

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“Vuoi vedere Alien Covenant?” “Sì, continua a fustigarmi!!!”

La trama del nuovo parto di Scott si posiziona dopo Prometheus, perciò è un sequel del prequel, ma non è ancora il prequel del suo sequel che è ALIEN (il primo, originale, film di Ridley Scott). Se ci pensi bene, già questo intreccio temporale ti fa esclamare: “eh?”, ma il destino beffardo ti piazza sotto il naso salti spazio-temporali, criogenia e via dicendo e tu ti abitui. Ci si abitua alle trasmissioni come Domenica In, figuratevi a questo mischione di tempistiche.

Ho dovuto leggermi Wikipedia per venire a capo delle tempistiche, ma solo perché il mio cervello ha cancellato Prometheus. 

Il film, in sé, tolto tutto, non è neanche male. Visivamente c’è e se avessero tolto la parte Alien, sarebbe stato anche un discreto film sull’esplorazione della domanda fondamentale dell’uomo da quando ha messo piede su questo mondo: “che diamine ci faccio qui?“. Domanda legittima e ricorrente ogni 3 mesi – più o meno quando il commercialista ti scrive che devi pagare le tasse e tu piangi lacrime amare.
Il pippone sulla provenienza dell’uomo, sulla sua natura extraterrestre e via discorrendo, però, si perde dopo poco l’inizio del viaggio della Covenant (la nave).
Il film non è altro che una pellicola in cui una serie di premi Prometheus (termine coniato da Leo Ortolani, applausi a scena aperta) che scandiscono la trama come un metronomo del malessere esistenziale.

Attenzione, ci saranno dei Boiler nella mia recensione. Perciò, se vuoi guardarti il film, salta direttamente ad altro blog. 

Se un film inizia con la magistrale cappellata di una squadra di tecnici (non riuscire a trovare un pianeta enorme dopo 10 anni di indagini è un record – assomigliano a certe unità investigative da film), capisci che da quel momento in avanti il momento topico deve solo arrivare.
Partenza, fuoco (ebbene sì, gustatevi la partecipazione bruciante di James Franco) e poi ecco che iniziano i disastri tipici di un gruppo di balordi messi a capo di una nave-colonia. C’è una costante, alquanto disturbante, nei film spaziali degli ultimi anni: il personale di bordo, invece che essere un feroce manipolo di soldati/ufficiali di bordo/esperti del settore, è un mix interrazziale di cretini galattici. Capisci subito che non può andare bene la cosa, dove prima vedevi una cazzutissima Ripley, ecco che adesso c’è la compagnia dell’orsetto con qualche invasato cristiano che cerca di indirizzare la marcia (verso il baratro).
Captato uno stralcio di comunicazione intergalattica (una canzone di John Denver), ecco che i nostri imbecilli arrivano su un pianeta che, già prima di approcciarlo, gli fa esclamare: è troppo perfetto per essere vero.
Sono nel 2104 e ancora non hanno capito niente dai film horror. Sorvoliamo la cosa.
Approdati sul pianeta, c’è di nuovo l’ombra del premio Prometheus in cui tutti, chi prima, chi dopo, cercherà di morire nella maniera più idiota assoluta: inizia tutto con la sicumera con cui i visitatori si muovono, senza neanche uno straccio di maschera/protezione, su un pianeta apparentemente disabitato.
Al che ti chiedi: ma anni e anni di studi e lauree in ingegneria/biologia/tecnologia etc etc e ancora non avete capito che i pianeti immersi nel freddo siderale devono essere trattati con cautela?! Ma avete preso la laurea in Italia?
Detto questo, ecco che incominciano a mettere i piedi e, da esperti/intelligentissimi studiosi, anche il naso dove non devono. La regola 1.0 di tutte le spedizioni intergalattiche, o anche solo nell’Autogrill dell’autostrada, è sempre la stessa: non mettere le mani ovunque.
Non seguono la regola d’oro? Ecco che arrivano i problemi e l’ambito premio Prometheus ©.
Se poi tenete conto che questi gonzi da viaggio interstellare si vanno a fidare di un androide che, in maniera esplicita, si pone come uno psicopatico, mi dite voi come fa a non andare a lucciole il film? Perché una prova può essere un indizio, ma dopo le prime 50 incominci a pensare che questi personaggi siano afflitti da un ritardo grave e non riparabile.
Le domande insolute su come abbia fatto David (il sintetico pazzo come un cavallo) ad essere in piena forma dopo Prometheus, ad essere così pazzo, ad essere ritenuto credibile dalla banda di gonzi più gonzi dell’Universo e, soprattutto, a farla franca è un fattore da antologia della narrazione cinematografica.
Nota di merito a Michael Fassbender che, ormai, mi aspetto di trovare anche sotto casa a darmi la posta. Il buon Fassbender domina tutto il film, in una o nell’altra versione, e quando non c’è l’unica domanda che ti fai è: perché non l’hanno inquadrato? Cosa stanno nascondendo?
La risposta è semplice: il prossimo colpo gobbo al lascito di Alien (c’è chi critica il terzo capitolo, ma io lo adoro. Il quarto al contrario, con quella faccia da schiaffi di Wynona Ryder, mi è proprio indigesto). E lo fanno fra errori pacchiani, momenti di sublime codardia – ripagata alla maniera aliena, cioè con la morte dopo atroci sofferenze -, scene che fanno blink blink allo spettatore e poi spoiler auto-prodotti dallo stesso trailer.

Quale auto-spoiler? Quello della doccia, di cui sotto avete una diapositiva.

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Donna: “Malandrino, mi avevi detto che avevi una sorpresa per me sotto i boxer…” – Uomo: “e non hai ancora visto tutto”

Perciò il film finisce con un tripudio di citazioni per farti arrivare al terzo prequel del film vero e proprio e poi ti lascia con la sensazione di pesantezza alla bocca dello stomaco.

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Zeus: “Voglio riguardare Prometheus, solo un’altra volta… e poi il seguito di Covenant, non posso perdermelo”. Fustigatori: “Ma non ne hai abbastanza?” Zeus: “Noooo”

Il film l’ho finito e mi son ripromesso di lasciarlo nell’angolo oscuro della mia memoria, quel posto che è simile al Dark Web internettiano, solo con tante più brutte cose dentro: tipo gli ultimi film di Adam Sandler o John Wick 2.

 

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10 Replies to “Alien : Covenant”

    1. Sei ti son piaciuti gli altri Alien, compreso quello con Wynona e il temibile Prometheus, guardalo.
      Mettiti di fianco anche la frusta, così soffri un po’ di più.

  1. Non posso leggere Zeus…non l’ho visto a cinema e ho deciso di sperperare dei soldi sul blu-ray quando uscirà. Atto di fede di un fan, come ben sai. La mia stella altrettanto è frutto di altrettanta fede in Zeus

      1. E sì che ne ho messi pochini, in realtà. Ma troppi per chi, come te (o me), di spoiler non ne vuole neanche mezzo.

Si!?

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