Storie brevi

Prosegue l’opera di riciclo. Pezzi di memoria tratti dal blog e rimessi a nuovo per l’occasione.

L’immagine nello specchio, così acquosa e che cola verso il lavandino, non sono io. Non sono certo io quella figura emaciata, con i capelli troppo lunghi che mi cadono sulla fronte e mi fanno assomigliare a quei fastidiosi cani alti di cui non mi ricordo mai il nome, il naso storto e la bocca ad U rovesciata. Un punto bianco mi contorna la bocca, sa di mentolo. Cerco di pulire il vetro con la manica della maglia, ma non faccio che trascinare l’acqua e la mia immagine in giro per la superficie dello specchio. Adesso non c’è neanche una persona là dentro. Adesso c’è un quadro surrealista in cui il rosa della pelle si mischia con il biondo dei capelli e le sfumature scure di quello che mi circonda. Ripasso l’avambraccio e tiro via una parte di condensa ed una parte di me, la manica si impregna dell’acqua e la sento cadere pesante mentre appoggio le mani chiuse a pugno sul lavandino di ceramica bianca. Sotto il naso mi pende la schiuma da barba, sono un giovane Babbo Natale. Il rasoio è appoggiato sul lato destro del lavandino, vicino al bicchiere bianco con lo spazzolino. Un tempo c’erano due spazzolini, adesso non più. Adesso c’è solo quello rosso. Il mio. E una confezione di dentifricio schiacciata nel mezzo.
Sfrutto lo specchio e mi guardo alle spalle. Cerco ancora la sua figura dietro di me, ma non c’è niente. La porta di vetro della doccia e il gocciolare dal rubinetto.
Prendo il rasoio.

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L’ho lasciato in piedi in bagno. Era così sicuro che tutto fosse uguale a prima che, in un primo momento, pensava scherzassi. Quando ho preso lo spazzolino si è scosso, è stato lo schiaffo che gli serviva per realizzare quello che stava accadendo.
Ho il petto pesante. Vorrei tornare indietro, ma non voglio tornare. Perché? Ho raccolto tutto quello che ho potuto in un unico gesto continuo, come il tagliare dell’erba del contadino. Due mutande di pizzo, un reggiseno, qualche maglietta e un pantalone. Lo spazzolino. Non sono riuscita a raggiungere il beauty perché lui era in mezzo, fermo come una statua. Il calore della doccia era soffocante e lui mi guardava poggiato su quelle gambe sottili, i capelli arruffati e la barba fatta di schiuma.
Volevo abbracciarlo, ma ho allungato la mano per dirli addio. Mi sono sentita stupida e allora ho ritirato il braccio come se scottasse. Sembro un dinosauro con lo smalto blu.
Le chiavi tintinnavano ancora quando ho chiuso la porta alle mie spalle.
Non mi sono voltata.

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Sento le braccia pesanti. Dove ho passato la manica della maglia, la condensa si è asciugata e riesco a vedermi. Con l’indice mi tiro via porzioni di schiuma. Sciacquo il dito sotto un getto di acqua fredda. Rabbrividisco mentre alzo il rasoio. Un gesto veloce. Preciso. La mano va da sinistra a destra sulla carotide. Un ricciolo di schiuma cade, come neve sul ghiacciaio, nel lavandino bianco. Guardo la porta. Mi sembra di sentirla tremare. Mi sembra di sentire le chiavi tintinnare. Lo specchio mi restituisce la mia immagine preoccupata. Due occhiaie profonde trasportano la tristezza degli occhi. Torno a far danzare il rasoio. Sinistra-destra e poi dall’alto al basso. Più vicino all’orecchio sono e più lo sento grattare e decapitare i peli.
Sono l’Enrico VIII dei barbieri.
Mi riempio le narici dell’aroma di mentolo della schiuma. Mi appoggio al lavandino con entrambe le mani. Le scapole si alzano verso il cielo come toast dal tostapane.
Piccole gocce bianche si lanciano nel vuoto e si schiantano sulla ceramica.
Tutto sta colando, la gravità mi spinge in basso, mi trascina verso lo scarico.
Ma io la respingo e aspetto.
Aspetto che rientri e dica “ho sbagliato”. Solo allora potrò prendere la mia rivincita e allontanarmi da qua, togliermi dalla posizione della vedetta e, raccogliendo memorie e fotografie, uscire dalla casa in una nube di vapore al mentolo e rimpianti.

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21 Replies to “Storie brevi”

      1. E chi scherza…mi ha ricordato lo stile di alcuni racconti di Poe.Punto.
        Pigliati il complimento e fatt’i cazz’toi… 😆😆😆

      1. Non saprei come spiegarlo, ma ci provo. Le descrizioni erano potenti e si intravedevano le emozioni e le sensazioni. Quella per me era la storia. In ogni caso a me sono piaciute.

  1. Mi piace questo spolverare e questa storia in tre piccole parti è essenziale e perfetta nel descrivere un momento. Lasci spazio per immaginare il prima e il dopo, esattamente come fanno le fotografie…
    Bravo Dio! Bravo davvero.

    1. Esatto. Sto rimettendo a posto la soffitta e tiro fuori quello che c’è dentro. Vediamo se, quando ho finito, ho nuove idee o sono proprio con il serbatoio vuoto.
      Queste sono tre piccole istantanee infatti, sono momenti separati, anche se il primo e il terzo sono abbastanza vicini temporalmente.
      Grazie Tati.

      1. ma in questo dare aria alla soffitta… tiri fuori cose già usate ( quindi pubblicate secoli or sono e ora rimaneggiate) o accantonate e per la prima volta li riporti sul tavolo della cucina per osservarli?

      2. No, sono tutte cose inedite. Le rispolvero, le rileggo, le correggo e poi le pubblico.
        Parto dal vecchio e poi lo rinnovo.

Si!?

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