In cucina (by Zeus – parte 3)

Visto che non ho creatività, riesumo un antichissimo racconto della serie “In cucina”.
In cucina era un collettivo di racconti nato da un abbozzo di storia che avevo scritto tanti, ma tanti, mesi fa. Poi non ho più avuto l’idea, la voglia o il piacere di continuare questa storia.
Oggi la pubblico perché sto meditando se mettere in pausa il blog o meno. Sto postando sempre meno cose e quello che scrivo ha, nel 90% dei casi, poca freschezza – o così la vedo io.
Vediamo, forse pubblicare qualcosa di vecchio, ma sempre attuale, può riportare quel po’ di creatività nella mia testa.
Non ci giurerei.

Se volete rileggere qualcosa del racconto, vi lascio il link all’ultimo post fatto:
IN CUCINA

viewpoint-housework-can-be-the-source-of-profound-spirituality-498885
da web

– Perché mi hai tirato la tazza? – squittì l’uomo.
– Perché era la prima cosa che avevo vicino – rispose la donna. Sollevò le spalle mettendo la testa di traverso, come una bambina dispettosa. Perché, in fin dei conti, lei era una bambina. Non nel corpo, ma l’atteggiamento era rimasto quello irrispettoso di una adolescente.
– Potevi uccidermi! – disse
– Potevo, vero. Ma non l’ho fatto – rispose lei. E senza pensare fece partire un piatto da portata. Uno semplice, bianco-latte e così dimesso che l’uomo si stupì nel vederlo ancora in loro possesso. La sorpresa passò, insieme a quell’oggetto non identificato di natura casalinga, a diversi centimetri dalla fronte dell’uomo e frantumandosi su un’ampia mensola di legno scuro.
Lei rise. Una risata secca come le fronde degli alberi durante la siccità. Una risata che echeggia l’arrivo del pianto.
– Dove sei stato? – gli chiese. Non che volesse saperlo, in realtà, ma la routine era quella: uno rientrava a casa e l’altro, anche se indifferente a qualsiasi cosa, era tenuto ad informarsi sulle condizioni di salute del suo vicino.
Sua nonna le diceva sempre che quella era buona educazione.
“Una signorina”, le diceva, “deve essere sempre cortese con il prossimo”.
“Perché, nonna?”
“Perché così è. Così ci hanno insegnato e così è la consuetudine. Non vorrai mica cambiare le regole, vero?” le rispose la nonna e dalla bocca della vecchia uscì una sottile ragnatela di saliva e l’odore, che la ragazza aveva impresso a fuoco nelle narici, era quello di vino rancido.
– Non sono affari tuoi – si spostò verso il mobiletto e si versò una generosa porzione di bourbon nel bicchiere. Il tintinnio del ghiaccio nel bicchiere fu come la campanella durante un incontro di boxe. O era l’inizio o era il segno che uno dei due era finito a terra.
– In effetti sì, caro – spalmò l’ultima parola con una generosa dose di viscidume.
– Non credo proprio, cara – anche lui farcì per bene ogni singola parola, tanto che, quando caddero nel silenzio della stanza, si poteva sentire distintamente il loro sfracellarsi a terra.
– Hai visto un’altra! – lo aggredì lei. Stufa della ritrosia, delle mezze verità e delle complete bugie.
– O un uomo – la derise lui.
– Potrebbe essere, sai? – la risposta rapida, ficcante, di lui aveva sgonfiato l’impeto della donna rendendolo un copertone bucato – Ormai, e questo lo sai benissimo anche te, non è che mi tocchi più di tanto, forse è vero che tu… – con la mano mimò il gesto di scopare.
– Ti dirò, mi da anche più soddisfazioni di quelle che mi davi te –
– Lo sapevo! – la donna-bambina si alzò sulle punte pronta a menare il fendente decisivo.
– Ma smettila di dire stronzate – la bloccò lui – apri la bocca solo per far cambiare aria al cervello -.
Lei scese, riluttante, dalla breccia della vittoria e si chiuse in un ermetico silenzio sigillato da braccia incrociate e testa rincagnata nelle spalle.
Fuori una macchina sgommava in maniera esagerata.
– Ma perché non te ne stai a casa? –
– Perché mi annoio, ecco perché – il bicchiere di vetro incontrò la mensola di legno con un tonfo sordo. L’uomo bestemmiò fra i denti.
– Mi sento sola –
– Anche io –
– Allora resta qua, no? – la donna fece un passo avanti. Le braccia sempre conserte e i pugni chiusi, stretti intorno ad invisibili rancori quotidiani.
– Perché restare nel tuo stesso spazio fisico mi fa sentire solo – le disse.
Grosse lacrime risposero al posto della donna.
– Piangi? – le chiese lui, ignorando volutamente l’ottusità della sua domanda.
– No, sta piovendo – disse asciugandosi gli occhi con il polso. Strisce nere di mascara sulla pelle, la tribù delle donne con il cuore infranto.
– Siamo storie vecchie, perché non te ne fai una ragione? – le disse
– Siamo racconti in divenire, la differenza è notevole se permetti –
Lui passò la mano davanti a quel filo blu di luce televisiva e, per un momento, l’ombra di una mano gigante apparve sul pavimento.
– Filosofeggi. Ma non cambia niente. Non c’è aria qua, non c’è aria –
Lei lo sentìì borbottare quella litania, ma la sua attenzione era scemata. Lo scintillio del coltello sul tavolo era suadente come una seta delicata sul corpo nudo.

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19 Replies to “In cucina (by Zeus – parte 3)”

    1. Anche a me piaceva. Ho perso un po’ di entusiasmo, forse è la stanchezza… che ne so io.
      Pubblico cose già scritte (riviste un po’) per tenermi attivo. Chissà, forse evito lo stop del blog.

      1. Anche io. Ci sto meditando se sospendere le attività, giusto per non diventare tutto quello che mi infastidisce: uno che pubblica minchiate solo per riempire l’internet :/

      2. Non credo riusciresti a pubblicare minchiate neppure sotto minaccia. Detto questo, se senti il bisogno di una pausa per ricaricare la mente, perché no?
        Il blog non è una fidanzata che ti tiene il muso, né un tamagochi da nutrire 😉

      3. Infatti mi sono fermato per una settimana… ehehe… e sicuramente WP non mi ha mandato Whatsapp chiedendomi dove mi fossi cacciato.

  1. Io non lo vedrei come mettere in pausa. Certo, io e te abbiamo frequenze molto diverse di post, ma il blog è uno “state of mind”, lui è sempre lì, e quando ti ritrovi con qualcosa che ti vuole uscire dalle mani per finire sullo schermo, non ti chiede dov’eri finito o perché lo trascuri. Lui è sempre lì, e aspetta. Almeno finché esisterà WordPress! 😀

    1. Non so. Sono giorni che sto meditando di chiudere il blog (non fisicamente, ma come attività) per un po’ di tempo. Non ho la testa per scrivere e visto che scrivere è qualcosa che mi piace, mi ritrovo a buttar giù frasi inconcludenti solo per postare qualcosa.
      In effetti quando ho postato questo “vecchio racconto” era una settimana che non lo frequentavo e non mi ha chiesto: dov’eri? 😀

  2. IN cucina!!! IN CUCINAAAAA!
    Quanto mi è piaciuto quel collaborare senza nemmeno parlarsi, una bella sfida, un bello scrivere e un fantastico leggere.
    Chiunque si prende una vacanza e chi siamo noi, o WP, per negare questo diritto a DiodiUnDio?…
    😉

    1. Questa è stata una collaborazione veramente estemporanea. Tutti scrivevano quando e come volevano, senza linee guida, senza indicazioni… una cosa anarchica al massimo.

      1. Forse ne avevamo già parlato all’epoca… mi è sempre partito un po’ il trip sulle storie pensando “chissà nello stesso momento l’altro personaggio- secondario- cosa fa, magari ci potrebbe essere tutta una storia sua…”

      2. Sì, mi sa che ne avevamo parlato. E l’idea di dar voce ai personaggi sullo sfondo mi piace.
        Si racconta, ovvio, sempre la storia principale, ma quella del poveraccio che fa da cartongesso sullo sfondo 🙂

Si!?

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