Cooked (serie Netflix)

Negli ultimi giorni mi sono guardato una serie televisiva, penso si chiamino docu-serie o qualcosa di questo tipo, chiamata Cooked. Non è una serie nuova, San Google da Internet mi dice che è dell’anno scorso, ma è fatta molto bene.

La serie, tratta dal saggio Cooked (da noi è Cotto) di Michael Pollan, è un documentario sul cibo, ma senza essere una nuova puntata di Masterchef o i viaggi di Anthony Bourdain (adesso sto guardando una serie che ha proprio Bourdain come narratore: The Mind Of A Chef – interessante, ma un po’ caotica). Gli aspetti vengono trattati, in maniera comunque semplice, discorsiva e avvicente, anche dal punto di vista antropologico, storico, sociale e chi più ne ha, più ne metta. Potrei dire che Cooked è una serie che parla anche di cibo, ma si concentra sull’aspetto generale del cibarsi piuttosto che sulla pornografia da cucina (che è un genere ormai ben rappresentato da millemila spettacoli televisivi dedicati al cibo o a qualsiasi sua derivazione).

C’è una battuta un’affermazione che mi ha fatto riflettere e sorridere: nel 1960, gli americani passavano a tavola circa 60 minuti nel corso della giornata; nel 2017, in media, gli americani passano 27 minuti a tavola.
Questo decremento, di ben 33 minuti nel corso di oltre 50 anni di storia, non significa che le persone siano stufe di cibo, non siano affamate o che il cibo, in genere, sia diventato meno importante. No, le persone escono di più a mangiare, spendono soldi per comprare cibo precotto (cosa impensabile molti anni orsono) e, comunque, spendono ore e ore del loro tempo davanti alla televisione a guardarsi programmi dedicati alla cucina (se si fa un paragone, non azzardato: gli americani, in media, passano 27 minuti a tavola ma guardano puntate di 42 minuti circa di Masterchef).
Un concetto è molto interessante e si unisce, perfettamente, a quanto detto qua sopra.
Le persone hanno un rapporto molto particolare con il cibo; ricevere da mangiare è reputato, a volte in maniera inconscia, a volte in maniera più diretta, come un atto d’amore da parte della persona che ti porge il cibo (un retaggio storico del parente che ti da da mangiare quando sei piccolo). Cucinare, invece, è percepito sempre come un lavoro e non da lo stesso piacere del mangiare.
Ecco il motivo per cui, nel corso del tempo, la gente ha smesso di cucinare e i cibi precotti sono diventati fondamentali per le persone. Il cibo precotto elude il momento del cucinare (il lavoro) e fa aumentare al massimo il momento del mangiare (il piacere).
Non per niente l’industria alimentare, oltre che i ristoranti, hanno aumentato a dismisura la loro proposta per attirare queste migliaia di persone allergiche al cucinare ma reattive e sensibili al mangiare.

Cooked, per mantenere una narrazione snella e interessante, è divisa in quattro episodi da circa 50 minuti cadauno.
I titoli sono tratti dai quattro elementi fondamentali: fuoco, acqua, aria e terra. Ogni puntata si concentra sul singolo elemento (per semplicifcare potrei dire: fuoco = evoluzione dell’uomo dall’animale = cucinare = grigliare e via dicendo per ciascuno degli elementi sopra menzionati).

Evito di recensire ogni singola puntata, che potete trovare anche in italiano, e lascio a voi la curiosità di guardare queste 4 ore scarse di documentario sul cibo e sull’essere umano.

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4 Replies to “Cooked (serie Netflix)”

  1. Segnata! ( o segnatO come documentario…?)
    Io devo essere sincera, adoro stare a tavola a chiacchierare, mi piacciono le cene tra amici a far tardi da finire l’ammazzacaffè e poi fare un altro caffè ( semplice scusa per prendere altro ammazzacaffè, ovvio). Eppure… eppure nel quotidiano posso mangiare pranzo e cena in 15 minuti netti ( nei è compresa la pulizia della cucina…) sto cercando di far rallentare Mini ma è più complicato del fare un ricamo a filo di seta con mani da Topolino.
    E’ un bambino che mangia, tanto e bene ma il cibo è nutrimento. Punto. Una chiappa mezza fuori dalla sedia e al primo rumore di cancelletto del vicino che si apre…. VIA! Ciao!

    1. Direi segnatao 😀 ehehehe comunque la serie è di quattro episodi, perciò sostenibile senza diventare troppo pesante.
      Il tono è leggero ma ci sono cose moto interessanti dentro.
      Io ho calcolato che ci metto una ventina di minuti, mezz’ora per pasto. Io faccio colazione e quello è un turno secco di 20 minuti.

  2. guarda io sono in belgio da un mese e mi rendo conto sempre di più che il cibo sia prima di tutto una questione culturale. la quantità di pasti precotti trovati in questi supermercati ha dell’incredibile. e siamo in europa, in un paese con una cultura culinaria ben definita e una ventina di ristoranti stellati solo nella capitale.
    però diocribbio, posso anche arrivare a capire la lasagna precotta nella vaschetta, anche se non la comprerei nemmeno se mi pagassero in oro, ma l’hamburger con il cheddar e il panino già cotti messi dentro la busta di plastica nello scaffale insieme ai biscotti ti pare normale? ci metti 10 minuti a farti un hamburger, ma loro lo comprano anche già cotto e nella plastica.
    è che alcune cose non ci appartengono, perchè i paesi del mediterraneo sono ancora culturalmente legati al pasto preparato. forse è un residuo matriarcale.
    o forse le pippe degli anni 70 sulla dieta mediterranea hanno preso più piede di quello che pensassi.

    1. La noia nel mettersi davanti ai fornelli è una cosa terribile per molti. Falli lavorare in miniera o mettili a guardare 3 ore di programmi insulsi e non battono ciglio, piazzali davanti al forno ed ecco che c’è la scena madre.
      Un po’ di pigrizia e un po’ di “tanto risparmio tempo” – che poi è vero in parte, visto che con la carica di zuccheri, grassi e morte che tiri giù mangiando veloce, devi andare a sfinirti in palestra o che altro per riuscire a mantenerti in linea.
      Cucinare un riso freddo, solo per fare un esempio di tipico pranzo lavorativo veloce e da battaglia, ci metti pochissimo (diciamo che fra una cosa e l’altra ci metti 15/20 minuti?)… ma tutti preferiscono prendere dal take away (cosa lerce) o andare al McDonalds per mangiarsi un condensato di morte, zucchero, grassi e poliuretano espanso per 10/12 euro.
      Sia chiaro, qualche volta un burger del Mc lo mangio anche io, ma non è la normalità.

Si!?

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