Music Wizard (208)

Nel grande panorama musicale, composto e scomposto da migliaia di rivoli diversi, c’è un solo genere che sana e tampona le ferite dell’anima: quella musica è il blues.
Un cuore distrutto lo si rimette insieme con quelle dodici battute del diavolo. L’umore malinconico lo si pulisce con un tocco di dobro o di chitarra acustica.
La sofferenza si fa musica e i problemi si fanno musica dentro le partiture del blues. Questo genere non ha la sacralità del gospel, che ha come primo ascoltare proprio l’Altissimo e, subito dopo di Lui, noi poveri mortali.
Il blues è lacrime, sangue, demoni, alcool, donne tradite, scazzottate nel retro di un bar di provincia, ferite dell’anima e paura. Ecco perché quando partono le sue note noi ci ritroviamo dentro, perché non è musica alta e, sicuramente, non è musica che parla a Dio.
Le dodici battute affondano le proprie radici nel fiume che è l’umanità; ecco perché quando lo sentiamo è come incontrare un vecchio amico che non si vedeva da tempo. Sono i nostri dolori che ululano al crocicchio della strada ed è la nostra disperazione che urla e scalpita e si strappa i capelli mentre vediamo la nostra donna che ci trafigge il cuore con uno stiletto (metafora per un tradimento, in questo caso).
Quando mai abbiamo ascoltato un consiglio da qualcuno che sembra aver capito tutto, quando mai abbiamo prestato attenzione a qualcuno che non ha vissuto la nostra situazione?
Mai, infatti.
Noi ci relazioniamo con gente che ha le nostre radici.
Aspiriamo a qualcosa di diverso, ma quando si tocca l’animo, non c’è niente di più salvifico che il tocco delicato di qualcuno che, sulla propria pelle, ha sofferto quello che hai sofferto tu.
Vogliamo un compagno di viaggio, non un grillo parlante sulla spalla.
Vogliamo un amico che ci sostiene, mentre inciampiamo, cadiamo e borbottiamo in preda all’alcool e ci assicura che domani è un giorno nuovo, non preoccuparti. 
E noi non ci preoccupiamo perché lui ha la sapienza della strada.

Il blues ha le scarpe rotte e piene di fango, i vestiti stracciati, un cappellaccio ampio che gli copre il viso e, insieme ad una chitarra, ha una fiaschetta di metallo con del moonshine e un coltello a serramanico.

Vogliamo una canzone che canta quello che proviamo, così da poter liberare il cuore da quella pesantezza.
Da quella tristezza.
Ecco cos’è il blues.

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5 Replies to “Music Wizard (208)”

    1. Amica mia! Tu mi citi il buon Lanegan e io ti rispondo dicendo: ho comprato il disco “the winding sheet” quando ancora nessuno si cagava lanegan e lui, poveretto, non era altro che il cantante degli screaming trees e non l’acclamato leader della sua band e collaboratore con i QOTSA.
      E tieni presente che dentro una canzone (Down In the Dark) che ha anche la collaborazione di un certo K.Cobain 😉

  1. Hai perfettamente ragione, il blues odora di vita sporca, di sottoscala in penombra e dell’umido della terra dopo la pioggia… e sì, in certi momenti ci vuole lui come amico per strappare un po’ di più il cuore e metterci mano con ago e filo, solo dopo che ha spurgato per bene..

Si!?

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