L’infanzia ha rovinato l’età adulta a tutti. Ovvero sia, i telefilm che ti hanno maltrattato i sogni.

Qualche giorno fa ho letto un post di TIASMO e mi sono ricordato che, un tempo, sono stato adolescente anche io. Adolescente che guardava la televisione. Adolescente che assorbiva il mondo che propinavano i telefilm e lo rigurgitava in giro con perle di saggezza (che poi, intendiamoci, le mie perle di saggezza di X anni fa erano esattamente le stesse delle perle di saggezza di X mesi fa).
Comunque sia, partiamo in quarta e vediamo cosa ne esce.
Ringrazio di nuovo TIASMO per il format.

Le vacanze.

Telefilm: vedute sull’oceano pacifico, bungalow alle Hawaii, safari in Africa.

Realtà: Dopo aver passato le vacanze con i miei, ho incominciato a vagare in vacanze/studio in Germania. Il tedesco devo ancora impararlo in maniera decente ma, come diceva Johnny Deep in Blow: sono arrivato in Terra Teteska con un diploma di bevitore e ne sono uscito con un master in alcolismo.

Il mare

Telefilm: per il sottoscritto, nei telefilm, mare equivale tette di plastica, costumi rossi inguinali e Mitch. Il resto è noia.

Realtà: la tristezza di viaggi verso Rimini o Riccione (ok, ho visto anche altri mari) in cui non c’erano le bagnine hot di Baywatch, ma un mistone di personaggi da galera, tedeschi da cui proveniva un pericoloso odore di grigliato (il sole li aveva cucinati bene), ustioni di terzo grado, sabbia, troppa birra, qualche cocktail alcolico osceno, le trasmissioni di Radio105. Ma senza Pamela Anderson.

L’appuntamento con gli amici.

Telefilm: Gli appuntamenti, fissati a mezzo telefono, erano chiari anche quando mancavano metà delle indicazioni essenziali per incontrarsi. Esempio? “Ci vediamo a xxxxx” “Ok”. Click.

Realtà: A volte ci si tentava di rimanere sul vago o fare quelli che sanno. Ci incontriamo al solito posto, ok? Perfetto, per le due ore successive c’erano persone che vagavano per la città completamente perse perché il solito posto è un concetto vago. Come l’orario di incontro (“ci vediamo alle otto” “va bene“. Poi i ritardi si accumulavano causa di una incomprensione generazionale fra orario solare/legale e fusi orari dei Paesi dell’ex blocco socialista).

Il primo appuntamento.

Telefilm: Lei in stanza che si trucca, si strucca, si trucca, si strucca e poi si cambia mille volte. Il ragazzo arriva con l’auto del padre, con i capelli leccati da una mucca sifilitica e un regalo. Il padre della ragazza è un sergente maggiore del Mossad che incute paura anche a The Rock e il ragazzo è docile e timoroso come una vecchina in Chiesa.

Realtà: La macchina non la si vedeva neanche con il binocolo e perciò mi accompagnavo nella versione triste del bus. I vestiti tutto fuorché eleganti e non c’era il padre della ragazza a controllarti e dirti “portamela a casa per mezzanotte, campione“. O solo a farti il discorso motivazionale. Anche perché: a) di solito era pomeriggio pieno; b) gli autobus più di una certa ora non andavano; c) riuscire a mettere insieme il trittico: telefonata dell’amica che chiama per conto e poi riferisce e  infine i cazzi e i mazzi portava via forze… tanto che alle 5 di pomeriggio desideravi solo salutare e ritirarti in branda.
Per non dire che non mi facevo vedere dalla famiglia.

Il quarterback.

Realtà: un po’ di competizione calcistica c’era… ma niente da vantarsi. Il fisico “cuor-di-drogato” era un po’ la grande componente sociale.

Le ragazze pon-pon.

Realtà: l’unica cosa bella erano le partite di pallavolo delle ragazze delle classi superiori. Lascio a voi immaginare il motivo.

Le riunioni di famiglia.

Telefilm: ogni puntata c’è la grande riunione. Tutti dicono tutto, c’è di solito il genitore brillante e giovanile che fa il brillante e giovanile (ma poi viene cazziato dalla madre) e tutta una serie di eventi o rivelazioni che ti fanno capire che c’è un senso alla storia (del telefilm).

Realtà: avrò fatto sì e no 2 riunioni di famiglia in vita mia… e tutte e due perché avevo fatto delle enormi stronzate. Il resto finiva in 5 minuti netti.

Le macchine

Telefilm: una su tutte è Kit, la macchina che troneggiava in Supercar. Nera, perfetta, con la voce vagamente fastidiosa e il buon David Hasselhof che la guidava. Ma, soprattutto, era una macchina completamente automatizzata.

Realtà: l’unica cosa automatica al momento della prima guida è stata la cascata si sudore sulla schiena. Tutto il resto è stato panico allo stadio brado (chi vi racconta la tranquillità mente sapendo di mentire).

L’educazione sessuale.

Telefilm: nei telefilm non esiste l’educazione sessuale. La cosa più vicina a questa cosa sono i consigli sull’astinenza e le vaccate religiose che dicono tutti “aspettiamo di sposarci”.

Realtà: Momenti di totale imbarazzo, per l’insegnante, quando ha incominciato a descriverci in toni assolutamente entusiastici sapore e profumo dello sperma. Capite voi che è come mettere sangue davanti allo squalo?

I nomignoli dei genitori.

Telefilm: “Figliolo”, “principessa”, “ragazzo” o “campione”.

Realtà: Biondo o Bocia. Il secondo è termine da cantiere. Il bocia è, a tutti gli effetti, l’apprendista.

Il professore di lettere.

Telefilm o film: Comprensivo, amichevole, lungimirante. Tutto un Carpe diem, tutto un tieni in alto la mano sono il tuo capitano! A volte si faceva le allieve ok… [cosa posso aggiungere oltre a quello che ha scritto Tiasmo?! Niente]

Realtà: Nessuna comprensione. Poco amore e lungimiranza a tratti. La frase più amorevole che ho ricevuto è stata “ti taglio la gola e ti lascio qua” (eravamo in gita nella terra teteska). L’amore, lo capite anche voi, non è mai sbocciato.

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20 Replies to “L’infanzia ha rovinato l’età adulta a tutti. Ovvero sia, i telefilm che ti hanno maltrattato i sogni.”

      1. Se posso, mi stupisce ( ma con gioia) leggerti accanto a Tiasmo: mi fa morire dalle risate e immaginarvi insieme mi ha rallegrato. Grazie.
        Comunque: maledetti telefilm che ci facevano credere cose inesistenti e noi mammalucchi a crederci ogni volta ( a volte anche adesso) 🙂

      2. Era da tantissimo che non riprendevo un’idea di Tiasmo (stiamo parlando di anni). Questa mi piaceva e mi sono divertito a riproporla, aggiungendo le mie disavventure.
        Maledetti telefilm anni 70/80.

      3. Maledetti proprio!
        Sui nomignoli dati dai genitori: quando mi andava bene ( e ancora oggi) divento Nini quando c’è baruffa nell’aria rischio di essere chiamata con tutti i nomi di amici e parenti perché la rabbia fa scordare il mio… crisi d’identità dammi la mano!

  1. Ahahahahahahaah quanta verità!!! Telefilm del cà. Per non parlare degli sport americani della scuola, avevano pure la piscina. E noi per un anno non abbiamo avuto manco la palestra, ci hanno ficcati in una classe abbandonata da Dio a giocare a “volano”. Ma ti rendi conto? Che robe… Hai mai visto modern family?

    1. No, non ho mai visto modern family! 😀
      Ma mi sa che me l’avevano consigliato.
      Sai una cosa!? Ruba questo post e fallo tuo 😉 io ci ho messo le disavventure mie, ma non voglio rimanere l’unico eheh

    1. Grazie mille e benvenuta sul blog 🙂
      Perché non rubi l’articolo e ti cimenti anche te?! Le serie, forse, sono le stesse… ma le esperienze personali (e le disavventure) sono sempre uniche 😀

Si!?

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