Zeusly Planet – Vienna

Quel che inizia quest’oggi da parte di Zeus, Tati e Gintoki, è un progetto editoriale  di emendazione del turista. Sì, proprio tu, fessoscopico e turboelico turista che di torpedone in torpedone raggiungi le agonate mete turistiche seguendo le stesse, identiche, indicazioni che guidano altre centinaia di migliaia di turisti come te, perché scritte su una guida standardizzata. Uno sguardo asettico sul mondo, pensato e replicato dalla lobby delle guide che da quest’oggi decidiamo di combattere, perché…perché sì!
Perché noi non ti diremo quale è il punto migliore per fingere di reggere la Torre di Pisa e come andare a calpestare gli attributi del toro della Galleria di Milano, bensì come ingurgitare una bistecca alla fiorentina di un Kg (soltanto l’osso) e poterlo raccontare e come evitare di stare sulle palle ai milanesi. Non ti indicheremo la via per il balconcino di Giulietta, ma magari quella di un sexy shop dove di balconcini ne troverai a bizzeffe.
Se anche tu senti quel fuoco alle posteriora che ti spinge alla ricerca di un qualcosa in più
dalla tua vacanza e sei certo non sia la cena messicana della sera precedente, unisciti a noi.

Questa è una chiamata a resistere: alle barricate! Eroderemo il potere del Pianeta solitario!

Non indugiamo oltre e partiamo in quarta per le strade della prima capitale europea che ci è venuta in mente: Vienna.

(Vienna in poche parole – copyright Tati)

C’è una considerazione basilare che è spesso estranea al turista italiano: Vienna è in Austria e, di conseguenza, non è italiana (culturalmente, culinariamente etc etc). Se si arriva a Vienna cercando un pezzo d’Italia, forse la meta preferita poteva essere Vergate sul Membro o Orion Sul Serio e eravate nel vostro elemento.

Tolto questo grande, epocale, fraintendimento possiamo procedere. Nonostante i lunghi anni di scrittura e di geroglifici formato bit, siamo restii all’utilizzo del formato narrativo classico per descrivere un viaggio. Sarà che il trauma dell’adolescenza, con i filmini delle ferie, le diapositive delle vacanze o i mille racconti (sempre uguali, ma con variazioni nello spazio-tempo) ci hanno sempre frantumato i gioielli di famiglia, o è proprio l’incapacità congenita di scrivere, ma la narrazione classica proprio non la riusciamo a buttare giù.

E poi, come sempre, descrivere una gita fuori porta, per noi, non significa mettere insieme tonnellate di nozioni architettoniche, culturali, storiche e altro, ma comporta gettare sul piatto cibo, sudore, male ai piedi e disavventure varie che, in un modo o nell’altro, si possono incontrare girando per le grandi, e piccole, città del mondo.

· Come abbiamo cercato di avvertirvi, il concetto di italiano in Austria è un po’ diverso da quello italiano. Per questo motivo non è inusuale che andate al ristorante “Bella Roma” e non trovate un italiano dentro neanche a pagarlo – a parte i turisti che hanno abboccato alle specialità italiane con pizza zucchini e caramelle -. E no, la mozzarella sulla pizza non è facile da trovarsi.
· Tutto costa in Austria e Vienna non è da meno. Non siamo a livelli astronomici, ma il portafoglio è sempre gonfio d’elio e ve lo trovate davanti al naso ogni 3×2.
· La via centrale della città è talmente standardizzata con la sua fila di centri commerciali, che è difficile capire se si è a Vienna, a Monaco, a Milano o a Istanbul.. e no, l’ultima considerazione non è dovuta alla percentuale di kebabbari pro capite.
· Se volete provare l’ebbrezza dei campur americani, provate a prendere alloggio nei youth hostel della città. Se avete un’età compresa fra i 18 e i 29 avrete quella scossa d’energia nel sentire quattro bifolchi che urlano, cantano e vomitano ettolitri di alcool in giro. Sopra ai 30 anni, una delle possibili chance è quella di armarsi di mazza chiodata e mettere pace nel mondo.
· Se siete dei cavalli golosi o dei delfini curiosi, girate per la città cercando le “Schnitzl Haus” o altri locali analoghi. Dove noi abbiamo gli All-You Can Eat giapponesi gestiti da (seleziona etnia orientale a scelta) che ti propongono il mondo in terra per 3 euro, in Austria hanno questi simpatici ambienti in cui ordini una Wienerschnitzel (bistecca alla milanese per chi non maneggiasse bene la melodica lingua tedesca) e ti portano un brontosauro impanato con patatine. Se non riesci a finirlo (a meno che non sei una fogna a cielo aperto, o affamato a bomba, è difficile), puoi sempre portarti via la stagnola con la bistecca. Quando sono andato io, c’era un simpatico locale in cui potevi ordinare porzioni normali, Large, XL o XXL di tutto. Si poteva ordinare anche il Würstel a metro (che suona male, ma vi giuro che dopo è difficile mentire alla propria compagna sulle dimensioni) e le porzioni di pasta o altro a chilogrammo. Per i buongustai è l’orrore, per chi nel cibo trova il devasto… allora sono locali perfetti.
· Sì, in Austria non sono frequenti i bidet. Per evenienze potete optare per due soluzioni: farvi una doccia e lavarvi decentemente; trovare il lavandino e lavarvi là dentro. Cercate solo di essere discreti. E anche di pulire dopo. E non usare lo spazzolino da denti per rifinire il tutto. I miei sono consigli spensierati, sia chiaro.
· Ci sono musei, tutta la scena hot della pittura e cultura pre-guerra mondiale, e anche i monumenti. Ma tanto, diciamocelo, andate a visitare ‘ste cose solo per non sentirvi in colpa dopo aver preso la terza fetta di Sacher.
· A Vienna c’è la Sacher Originale. Sì, è quella vera. Proprio vera vera. Ma tanto non riuscireste a capire la differenza neanche a spiegarvela con i disegni. Non perché sia cattiva, ma il 150% delle volte mangiate altra e il palato si è abituato. Visto che nel locale originale della Sacher i pezzi di torta e capuccino costano una fiocinata, allora vi sentirete come Carlo Cracco con la nota marca di arredamento: My Sacher, My Living. Ma dentro di voi ci sarà sempre quel maledetto demone che vi dice: quella di casa mi piaceva di più. C’era più sugna dentro.
· No, nella Sacher non c’è la sugna.
· Portatevi delle scarpe comode. Non fate come i turisti classici che arrivano con le ballerine e devono essere portati in Hotel con visioni mistiche e i piedi con le stigmati.
· Nonostante i diversi viaggi che ho fatto nella capitale austriaca, non ho ancora capito una mazza dei distretti. Ma, ripeto, siamo un po’ capre noi.
· Sì. Gli austriaci hanno una passione particolare per vestirsi in maniera dubbiosa, ma eviterei di puntare il dito contro di loro. Anche perché non vorrei rinfocolare il vecchio rancore e, in quattro e quattr’otto, ve li ritrovate sul Piave.
· Ricordatevi che, in Austria, parlano austriaco. Perciò, quando andate fuori, almeno due parole in inglese imparatele. Non andate a casa loro dicendo “perché non sanno parlare in italiano?“. La risposta è la semplice: sono in Austria. Tirate fuori i libri di inglese/tedesco e imparate due frasi basic, giusto per non far brutta figura. Forza.

(Logo della Zeusly Planet – Copyright Tati)

Vienna è una città densa di fascino.

È la scusa con cui vi ritroverete a fine viaggio senza soldi perché spesi tutti in cose fascinose.
La ruota panoramica è una di queste. Quasi 10 euro per un giro di un quarto d’ora in cui la vista non è nemmeno eccezionale. Però la ruota ha un che di magico: dopo il giro, qualcos’altro in voi continuerà a girare vorticosamente.

Una vista migliore della città è fruibile dalla Gloriette, nel parco del castello di Schönbrunn. Ovviamente anche se chiamato castello parliamo più propriamente di una reggia, quindi non fate i classici turisti provinciali che si aspettano di trovare le torri, le merlature e Re Artù che si fa mettere le corna.

Per restare in tema di cose che girano, altra estorsione legalizzata ai danni del turista sono le cosiddette Palle di Mozart, che in qualsiasi negozio del centro trovate a far bella mostra in vetrina al prezzo di una tagliata di Angus. Quando poi entrerete nel primo supermercato e vedrete la stessa scatola a metà prezzo, assisterete a un’altra magia: le palle di Mozart cominceranno a roteare nella scatola.

È sicuramente una città spesso non accessibile economicamente, a cominciare dai costi per nutrirsi se vi trovate in centro. Potete ovviare trangugiando panini coi salsicciotti in uno dei tanti chioschetti cittadini: per trovarli basta seguire la scia odorosa di grasso bruciato.
Un’altra economica alternativa è farsi un panino al supermercato con il Leberkäse, un polpettone che non è un polpettone ma un insaccato ma che non è un insaccato, a base di
maiale e manzo ma che forse non è maiale né manzo ma alla fine non vorrete saperlo.

Noi Mediterranei abbiamo la brutta abitudine di cominciare a cenare quando gli altri sono ormai già al quarto giro di alcolici e la cena l’hanno già bella che vomitata. A Vienna cercate di adattarvi e di tener presente che se arrivate alle 21 in un locale il cuoco vi guarderà male perché probabilmente aveva già pulito i fornelli ed era pronto a staccare il
turno. Durante la settimana molti posti chiudono verso le 23: se verso quell’ora siete ancora a tavola a fare molliche col pane e a ravanarvi nei denti con l’unghia del mignolo vedrete i camerieri girarvi intorno come tanti squali, fino a che uno di loro non vi mollerà il conto a tavola – senza che lo abbiate chiesto – per farvi capire di sloggiare.

Il modo migliore per farsi odiare dagli austriaci ed essere considerati degli straccioni, è pagare con le monetine.

Nonostante in centro girino tante carrozze, le strade sono abbastanza pulite. Vengono infatti lavate di frequente, sotto i vostri piedi ci sono rivoli d’acqua corrente… poi alzate gli occhi e notate che si tratta di un cavallo che sta svuotando il proprio idrante.

L’acqua dei rubinetti di Vienna è tra le migliori d’Europa, anche se per il nostro palato, abituato a quel bel residuo fisso di calcare che blocca i reni, potrebbe sembrare leggera. Non commettete l’errore, comunque, di comprare acqua in bottiglia. A meno che non vogliate pagare 33 cl di San Pellegrino al prezzo di un Barolo Riserva.

Vienna è una città sicura. A patto che non camminiate sulla pista ciclabile. In quel caso la legge austriaca prevede il diritto per un ciclista di falciarvi a morte e offendere la memoria dei vostri avi fino alla terza generazione.

Ma ricordate che è tutto per il fascino.

[Tati, Gintoki & Zeus]

46 pensieri su “Zeusly Planet – Vienna

    1. Grazie Martina.
      Questo resoconto è scaturito direttamente dalla mente di tutti e tre: Gintoki, Tati e il sottoscritto.

      Cerca lo Schnitzl Haus!! Ti darà soddisfazione.

  1. L’ha ribloggato su comelapolveree ha commentato:
    Se avete voglia di fare un viaggio… evitate le solite guide, con i soliti aneddoti… lascia stare il “Pianeta Solitario”… e parti con noi per il “Pianeta Zeusico”… metti in tasca una “Zeusly Planet” !
    ( Grazie DiodiUNDio e GattonGattone per questi viaggi)

      1. Eheheh. Ma figurati. Io mi perdo dentro i tuoi racconti. Viaggio con te.
        Le nostre sono l’essenza del turista fai da te. E quello che dovrebbe evitare 😀

      2. E lo vedi? “Ti perdi”…E la guida mica ti deve fare perdere anzi…”viaggi” ok il peyote può avere questo effetto collaterale. No, no meglio le vostre guide pret-a-porter. Saggia scelta editoriale.

  2. Cose da V

    Bravissimi!!! Bellissimo il disegno, il logo e il nome. Il racconto è molto divertente.Suona male dire che la parte delle Palle di Mozart è stata la mia preferita? (Già dire suona male… Mozart, va beh, taccio). Vienna mi è piaciuta moltissimo… Mi ricordo che c’erano pure le docce per strada /: o qualcosa del genere. Poi ammetto che (non a Vienna) ma sempre all’estero sono stata in due ristoranti “italiani”… Sì, sono vergognosa, ma in Danimarca non c’era cibo, non so di cosa si nutrano e in Germania… Mi ha costretta un’amica, davvero. Comunque ristoranti terrificanti. Ah, ho fatto un secondo di fila per la storia della cotoletta, mi sono rotta subito e sono andata a mangiarmela in un posto dove ci hanno fottuti alla grande con aperitivo di benvenuto (non richiesto) costosissimo e altre stramberie (devo aver scritto turista rincoglionita in faccia) /: Va beh, comunque questa è una degna “guida” turistica : D

    1. Grazie mille. A nome di tutti! 🙂
      La parte sulle Palle di Mozart è ottima vero?! 😀 ehehehe.
      In danimarca sono riuscito ad evitare il ristorante italiano, mi sono accontetato di farmi svenare da quelli danesi e gitani. Vedi te.
      In Germania opto sempre per ristoranti locali, il gusto mi piace e vado tranquillo.
      Capisco la rabbia nella spennatura da ristorante… non mi è mai capitato. Al massimo mi hanno trattato in maniera fredda perché mangiavo da solo (specialmente a Monaco).

      1. Cose da V

        Sì, mi ha fatto morire : D A me tra l’altro fanno schifo. Anche noi abbiamo optato per locali tipici della Germania, ma un giorno della vacanza eccoci lì al ristorante italiano, che tristezza!! Ma perché dovrebbero trattarti freddamente se mangi solo… Pensavo che i tedeschi fossero i primi a starsene da soli : D

      2. Io non le apprezzo molto… ma è proprio il dolce che non mi piace molto.
        Era una giornata con tanti turisti e, se non mi ricordo male, era un casino mettermi a sedere… penso di aver rotto per quello. Ma risolto il problema, una coppia mi ha accolto al tavolo, è stato tutto ok! 🙂

      3. Cose da V

        Io mi ammazzo di dolci, ma le grazie di Mozart non mi piacciono proprio. Sai che a Salisburgo mille anni fa coi miei mi capitò un fatto simile. Non c’era posto e alla fine una coppia di fidanzati italiani ci propose di cenare assieme allo stesso tavolo (dato che anche loro non trovavano posto)… Li ricordo insopportabili, il giorno dopo io e i miei genitori temevamo di beccarceli ovunque.

      4. Io invece sono stato accolto al tavolo da una coppia di tedeschi che stavano tornando a casa dall’Italia. Erano in ferie nelle mie zone e avevano fatto un tour anche del Nord Est…
        Quando mi sono seduto, e dopo i primi convenevoli, siamo partiti a chiacchierare sull’Italia e via dicendo. Non male.

  3. E comunque ci vuole una postilla!! Fare il bidet nel lavandino è concesso solo a chi supera il metro e ottanta oppure si porta lo sgabellino pieghevole nello zaino!
    In gita scolastica ci hanno nutrito con brodini, klare suppe, e wurstel bolliti per cinque giorni, ahinoi!

    1. Ahahahahahahah… lo so. O trovi un lavandino basso, esistono eheheheh 😀
      Io in gita scolastica ho sempre mangiato come un bue (ma ho lo stomaco abituato a quei sapori) e bevuto altrettanto! 😀

  4. Bellissimo progetto il vostro.
    Ora ti racconto un aneddoto del mio viaggio a Vienna con la mia famiglia: prima sera prendiamo la macchina per andare al Prater. Giro sulla ruota, visita nei dintorni tutto ok. Torniamo in hotel e non riusciamo a ritrovare la strada, erano tutte strade a senso unico. Proviamo a chiedere indicazioni ma in tedesco… è già difficile capire in italiano, rinunciamo. Stendiamo la cartina sul cofano, all’epoca non c’erano il navigatore, ma nulla. Insomma dopo due ore di giri inutili e a tarda notte, fermiamo un taxi, mia mamma ci sale, gli dice il nome dell’albergo e noi dietro in macchina lo abbiamo seguito… nei giorni dopo abbiamo sempre preso i mezzi 😁😁

    1. Ah gli aneddoti di viaggio sono sempre esilaranti (anche se coinvolgono disavventure altrui). Trovare le strade è difficile, soprattutto in città che hanno fatto del senso unico la loro religione. Fortunatamente io sono arrivato là col treno (99% delle volte). Solo una volta in macchina, ma è stata una gita particolare (partenza di notte, viaggio notturno e arrivo di prima mattina a Vienna).

  5. Aggiungerei due particolari:
    1) perche’ bere acqua quando la birra e’ decente?
    2) attenzione al rafano fresco grattugiato a tradimento su tutti i piatti, soprattutto nelle bettole da camionista austriaco (Avete provato spero delle bettole in cui se non parli tedesco ti devi esprimere a gesti, vero?). Potrebbe risultare un po’ fortino…

    1. 1) Direi che è una cosa saggia da suggerire.
      2) Il rafano funziona… non mi piace molto, ma almeno ti fa lacrimare come un coccodrillo. Per mia fortuna conosco il tedesco e riesco a comunicare con gli autoctoni, ma ho visto scene turpi di mimi improvvisati.

  6. Casualmente (se il caso esiste) dovrei (forse) andare a Vienna a fine mese. Farò tesoro della Guida Zeusly! Il bidet credo esista solo in Italia, altrove non mi è mai capitato di vederne uno e i lavandini sono sempre stati fuori portata (per fortuna!) per cui si va di doccia. L’idea di mangiare wurstel per quattro giorni mi terrorizza (anche perché li detesto) però l’idea dei ristoranti italiani all’estero di più e quindi sono in bilico tra la padella e la brace (che appunto, parlando di cibo…). eviterò accuratamente ruote, palle e altre cose sferiche, grazie dell’avviso molto apprezzato! 🙂
    Alexandra

    1. Ciao Alexandra.
      Non è un caso, noi pianifichiamo queste Zeusly Planet proprio per venire incontro alle esigenze dei potenziali lettori (ahaha.. scusa, sì, è un caso).
      Il bidet è in Italia e in Francia, il resto del mondo si lava nella doccia.
      Piuttosto che mangiare in un ristorante italiano, provo tutte le pietanze locali e, ti posso assicurare, che non è così male quanto si pensi. Ovvio, non è cucina mediterranea… ma quella non la trovi spesso in giro.
      Al tuo servizio!

      Parlo io, ma sono portavoce del trio 😀

      1. Mi risulta che neanche in Francia ci sia (anche se presumibilmente lo hanno inventato), io almeno non ne ho mai visti e da diverse parti ho sempre sentito dire che non c’è, con tutti i reciproci blateramenti sulla presunta sporcizia degli uni e degli altri. 😀 Forse si usa in alcune zone (questo approfondimento storico-geografico-sociologico del bidet in effetti non si trova nelle guide classiche, era una lacuna che andava colmata!)
        Sulle pietanze locali concordo, anche se il cibo tedesco/austriaco mi spaventa più d i tutti gli altri messi insieme (persino più di quello inglese che se ti fermi alla carne e ai merluzzi non è affatto male come si dice!) 😀
        Spero di essere smentita! Sono stata una volta in Germania ma in quel caso, ebbene sì, alloggiavo in un albergo con ristorante tenuto da marchigiani e non mi sono arrischiata a mangiare altrove (ero da sola e mi hanno coccolata e vezzeggiata come non mi è mai più capitato.)

      2. Ecco, probabilmente mi son confuso anche io. Ma in Francia mi ricordavo la presenza del bidet… boh… forse sono andato in zona dove c’era.
        Non preoccuparti del cibo austriaco/germanico, non è male. Io sono di parte, rispetto ai miei compagni di avventura, visto che sono abituato a questo mangiare e, lo dico e lo ripeto, mi piace anche. Non è alta cucina, ma io la mangio senza problemi (anche con il cibo inglese non ho grossi problemi, ad onor del vero eheheh).
        Ah, sei stata coccolata in Hotel!? Peccato che non hai provato il cibo fuori… le birrerie offrono sempre cose buone, come altri locali! Basta non farsi fregare dalle tamarrate pseudo-turistiche 😀

  7. La sugna, la SUGNA. Vi amo anche solo perché sapete cos’è.
    Il brontosauro impanato me lo sono finito, ma fa fame era tanta e a cena ho preso solo quello. Vabbè, quasi. Le patate sono un contorno, e la birra non conta.
    La Sacher giusto un assaggino, ma non sono in grado di giudicare che io e i dolci non andiamo d’accordo, avessi il deposito di Zio Paperone lo riempirei di popcorn salate.
    Il diritto di falciare a morte i pedoni sulle ciclabili io me lo sono arrogato anche a Milano, ci ho scritto pure un post tempo fa. Una leggera scampanellata giusto per sentirmi la coscienza a posto e poi vado dritta senza spostarmi. O si spostano loro, o gli pianto la ruota anteriore sulle ginocchia.
    Attendo la prossima puntata.
    (oh ma non è che si può venire in vacanza con voi, eh? Occupo poco spazio, dormo ovunque, parlo inglese e francese 😀 )

    1. Quando dobbiamo sporcarci le mani, lo facciamo! 😀
      Anche io, come te, preferisco il salato… ma la torta me la sono sbafata. Penso fosse questione di calo di zuccheri o pura golosità! 😀
      Io sono ciclista, perciò il diritto di uccidere, ormai, si è radicato in me.
      (vuoi venire in vacanza con noi? Abbiamo un gattone, una tati e il sottoscritto, e sono enorme… sai, come Dio…, una in più fa sempre piacere 😀 )

Si!?

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