Avanti, sempre avanti!

[…] Tale successo ha varie spiegazioni – dall’abilità degli evangelisti nel promuovere la religione, al carisma dei loro capi – ma indica anche la fame del prodotto che vendono, fame che va oltre qualsiasi istanza o causa particolare. Sembra che ogni giorno per migliaia di americani la carriera, i beni materiali, i divertimenti, il loro semplice affaccendarsi non siano più sufficienti. Vogliono sentire di avere uno scopo, di condurre la propria esistenza lungo un arco narrativo, essere certi che qualcosa allevierà la loro solitudine cronica o li innalzerà al di sopra dello stancante e implacabile scotto della vita quotidiana. Hanno bisogno di rassicurazioni sul fatto che qualcuno là fuori si preoccupa per loro, li ascolta e che non sono semplicemente destinati a percorrere una lunga strada verso il nulla. […]

Barack Obama – L’audacia della speranza [BUR Extra]

Sto leggendo L‘Audacia della speranza da diverse settimane e lo trovo un libro profondamente interessante. La scrittura, nel 90% dei casi, è fluida e coinvolgente e i concetti sono espressi in maniera molto semplice e accattivante. L’ormai ex Presidente degli USA, al tempo della scrittura solo Senatore, aveva le idee chiare e, in retrospettiva, ha portato nella sua presidenza moltissimo di quello che ha accennato, e cercato di spiegare, in questo libro.
Pur essendo sempre molto critico, il naso mi si alza con frequenza quando leggo la stampa o vedo le notizie su internet, non ho potuto che provare una simpatia istantanea per Barack Obama al momento della sua candidatura e della sua elezione.
Lo sappiamo, il Presidente degli Stati Uniti d’America è per metà politico e per metà affabulatore di corte. Un Presidente che non sa parlare alla folla, alla pancia del popolo, non sarà mai eletto (ecco spiegato, in breve, perché ha vinto Trump – non era poi così scontato, ma c’erano i germi della sua vittoria dentro ogni dibattito televisivo, nelle interviste caustiche, nei commenti misogeni/omofobi/razzisti… – dentro i suoi discorsi, sconclusionati, irrealistici, iperbolici e quant’altro, c’era il discorso all’americano mai considerato dai politici di professione. L’escluso, per una volta, ha visto qualcuno che, per interesse personale, ha parlato per conto loro e ha detto qualcosa che, in percentuali diverse, pensano). Hillary Clinton era sicuramente la candidata più credibile, più presentabile e più preparata, ma la sua campagna era fallace, non riusciva a trasmettere quell’emozione che un solo Yes, We Can ha saputo trasmettere otto anni fa.  Se ci pensate bene, questo semplice slogan, Yes, We Can, è arrivato persino in Italia… riuscendo a cambiare nulla.
Figuriamoci, siamo talmente vecchi dentro che una novità riesce a farci piacere quanto la coda dal panettiere o alla posta.
Nel libro, il senatore Obama presenta il suo modo di vedere la politica e il mondo (ovviamente dal punto di vista americano, non c’è del super-partes… ma almeno c’è dell’obiettività nel descrivere il suo punto di vista) e, fra tutti i capitoli, c’è anche quello della religione.
La religione negli USA, come sapete benissimo, è un fattore fondante. Qualcosa di talmente connesso con la vita quotidiana da decretare anche piani di studio che, in altri continenti, ci farebbero rabbrividire e gridare all’Inquisizione. Sapete benissimo a cosa alludo. No? Ma veramente non vi fa rabbrividire il fatto che in USA pensano che la Terra sia stata creata da Dio in sette giorni (a scanso di ogni prova fisica, geologica, chimica etc etc)? Non vi fa venire le lacrime agli occhi il fatto che nelle scuole americane, non tutte ma in diverse, sia ripudiato il Darwinismo?
Questi concetti di studio, se applicati in altri Stati, vi farebbero gridare all’assalto all’armata bianca, alla crociata… ma visto che stiamo parlando degli USA, non si dice niente.
A parte questo, Obama discute del suo rapporto con la religione. Nato in un contesto religioso ma da madre atea (o con una religiosità tutta sua), Barack Obama ha sviluppato solo in età matura un rapporto più stretto con la religione – soprattutto in seguito alla frequentazione della chiesa nera. Qua dentro, nei suoi riti, nelle canzoni, nel battere le mani, nella partecipazione, nell’afflato civile mescolato con quello religioso, Barack Obama ha trovato Dio e la sua religione.
Comprensibile.
Il passaggio che ho estrapolato e ho posto in apertura del pezzo, proviene proprio dal capitolo sulla Religione. Io non sono una persona religiosa, non lo sono mai stato. Quando ero più giovane, il contesto era quello della Chiesa, del doposcuola, della parrocchia… ma non mi ha mai attirato più di tanto. Ho cercato di sforzarmi nel cercare qualcosa di interessante, forse anche una sorta di comunità d’intenti e di persone, ma non mi sono mai sentito così aperto di spirito da farne parte.
Dopo anni e anni di tentativi e prove, ho rinunciato e ho capito che pur sentendo sempre la spinta alla ricerca di un qualcosa, quel qualcosa non era il Dio che mi stavano proponendo. Cosa che mi fa affermare, e lo farò sempre, che sono felice che i credenti siano così felici nell’aver cercato e trovato Dio, sono sicuro che la loro felicità e tranquillità umana sia superiore alla mia. Ma io non mi ci trovo.
Poi ho letto il passaggio qua sopra e, in fin dei conti, mi ci trovo dentro. Un’anelito verso qualcosa che non saprei descrivere. La volontà che il percorso che sto facendo, che ha tempo limitato, non sia un passaggio inutile sulla Terra, mi tormenta sempre.
Lo so, sono pensieri da folle.
Non credo che sarà Dio a farmi trovare la risposta – metto non credo perché non c’è niente di certo in questa vita -, ma ci sarà qualcosa che mi indicherà la strada. E no, non sono filosofie orientali, yoga o altro (anche se, come sopra, chi lo sa… la vita tira degli scherzi a cui non siamo pronti). Potrebbe essere un’illuminazione sulla via di Damasco, giusto per rimanere in tema religioso.
Ma se leggete, e rileggete, quel passaggio dell’Audacia della Speranza, vi rendete conto che non ha tutti i torti: siamo tutti alla ricerca di qualcosa che ci faccia superare la giornata e lo scotto, inevitabile, di un vivere difficile.
Ecco il perché dell’andare avanti, sempre avanti.

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21 Replies to “Avanti, sempre avanti!”

  1. “che non sono semplicemente destinati a percorrere una lunga strada verso il nulla” credo questo sia decisamente il centro intorno al quale, in fondo, tutto quanto ruota… consapevolmente o meno credo proprio che sia quello l’obiettivo comune : riuscire ad avere la certezza che non stiamo solo andando accazzoversoniente ma che qualcosa di buono lo stiamo facendo
    ( certo poi ci sarebbe da discutere il concetto di “buono” ma questo è un altra rogna…)

    1. Esatto, questo è il senso. Poi, come sai, io non sono proprio lo spot nazionale per la religione, perciò è un discorso che, in qualche modo, si ricollega con il post sulle decisioni e dubbi.
      Essere su questa terra per un motivo è fondamentale. Se no è aria sprecata 😀

      1. e a giudicare dalle pubblicità in tv… di aerofagia si soffre già abbastanza 😀
        ( eccola che butta in vacca l’ennesima riflessione diiica)

  2. Grande Zeus! Le tue riflessioni mi ricordano quello che diceva il grandissimo Bonhoeffer che nell’esperienza dei campi di concentramento, ma più in generale riflettendo sul mondo moderno, dice che Dio stesso ci ha messi in un mondo senza Dio e l’uomo di fede deve portare avanti la sua fede (insieme all’amore a alla speranza) “etsi Deus non daretur”, come se Dio non ci fosse. Riguardo Obama, Dio ce ne mandasse uno anche qui,,,,Anche se l’elezione ora di Trump mi conferma nell’idea che i suoi 8 anni siano stati una grandissima occasione sprecata. Gran peccato

    1. Grazie mille. E tutta la riflessione religiosa, o sulla religione, è venuta fuori da uno (me) che scappa a gambe levate della religione, da Dio et similia.
      Cercare di dare un senso ad una vita, che non sia sprecata, è una cosa che mi spinge e mi tormenta da sempre (e, spesso, lo faccio trapelare anche su queste povere pagine di blog).
      Gli 8 anni di amministrazione Obama sono stati grandiosi, fra alti e bassi fisiologici dal governare uno Stato grande e complesso come l’America, e il confronto impietoso con Trump fa risaltare la qualità, umana e non, del precedente inquilino della Casa Bianca.

  3. Io ho un rapporto atipico con la religione. Non riesco a concepirla in quanto insieme di regole e consuetudini, ma allo stesso tempo non riesco ad accettare l’assenza del divino. In un certo senso, condivido quanto scritto da Obama. La religione scaturisce da un bisogno dell’uomo.

    1. Già, la religione è un bisogno dell’uomo. La paura della solitudine, per quanto affollate siano le città, o la necessità di una spiegazione logica creano i presupposti per la nascita della religione.

      1. La paura della solitudine può avvicinare alla religione, ma essa nasce fondamentalmente dal rapporto dell’uomo con l’ignoto e dalla necessità di un controllo sociale. È affascinante a mio avviso tutto ciò che riguarda le religioni, se lo vedi con gli occhi dell’agnostico.

      2. Ovvio che le religioni siano un controllo sociale. Sono IL controllo sociale. Indirizzano tutto, dal pensare all’agire, dal sentire al provare. Sono invasive.

      3. Una delle tre etimologie accettate del termine religione si collega al concetto di ri-legare, tenere insieme. Cosa? Forse le consuetudini, forse coloro che credono. Le religioni sono nate in un tempo in cui non sussisteva la separazione tra potere temporale e sacrale. I testi sacri erano anche testi di legge, i governanti erano anche sacerdoti. Molte delle regole e delle consuetudini religiose derivano da necessità sociali, oggi competenza della legge. Il “non uccidere” è un divieto x la maggior parte delle religioni, ma lo è anche da un punto di vista della legge. Pian piano le religioni perdono il predominio su questo mondo e a loro non resta che l’altro e fondamentalmente il legame con la morte e con l’idea salvifica. C’è una sorta di consolazione in tale idea.

  4. Guarda, io da bambina ero molto “religiosa”. Andavo a catechismo perché vivevo in una piccola comunità e tutti i bambini ci andavano. Non mi ha certo fatto male, ora come ora lo prendo come una sorta di studio delle nostre tradizioni e leggende (o qualcosa del genere, insomma). Spiritualmente ero davvero convinta che Dio esistesse. Poi sono cresciuta. Secondo me la religione vista come lo studio della Bibbia, le parabole e bla bla è interessante. Inoltre i bambini in questo modo fanno “comunità”, escono di casa, devono rispettare un impegno. Quindi per quanto mi riguarda: approvo. (Nel senso, mi sta bene sta cosa del catechismo ecc).
    Chiaro che poi tutte le stronzate che impone la Chiesa non le digerisco e non frequento timorati di Dio. Ho visto più idioti bigotti discriminare che bestie di satana (per stare in tema col tuo blog), questo poco ma sicuro. Capisco però che l’uomo abbia bisogno di credere in qualcosa per andare avanti, io non credo a niente, penso solo che si fanno le cose per vivere e poi crepare, questo è, no? Non concepisco come un’entità superiore (senza offesa, Zeus ahaha) potrebbe farci sentire meglio, sinceramente…
    Comunque ho fatto uno scambio con una classe americana al liceo e ricordo che ogni famiglia andava a messa la domenica ed era molto religiosa, questo mi era rimasto impresso.

    1. Il discorso è molto simile al mio. Perciò non posso che approvare.
      La tua risolutezza (la parte finale sul “non so come potrebbe farci sentire meglio”) l’ho forse stemperata con il tempo. Non che credo in un Dio o altro, ma c’è una spinta verso qualcosa… non chiedermi cosa. Un’insoddisfazione di fondo che smuove e fa sentire incerti, impreparati…
      Il passaggio iniziale, quello della citazione, mi è piaciuto subito. Non per la parte religiosa (in fin dei conti era una razionalizzazione dell’operato degli evangelisti), ma come discorso di fondo.

      1. Il fatto è che non comprendo quale scopo superiore possa esserci. Lo scopo è vivere dignitosamente e poi tutto il resto (cultura, divertimento, amore) ecc. Tanto prima o poi si crepa, allora cerchiamo di rendere la nostra permanenza il più possibile decente o qualcosa del genere. La spinta è questa, per quanto mi riguarda. Cercare di stare bene con mezzi concreti. Pensare che ci sia un disegno divino, un’entità che ci guarda o che ci guida ecc, non mi fa né caldo né freddo. E non mi fa manco paura l’idea che siamo “abbandonati” a noi stessi.SIcuramente perché ho una famiglia alle spalle e non sono sola al mondo. Boh, può essere che io non abbia capito eh, anzi probabilmente è così… Però per me questo è, la spinta è qualcosa che ho dentro io, sono io stessa diciamo… Boh, sto dicendo cose un po’ sceme, e dire che non ho manco bevuto caffè! : D

      2. Ma quali cose sceme?!
        Anche io penso la stessa cosa. Fare il meglio adesso e poi vediamo. Vivere decentemente con tutto quello che posso dare… il resto non lo posso governare.
        Poi c’è sempre qualcosa che mi spinge ma, come detto, non saprei spiegarmi bene. Forse paura, forse no. Forse insoddisfazione, forse no. Che ne so io.
        Brutta cosa la domenica per me 😀

  5. È un post che merita una riflessione profonda e accurata. Mi riservo di tornare a commentare quando avrò terminato un libro che ho appena iniziato, estremamente interessante.
    Per ora ti lascio questa frase dello psicoanalista francese Jacques Lacan: «Se Dio non esiste, allora tutto è proibito»; ossia, la fine della credenza in un essere supremo che pone un freno alle nostre azioni apre la porta non alla libertà ma alla creazione di nuovi limiti, di cui inconsciamente abbiamo bisogno per delimitare la nostra vita.

    1. Concordo con te Mela. Stranamente la libertà ci rende nevrotici e spaventati… ed ecco che mettiamo leggi, recinti, regole, confini (mentali, terrestri etc etc) e creiamo spiegazioni varie pur di avere un limite che siamo spinti, in qualche modo, a superare. E poi, con nostro grande sollievo, ci troveremo davanti ad un nuovo limite da superare e così via.

Si!?

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