Trovare una direzione

Negli ultimi tempi, come avete potuto notare, sono in un momento riflessivo della mia permanenza su questo globo terracqueo. Sto leggendo diversi siti e blog e varie ed eventuali su miglioramenti, prendere decisioni, cercare il proprio futuro, dirimere e sfrondare i dubbi che si hanno sulla propria attività professionale su questo (molto poco) ridente pianeta.

(da web)
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Sono conscio che la lettura di siffatti supporti internet non porterà nessun upgrade vario ed eventuale nella mia vita, ma almeno cerco di svegliarmi dal torpore che mi ha preso le gambe e che mi costringe a rimanere seduto.
Il ragionamento di base è sempre lo stesso: nella vita manca una direzione. Anche se, ragionando in termini di “abbiamo una vita sola e non dura più di un tot“, nella vita manca un po’ di caos. Caos che porta a qualcosa di godibile per quello che ci troviamo di fronte.
Siamo alla stregua dei vari ordini religiosi/confessioni religiose che indicano nel lavoro costante e nello sforzo fisico la via per poter accedere alla felicità (anche se, a quanto ho capito, non su questo pianeta ma sul prossimo).
Leggo questi siti perché c’è un’insoddisfazione di fondo.
Lo so io, lo sanno gli altri.
Il vero dramma per una persona laureata in “procrastinologia comparata” è quella di dover prendere una decisione right here, right now. Procrastinare toglie molte castagne dal fuoco nel presente e le sposta, sempre fumanti, nell’immediato futuro.
Quello che procrastiniamo, in realtà, non va a sparire, ma rimane silente fino a sommarsi con altri problemi che, nel corso del presente, abbiamo spostato per riuscire a gestire in maniera “ariosa” il right now.

Ho letto una cosa interessante su un sito: c’è poco da chiedere in giro, cercare la soluzione facile al problema. La prima, ed unica, domanda sensata che bisogna fare è quella che si rivolge a sé stessi.

Cosa vuoi?
Quali sono i tuoi punti di forza?
Quali sono le tue debolezze?
Cosa puoi offrire che altri non possono offrire? O se lo offrono, cosa puoi dare di più?
C’è un mercato libero dove puoi inserirti?

Capite voi che chiedersi queste cose è un lavoraccio.

(da web)
(da web)

Venuto a patti con i dubbi, ritorna in voga la decisione che, per colui che procrastina di mestiere, è il morbo terribile.
Se ci pensate, la scelta di un rapporto felicità / sicurezza lavorativa / futuro è un’equazione non così scontata. C’è chi non punta alla sicurezza lavorativa (che sia libero professionista o i cari voucher o qualche soluzione a tempo determinato) e preferisce mantenersi un’autonomia di fondo per potersi garantire il futuro e la felicità di cui ha bisogno.
C’è chi decreta che la felicità, l’unica e insindacabile, è subordinata alla sicurezza lavorativa. Il futuro è una conseguenza logica di queste due cose.
Il futuro, guardando in maniera ampia e senza preconcetti, può essere una base fondante per mettere in secondo piano sia felicità sia sicurezza lavorativa.
Ognuno ha la sua priorità, il suo modo di vedere uno sviluppo della propria vita e una gestione del tempo a disposizione.
Quest’ultimo aspetto, fra l’altro, è fondamentale. Il tempo a disposizione, e come lo si gestisce, è forse il principio base su cui muoversi giornalmente.
Ti dici “evito di sentirmi vincolato dalla pressione del tempo, delle scadenze etc etc” e poi ti ritrovi in una condizione caotica che non è un vero sinonimo di libertà. Riuscire a governare il tempo è, paradossalmente, il metodo più semplice per garantirsi quella libertà che molti agognano.
Io per primo, direi.
Al momento sto cercando e guardando, mi sto facendo delle domande e provo a sentire le risposte che, vi assicuro, non è scontato quanto sembra.
Chiedersi qualcosa e ascoltare quello che ci stiamo dicendo, e non la scusa, è un’operazione complessa e che richiede forza di volontà e preparazione.
Significa mettersi in gioco per il futuro.
E il futuro, per quanto ci illudiamo che sia distante, è sempre più vicino.

(da web)
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45 Replies to “Trovare una direzione”

  1. “… Chiedersi qualcosa e ascoltare quello che ci stiamo dicendo, e non la scusa, è un’operazione complessa e che richiede forza di volontà e preparazione.”
    è una cosa tosta… ma tu sei dio… puoi farcela 🙂

      1. mi fido, mi fido… anzi… comprendo perfettamente questo stato d’animo. Non posso dirti come procederà ( ci sono dentro fino al collo) ma credo che sia un ottimo modo per trovare ciò che si cerca veramente…
        Ci prendiamo ben bene per il culo

      2. In questo siamo decisamente spettacolari, fossimo bravi così in una sola cosa ( all’esterno) ognuno avrebbe sicuramente il suo magnifico posto nel mondo 😉

      3. Direi di sì. Riuscissimo ad eccellere nelle capacità esterne quanto riusciamo a primeggiare nel casino interno, beh, saremmo i campioni 🙂

      1. Penso che tanti facciano così, nel mio caso ci sono le esperienze marziali che hanno forgiato il mio carattere sotto certi criteri ecco 😀
        Mai soccombere per esempio.. 🙂

      2. Guarda che io, per esperienze marziali, considero solo: rimanere sotto bombardamenti, sopravvivere ad una guerra mondiale, passare quattro stati sotto un TIR… il resto no 😉 eheh

  2. Io penso che la precarietà (che ha molte affinità con la procrastinità, almeno nella scelta di soluzioni definitive) sarà sempre più non una scelta, ma l’abitus normale delle nostre vite. Uno dei motti che mi piace di più è quello che dice che non c’è nulla di più definitivo del provvisorio. Quindi la precarietà non rende precarie le nostre vite, il nostro presente, forse tutt’al più le prospettive (più o meno reali o aleatorie) di quello che sarà. E allora davvero, più che vicino, direi che il futuro è (oggi più che mai) un’ipotesi.

    1. Concordo. Precarietà (ne parlavo sul blog di Cose da V.) e procrastinare saranno i due grandi ambiti “quotidiani” del presente. Provvisorio è lo stile di vita. L’importante, secondo me, è riuscire a trovare qualcosa che renda felici. Perchè il tempo a disposizione, per gli umani (ahah – scusa, tocco minchione), è limitato e non c’è niente da fare… o si sceglie di caricarsi sulla schiena delle responsabilità (anche non necessarie) e si fanno dei cambi di rotta.
      Io sto guardando.

  3. Amico mio,se trovi la soluzione,la chiave di volta,la risposta alla domanda,spacciamela sotto banco,perché sono alle prese con le stesse domande,con gli stessi dubbi e mi sembra sempre che la soluzione sia invisibilmente a portata di mano,solo che io son troppo cieca per vederla…

  4. Bel post.
    Penso che tutti possiamo ritrovarci, chi è che non ha mai dubbi, incertezze, non si sente disorientato… Ho provato a rispondere alle domande che hai postato ed è stato un disastro D:
    Sono (purtroppo) una gran procrastinatrice e mi racconto un sacco di scuse, cerco di migliorarmi e di acquistare sicurezza, quello sarebbe già un gran traguardo, ma mica è facile. Comunque da una parte mi è piaciuto il tuo post, dall’altra mi ha messo ancora più ansia (se possibile) : D
    PS: mi viene da ridere per una cosa ma meglio se taccio.

    1. Grazie V.
      In effetti è tranquillizzante ed ansiogeno nello stesso tempo.
      Ho risposto anche io alle mie domande e sono impallidito 😀

      PS: cosa ti fa ridere? Se non puoi dirlo in “aperta campagna”, puoi dirlo su faccialibro 😛

      1. Io più che altro penso sempre che c’è qualcuno migliore di me, che farebbe meglio ecc… Dovrei lavorare sull’autostima, magari. Magari inizierò domani… O dopo domani… /:
        Ora te lo comunico su faccialibro, visto che siamo così social.

      2. Mi pare di averla messa nel blog, comunque c’è un’immagine dove Daria (il cartone) dice proprio “I’ve been busy procrastinating all day” : D

  5. Compito impegnativo il tuo, c’è di che averne paura. Infatti sono anni che spero arrivi la fatina dei denti o il fantasma del natale passato a risolvere i miei quesiti esistenziali ma ‘sti maleducati niente, neanche un uozzapp mi fanno…. per questo rimando non solo la decisione ma anche il momento della riflessione, nel frattempo invecchio e spero che la pensione mi colga di sorpresa (potrebbe anche arrivare un ictus ma cerco di pensare positivo!)

      1. Io credo sia una stupida e totalizzante paura a paralizzare le mie decisioni, nonostante nel limbo non stia affatto bene. Non so….. spero sempre in un deus ex machina ed è puerile da parte mia….. in compagnia si sta bene però! 😊

      2. Chissà, magari esiste, da qualche parte, un luogo dove ci possiamo incontrare tutti quanti con le nostre decisioni attese legate ai polsi, a raccontarcela e a bere col sorriso in faccia, fottendocene del futuro…. chissà 🙂

      3. io lo immagino già… e sai, parlarne non aggiusta ma aiuta, quando ne parli i dubbi sembra prendano una forma, perlomeno si ha qualcosa contro il quale inveire e da prendere a schiaffi… poi vincere la lotta è un’altra cosa… ma questo è un altro discorso 😉

  6. Steve Job diceva che dobbiamo continuare a cercare il lavoro che fa per noi. Io sono solita dividere le persone scontente del proprio lavoro in due categorie: quelli che si lamentano, ma non fanno nulla per cambiare e quelli che invece si danno da fare. Poi, intendiamoci, il mercato del lavoro non aspetta a braccia aperte, però l’azione è sempre meglio che il non fare nulla. In queste cose, bisogna sempre chiedersi: quanto sono disposto a cambiare? Cambiare tipologia di lavoro, trasferirsi, diventare pendolare e via dicendo … Il cambiamento preoccupa, ma nel momento in cui lo affronti, lo hai già superato. 🙂

    1. Posso dire una cosa? Ma sai che, in questo caso, non ho parlato solo di lavoro? Era anche un post sul lavoro, ma non incentrato esclusivamente su quello… ammetto che certe cose sono sfumate e, forse, non si vedono ad una prima (e seconda eheh) lettura… ma è così!

      1. Beh … ma la mia risposta vale per qualsiasi cosa. Vita privata, studio, lavoro… qualsiasi cosa. Il senso di tutto ciò che ho detto è l’invito al cambiamento e al non temerlo o a fossilizzarsi su qualcosa. Si tratta di una forma mentis 🙂

  7. mattuguarda! Manoncipossocredere! Oh Zeus oh ‘he ttu mi fai? Mi diventi…umano? 😉
    L’esperienza del dubbio e la conseguente tensione a trovare una soluzione è la base dell’esistenza umana. Roba da antropologia mica bruscolini!
    Ai tempi di Cartesio “Cogito ergo sum” era sufficiente a fare venire parecchi mal di testa, oggi mi pare più adatto “Dubito ergo sum”; da un lato, il nascere di problemi complessi e inediti per le nostre società interconnesse e globalizzate; dall’altra l’appannamento di leggi morali, retaggio delle specifiche tradizioni culturali, che sfocia in due opposti fenomeni: rifiuto di ogni regola o difesa a oltranza della “tradizione” ereditata dai nostri padri. Agitare prima dell’uso. Se il dubbio non ti viene come “metodo”, vuole dire che: a) sei uno di quelli unti dal Signore che sono nati sapendo ciò che vogliono fare (beati loro); b) sei uno che ha bisogno dell’esperienza del dubbio ne fa un motore per superare i propri limiti. In entrambi i casi, non c’è alcun certezza che vi riescano. E il dubbio ritorna.
    Benvenuto tra noi umani 😉 (Ma all’Olimp(ic)o nun se stava mejo?)

    1. Beh, come Dio sono percorso da dubbi. Sembra semplice, tutti li che ti adorano, ambrosia a non finire, vita eterna, ampio parcheggio sotto casa etc etc, ma la verità è che è un mondo fatto di dubbi e di ricerca di un miglioramento personale/lavorativo/interno etc.
      Dipende quello che uno cerca.
      So che è un lavoraccio e lo scrivo per esorcizzare questo maledetto lavoro. Perché, per quanto possa sembrare una cosa semplice parlarne, è un lavoro assai duro riuscire a mettere in chiaro, a sé stessi, quello che si vuole raggiungere.

  8. Io ogni volta che cerco una direzione, finisco per scindermi.

    Mi ritrovo a discutere con i se ma però e poi ognuno vuole andare per conto proprio e alla fine anche se fisicamente alla fine per forza devo andare da qualche parte (ma solo quando gli eventi non posson far altro che trainarmici), resto con le mie minoranze mentali che viaggiano su altre direzioni e ogni tanto mi faccio ciao con la mano.

    E io le vedo sempre più lontane, sempre più, sempre più.

Si!?

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