Alla ricerca del Trono di Fuoco #5

L’orda nera proveniente dai monti continuò a spingere Torvi e Oleg lontano dai due compagni di viaggio. Il grido degli orchetti rimbalzava fra le sporgenze, i massi levigati e gli alberi contorti. Un urlo che stava diventando fiume in piena e come un fiume in piena non lasciava niente dietro di sé, se non distruzione e morte.
– Oleg… – Torvi fu interrotto prima che potesse proseguire. Con una torsione del busto parò il fendente che gli stava raggiungendo la scapola e poi, sfruttando la posizione, fece scendere la lama dell’ascia sul fianco dell’orco lacerando la veste in pelle unta e, poi, immergendo il profilo nel fianco morbido e nel fegato. L’orco lanciò un grido di dolore, lasciando le armi per tenersi il fianco ferito; Torvi, con un movimento fulmineo calò l’ascia nello spazio fra la cotta di maglia e il collo dell’orco. Un fiotto di sangue caldo schizzò verso il cielo. – Oleg, andiamo a salvare Argar! Muoviamoci! –
Il nano si gettò nel mezzo dell’orda nera affondando l’ascia nelle carni e facendola tuonare contro gli scudi e le armature di metallo. Torvi era in preda ad un delirio assassino, si muoveva veloce nonostante la stazza mentre l’arma volteggiava leggera.
Non sentendo la presenza di Oleg al suo fianco, il nano rallentò l’impeto.
– Argar ha bisogno di noi! – Torvi cercò di spronare il suo compagno di viaggio che, con lo spadone lucido di sangue orchesco, stava resistendo all’attacco simultaneo di due orchi. L’uomo delle pianure piegò le ginocchia aspettando il cozzare delle lame, cosa che avvenne nel giro di pochi istanti. Il clangore stordì Oleg, il quale, scuotendo la testa, cercò di recuperare l’equilibrio prima di essere nuovamente attaccato in simultanea. Questa volta, però, non respinse entrambi gli attacchi: con un rapido movimento del corpo scansò la prima lama che, nella foga dell’attacco, fece sbilanciare l’orco; la seconda lama, invece, cozzò contro lo spadone e l’orco, da parte sua, ricevette un calcio sul petto che lo allontanò di qualche passo. Trovandosi ad affrontare solo un orco, invece che due, Oleg ritornò in posizione di favore e, con un colpo preciso, recise il capo del primo orco che poi gettò contro il secondo orco che stava tornando all’attacco. Dopo qualche secondo di duello, anche l’orco sopravvissuto al primo contrattacco crollò a terra esanime.
– Torvi, no! – Oleg fermò il nano – Non ce la farai mai a raggiungere Argar! Guardalo! – Con il mento indicò la muraglia di scudi neri e, dietro questi, la chioma del loro amico del Nord.
Entrambi i guerrieri sapevano cosa dovevano fare, anche se era difficile da dire a voce alta. Salvare Argar era un’impresa disperata, ma Kirin, la loro guida, era messo in posizione migliore e, seppur attorniato da orchi, sarebbe stato più semplice da raggiungere.

Mentre Oleg e Torvi cercavano di farsi strada nella marea nera, anche Argar stava cercando di ritornare verso i suoi amici. La chioma dell’uomo del Nord svolazzava irrequieta mentre parava i fendenti e affondava la lama nelle membra dei suoi avversari. Quando si accorse che i suoi amici non riuscivano ad avanzare e lui non era chiuso in una sacca, il cuore del coraggioso guerriero ebbe un sussulto.

La moltitudine di orchi era guidata dal suono marziale dei tamburi da guerra e le urla di un grosso orco sul masso, che berciava – Kil Xa Kazum! – in continuità infettavano l’aria di una strana frenesia. L’orco, coperto con pezzi provenienti da armature diverse, era di almeno una spanna più alto di Oleg e la sua ombra scivolava sul terreno sassoso come un crotalo. Ogni volta che lanciava il grido di battaglia, l’orco batteva una grossa ascia bipenne sullo scudo tondo, malridotto e con una grossa borchia di metallo scuro nel centro. La superficie dello scudo era pittata con segni indecifrabili.

Dopo un momento di indecisione, Torvi e Oleg ritrovarono le forze per un’ultima carica che ruppe l’accerchiamento. Vedendo gli orchi arretrare sotto i colpi, i due soldati si lanciarono avanti mulinando le armi. La loro stanchezza, e l’ardore degli orchi, però bloccò la carica, lasciandoli a qualche metro di distanza da dove erano partiti. Il muro di scudi aveva tenuto e, con un’abile strategia, aveva fatto muovere i due guerrieri verso il lato forte della barricata. Lato che era occupato anche da Kirin. Quando Oleg e Torvi raggiunsero l’elfo, lo trovarono ansante e coperto di numerose ferite, perlopiù superficiali.
Con il supporto del capo della guardia, il terzetto sferrò un nuovo attacco per rompere la sacca ma gli orchi, più freschi, adottarono una manovra ad elastico. Lo schieramento orchesco arretrò quanto bastava per assorbire il nuovo attacco, per poi ritornare a pressare sui fianchi e compattare la muraglia di ferro e legno degli scudi. Ad ogni contrattacco, il terzetto perdeva forze, ritrovandosi ogni volta allo stesso punto in un perverso gioco di avanzate-arretramenti che non portavano da nessuna parte.

(da web)
(da web)

La furia degli orchi, però, non conosceva sosta e gli attacchi, anticipati da grandinate di sassi e frecce, erano impietosi e veementi ma non riuscivano a scalfire il tridente difensivo alzato dal nano, l’elfo e l’uomo delle pianure.
Un orco più audace, sfigurato da una cicatrice a mezzaluna che gli spaccava la faccia dalla cima della fronte fino alla base della mandibola, si fece largo fra le punte di lancia e di spada e affrontò la guardia elfica.
– Lok Lok – ringhiò l’orco sfigurato. Il fiato acre della creatura stampò sul viso dell’elfo un’espressione di assoluto disgusto. La creatura, armata con una grossa Morgenstern delle dimensioni di una zucca matura, puntò l’elfo e con una mossa di un’agilità impensabile per una creatura di quelle dimensioni, sollevò l’arma e l’abbatté dove fino a qualche secondo prima c’era la testa di Kirin. L’elfo, che rispetto all’orco era notevolmente più agile, era riuscito ad evitare, per un soffio, la sentenza di morte che stava calando dall’alto.
Il secondo colpo dell’orco grattò sulla pietra dura alle spalle dell’elfo. La potenza dell’assalto fu tale da lasciare una profonda cicatrice nella roccia. Prima che riuscisse a ripetere l’attacco, Torvi prese l’iniziativa. Il nano, viste le notevoli difficoltà del capo della guardia di Fah’der, mulinò l’ascia andando a conficcarla poco sopra il gomito dell’orco sfigurato. Il colpo, forte e preciso, tranciò muscoli, ossa e cartilagini ma non recise completamente l’arto che, per qualche battito di ciglia, continuò a penzolare attaccato a qualche sfilacciato legamento. Il braccio, che ancora teneva in mano l’arma, cadde per terra bagnando il terreno di sangue scuro e denso.
Le urla dell’orco, al limite della pazzia per il dolore e la sorpresa, furono ben presto interrotte dalla mano chirurgica di Torvi. Il nano, dopo aver amputato l’arto, colpì il torace scoperto dell’orco e poi il quadricipite della gamba sinistra che tranciò di netto la vena femorale. Il doppio colpo, ferale, congelò l’orco in una maschera di morte.

La morte dell’orco sfigurato fermò, per un istante, l’avanzata delle truppe degli orchi che rimasero titubanti davanti alla reazione dei tre compagni. Ma mentre il grande orco sulla roccia ululava ordini e continuava ad incitare l’attacco, senza successo, furono proprio i tre compagni a caricare gli orchi schierati in posizione difensiva.
– Per Argar! – l’ululato di Torvi fu replicato da Oleg, il quale partì in testa al terzetto di spade formato da lui stesso, da Torvi e da Kirin, ormai ripresosi dall’attacco dell’orco.
Il nuovo assalto dei tre viaggiatori fu accolto nella stessa identica maniera dei precedenti, ma non senza perdite spaventose da parte dell’esercito degli orchi di montagna.
La spada di Oleg seminava il panico mentre tranciava vite come il contadino taglia l’uva in autunno, mentre ai suoi lati Torvi e Kirin tenevano aperto il varco ed evitavano che gli orchi chiudessero la morsa ingabbiandoli in una manovra a tenaglia.
Ma gli orchi avevano imparato e così ritornarono ad assorbire il colpo, gettando i cadaveri dei compagni morti fra loro e il terzetto all’attacco. Ogni colpo inferto, ogni morto, rendeva il compito di avvicinarsi, e avere un vantaggio significativo, sempre più difficile. Ogni cadavere di orco era un’ostacolo al piano di salvataggio di Oleg.
Dopo una mezz’ora di tentativi disperati, i tre si accorsero che non avrebbero mai sfondato. La stanchezza estrema, ormai erano ore che stavano combattendo, e le ferite, per quanto superficiali e di lieve entità, minavano le forze negli arti dei tre e ogni colpo aveva sempre meno forza e precisione del precedente.
Il muro di scudi, di lame e armature degli orchi era invalicabile. Argar era fuori dalla loro portata.

Vista l’incapacità dei tre combattenti di portare a termine l’assalto, gli orchi, frustati a dovere dagli improperi del grande orco sulla roccia, ritornarono all’attacco.
– Lok’tar ogar – il grido di battaglia degli orchi riempì la vallata, sgretolando ogni residua forza nelle braccia e nelle gambe dei tre guerrieri, i quali incominciarono ad arretrare.
– Argar!! – il grido, disperato, di Torvi e Oleg sovrastò il battito marziale del tamburo da guerra e le urla degli orchi. Un grido disperato ed una mano alzata fu l’ultima cosa che i tre videro prima di essere dover tornare verso una strettoia nella vallata.

Questa posizione, strategica per chi difende, fu accolta con cauto entusiasmo da parte di Kirin e Oleg. Torvi, turbato dall’aver lasciato l’amico in preda agli orchi, vide la ritirata come un’onta impossibile da lavare.
L’istinto di sopravvivenza, però, si fece largo nei tre avventurieri che, bloccarono il vallo e respinsero gli attaccati dell’esercito avversario. Nonostante il numero enorme di truppe fresche, la condizione fisica soddisfacente e il continuo lavoro degli arcieri, il vallo era invalicabile e la difesa di Oleg, Torvi e Kirin tenne contro ogni probabilità.

La guerra d’attrito era incominciata.

Gli orchi continuavano a gettarsi all’attacco in piccoli gruppi, tenendo sul chi vive i tre guerrieri. La stanchezza estrema, insieme alla fame, rendevano le mani deboli e le armi pesanti, ma tennero la difesa del vallo fino all’arrivo della sera.
La sera portò un vento freddo e un’umidità che si appiccicava ai vestiti sudati e sdruciti di Torvi e compagnia. Gli attacchi degli orchi si erano ridotti di intensità, tanto che quelle poche azioni di guerra erano condotte da orchi pronti al martirio. Questa volta, però, furono gli stessi cadaveri a fornire un’ulteriore protezione ai difensori del vallo. L’accumularsi di corpi rendeva difficile approcciare una posizione che la natura aveva reso strategica.
A metà della notte, gli attacchi finirono. Su per la vallata si vedevano i grandi fuochi degli accampamenti, nonché le torce portate dagli orchi di pattuglia sul confine delle tende. La calma, dopo le ore di continuata battaglia, permise a Torvi e Oleg di rendersi conto dell’accaduto. Kirin, dal canto suo, era rimasto al bordo della strettoia a controllare i movimenti degli avversari.

– Argar, amico mio… – singhiozzava Torvi, piegato su un ginocchio. I singulti rimbombavano dentro l’armatura del nano. Oleg, accasciato contro una roccia e quasi inebetito dalla stanchezza e dalla fame, cercava parole per commemorare il suo amico. Quando cercava di parlare, le labbra screpolate e sanguinanti, non producevano però alcun suono.

Fu in quel momento che Kirin prese l’iniziativa. Vedendo i suoi due compagni di viaggio in preda allo sconforto, decise di assumersi la responsabilità di indirizzare il cammino.
Lasciò il posto di vedetta e si avvicinò al nano e al grande uomo della pianura.
– Dobbiamo muoverci. Non possiamo aspettare che quelle creature trovino un passaggio alle nostre spalle – Kirin indicò la via da dove erano venuti e il paesaggio circostante, gli occhi vuoti dell’uomo della pianura seguirono in maniera svogliata il gesto dell’elfo
– Muoviamoci Oleg. Torvi, anche te! Ci sarà un tempo e un luogo per piangere Argar, ma non è questo. Dobbiamo muoverci. Se rimaniamo bloccati qua e con le poche provviste che abbiamo – Kirin indicò un punto nell’oscurità – facciamo la fine dei topi in gabbia-.
– Che senso ha? – sussurrò nell’oscurità il nano.
– Ho voglia di vivere, mastro Torvi – rispose Kirin – Non è ancora arrivato il mio momento e devo compiere ancora molte cose nella mia vita -.
Ma la vera preoccupazione di Kirin, che i due compagni d’arme non potevano vedere dalla loro posizione, era l’assembramento di torce e focolai a valle di dove si trovavano. Le fiamme si muovevano alla ricerca del passaggio che avevano utilizzato i quattro compagni di viaggio all’andata, una volta trovato, gli orchi avrebbero potuto prendere i sopravvissuti in mezzo a due fuochi.
– Va bene, Kirin, portaci via. Facci vedere un nuovo giorno –

Raccolto l’unica bisaccia sopravvissuta allo scontro e curate, alla meglio, le ferite, si misero in marcia. Non potendo scendere e tornare verso Fah’der, un nuovo conflitto sarebbe stato inevitabile e, questa volta, non sarebbero riusciti a respingere due fazioni di orchi: una di fronte e quelli che sarebbero scesi dal monte per colpirli alle spalle.

(da web)
(da web)

Dopo molti minuti di ricerca, e sentieri che non portavano da nessuna parte, finalmente Kirin trovò la via da seguire. Con un leggero fischio, simile ad un uccello notturno, richiamò i compagni e li guidò sulla stretta mulattiera, quasi invisibile ad occhi nudo.
Il sentiero, scosceso, pericolante in molti punti e di difficile percorrenza, seguiva il profilo esterno della collina e saliva verso la cima della collina. La via, tortuosa, mise a dura prova la resistenza nervosa dei tre scalatori già provati dalle lunghe ore di combattimento.
Solo la forza nervosa, e la paura della fine peggiore se fossero caduti in mano agli orchi, mise energia nei muscoli pieni di acido lattico.
Le montagne sembravano aver assorbito la malattia portata dagli orchi, come le piante da frutto soffrono l’arrivo di un acaro o di un fungo particolarmente difficile da debellare. La vegetazione, di per sé scarna su quel versante, era contorta e sofferente. Non c’erano animali e i rari movimenti che si sentivano erano pietre rotolavano verso il fondo valle.
Quello che i tre non sapevano era che il percorso che stavano seguendo, la mulattiera, era quello che restava di un’antichissima via di trasporto che collegava le popolazioni di montagna alla valle sottostante. Quella via era stata creata così da favorire il commercio fra i due popoli e, se percorsa nella sua interezza, portava dall’altra parte della montagna e poi verso l’ovest.
La vecchia via di comunicazione, però, era stata distrutta durante una terribile tormenta che aveva colpito la parte Nord di Gathor-K’a nel 2084 C.C. La strada, chiamata Grande Sentiero, non fu più ricostruita, portando al definitivo isolamento delle popolazioni di montagna da quelle sottostanti. Le altre vie di collegamento erano troppo difficili e spesso sotto il controllo di briganti e malfattori, perciò il commercio, dapprima costante, divenne sempre più rado fino a bloccarsi e segnare il gelo fra le due popolazioni.

Dopo quasi un’ora di difficoltosa salita, Kirin indicò ai compari una grotta nella montagna. L’ambiente, spoglio ma asciutto e confortevole, era l’ideale per fermarsi e riprendere le forze.
Le ultime pratiche, come la raccolta della legna e del fogliame per creare un posto morbido dove adagiarsi, furono svolte in silenzio.
Solo quando furono sicuri che la grotta fosse in sicurezza, i tre si sedettero intorno al fuoco. Nella pentola, l’unica sopravvissuta, bolliva una mistura povera di acqua con qualche fagiolo e delle fette di pancetta grassa. Torvi gettò nella liquido opaco anche alcuni residui della carne secca e speziata che aveva con sé.
Oleg, rovistando nel tascapane, trovò un tozzo di pane nero che tagliò per i suoi compari.
Il primo a rompere il silenzio fu Torvi.
Il calore del fuoco e l’idea di poter mettere qualcosa nello stomaco lo avevano ravvivato un po’
– Cosa facciamo adesso? – disse Torvi – Torniamo indietro o andiamo avanti e completiamo questa dannata missione? –
La domanda fu accolta dal silenzio, che la cullò nella notte.

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30 Replies to “Alla ricerca del Trono di Fuoco #5”

  1. Bene, bene…Siamo entrati nel vivo dell’azione! E che azione! Bel ritmo. Sembrava di vedere al ralenti i duelli. Ma poi Argar sarà veramente morto? …Mmmh penso che no. Perciò ho votato che per la terza proposta nel sondaggio. Vuoi vedere che andando avanti nella “missione” se lo ritrovano prigioniero da qualche parte. D’altronde avrà dei segreti che valgono qualche cosa o no?
    Sa cos’è? Mi affeziono ai personaggi e, quando muoiono ci rimango male. Anche da master di D&D non sopportavo che un lancio di dado più “fortunello” del solito, facesse secco un personaggio. Se, invece, il personaggio se le andava cercando con baldanza e sprezzo degli avvertimenti, ci godevo.
    Di Argar sappiamo ancora così poco, forse per alcuni è sacrificabile proprio per questo, ma sono punti di vista. Il Trono di Spade ha abituato a non affezionarci ai personaggi, anche se poi ha fatto clamorosamente marcia-indietro ad apertura della più recente stagione, facendo ritornare un beniamino con un “espediente” riuscito solo a Gesù Cristo e nemmeno tutti gli hanno creduto.
    Argar potrebbe essere ancora vivo…
    Sulla paventata lunghezza non ho nulla da eccepire, sarà che io tendenzialmente vado lungo e me ne fotto se ormai si legge su dumbphone. E’ andata liscia come l’olio (di palma?)
    Ben fatto!

    1. Eccomi qua al commento.
      Grazie mille redbavon. In effetti i protagonisti vedono solo una parte della vicenda, non sanno cosa succede dietro il muro di scudi e lance. Quello è fuori dalla loro comprensione.
      Argar vivo? Non si sa mai 😉
      Ho cercato di prestare molta attenzione alla fase del combattimento, così da rendere i movimenti più realistici possibile. Non mi andava di inserire stralci in cui un pugnale riesce a fare danni enormi ad uno scudo o che un solo giro di spada taglia 10 teste.

      Questo è più lungo dei miei capitoli “classici”, ma riassumere tutto in 1500 parole era veramente troppo arduo 🙂

  2. Porca vacca! lo sapevo che ci scappava il morto! … e adesso piangerò per giorni e giorni… ;(
    Bravo Dio… m’è presa una voglia di essere in quella battaglia a menar armi varie e mani a casaccio… e questo perché ancora una volta ( ma io di dubbi non ho più sulle tue capacità) ha scritto magnificamente, con un buon ritmo e profumo di ferro che si sente ben oltre queste terre.
    Mi piace sempre di più

    1. Quale morto?!? Mica c’è scritto che Argar è morto!? Oh oh piano con l’ammazzamento dei personaggi: se muoiono i nostri Prodi Eroi a chi aiuta Atreus quando arriva con il suo gruppo (Atreus è il più bello, ci sta proprio per quello, nel gruppo PNG) ?
      Co’sta crisi dell’occupazione, non sta bene…diamogliela na speranza. A tempo determinato, ovvio.

    2. Grazie mille Tati.
      Sono contento che ti sia piaciuto il racconto. Sì, stavolta c’era sangue, combattimento e sofferenza.
      Come ho detto: le scelte portano a conseguenze… bisogna prenderle in maniera saggia 🙂

  3. Finalmente ho letto con calma che ieri non era giornata!
    Bene, bene un po’ di azione è sempre gradita e adrenalinica.
    Sono curiosa di vedere se ci sarà un incontro con gli abitanti dell’altro versante e credo anche che Argar farà ancora la sua comparsa. Non abbiamo ancora ben compreso chi sono questi tre amici e quale passato hanno alle spalle. Ben fatto Zeus!

    1. Grazie mille Mela. Adrenalina e combattimenti sì, in questo capitolo puoi trovare proprio tutto. Ci ho messo un po’ a partorirlo, ma dai commenti direi che è venuto fuori bene.
      Vediamo come vanno le votazioni, forse porteranno i personaggi verso nuove avventure. I tre sono ancora personaggi in definizione, ognuno ha una sua storia… con l’andar del tempo ci saranno ulteriori informazioni.

  4. Ma che cà! Solo ieri ho pianto per Vikings! Oggi questo… Anche se secondo redbavon non è schiattato. Ti dirò che a me sangue e violenza in questo periodo piacciono assai, visto che conduco una vita piatta sui libri della tesi, questa devastazione mi tiene sveglia. E ti dirò, ci hai tanto scassato (con simpatia, s’intende) con la storia della lunghezza del post. Io oggi ho avuto una giornata lunghissima, sono sfinita eppure non ho trovato assolutamente pesante leggere la tua storia, sebbene fosse “lunga”. Forse intendevi dire che dal pc è faticoso leggere robe lunghe? Comunque avvincente, ho apprezzato molto le figure che hai usato (tipo l’uva in autunno) per descrivere le scene di guerra. Mi pare che possa uscirci pure una serie tv : D Bravo Zeus, davvero molto molto bravo!!

    1. Grazie mille V. Lo so, ho “scassato” con la lunghezza… solo che io sono sempre riluttante a pubblicare post superiori a 1500 parole. Sbaglio eh, ma a volte mi sembra che leggersi qualcosa di così lungo è un po’ pesante (da pc o smartphone, ovvio).
      Grazie mille anche per aver notato il tocco della figura dell’autunno 🙂

      1. Ma in realtà è vero. Siamo pure abituati all’immediatezza nel web, prendi gli articoli online… Ci si ferma all’anteprima e al titolo pur di non sforzarci troppo. Anche io quando pubblico post che vanno oltre chessò… Le 800 parole, avviso già che sarà un post lungo. La lunghezza dei post forse scoraggia sì, ma solo i lettori più pigri. E quella del pc secondo me è un po’ una scusa. Io se un testo mi prende non bado alla lunghezza… Comunque prego, è un piacere leggerti.

      2. Ciao V. 🙂
        Già, questo è il problema. Siamo ossessionati dalla velocità… come se un articolo lungo fosse decisamente meno intrigante di uno che riesce a racchiudere tutto in 4 parole. A volte è vero, sia chiaro, ma non sempre è possibile. Spesso ci si basa solo sulla pigrizia di essere imboccati con l’idea dominante (che è quella più veloce, più sexy, più catchy)… mentre leggere e farsela è più deprimente.
        Non dico certo che i miei testi siano impegnati, ma con la decisione finale, almeno, devi decidere cosa fare. C’è interazione.

      3. Esattamente… Purtroppo per quanto io ami il web questo è uno dei “problemi”, la pigrizia di non leggere più di tot righe. Secondo me comunque già il fatto che rispondi ai commenti (e non tutti lo fanno eh) rende il tutto più interattivo, poi chiaro, il fatto che siamo noi a indirizzare la storia è particolare. Certo poi sei tu a farti il mazzo a scriverla : D Comunque io ad esempio non riesco a studiare da uno schermo… Stampo tutto, perché mi affatica molto.

      4. Parto dal fondo: anche io non riesco a “studiare” su Pc, devo stamparmi le cose e poi leggermele.
        La pigrizia è fondamentale nel non leggere, ma aggiungo un’altra cosa: abbiamo la disponibilità di così tante news, info, testi, racconti in un batter d’occhio che ormai fermarsi su uno e non ingurgitare molto di tutto è raro.
        Mi piace rispondere ai commenti perché lo trovo cortese (hai letto e scrivi, meriti, minimo, una risposta sensata – se rispondi a cazzo, beh, posso permettermi di ignorare il commento.. ma questo procedimento, ho la strana sensazione, lo adotti anche te ehehe) e perché mi piace parlare con la gente 🙂
        Ovvio, io scrivo e do molti indizi… ma rendere interattivo al 60% il racconto è una cosa che ti prende (secondo me).

      5. Anche secondo me è cortese. Mi è capitato di commentare alcuni post in modo garbato, quasi in punta di piedi se si trattava di un primo commento e di ricevere risposte secche, date quasi per obbligo. Cosa faccio? Non commento più quei blog, ho sempre il terrore di risultare invadente. Preciso che sarà capitato due volte (per fortuna). Nel mio blog mi è capitato di discutere con toni “accesi” tempo fa perché scrissi che non mi interessava avere figli (in un post). Tuttavia sebbene io sia poco tollerante non taglio certo le dita a chi non la pensa come me, diverso quando qualcuno commenta con discorsi fuori luogo, in quel caso ti ci mando senza tante cerimonie : D Sul fatto dell’interattività… Io la considero una scelta coraggiosa. Personalmente non lo farei mai ma io fatico a condividere qualsiasi cosa, però trovo sia divertente come cosa ; ) Ti rende quasi parte della storia.

      6. Anche io commento in modo garbato (quasi distaccato, ad onor del vero) certi blog nuovi. Un po’ perché devo capire se scrivono bene e se mi piace realmente quello che scrivono, un po’ perché sono in casa altrui 🙂 poi, se il blog mi prende, allora divento un po’ più confidenziale.
        Sul mio blog uso raramente toni accesi, fino ad oggi mai, ma solo perché ho la politica che il mio blog è un dittatura illuminata. Io governo, gli altri no 😀 eheheh. Se non mi piace il tuo commento (nel senso lo trovo offensivo), lo casso e saluti. Non c’è neanche replica.
        Ho avuto modo di vedere una tua discussione… ecco perché dicevo che, su certi aspetti, la pensiamo allo stesso modo 😉 eheheh
        Non sei la prima che mi dice “non l’avrei fatto” 😀 ahahah… ma ci vuole uno matto no? 😀 😛

      7. No beh, ho usato toni accesi perché sono stata definita una persona arida e non ricordo ché (assieme ad altri commentatori di tua conoscenza ahaha), ma in realtà il tutto era molto come dire… Controllato? Boh. Poi il tizio ha fatto marcia indietro e questo mi ha infastidita ma è un discorso lungo. Comunque se si condividono punti di vista differenti (per me) ci sta pure un tono un po’ più pimpante, ecco : D Io mi diverto, sono un po’ polemica, dai. Sulla discussione nel mio blog pensa che giorni fa ho deciso di cancellarla, perché commenti così idioti (non certo i miei : D ) non volevo leggerli nel mio piccolo blog, anche perché erano del tutto inutili.

      8. Ma vedi? La discussione ci sta, avere opinioni diverse idem. Anche se, ovvio, l’assunto è sempre lo stesso: ci sono due tipi di opinioni, le mie e quelle sbagliate ahahahahhahahahahahahahaha.
        Come vedi, la mia capacità di discutere diventa minima 😀 scherzo, in realtà.
        Beh, ci sta di farsi salire la carogna se ti chiamano arida. Se hai qualcosa da dire, qualcosa di questo tipo, puoi prenderti il tempo e mandarmi una mail. Ma forse è troppo, no?
        Cancella, fai bene. In fin dei conti chi ce lo fa fare di tenere commenti che non ci interessano sul nostro blog? 🙂

      9. Ahahahaha esatto… Pensa che non si trattava manco di un “blogger” ma di un tizio spuntato dal nulla… Che ha affermato di non aver mai commentato blog prima. Ma che cà? E devi capitare proprio nel mio? Robe strane, comunque ovviamente i suoi commenti li ho lasciati, perché era uno scambio di opinioni (anche se ovviamente ero io ad aver ragione ahah)… : D

      10. Ahahahaha. Grande, un tizio a caso che arriva sul tuo blog e commenta? Geniale.
        Altro che le ricerche inutili che arrivano da me, questo è da primato! 😀

        Ovvio che avevi ragione 😀 😛

  5. Eccomi!
    Sono un po’ lenta in questo periodo.
    Dunque dunque. Comincio con un’osservazione/consiglio. Soprattutto all’interno dei paragrafi iniziali ti sono sfuggite moltissime ripetizioni. Orco è una parola che non ha molti sinonimi, quindi spesso l’omissione e l’uso dei pronomi diventa fondamentale. Dopo la prima immagine, la cacofonia data dalle ripetizioni sparisce.
    Detto ciò, il capitolo mi è piaciuto. Io non sono un’amante dei combattimenti narrati, ma devo ammettere che la lettura è proceduta senza intoppi. Il cambio tra Argar e Kirin comporterà novità che non avremmo avuto con il mantenimento dello status quo iniziale.
    Inizialmente avevo pensato alla seconda, ma ti ho segnato la prima, ovvero la più statica. La terza presuppone un continuamento della missione iniziale che, con la morte di Argar, a mio avviso, è venuto meno; la seconda, è la più logica dal punto di vista narrativo. Kirin non ha alcun interesse per la missione e ci sta un calo d’interesse negli altri due. Ergo, perché la prima? Perché è la più difficile, ma allo stesso tempo la più imprevedibile. I tre restano in una grotta, la storia, narrativamente parlando si ferma. Quindi, un ipotetico prossimo capitolo ambientato nella grotta presuppone un cambiamento che li porta ad abbandonarla. Ed è proprio questo cambiamento che troverei interessante.
    C’è uno zero%, ma ti confermo che ho votato. XDXDXDXD

    1. Parto dal fondo: continuo a vedere lo zero percento :/
      Mi piace la spiegazione sul perché sei arrivata a quella decisione. Mi piace proprio. Ho la strana sensazione che non verrà soddisfatta, questione di percentuali, ma vediamo in questi giorni come va. In realtà Kirin è l’unico a tenere alto l’interesse per la missione, perché ci sono ancora i suoi compari prigionieri… o, almeno, questo è quello che ha detto ai due compagni di viaggio eheh. Restare nella grotta avrebbe portato sicuramente a novità, fra cui anche degli sviluppi fisici (no, non sentimentali eheh) che i lettori continuano ad ignorare.
      Grazie per la lettura approfondita.Sì, probabilmente mi è partito il ticchio subito… poi mi sono svegliato e ho incominciato a scrivere in maniera più fluida.
      Non tocco il testo per evitare di dover modificare tutto…

      1. Ma che strano. Eppure il voto dovrebbe averlo preso. Vabbé, tanto mi sa che sono l’unica ad averlo votato.
        Oddio … a meno che non mi viri sulla storia omo … lo vedo lontano il sentimento XD

Si!?

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