Music Wizard (179 – domande senza risposta)

Sono anni che le faccio, ma io non ho ancora capito l’efficacia della riunioni motivazionali sul posto di lavoro. Faccio un passo indietro e mi correggo, in effetti capisco le riunioni motivazionali: queste sono state costruite ad hoc per rendere importanti soggetti vari ed eventuali dell’azienda.
Quando viene indetta una riunione motivazionale, c’è sempre qualcuno, il supposto MOTIVATORE, che arriva alla truppa e incomincia a decantare l’importanza della motivazione e dell’attitudine positiva sul posto di lavoro. Il motivatore è una figura essenziale per ribadire, nel bene e nel male, concetti noti a tutti e che, se il problema non fosse di altra natura rispetto all’attitudine positiva, sarebbero anche condivisibili.
Dall’altra parte ci sono i MOTIVATI. O, meglio, COLORO CHE DEVONO ESSERE MOTIVATI. La figura del motivato è solitamente un’ombra grigia aziendale, avvolta in una cappa di pessimismo che fa peggiorare l’umore aziendale. Se non fosse che, ovvio, è proprio l’azienda il problema che fa diventare un’ombra grigia aziendale avvolta nella cappa di pessimismo la suddetta ombra grigia aziendale avvolta in una cappa di pessimismo. Che, letta velocemente e per tre volte di seguito, causa un’allineamento astrale che invoca il Demonio. Occhio a leggere questi post.
Lo scontro titanico fra il povero motivatore e i motivati è impari: uno contro tutti.
Vi giuro, neanche messa in questa forma da Signore degli Anelli, la questione “uno vs. tutti” mi fa provare tenerezza verso l’uno. Forse perché, in tutte le riunioni che ho fatto, sono sempre stato dalla parte sbagliata della barricata.
Le riunioni motivazionali sono riunioni in cui si scopre l’acqua calda e si inventa la ruota. I pianti isterici del lavoratore che è giunto alla conoscenza di tale diavoleria si sentono per tutte le scale.
Al rogo. Al rogo.
Inquisizione.
Per questo il motivatore, sentendo il peso della responsabilità di nuove scoperte audaci (l’acqua calda è una scoperta sempre buona ma, a volte, ci vuole il colpo da maestro), allora vengono coniate frasi importanti come:
“Per vendere più biscotti, bisogna vendere più biscotti” [frasi a caso, non vendo biscotti ovvio].
“Se vi organizzate meglio la mattinata, avete la mattinata organizzata meglio” [frase a caso, io non mi organizzo da una vita e continuo a provare del piacere perverso].
Capite anche voi che senza un motivatore, la riunione sarebbe una cosa all’acqua di rose?
L’altro lato della riunione motivazionale è quello che nessuno vorrebbe mai sentire: la riunione motivazione improntata sulla spalata di merda incondizionata.
Questo metodo motivazione, studiato anni e anni orsono da studiosi svedesi, ha evidenziato come “spalar merda” sui sottoposti, tacciandoli di ogni cosa (dalla peste bubbonica all’aver appoggiato la crocefissione di Cristo) e accusandoli di essere inutili e svogliati, porta il motivato a sentire dentro di sé una carica che gli fa esclamare “oibò, mai e poi mai verrò marchiato dall’infamia di essere colui che….” e questo lo farà produrre come un criceto per le successive 8 ore.
Si sanno queste cose perché c’è un motivatore che spiega tutto.
La riunione motivazionale inversa (quella sopra descritta) è fatta di un monologo lungo x minuti, in cui il motivatore da sfogo a tutto e poi incomincia con la pratica bis, quella che unisce la sottile gentilezza del carnefice alle classiche domande senza risposta:
“ma secondo te….”
“qualcuno può dirmi perché…”
“ma secondo voi…”
Aprire la bocca e cercare di rispondere alla domanda farlocca del motivatore è il viatico perfetto per essere il MOTIVATO PERFETTO, colui che verrà motivato al 100% e in maniera personalizzata.
Sono anni che assisto a questa pratica, ma vi giuro che non le ho ancora capite.
Sono convinto che è sempre la stessa cosa: sono dalla parte del MOTIVATO. Essere dall’altra parte della barricata aumenterebbe di un bel po’ il mio status di allegria.

E visto che vi devo motivare alla membro di segugio… ecco a voi gli ALESTORM con SHIPWRECKED. E sì che io il power non è che lo mastico proprio bene bene.
L’ignoranza sì.

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57 Replies to “Music Wizard (179 – domande senza risposta)”

      1. la mia uno scarabocchio insulso… dalla forma leggermente arrotondata ma non un cerchio… ripeto
        NON
        E’
        UN
        CERCHIO
        ;D

      2. ma quanto ti faccio ridere stamane??
        ( e con due passi di tippetetappete da in cima alla scrivania, saluta il pubblico tirando fuori coriandoli dalle tasche… e PUF! esce di scena) ;D

      1. Ehhh lo so… quando il Dio Metallo mi ha chiamato mi ha detto “parti dai Black Sabbath e la via ti sarà svelata”.
        I Mudvayne erano fuori dalla via 😀 😛

  1. A volte quando vedo o sento o leggo di queste figure penso di non aver capito niente della vita e quindi dovrei aprire un blog, un canale youtube e cominciare a vendere corsi motivazionali, sulla falsariga di quelli che hai descritto, con slogan del tipo ” Per ottenere il meglio bisogna dare il meglio!”.

    Una mia azienda una volta ne chiamò uno noto a livello nazionale, dandogli 10mila euro sull’unghia e fittando un grand hotel per fare questo megaraduno motivazionale che credo fosse riuscito così bene che al termine del quale il giorno dopo erano tutti motivati come due giorni prima, quindi possiamo dire che di sicuro il raduno motivazionale non demotiva. Però rompe i maglioni.

    1. Ma sai che vorrei appoggiare il tuo discorso, ma c’è una parte perversa che non ho detto: il motivatore è interno. In altri termini è uno che si è alzato e si è arrogato il compito del motivatore.
      Perciò non c’è neanche l’appalto alla ditta esterna. Tutto fra di noi. Tutto in famiglia.

      Dovrei diventare motivatore. Ne sarei capace. Non farei peggiorare il morale di nessuno, questo è certo.

      1. Mi era sfuggito il dettaglio. Tenterei di spodestare il motivatore, ma secondo me è attaccato al suo ruolo e può diventare alquanto aggressivo.

      2. Già. Il dettaglio l’ho volutamente evitato. L’ho aggiunto dopo come il dado in cucina.
        Secondo me è aggressivo di natura… serve per motivare.

  2. Ma non sarebbe meglio un motivatore che fa discorsi alla Braveheart, alla Aragon nel finale Del Ritorno del Re? Qualcosa di epico che poi porta a crani fracassati e sbudellamenti? No, eh, così, per dire… Io mi sentirei più motivata…

  3. L’ho recitato due volte ad alta voce, poi è andata via la luce, ho sentito la voce di Gordon Ramsey che cristonava per il filetto crudo e ho avuto paura!!!
    A furia di frequentare orchetti sei diventato bravo con gli incantesimi! EH!

  4. Mai partecipato a cose di questo genere, ma credo che siano fondamentalmente una di quelle cose che l’azienda fa per sentirsi al passo con i tempi, in realtà non servono a nulla a meno che tu non abbia dall’altra parte qualcuno del calibro di Mel Gibson in Braveheart o anche Obama. Yes, we can!

    1. Già… ma non è per tenersi al passo con i tempi visto che è fatto tutto in casa. Una sorta di “ce la cantiamo da soli”.
      Io sono l’Obama dell’ufficio, infatti sono deputato a dire: Yes, Weekend! 😀

    1. Posso risponderti in due maniera:
      a) citando Vulvia di Guzzanti – gli spingitori di motivatori.
      b) citando me stesso – lo sconforto dei motivati.

      Scegli te!

Si!?

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