Alla ricerca del Trono di Fuoco – Il Diario di Atreus #2

Faccio una premessa prima di lasciarvi alla lettura del nuovo capitolo fornito da redbavon: il quarto capitolo de ALLA RICERCA DEL TRONO DI FUOCO è attualmente in STALLO perché due delle opzioni sono a parimerito. Adesso tocca a voi portare i nostri protagonisti da una parte o dall’altra!!!
Votate, quindi, e fate proseguire la storia.
Grazie!!!

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“Ora di uno spuntino, Occhi-che- cambiano?” disse Mastro Krall entrando nella locanda e prendendo posto al tavolo dove era seduto Atreus.

“Non ho una gran fame, Mastro Krall” rispose Atreus.
“Non vorrai negarmi la tua compagnia e poi non puoi saltare il pranzo, guardati…Sei pelle e ossa!” aggiunse ridacchiando “Oste! Manda qualcuno a pulire questo tavolo e portaci unadoppia porzione del tuo ottimo stufato di cinghiale e due caraffe di birra!”

Sam, il garzone che si occupava di portare le bevande ai tavoli, arrivò l’attimo dopo con le due caraffe di birra di frumento, dal tipico colore biondo opaco, sormontate da una schiuma cremosa e bianchissima. Posate le caraffe, iniziò a pulire il tavolo in parte con il suo straccio, in parte con la sua lunga barba. Sam puliva quei tavoli ogni giorno, tutti i santi giorni da trent'anni a questa parte, sempre con lo stesso drappo di tessuto regalatogli da uno stregone di passaggio. Secondo Sam, questo drappo era magico e da allora lo aveva usato sempre per pulire i tavoli, mai con uno straccio diverso: con il passare del tempo e l’usura, il drappo si era ridotto a poco più di un cencio, scolorito, sfilacciato ai bordi e aveva perso parecchio della sua funzionalità di assorbire l’umido. Tuttavia, Sam, che era molto scrupoloso, quando il drappo non riusciva a essere efficace, compensava con la sua barba.

Quest’uso improprio aveva così conferito alla sua barba un gradevole aspetto di lucentezza satinata.

“Bel lavoro, Sam! Oste, complimenti per il tuo garzone, tirerebbe a lucido pure una tana di orchetti…” Mastro Krall si rivolse poi a Sam, chino sul tavolo ad asportare ogni infinitesimo di briciola o traccia di macchia umida: “Hai finito?”

Sam gli rispose con un largo sorriso e una smorfia di fatica e grande soddisfazione insieme:

“Ecco l’ultima passata, Mastro Krall, e vado in cucina per vedere a che punto sono con lo stufato…”

Mastro Krall immerse le sue carnose labbra nella schiuma, si avventò sulla pinta come a volercisi tuffare dentro con tutta la testa, se ne staccò dopo una lunga e lenta sorsata e alzò lo sguardo indirizzandolo in un punto non precisato della locanda con un’espressione pensierosa come se stesse valutando la qualità della birra.
Lo faceva sempre dopo il primo sorso di birra. Così era pure prevedibile che, senza dire una parola, si sarebbe immerso nella schiuma per una seconda volta, ne avrebbe bevuto ancora fino a che il liquido biondo non fosse completamente sparito, lasciando solo un’ombra umida sul fondo, ormai visibile, della caraffa.

“Non sono sicuro che questa sia quella della riserva buona dell’Oste…Devo fare un controllo…Oste! Fammene portare un’altra da Sam!” finito di ordinare la seconda di una prevedibilmente lunga serie di birre, Krall si rivolse di nuovo ad Atreus: “Allora – con un suono occluso dalla bocca piena – dove eravamo rimasti?” e s’ingollò un altro grosso pezzo di stufato fumante, che intanto era stato portato al tavolo dal solerte Sam.

Mastro Krall era il mercante più ricco e potente della città e dei dintorni: aveva fatto la sua fortuna con il commercio di metalli: le montagne circostanti erano ricche di minerali come bauxite, argentite, calcopirite e cassiterite da cui si estraevano alluminio, argento, rame e stagno.

(da web)
(da web)

Krall aveva messo su un nutrito gruppo di gente ben piazzata fisicamente, che lavorava nelle miniere sulle montagne, cui aveva affiancato una schiera di tagliagole a difesa delle sue proprietà e della sua persona. Questo piccolo esercito personale era ormai noto in tutta la zona ed era noto con il semplice nome di “I Minatori”. Per Krall, l’apparente banalità del nome significava altro: non c’erano altri minatori che i suoi; non potevi essere minatore se non era Krall a deciderlo.
Le miniere non erano un lascito di famiglia, ma sembra che Krall, prima di diventare una persona “rispettabile”, fosse un abile baro al gioco. Grazie a questa sua abilità era riuscito a vincere al gioco una mezza dozzina tra miniere e cave: doveva essere davvero bravo perché tra gli ex-proprietari fregati vi erano sia degli umani, sia dei nani. E fregare a un nano la sua miniera, che è poi la casa della sua famiglia da generazioni, non è affatto facile né prudente. Dall’estrazione mineraria, Krall – con intelligenza e uno spiccato piglio imprenditoriale – aveva allargato i suoi affari alle attività a valle della filiera.
Dalle miniere situate tra le montagne, un paio di volte a settimana partivano dei carri pieni di minerale grezzo e scaricavano il loro carico in città presso varie strutture dedicate ai trattamenti preliminari per separare le ganghe. Eliminate le impurità, il minerale veniva di nuovo caricato su dei carri e consegnato ai forni a combustione per separare il metallo contenuto nei minerali da elementi estranei. Infine, i metalli fusi in lingotti e barre: in massima parte venduti e una parte minima smistata alle botteghe dei fabbri della città. Forni a combustione botteghe dei fabbri erano tutte di proprietà di Mastro Krall e chi vi lavorava erano tutti suoi dipendenti.
Facile immaginare perché Krall venisse chiamato “mastro” pure non avendo alcuna carica amministrativa o istituzionale e come il suo potere si fosse consolidato, non già per un’investitura calata dall’alto, ma perché conferito dal consenso della comunità, nutrito da interessi economici piuttosto che da valori condivisi.
Krall si era costruito così una reputazione ed era rispettato per via dei favori che poteva elargire secondo il suo umore e interesse economico. Molti ambivano a lavorare tra le fila de “I Minatori” perché la paga tutto sommato non era male e farsi qualche amico tra i tagliagole del corpo di guardia aveva degli effetti anche sulla propria “rispettabilità”.
All’uopo, se subivi un torto, potevi accedere a una giustizia più rapida ed efficace di quella amministrata dal Giudice in via ordinaria.
L’aspetto di Krall era prevedibilmente quello di un uomo opulento, che fa sfoggio della sua ricchezza. Tipicamente pingue, ma mai trasandato: ci teneva a essere sempre in ordine ed elegante. Non era un rozzo né si abbandonava a comportamenti truci, parlare con Krall non era affatto sgradevole. Di fine palato e di una cultura al di sopra della media sia della popolazione sia delle persone che ricoprivano ruoli istituzionali e amministrativi in città, Krall era un acuto interlocutore, ironico e attento, capace di lanciarsi in logorroici sermoni e di restare in silenzio ascoltando l’altro, da cui riusciva abilmente a tirare fuori informazioni, pettegolezzi e quanto che gli interessasse in quel momento. Se Krall si sedeva al tuo tavolo, aveva in mente qualcosa: non era per il piacere della convivialità.

Atreus lo conosceva molto bene e, per quanto non ne cercasse la compagnia né avesse degli interessi in comune, una volta avvicinato non disdegnava di scambiare quattro chiacchiere. Piuttosto che stima, i due si annusavano come due predatori che si temono a vicenda e sono consapevoli che, in un’eventuale scontro, nessuno dei due ne sarebbe uscito meglio dell’altro.

Entrambi erano consapevoli di essere differenti, di avere idee e obiettivi nella vita diversi e anche non conciliabili, ma si consideravano dei “pari”, l’uno allo stesso livello dell’altro.

“Io non lo farei se fossi in te, Mastro Krall” furono le prime parole pronunciate da Atreus da quando si era svegliato. Krall inarcò il sopracciglio e soggiunse “Io non sono te”
“Se ti sei seduto qui, significa che vuoi qualcosa da me e io non credo di avere nulla per te. Seppure lo avessi, ora non ne ho voglia. Troppe birre annebbiano la vista e i tuoi acuti sensi… Se già da sobrio non riusciresti a tirarmi fuori ciò che ti serve, due birre escluderebbero di certo ogni barlume di tua speranza”.
Krall scoppiò in una risata che gli fece andare di storto un pezzo di stufato, che quasi lo soffocò…Subito, accorsero al tavolo l’Oste, il figlio dell’oste e Sam per aiutare il più “rispettabile” dei suoi clienti. Atreus si godette la scena, restando seduto, senza muovere un dito, sul suo volto un’espressione divertita.
Cosa che accadeva assai di rado.
Finalmente, tratto in salvo dalla vendetta del cinghiale o, meglio, dello stufato di cinghiale, Krall si scolò d’un fiato la seconda birra e ne chiese una terza. Anche Atreus portò la sua caraffa alla bocca, vi appoggiò lentamente le labbra e ne trasse un buon sorso.

“Non sembra male, l’Oste è un bravo diavolo e sono sicuro che per te attinge alla sua migliore riserva di barilotti. Krall allora che cosa succede?”

L’ora del pranzo era ormai scoccata da un pezzo e, subito dopo l’entrata di Krall, nella locanda erano iniziati ad affluire un gran numero di avventori, che tra una pinta e una zuppa, una pinta e uno stufato, discutevano delle “cose importanti della vita” del tipo come debellare le talpe nel giardino o i prezzi dell’avena sono improponibili “spendo più per il mio mulo che io a tavola” oppure se un drago si facesse vivo da quelle parti dove sarebbe meglio rifugiarsi: “nei paesi vicini no, perché prima o poi toccherebbe anche a loro; nella foresta no, perché ci sono gli elfi; l’unica soluzione papabile sono le montagne che, sì sono infestate da orchi e orchetti, ma le miniere sono protette da“I Minatori” di Krall”.

Giungendo queste chiacchiere al fine udito di Atreus, questi aveva desiderato più volte che il drago facesse la sua trionfale entrata nella locanda e con un lieve sbuffo, poco più di uno sternuto, incenerisse tutti gli astanti.

Krall capì che a questo punto con Atreus era uno spreco inutile della sua arte dialettica e vuotò il sacco:

“Fino a qualche giorno fa, gli affari andavano bene. Non mi posso lamentare, poi sono arrivati i problemi. – si avvicinò ad Atreus per non farsi sentire dagli astanti e gli sussurrò
– Orchi”.

“Gli orchi sono tornati nelle montagne, vero?” Atreus senza battere ciglio continuò “Sono tornati, me lo sentivo. Aspettavo solo di saperlo per certo. Sputa l’intera storia, Krall!”

“Un gruppo dei miei lavoranti nella Miniera di Argento, la più profonda di tutte, aveva appena finito di approntare un carico da mandare a valle la mattina dopo, durante la notte sono stati uditi due urli e risultavano mancanti all’appello due della Guardia. La mattina dopo, hanno inviato una staffetta per avvisarmi che il carico avrebbe subito un ritardo di un giorno perché erano impegnati nelle ricerche di questi due scomparsi, peraltro due guardie esperte ed ex-fabbri, quindi gente che in quanto a picchiare sa il fatto suo.
Un gruppo di guardie e un buon numero di lavoranti hanno iniziato le ricerche.
Al tramonto, sulla strada di ritorno alla miniera, hanno sorpreso un gruppo di orchetti che schiamazzava. Non si sono accorti dei nostri che arrivavano perché una metà di quelle bestie era intenta a giocare calciando una palla e l’altra metà a scommettere, insultarsi e picchiarsi. I miei ragazzi gli sono piombati addosso e li hanno spazzati via in pochi minuti. Mentre ispezionavano lo spazio dove “giocavano a palla” si sono accorti che la palla che calciavano era…la testa di uno dei due compagni scomparsi”.

“Sono tornati, dunque. Sono tornati.”

Atreus sollevò la caraffa, ne bevve tutto il contenuto, spinse il su sguardo di nuovo oltre la finestra per qualche istante. Si girò verso Krall e gli batté una mano sul braccio poggiato sul tavolo “Mi è venuta fame e sete. Accetto il tuo invito a pranzo”

Poi si girò verso il grosso bancone centrale e – piuttosto inusuale per lui – cacciò un fortissimo urlo: ”Oste! Porta altre due birre, anzi…fai un viaggio solo: portane quattro!”

Se qualcuno avesse potuto guardare gli occhi di Atreus avrebbe potuto notare il repentino cambio di colore: da verde a indaco intenso.

[To Be Continued]

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33 Replies to “Alla ricerca del Trono di Fuoco – Il Diario di Atreus #2”

      1. Già! 🙂
        Adesso devo sperare che il mio accorato appello vada in porto… c’è uno stallo di voti nella storia principale ed è un peccato 🙂

      2. Già. Se non arrivano a breve, dovrò far valere il mio carisma da pseudo-scribacchino/master/ideatore e decidere io… :/
        Non vorrei, sia chiaro.

  1. Certo che ci sto prendendo gusto a essere ospitato da un Dio. Oh vuoi mettere, mi spaparanzo qui, vedo ggggente, giro i pollici, ogni tanto sgranchisco le dita…Un po’ di pausa da quella vitaccia da Oste non è male, vero Narcì? Narcìììì, non sfottere la mazzarella a Zeus che quello poi ti fulmina. Letteralmente.

    1. Eheheheheheh. Infatti, essere ospitato significa anche questo: starsene ben bene sulla sdraio/amaca, riposarsi, girarsi i pollici e far due chiacchiere.
      I cocktail li offro io (tanto è tutta ambrosia) e il cibo è sempre presente sul tavolo.

      1. Ho ribloggato e ho provato a risvegliare le ditine stanche…Non si dica che non dò il mio contributo, qui a non fare nulla, che mi abbasta l’amata mugliera…;)

      2. Ehehehehehe. Figurati se rimprovero io! Devo già picchiare Bacco che fa solo feste, non mi metto a rimproverare anche redbavon che scrive, no? 😉

  2. Mi piace!! Tanto tantissimo… Bravo Oste e bravo Dio!… Le storie nelle storie mi son sempre piaciute!
    Ma dio possiamo rigirare noi o bisogna aspettare altri?… Se serve mi attivo 😉

      1. Ma uffi e riuffi… cosa sta succedendo a uorpress?!?!… DIAMOCI DA FARE MALEDETTI CHE QUA C’è UNA STORIA DA MANDARE AVANTI!!!!
        😀

  3. Ok, lo ammetto, ho dovuto sempre tralasciare i tuoi racconti perché un po’ troppo lunghi per i miei tempi di lettura ma stamattina mi sono messo in pari almeno con la storia principale… che il mio voto sia decisivo? XD

    1. Al momento sì!!! 🙂 tengo il sondaggio aperto ancora oggi e poi chiudo e si risolve così 😉

      Non preoccuparti per la lettura, ci mancherebbe, i miei post sono lunghi a bomba 😀 eheheh.

  4. Ottimo il finale di questo capitolo.
    Le descrizioni e i dettagli sono davvero resi bene (in particolare quella che riguarda il garzone Sam), sinceramente mi berrei volentieri una birretta ora : D
    Complimenti per la collaborazione che a quanto pare sta riuscendo proprio ben! ; )

Si!?

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