Music Wizard (178 – questioni di lavoro e di urgenze)

Andiamo avanti di giorno in giorno.
Quello che ho imparato nel mio lavoro, che poi è un lavoro un po’ così, è che si vive su due stadi alterati di percezione: quello della programmazione (che non avviene e non riuscirai mai a fare) e quello dell’urgenza.
Entrambe le condizioni sono frutto di stress mentale (quello fisico, non spaccando pietre in miniera, è assente) e ti rendono più stanco ogni giorno che passa. Come il lento sgocciolare dell’acqua sulla pietra. Una goccia non fa niente, ma anni e anni dello stesso interminale processo riesce ad aprire cavità anche nella pietra più dura.
La programmazione-che-non-avviene è un metodo di lavoro consolidato, soprattutto per una incapacità di gestire urgenze che, sommandosi, diventano l’ordine del giorno. Avendo sempre l’urgenza da adempiere, il problema da risolvere, l’ultimo secondo da controllare o altro, la tua capacità di guardare più avanti, di progettare qualcosa viene a sfumare, fino a diventare l’equivalente lavorativo della miopia.
In altri termini, vedi bene da vicino, ma quello che si trova lontano è sfocato.
L’urgenza, dicevo, è l’ordine del giorno del mio lavoro. Non c’è momento in cui non si viva lo stato affannato e vibrante dell’urgenza. Termine che, come potete immaginare, sto incominciando ad odiare nella maniera più sanguigna possibile e che si riflette anche nella vita personale.
Vivi l’urgenza al lavoro e perciò rifuggi l’urgenza fuori da quel contesto. Una sorta di difesa psitica contro quella sensazione, strisciante, di necessità di adrenalina “velenosa”.
L’urgenza è una droga velenosa. Non la vuoi, non la desideri e non la cerchi. Il problema è che ne sei assuefatto, perché senza il terrore dell’urgenza, senza quel brivido caldo che provoca il sapere di non essere in tempo per riuscire a completare tutto, non riesci a vivere. E questa sensazione, che come capite è una droga mentale (perversa), viene equilibrata dalla ricompensa, dalla caramella mentale del “sono/siamo riuscito/i a fare quello che nessuno si aspettava da noi”. Anche questa è droga. Perché ti fa sentire bene, hai scavalcato l’ostacolo e sei riuscito a tirar fuori qualcosa che non sapevi, o non volevi credere, di avere dentro di te.
Questo atteggiamento viene, logicamente, sfruttato a mani basse.
L’unico modo per tirarsi fuori è riuscire ad invertire questo processo e far prevalere la programmazione rispetto all’urgenza. La programmazione ti rende tranquillo, ma non ti “riempie l’animo” di quel veleno dolciastro chiamata urgenza.

Come colonna sonora della giornata, e non ha niente a che spartire con il tema che ho trattato qua sopra, scelgo ORION dei Metallica.

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51 Replies to “Music Wizard (178 – questioni di lavoro e di urgenze)”

  1. Io sono la donna dell’ultimo minuto… Dell’urgenza. Insomma sono una drogata di quella adrenalina da mission impossible. Lo sono sempre stata,sin da piccola. Ora sul lavoro cerco di essere la donna della programmazione biennale,ma quando hai a che fare con gli psicopatici non è mai fattibile al 100%… Considera anche che sono miope E astigmatica,quindi…

  2. Con l’urgenza trasformata in quotidiano e quindi privata della sua componente di eccezionalità a quel punto per una quiete mentale proprio va considerata come regola. – “Oggi c’è questa scadenza, è urgente!”
    – “Sì me lo aspettavo, ogni giorno ce ne è una. Perché tanta agitazione?”

    D’altro canto è poi comprensibile che al di fuori di quel contesto quando ti dicono “è urgente” venga spontaneo un “eh no non rompermi i maglioni”.

    1. Ovvio che si sa, in anticipo, che la giornata sarà un’urgenza costante. Praticamente l’urgenza viene ridefinita e considerata come quotidiano. Il problema è sempre lo stesso: giocando sull’urgenza, si perde la programmazione. Senza la programmazione, il lavoro è miope.
      Fuori dal lavoro, quando sento l’urgenza mi vengono le convulsioni eheh

  3. Lavorativamente parlando l’urgenza da me era all’ordine del giorno, tanto da richiedere dalla sottoscritta uno sforzo non indifferente. Negli ultimi mesi, l’urgenza è quasi sparita… poiché spesso le urgenze sono dettate dalla volontà della persona, acquieti quella persona e l’urgenza scompare.

      1. Praticamente una situazione senza soluzione. Ma sai – parlo da esterna – a meno che tu non abbia scadenze legali, alla base delle urgenze ci sono sempre persone disorganizzate e incapaci di accettare che non viviamo a Potterlandia.

  4. Un po’ di metallo sta bene con tutto, amico mio!
    Una mattina stavo aprendo l’inferriata del negozio, ore 8.30 di sabato mattina nel paese deserto di Fanculandia, e vedo un’anziano e arzillo rompic… ehmm signore arrivare correndo.
    “Che fortuna, che fortuna!”
    “Guardi che non sto chiudendo, apro ora”
    “Si ma così sono il primo! Ho finito le compere, ora vado a casa e non esco più”
    “(no, non posso dire cosa ho pensato ma tu capirai, capirai lo stesso)”
    Drogati di urgenza, non c’è rimedio!

      1. Non so da te ma qui è in voga la versione rustica, anziano con cappello in testa e cane di dubbia razza al fianco che guida il trattore a tutta birra in centro paese! Un delirio totale..

  5. Ho lavorato per anni nell’urgenza… Anzi emergenza nuda e cruda… Ovviamente la bastarda è entrata anche in ambito non lavorativo…
    Ora sto cercando di imparare la programmazione, almeno un minimo … Ma alla fine è a ridosso delle scadenza che riesco a dare il meglio… Devo smettere di acchiappare farfalle!

    1. Ecco, questo è il motivo del mio disgusto. In effetti non è vero che riusciamo a dare il meglio… se tirassimo un gran respiro e ci fermassimo a guardare bene, è con la programmazione che facciamo i risultati (quali che siano), con l’urgenza tappiamo i buchi.

      1. concordo: confondiamo la velocità con l’efficienza… quindi tutto diventa veloce perché sembra l’unico modo sensato per muoversi… dannazione cheduecoglioni!

  6. La questione dell’urgenza è esiste in un Paese che dell’emergenza ha fatto una “cultura” addirittura istituzionalizzandola per bypassare controlli previsti dalla legge. L’emergenza è uno stato di fatto, è lo standard, rientra nel diritto naturale.
    La programmazione, in verità, mi lascia perplesso quando è applicata come schema fisso, come unico approccio a tutte le situazioni: tende ad addormentare la mente, ad abituarla in un sentiero stabilito, mi è sufficiente la routine quotidiana. Come insegnavano i latini, nel mezzo c’è la virtù: un gioco a elastico tra programmazione, urgenza e un po’ di sana follia che esca fuori dagli schemi.
    L’urgenza non mi crea particolari problemi se è originata dalle mie azioni (anche da una mia ottimistica programmazione); spesso però ci troviamo a gestire l’urgenza creata da altri, per una concentrazione di troppe cose compresse in sempre minore tempo (questione di semplice capienza) oppure per superficialità o negligenza. A costoro li inviterei con urgenza a raggiungere quelpaese. Se non sanno la strada, con piacere gliela indico io.

    1. Concordo su una cosa… un lavoro dovrebbe essere il mix fra le due cose: programmazione e urgenza. Peccato che, da me, la programmazione è un sogno per pochi e l’urgenza è una tristezza quotidiana. E, come puoi capire, il 95% delle volte l’urgenza non è causata da me.

  7. Io l’unica urgenza lavorativa che ho al momento è quella di portare il piatto al cliente prima che si raffreddi. Ah che esistenza triste, ovviamente mi servono i soldi mentre “mi formo” coi tirocini. (Risate registrate).
    Inoltre devo trattenermi dallo sputare nelle bevande di chi mi sta sulle trottoline… Ma questo è un altro discorso.
    Comunque per ora posso solo immaginare la sensazione che hai descritto. O può valere per gli esami preparati all’ultimo minuto? : D Non credo…
    Ah, “caramella mentale” mi piace.
    E questa canzone è molto bella: la sto ascoltando.

    1. “sulle trottoline”? ahahahahahahaahahaha. Scusa… sono almeno 5 minuti che rido 😀
      Secondo me l’università è un’altra cosa. Gli esami all’ultimo minuto sono comunque responsabilità tua (spesso) eheh… lo dico per esperienza eh 😉 ci si ritrova all’ultimo minuto per mille fattori.. su questo non ci sono dubbi però.
      Grazie 🙂

      1. Ma qua dentro puoi parlare come vuoi 😀
        ahahahahahahahahhaha
        Grazie del commento e del complimento per caramella mentale 😉

Si!?

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