Alla ricerca del Trono di Fuoco #3

Una brezza leggera sorprese i tre avventurieri. L’aria era umida e sapeva di terra bagnata, di foglie e di muschio. Non fu quella a far decidere il terzetto fermo al lato della strada, ma sembrò un segnale sulla direzione da prendere. Senza scambiare troppe parole, Torvi, Argar e Oleg presero le loro cose e si incamminarono verso la pianura di Fah’der.
Dopo due giorni di marcia forzata, le armature, le armi e le bisacce con le provviste pesavano sulle schiene dei tre guerrieri che, seppur abituati a compiere grandi percorsi a piedi, sentivano il freddo infiltrarsi sotto gli strati di pelle e pelliccia e le fibbie e gli anelli metallici premere sulla pelle. La stanchezza, anche su gambe allenate, intorpidiva le membra ma la prospettiva di un ristoro presso le case elfiche fece miracoli e il passo, dapprima lento e trascinato, ritrovò un buon ritmo sul tragitto terroso.
La pioggia del giorno prima aveva reso alcuni tratti infidi e scivolosi, con le foglie morte che offrivano molteplici occasioni per finire per terra aumentando il rischio di spiacevoli infortuni.

(foto da web)
(foto da web)

Mentre Oleg e Argar chiacchieravano sui rispettivi incontri con gli elfi, Torvi proseguiva cupo e silenzioso in coda al gruppo. Il nano, da quando la scelta era caduta sulla via verso Fah’der, era diventato taciturno e di pessimo umore.
– Cosa succede, nano? – era Oleg che gli rivolgeva la parola – sei silenzioso -.
– Non mi piace l’aria che respiro – mugugnò il nano, massaggiandosi la folta barba con la mano guantata.
– Vedrai che non succede niente… – Argar si intromise, distillando dell’ottimismo da dietro i denti stretti del sorriso stanco.
– Sarà, ma l’aria è strana… – il nano, testardo per natura, non volle scendere a patti con Argar e continuò con il suo atteggiamento scontroso.
– Se fossi in voi, mi fermerei dove siete –
La voce proveniva dall’oscurità della foresta alla loro sinistra. La tonalità quasi cantilenante, pur non avendo niente di melodioso, sembrava prodotta dallo smuoversi delle fronde degli alberi e dalla risonanza dei grossi tronchi e arbusti.
I tre si arrestarono e allungarono le mani verso le armi, ma la voce, senza mutare di tono, li dissuase.
– Fatti vedere! – ruggì Argar
– Argar del Nord, vedo che non hai perso la tua proverbiale lingua lunga – la voce aumentò di intensità mentre si avvicinava al limitare del bosco. Quando arrivò nella penombra, la luce del giorno ne mostrò anche il corpo. Con il lungo vestito delle tonalità del bosco autunnale, l’arco lungo in mano ed il fodero della spada, dello stesso colore del tramonto montano, lungo il fianco, quello che i tre avventurieri avevano davanti era uno degli elfi della pianura di Fah’der e, precisamente, una delle guardie del villaggio. I capelli corvini, scuri come le piume di un corvo, scendevano intorno al lungo collo e si appoggiavano leggeri sulle spalle. Gli elfi di Fah’der sono meno alti e aggraziati dei loro lontani parenti dell’Est. Le lunghe migrazioni e le condizioni di vita nel Nord di Gathor-K’a avevano fatto adattare gli esili elfi dell’Est e, seppur mantenevano moltissime similitudini con il popolo-madre, si distaccavano dai cugini per alcuni tratti comportamentali e fisici (orecchie meno appuntite e più arrotondate, altezza inferiore a quelli dell’Est e carnagione meno diafana e, inoltre, avevano rapporti commerciali con altre razze oltre alla loro).
– Tu conosci il mio nome – rispose Argar – ma io non so con chi ho il piacere di parlare! – il guerriero del Nord conficcò la spada nel terreno bagnato e vi si appoggiò sopra, divaricando le gambe e alzando il mento con fare di sfida.
– Sono Kirin, capo della guarnigione nord del bosco di Fah’der – l’elfo fece un breve cenno di inchino con la testa, poi tornò a guardare i tre visitatori.
– Cosa fate così distante dalle vostre case, Kirin degli elfi? – gli chiese Argar, sinceramente stupito dal vedere gli elfi così distanti dal villaggio di Fah’der – se non ricordo male, il vostro villaggio è almeno a due giorni di marcia da qua –
L’elfo incominciò a formulare la risposta, ma poi si fermò e chiese a sua volta – Che affari vi portano dagli elfi di Fah’der, signori? – Kirin gettò un breve sguardo sui tre avventurieri, soffermandosi qualche secondo sulla figura corrucciata di Torvi – Non non vedo pelli o mercanzie da scambiare, perciò non è il commercio che vi porta fin qua, inoltre vi state portando dietro lui – l’elfo puntò l’arco verso Torvi – Perciò ve lo chiedo di nuovo, Argar del Nord, cosa venite a fare a Fah’der? –
– Mi ricordavo un’ospitalità migliore da parte degli elfi – lo apostrofò Argar che, in quanto a testardaggine, non era secondo a Torvi – ma se vuoi proprio saperlo, stiamo compiendo un viaggio verso il Sud. Quella è la nostra meta – Argar si soffermò un momento, poi ritornò alla carica con la propria curiosità – Ma adesso, Kirin degli elfi, chiedo una risposta alla mia di domanda -.
– Tempi oscuri, mastro Argar, domandano cautele maggiori – gli rispose il capo della guarnigione elfica corrucciando la fronte – Mi scuso per il mio comportamento sospetto, ma troppe cose sono successe in questi tempi… Penso che avete avuto notizia delle sciagure di Fah’der –
– Cosa è successo? Siamo stati in giro per l’estremo Nord per troppo tempo e non abbiamo notizie di quello che è successo a Gathor-K’a negli ultimi tempi – lo incalzò Oleg, fino a quel momento zitto e meditabondo.
– Oleg della pianura, la tua fama ti precede. Da ormai molte settimane le montagne nei dintorni della pianura di Fah’der, e della città di Joh’tan, sono popolate di briganti e orchi. Nei secoli passati avevamo ricacciato quella feccia nel ventre della terra, ma da mesi sembrano aver ritrovato coraggio. Gli attacchi hanno colpito dapprima Joh’tan, le cui fortificazioni e difese hanno retto senza grossi problemi, e in seguito hanno raggiunto anche Fah’der. Sappi, Oleg delle pianure, che le prime ondate sono state respinte senza eccessive difficoltà da parte del nostro esercito, ma nei successivi attacchi, gli orchi hanno sfondato le linee e sono penetrati fino a Fah’der, distruggendone una gran parte. Molti degli abitanti sono stati costretti a migrare verso i confini orientali del bosco di Fah’der, dove si trova il villaggio di Sylvythain. L’esercito sta cercando di assicurare i confini della foresta, ma siamo troppo pochi e gli orchi attaccano senza soste sospinti da una folle sete di sangue…-
– Abbiamo incontrato alcuni briganti ieri notte – confermò Argar – ma sull’Alta Via non abbiamo visto nessuna traccia di orchi –
– Lo so, mastro Argar. I briganti imperversano nel Nord della Via, quella che unisce Joh’tan a Xahar sul fiume. Mentre gli orchi stanno facendo razzia attaccando dalle montagne e aggirando, da sud, la città di Joh’tan. Gli umani li hanno respinti e, per il momento, l’esercito degli orchi di montagna non si avventura più nei pressi della città. In compenso razziano tutto quello su cui mettono le loro sporche mani – Kirin indicò, con la mano, alcuni punti invisibili oltre il muro di alberi.
– E non siete riusciti a fermare quattro orchi delle montagne? – Torvi tossì l’insulto facendo una smorfia.
– L’avremmo fatto, Torvi Mano-ferrata, ma qualche stregoneria deve averli accompagnati nell’impresa. Le nostre linee si sono sbriciolate come neve al sole e ogni tentativo di contenerli è stato frustrato da forze innaturali… – sospirò, poi riprese – Fosse stato un confronto alla pari, nano, avreste trovato teste di orco su tutta la Via. –
Dopo un minuto di silenzio, Kirin l’elfo proseguì a parlare.
– La mia gente di conosce, Oleg della pianura, e anche a te Argar del Nord e, anche se mi dispiace ammetterlo, anche il nano è ben conosciuto e perciò ho meno pudore per quello che sto chiedervi. Visti i continui attacchi, tutto l’esercito di Fah’der è impegnato nella difesa della capitale: chi a ovest e sud e chi, come noi – Kirin abbracciò, con un gesto del braccio, il bosco alle sue spalle – a nord. Nonostante il valore dei nostri soldati, le tante battaglie ci hanno privato di molte buone spade ed è sempre più difficile resistere. La scorsa notte un gruppo di orchi hanno fatto breccia nelle maglie difensive e hanno fatto razzia di donne e uomini della città, portandoli via come schiavi. Non abbiamo le forze per creare un gruppo per andare a riprenderli e impoverire ulteriormente le già sfibrate difese di confine significherebbe la sconfitta e la morte. Ogni uomo in meno sul confine, apre squarci nel nostro settore difensivo. Siamo in pochi e molto stanchi.
Per questo vi chiedo, signori, se vorreste mettere le vostre spade al servizio di questa causa disperata e aiutarci a ritrovare gli elfi prigionieri? Sperando siano ancora tutti vivi… – Kirin abbassò lo sguardo e poi incrociò le braccia all’altezza del petto aspettando una risposta dai tre avventurieri.
– Logicamente, signori, i vostri servigi verranno ricompensati in maniera adeguata -.

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30 Replies to “Alla ricerca del Trono di Fuoco #3”

  1. Alle armi, alle armi!!! Sono uomini d’onore e spero non mancheranno di offrire il loro aiuto!
    Quanto a te mio caro amico è splendido, ben scritto e altrettanto ben ideato! Bravissimo, complimenti 😊😊

    1. La guerra chiama e Mela risponde!!
      Bene bene, vediamo come vanno i voti! 🙂
      Grazie mille Mela, sono contento che ti piaccia questo esperimento fantasy! 🙂

  2. Questo è un bel modo per iniziare un’altra settimana… sì sì… son proprio soddisfatta!
    Bravo Dio, mi piace e … ovviamente li aiutano, eccheccavolo! Fosse anche solo per far muovere armi e mani
    🙂

      1. si sente il rumore di foglie sotto i piedi, quello del fango appiccicato alle suole, i rami che si scansano al passaggio e frustano l’aria tornando indietro… c’è profumo di verde, odore di umido… è incantevole e epico… devi esserne molto soddisfatto 🙂

      2. Grazie mille Tati. Il tuo commento mi ha reso fiero di quello che ho scritto. Se riesci a vedere quello che racconto, beh, allora sono a metà dell’opera! 🙂

      3. Devi esserne fiero, è un racconto totalmente su un altro mondo rispetto a quello a cui ci hai abituato fino ad ora… eppure sei sempre così limpido e liscio… si vede e sente tutto… questo perché sei bravo, porcocazzo se sei bravo! e quanto vorrei una tua storia in carta, da leggere con calma arrotolata sul divano… non sai quanto

      4. Mamma quanti complimenti!!! Quello che mi stupisce è che non ti ho ancora fatto il bonifico… vai sulla fiducia?! Giuro, arriva 🙂
        Grazie mille Tati.
        Io sulla carta!? Non so se ho la qualità per arrivare là… mi spaventa, troppa gente pubblica e boh… è diventato pericoloso perdersi la dentro. Non so.
        Non credo riuscirò mai a decidermi a fare questo passo.

      5. non sminuire così i miei complimenti!… che ti vengo a prendere e ti buco le ruote della bici! ;D
        ( lo so che non ci credi… ma ogni tanto io la butto lì)

      6. se io non posso cadere, tu prendi i complimenti, li infili nel barattolo e ogni tanto te li guardi 😉
        ( li meriti Dio, li meriti)

  3. La storia sta diventando intrigante!
    Mi è piaciuta la descrizione dell’elfo (e il fatto che ti sei soffermato sulle differenze estetiche)… E devo dire che comincio ad appassionarmi ai personaggi. Spero che aiuteranno gli elfi ; )

    1. Ciao V.
      Grazie mille per i complimenti. Sono contento che ti piaccia e che le piccolezze, le differenze, siano di tuo gradimento.
      Ti ricordo solo una cosa 😀 io non so scrivere fantasy, perciò prima o poi qualche scherzo lo tiro 😉

  4. Allora, qui parte l’embolo di master di D&D, generoso sul tiro dei dadi, ma grande mazzolatore di party poco coerenti con i loro personaggi. Prima di tutto, ti conforti il fatto – sempre che la mia opinione possa confortarti – che sei nel canone fantasy pieno e ciò credo possa farti piacere visti i tuoi dubbi di intraprendere questa “avventura” così diversa dalle tue abituali corde. Il problema del fantasy è che inizia sempre con un botto di nomi, nomignoli, appellativi, famiglie, per cui il lettore non avvezzo finisce per perdersi e l’empatia sparisce più veloce di una freccia lanciata da Legolas. Il trio che si avvia al quartetto è pure bene assortito. Mi sembra davvero di ritornare a leggere i moduli di dungeon master di D&D. In più, hai utilizzato lo stratagemma della scelta del lettore come in certi letteratura per ragazzi di molto successo all’estero (da noi arrivò tardi) di libri-gioco di ruolo.
    Sulla scelta ti direi che essendoci un nano nel gruppo, è contro-natura aiutare gli elfi. Non si sopportano, non c’è niente da fare, non si fidano gli uni degli altri. No way.
    Ma volendo rendere omaggio a quella pietra miliare della letteratura (nonché mia personale) de Il Signore degli Anelli, voglio credere ancora una volta che sia possibile avere un nano e un elfo combattere insieme.
    Tangado haid! Leithio i philinn!

    1. Ecco qua il redbavon – master&oste 😀
      Partiamo con un grande GRAZIE per il commento. Adesso mi inoltro negli aspetti tecnici:
      – sono contento di essere nell’alveo del fantasy e questo è già un passo avanti per me!
      – concordo che, nei racconti fantasy, ci sono millemila nomi, casate e via dicendo. Io sto cencando di ridurre al minimo nomi e indicazioni, ma senza togliere l’aspetto descrittivo. Devo comunque dare nome e indicazioni per alcune cose, se no rimangono personaggi bidimensionali. Spesso, come hai visto, il Gran Pippone di nomi e date è nelle descrizioni del passato… così non influenzano la narrazione ma forniscono un po’ di background.
      – sì, quando ero un adolescente leggevo anche io i libro-game e giocavo a Gdr. Qualcosa deve essermi tornato in mente eheheh. In più c’è l’aspetto interattivo che spero coinvolga i lettori facendoli sentire parte della storia perché, a tutti gli effetti, siete voi che la create.
      – il nano è silenzioso e questo risponde alla naturale diffidenza nani-elfi. Vediamo come si sviluppa la storia.

      Ricorda una cosa redbavon, io non so scrivere fantasy… perciò qualche scherzo lo tiro 😀

      1. Il Pippone dei nomi è la barriera all’entrata per i nuovi lettori. In un libro di tante pagine riesci a diluirlo, frammentarlo in tanti post – per la natura volatile e frammentaria del mezzo – è un’autentica mannaia. La mia non era una critica ma rafforzava il complimento e voleva essere un incoraggiamento, viste le tue iniziali remore.
        Sono scettico sul modello partecipativo: sono pro un modello partecipativo autoriale, ma non sulla direzione della trama. Opinione strettamente personale eh
        Accorto a non fare scherzi ai nani…Non hanno affatto un buon carattere e in senso dell’umorismo rasoterra.

      2. Nei post il rischio è altissimo, questo è vero. Troppi nomi, troppo specifico e uno finisce per addormentarsi sulla tastiera… troppo poco curato e ti sembra di leggere l’elenco del telefono o una storia sciapa.
        Ho capito la tua idea di modello partecipativo. Io mi sto divertendo perché, per una volta, non devo essere il solo artefice della trama. Lascio che venga creata con i voti… infatti scrivo quando la votazione è chiusa.
        I nani raspano il terreno, meglio tenerli calmi.

  5. Ordunque, la storia procede alla grande. Gli elfi. Sei stato bravo nel mettere in luce l’influenza che l’ambiente ha sulla genetica, tanto da determinare il proliferare di caratteri dominanti rispetto agli altri. Ovviamente questo è un fantasy e non un saggio, ma potrebbe essere interessante sapere come mai questi elfi hanno queste caratteristiche. Esempio un po’ ebete. L’introduzione dei latticini nella dieta dei giapponesi pare abbia contribuito all’innalzamento della statura. Pare. Gli orchi. A me non la contano giusta e ci vedo un po’ di più del depredare città o villaggi. Tenendo conto che i nostri sono al verde, vuoi che non accettino un po’ di denaro. Potrebbero rifiutare, ma si troverebbero di fronte all’incognita: quando ci capiterà ancora l’occasione di far soldi facendo la cosa che sanno fare meglio. Il nano farà dell’ostruzionismo di facciata. 🙂

    1. Beh, che commento!!! 😀
      Hai visto cose che neanche io mi sono accorto 😀 e sì che lo scrivo eheheh.
      Comunque mi fa piacere che hai notato il leggero cambiamento nell’elfo rispetto al “ceppo principale” dell’Est e anche i particolari ambientali.
      Gli orchi sono sempre dei simpatici minchioni. Razziano e fanno i bulli, ma non sai mai cosa vogliono…
      Aiutare gli elfi o meno? Ricordiamoci il task originale, ricerca di questa mappa… eheheh… ma il bisogno di soldi è sicuramente importante (anche perché c’è bisogno di denaro per comprare le cose).
      Il nano è un nano… non posso spingermi oltre 😉

Si!?

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