L’appartamento spagnolo

Il titolo, come potete immaginare, richiama alla commedia L’Auberge Espagnole, lo so, ma non è altro che la scusa di una riflessione su altri spunti di vita (non-)vissuta. Vita non vissuta senza l’ombra della “morte nel cuore”, ma con un minimo rimpianto per un’esperienza che mi manca.
Quale?
La mancanza dell’Erasmus.
Ad un certo punto della mia vita universitaria è saltato fuori il ticchio “ma andare in Cul Ai Lupistan? (Cul Ai Lupistan è un paese sconosciuto e molto distante da dove vivo)”. Non potrebbe essere una buona idea?! Non potrebbe darmi quella scossa europea/internazionale che mi serve?
La risposta, di cuore, sarebbe stata: sì!
La risposta razionale è stata: no.
No perché quando si è prospettata l’opportunità di andarmene io ero alla frutta con la mia voglia di studiare. L’idea di sostenere due esami pacco, uno da poco più di 800 pagine e il secondo da oltre 1400 pagine, mi aveva fatto salire lo sconforto esistenziale. E, logico, questi non erano che due degli esami che mi mancavano… altri, meno impegnativi ma pur sempre lunghi, erano dietro l’angolo e aspettavano solo di reclamare una bella bocciatura e il rifacimento dell’esame (cosa che non è mai successo tranne in un esame, ma ammetto che ho fatto il furbo presentandomi avendo studiato solo il 30% del bignami che riassumeva il bignami… e sono riuscito a raccontargliela per un’ora).
Questo per descrivere la genesi della mia mancata partenza verso mete sconosciute e altre frontiere. Che poi, diciamocela, una (di frontiera) ce l’ho a pochi Km da casa. Ma sono discorsi diversi, no?
La situazione, perciò, era di una scelta ponderata (studiare e prendersi ‘sto benedetto pezzo di carta – attualmente utile quanto una pisciata nel deserto) e una scelta di cuore (prendersi tot mesi via e cercare, poi, di riprendere un ritmo di studio più che dignitoso). La scelta che ha vinto, come potete notare dal tono da cane bastonato di questo post, è stata quella più matura e ponderata.
Quella che mi ha fatto dire: non ho quasi più voglia di studiare, ma devo raggiungere almeno la fine. Se me ne vado, se faccio le valigie e parto, non riuscirò mai a finire questa maledetta Università.

L’Università l’ho finita, sia chiaro. Ho il pezzo di carta (anche se non so dire, con certezza, dove è finito… probabilmente fra due pezzi di pizza divenuti, ormai, sasso).
L’Albergo Spagnolo è un film che mi fa ripensare a questa scelta. Prendere e andare. Restare e continuare sul percorso. Sarà la colonna sonora o l’immedesimazione con il personaggio (quello che arriva in una città e non sa niente e non capisce niente), ma è una pellicola che mi è sempre piaciuta, tanto che poi ho visto anche Bambole Russe e Rompicapo a New York.
Il problema è che nei due film successivi all’Albergo Spagnolo si respira un’aria più mesta e meno sbarazzina del primo. L’albergo spagnolo sapeva di novità, di realizzazione, di “avventura” (con annessi e connessi sentimentali), i due successivi si ingobbiscono sotto una malinconia e una presa di coscienza “umana e d’età” che li fa diventare adulti e li fa perdere quella freschezza studentesca.

Forse è per quello che l’albergo spagnolo lo guardo con gli occhi dello studente e sento smuovere dentro qualcosa (e non è la peperonata) di un momento che fu, i due successivi sono la maturità ed è sempre un guardare strano.

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30 Replies to “L’appartamento spagnolo”

  1. Io feci la stessa tua pensata, destinazione Kul Onia, perché l’erasmus tutti lo fanno e poi impari/perfezioni la lingua e poi se prima senza il pezzo di carta non andavi da nessuna parte ora senza l’esperienza all’estero non puoi manco uscir di casa che ti ridono dietro.

    Però sostanzialmente anche io come te mi ero rotto il gatto di studiare e volevo finire al più presto e quindi fare 6 mesi all’estero per fare un esame sinceramente non era il caso.

    Forse col senno di Poe (Edgar Allan) sarebbe stato meglio far le valigie e partire, ma magari non ero pronto.

    1. Penso anche io… o forse il fatto che sapevo, pur non avendolo mai detto a voce alta, che se fossi andato via, non avrei mai finito gli studi.
      Hai ragione su una cosa: c’è un cortocircuito fra esperienza e formazione… non penso saranno mai nella misura corretta ed equilibrata.

      1. diciamo pure ” vaffanculoporcatroia!”
        … facciamo così… organizziamo un TreRasmus, l’Erasmus della terza età… eh?
        😀
        ( bisogna buttarla in vacca altrimenti il mondo corre dei rischi…)

      2. Dai, scegliamo una meta, facciamo un bel pulmino e si parte… infondo noi facciamo parte di quella generazione “ggggiovanisempre” 😀

      3. bisogna fare un itinerario che ci porti anche a fare il nostro ingresso in qualche serata chic… lì verrebbe fuori il meglio di noi ( o forse solo il “fuori”… ma son quisquilie)

      4. nessuna quota di iscrizione… basta il nome. Allora per ora siamo Io, te e Dio ( che se scherzava ormai non scherza più e ci viene 😀 )
        Aspettiamo di capire se si aggrega qualcuno, poi vediamo di trovare un mezzo adeguato…
        e ci vedo già a fare il nostro ingresso trionfale in qualche serata superdigala che principi e principesse levatevi di torno… sì sì… vedo già la scena al rallentatore… che figo!

  2. Ho visto questo film ma non lo ricordo benissimo… So che mi era piaciuto. Mi sa che me lo rivedrò, i personaggi erano davvero particolari e mi avevano colpita.
    L’Erasmus… Manco io l’ho fatto ma non me ne pento più di tanto, ricordo che ho avuto un po’ di crisi universitaria e stavo indietro con certi esami, così ho preferito “studiare” e rimettermi in pari. Ti consiglio (ma magari lo conosci) il film “E morì con un felafel in mano” è una produzione australiana e sebbene l’Erasmus non c’entri ci sono sempre inquilini particolari e alcune situazioni simili. Però è un po’ triste eh. Ha pure una bella colonna sonora.

    1. Parto dal fondo e ti dico: ho visto il film che mi hai consigliato 😀 ehehe. La versione australiana di Trainspotting 😀 eheheheh
      Anche te hai scelto la versione ponderata, ma con senso!
      Riguardati il film, secondo me merita.

      1. Davvero, dici? FOrse hanno qualche musica in comune, però io non ci ho trovato somiglianze, mi è piaciuto più di Trainspotting (di cui preferisco il libro). Me lo riguarderò sicuramente, invece i sequel mi sa che non li ho visti…

      2. Non lo so. C’erano parti che mi ricordavano Trainspotting (anche a me piace di più il libro)… ma forse è la memoria che mi sta andando in fumo 😀

      3. Beh magari qualche dettaglio te l’ha ricordato. Non so perché, secondo me è la musica… Bello, voglio sapere io cosa passa nella tua testa : D

      4. Al momento? Penso una scimmia che batte i piatti, il circo degli animali e una palla di sterpaglia che segue il vento 😀

  3. Ma chi di noi non ha un sogno in un cassetto chiuso a chiave e poi buttata nel cesso (la chiave, il cassetto e ovviamente pure il sogno). Penso sia quasi inevitabile, accumulando anni ed esperienze. A parte quella gran culo di cenerentola, ovviamente…(per rimanere in tema cinematografico!)

  4. Penso che il senso di questo post – o almeno quello che ci vedo io – è il rimpianto del presente mancato. Se tu avessi fatto l’Erasmus, tu saresti stato probabilmente una persona diversa da quella che sei ora. Però non lo hai fatto, così come io non ho preso certe decisioni. Ergo … 🙂

Si!?

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