Alla ricerca del Trono di Fuoco #2

La discussione proseguì finché le prime ombre lunghe del pomeriggio occuparono le panche vicino ai tre commensali. Le figlie dell’oste erano già passate a rabboccare i boccali e portare un paio di grossi taglieri di legno scuro colmi di pancia di maiale speziata e gustose zampe di porco in gelatina.
Le proteste di Argar erano state messe a tacere e la decisione fu infine presa: la direzione da prendere era quella verso Sud.
– Dobbiamo comprare provviste per il viaggio – Torvi buttò sul tavolo un sacchetto di pelle. Il tintinnare delle monete al suo interno fu flebile, ben presto coperto dall’afflosciarsi della pelle lucida.
– Non abbiamo molto denaro – Oleg agguantò il sacchetto e lo soppesò nella grossa mano, lasciandolo ricadere sconsolato – Forse possiamo prendere della carne essiccata e rimettere a posto l’equipaggiamento, niente di più. –
– Niente cavalli? –
– Pensavo ci fosse rimasto di più, Argar – rispose Torvi – Finché non troviamo qualche lavoro, dobbiamo muoverci a piedi.-
Saldato il conto all’oste, i tre compagni d’arme acquistarono la carne essiccata, l’equivalente di una settimana di cammino, e fecero rimettere a posto le cotte di maglia e affilare le armi. Finite le ultime commissioni si misero in cammino verso Sud.
La città di Xaharness era collegata con il Sud tramite due vie: quella fluviale, usata dai Mercanti per commerciare beni e viveri con le cittadine e i villaggi nelle vicinanze; e l’Alta Via. Quest’ultima era stata progettata da Targar L’Edile e realizzata, negli anni successivi, da Durgh Il Successore. I lavori per la pavimentazione dell’Alta Via erano duranti molti anni, prima di essere interrotti a causa dei conflitti con i vicini villaggi.
La guerra, avvenuta nel 2095 C.C., aveva stroncato i sogni d’espansione di molte delle cittadine ai piedi del Monte Xahar. La ragnatela di alleanze e patti aveva creato due grossi schieramenti, che si fronteggiarono nella pianura di Hor’na. La battaglia, che gli storici chiamarono degli Dei Perdenti, fu un massacro senza eguali. I due eserciti si scontrarono in molteplici battaglie, tanto che il cozzare delle armi e degli scudi sembrava il rombare del tuono e il sangue che ricopriva il terreno ricordava la spuma della marea. Nonostante gli scontri e il terreno reso scuro dal sangue, il risultato continuava ad essere di parità, così i due eserciti decisero di abbandonare la piana di Hor’na.
La ritirata stroncò ogni velleità di supremazia di una città del Nord sull’altra.
La battaglia degli Dei Perdenti chiese in pegno anche la vita di Durgh Il Successore, caduto sotto i colpi del nemico, e con lui anche il progetto di una grande strada lastricata e sicura. Il suo successore, Korat, riprese a pavimentare il percorso, ma poi preferì concentrarsi sulla sicurezza degli argini del fiume e la gestione oculata delle risorse agricole dei terreni vicini a Xaharness.
A causa dell’interruzione dei lavori, solo i primi chilometri da Xaharness erano comodi e lastricati da grosse pietre levigate da migliaia di passi e dalle ruote dei carri dei mercanti. La vegetazione, composta in maggioranza da piante basse da frutto, qualche campo di mais o da enormi pascoli popolati da pecore dal folto vello bianco e da mucche chiazzate, stava virando verso i colori caldi dell’autunno. Il verde delle foglie degli alberi stava lasciando spazio al rosso e all’arancione, mentre l’erba aveva perso il verde vibrante dell’estate per assumere, sotto il sole pomeridiano, un’ombra brunita tipica dell’autunno nordico.

(immagine da web)
(immagine da web)

A quell’ora del giorno, erano circa le tre del pomeriggio, la via era ancora percorsa dai mercanti e dai pastori. Le fredde giornate autunnali, corte e povere di luce, limitavano gli spostamenti e costringevano i mercanti a rimanere a Xaharness per la notte o, in caso contrario, affrettarsi a fare i loro affari e ritornare sani e salvi alle loro case.
Il vento freddo che scendeva da Xahar, che si scontrava con le masse calde del Sud, preannunciava pioggia e questo preoccupava Torvi. Il nano, aggiustandosi il corpetto di maglia, accelerò il passo cercando di velocizzare l’andatura dei suoi due compagni.
– Dove corri, Torvi? – lo derise Argar.
– Sta per venire da piovere e dobbiamo raggiungere un riparo se non vogliamo passare la notte sotto la pioggia – ribatté, scorbutico, il nano.
Come a sottolineare le parole profetiche del nano, in lontananza i tre avventurieri incominciarono a vedere il bagliore biancastro dei lampi rifrangersi contro le nubi scure. L’aria incominciava a puzzare di pioggia e umidità.
– Un po’ di acqua non ha mai ucciso nessuno, Nano! –
– Dipende da quanta… – bofonchiò Torvi. Oleg rise sentendo il nano lamentarsi.
Un paio di ore dopo, con l’oscurità che ormai avvolgeva tutto il paesaggio, le prime gocce incominciarono a scendere, dapprima pesanti e grosse come ciliegie mature, poi sempre più sottili ma fitte come il manto di un porcospino.
Le pietre della strada brillavano mentre, in cielo, tuoni e fulmini ingaggiavano una furibonda battaglia sopra le teste dei due uomini e del nano.
Non essendo ancora arrivati ad una cittadina, la più vicina distava ancora più di un giorno di marcia, i tre si coprirono con gli ampi mantelli di feltro e pelle lavorata e proseguirono il cammino fino a raggiungere le colline ai piedi della catena inferiore del Monte Xahar.
Le catene inferiori del Monte erano un complesso di monti e colline, di natura per lo più vulcanica, che si dipanava dalle pendici dello Xahar in tutte le direzioni. Un tempo queste zone erano abitate dagli uomini della montagna, ma le condizioni di vita dure avevano ben presto svuotato le colline più basse. Adesso, sui loro versanti, c’erano solo le basse casette montane dai muri spessi e i tetti spioventi e le robuste stalle in pietra e legno.

(foto da web)
(foto da web)

In una di queste casette montane trovarono rifugio Torvi, Argar e Oleg.
Dopo aver acceso un fuoco nel camino e aver mangiato un boccone, Torvi e Argar si misero a dormire. Oleg rimase a fare il primo turno di guardia. L’imponente uomo delle pianure, coperto con la pelliccia d’orso e con il viso barbuto illuminato dalla luce arancione della brace della pipa, era solito fare il primo turno di guardia. Il sonno, per Oleg, era un messaggero non voluto delle memorie del suo passato.
Proprio l’insonnia aiutò Oleg a vedere i movimenti nell’oscurità. Ombre silenziose si muovevano sotto la pioggia, illuminate saltuariamente dai riverberi dei fulmini.
Con il manico della lancia, Oleg punzecchiò i due amici addormentati.
– Abbiamo visite – sussurrò.
Il nordico e il nano, con gli occhi pieni di sonno ma comandati dall’abitudine, recuperarono le armi aspettando l’arrivo dei briganti di montagna.
– Devono aver visto il fuoco – sussurrò, a denti stretti, Argar.
– Può essere – annuì, nell’oscurità, Oleg. Il grosso uomo della pianura si era alzato ed era andato a posizionarsi dietro la porta, mentre Torvi e Argar stavano discutendo su chi, dei due, doveva mettersi a terra a far finta di dormire e trarre in inganno i briganti. La scelta cadde su Argar che, bofonchiando, si rimise giù con gli occhi semichiusi e l’ascia a portata di mano.
Qualche minuto dopo, dietro la serranda di legno, apparve la prima ombra: era una figura tozza e mostrava un uomo con cappello. L’ombra perlustrò la stanza, ma non poteva vedere né Torvi né Oleg che erano immersi nell’ombra della stanza.
Quando l’ombra aprì la serranda e fece largo ad un secondo brigante, Oleg si mosse in maniera repentina, fulminandolo con la lancia. Torvi, dalla sua posizione, scaricò l’ascia sul braccio dell’uomo alla finestra mozzandogli la mano. Il contrattacco stupì i briganti che, presi alla sprovvista dalla reazione violenta dei tre avventurieri, scapparono in tutte le direzioni cercando rifugio nella foresta limitrofa.
Il resto della notte passò senza ulteriori avvenimenti e così i tre viaggiatori poterono riposarsi e poi riprendere la marcia verso Sud. Dopo un paio d’ore di cammino, i tre giunsero ad un trittico di strade che sfaldavano l’Alta Via.
– Da che parte andiamo? – Questa volta era Torvi a guardare perplesso le tre vie.
– A sinistra, con un paio di giorni di cammino, si raggiunge la pianura di Fah’der e gli elfi. La via centrale porta alla città di Joh’tan, mentre la destra porta verso le montagne e i suoi villaggi. Da ognuna possiamo poi proseguire verso Sud…-
– Sì, ma una o due di queste strade ci faranno perdere tempo. Una, invece, ci porterà qualche vantaggio, forse persino un lavoretto veloce veloce… – commentò Oleg, appoggiandosi alla lancia piantata per terra.
Il dubbio rimaneva.

Votate signore e signori, votate. Da che parte andranno i nostri viaggiatori? 

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22 Replies to “Alla ricerca del Trono di Fuoco #2”

  1. A sinistra! A sinistra!!! Voglio sentirti raccontare degli elfi!!… Sei bravo, davvero… Che bella sorpresa con questa storia.
    Mi piace tanto, davvero 😄

      1. Sì siiiiiii… A sinistra!!!! ( e se qualcuno si azzarda a votare il contrario gli spengo il blog!… Son democratica, lo so…Faccio paura?)

      2. Ehm il mio elfico è arrugginito e, si sa, quegli elfi so’tanta bravagggente ma sulla pronuncia sono un tantino schizzinosi, peggio di quell’altro popolo isolano 😉

  2. Il mio voto lo hai già visto e la vita reale m’insegna a non mettermi mai in mezzo tra la donna determinata e il suo desiderio. Mettici pure la “cavalleria” che è a tema, anche se non si è visto l’ombra di un cavallo perché a quanto pare anche in questo mondo fantasy “c’èCCrisi!”.
    Detto ciò, avrei girato verso le montagne, sempre foriere di rogne, fossero pure soltanto quelle naturali. La montagna per me – nella realtà – è ambiente ostile e, sebbene la apprezzi e rispetti, posso assicurare che mi mette una certa angoscia questo sormontare di roccia antica sulle valli, come a ricordare a quelli-di-sotto che è per volere della montagna che sono lì, è la montagna che lo permette….
    Via verso gli Elfi, a me carissimi.
    Questo secondo episodio funziona perché immerge in un’atmosfera che percepisco a te nota e la trasferisci bene. Accenni al passato di uno di loro per bruscamente interrrompere con l’irruzione…anzi interrompendo bruscamente anche quella. C’è un suo ritmo nell’attesa di entrare nel vivo.

    1. Mi piace la spiegazione, vediamo come funzionano i voti e poi i personaggi si dirigeranno verso quella via. Come ho accennato nel testo, una/due delle strade sono “perdite di tempo” e non porteranno a nulla, ma bisogna scoprire quale (alcuni indizi ci sono).
      Le montagne sono sempre ostiche. Lo dico io che ci vivo in mezzo. Sono eterne, sono inaccessibili e non ci si può scherzare. Ti puniscono senza pietà (ma così anche il mare, ovvio).

      Nei miei racconti ci sono sempre elementi che conosco o che trasferisco mescolandoli con la fantasia. Poi, ovvio, un po’ di paraculismo c’è.. tipo interrompere il viaggio nel passato e poi anche l’irruzione… ehehe… un po’ di cliffhanger me lo riservo anche io 😀

  3. Sono indecisa. Anche a me piacerebbe leggere qualcosa sugli elfi ma vorrei anche vedere i protagonisti in difficoltà su per i monti, (anche se suppongo che le difficoltà non mancheranno lo stesso). A me la montagna ha sempre messo una certa soggezione e siccome sono cattiva vorrei vedere come se la cavano. Però voglio leggere pure cosa combinano gli elfi. A ogni modo hai scritto molto bene. Per certe storie è importante avere uno stile distaccato, che non significa tu non sia coinvolto eh (ovviamente) però non lo si nota. Non so come dire, dai, ma mi piace. L’avevo notato e sicuramente te l’avevo detto pure per l’altro tuo racconto su Vernon & co.

    1. Perciò hai votato per gli elfi o per la montagna?! 😀
      Grazie mille V. Ho capito cosa intendi per “scrivere con uno stile distaccato” 🙂 sì, me l’avevi già detto. Probabilmente è il mio stile o, può essere visto che non sono uno scrittore, una fase momentanea 😀

  4. Vedendo i commenti, immagino li manderai a est dagli elfi. Io avrei voluto che andassero a Joh’tan perché non c’è alcun riferimento e potrebbe accadere qualsiasi cosa e poi gli elfi sono un classico… Il capitolo mi è piaciuto. La parte dei briganti è andata via veloce. Ma sono a cavallo o se la stanno facendo a piedi?

    1. Vediamo come vanno i voti (vedo che la parte città – Joh’tan sta prendendo sempre più gradimenti, perciò non escluderei un colpo di teatro finale!!).
      La parte dei briganti è un po’ l’intermezzo… lo ammetto.
      Sì, sono sempre a piedi. Non ci sono soldi per i cavalli… un mondo difficile (e nessuno, oltre a te, a pensato a questo particolare che conterà con il passare del tempo, vedrai).

      1. Ottimo, ottimo! Mi piacciono i lettori attenti… notano alcune cose (e io cerco di rendere bene anche la fisica del mondo in cui si muovono i personaggi).

Si!?

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