Back to school

Sull’onda dei commenti e delle discussioni del precedente post (Quel che lasci, perdi. O almeno così dicono) ritorno sul tema scuola e turbe psicologiche che derivano dall’essere stati lasciati in un istituto scolastico dai 5 ai 18 anni (per chi, ovvio, è andato dritto dritto alla meta… alcuni hanno preso pause e hanno allungato il tour).
La scuola, nella sua forma di media e superiore, ha lasciato molte ferite nell’animo di tanti, pure troppi, studenti. Non tutti, sia chiaro. Ci sono studenti che sono usciti dalla scuola con la sicurezza di aver veramente imparato qualcosa e di essere stati arricchiti dall’esperienza scolastica.
Le medie hanno provocato danni enormi. Non sto a giudicare il sistema scolastico, ogni scuola/città/provincia/regione/Stato… ha il suo modo di fare etc etc e, idem, anche per gli insegnanti. Ma le medie vedono aggirarsi per le aule, i corridoi e gli spiazzi davanti alla scuola, stormi di adolescenti in piena crisi esistenziale.
L’essere adolescente e alle medie è una prova temibile.
Pensateci bene: vi ricordate voi all’età dai 10 ai 13/14 anni? Vi ricordate come vi sentivate, cosa volevate fare? Non sto dicendo nel dettaglio, parlo proprio del sentimento. Quel misto di arroganza e supponenza che si ha solo in certi momenti storici della propria vita.
Alle medie le ragazze/i ragazzi sono cattivi e infimi. Ma di una cattiveria stupida, ignorante se vogliamo, perché hanno visto il mondo per 5 secondi netti e pensano di conoscerlo da sempre. Di essere arrivati.
Dove? Non lo sa nessuno. Ma loro si sentono così. Invincibili e immortali.
Sensazione che passa con l’andar degli anni e così ci si ritrova a dubitare e farsi delle domande, ma ormai i danni delle medie sono stati fatti e si è dentro, a pié pari, nel complesso mondo delle superiori. Alle superiori devi incominciare a pensare, a ragionare con la tua testa (infatti ti fanno prendere la prima decisione “importante” della tua vita, l’indirizzo scolastico, in un’età in cui non capisci una fava) e questo è un problema.
Che testa? Cosa ragioni se, in fin dei conti, sei un guazzabuglio di ormoni e brufoli? Da qui i dilemmi su scuole lasciate e percorsi interrotti per incomprensioni con sé stessi.
Hai iniziato il liceo scientifico ma di matematica sei una capra?
Hai iniziato il liceo classico e non sai distinguere Platone da una patata?
Hai iniziato l’Istituto Tecnico Commerciale e non sai neanche cos’è l’IVA e altre simpatiche cose?
Ma volete veramente crocifiggere qualcuno che inizia qualcosa di cui non sa niente?
Io non penso.
Comunque sia, dopo un po’ di tempo, ti ritrovi dentro questo labirinto di lezioni e interrogazioni, di pause e branchi. Perché alle superiori non sono passati i branchi, quei gruppi di ragazzi/ragazze che “dettano legge” a lezione.
Branchi di persone cool che, per un qualsiasi motivo immaginabile: soldi, popolarità, sport, attitudine gangster etc etc, sono reputate il centro caldo della classe. Quelli da imitare, quelli che dettano le regole della convivenza fra i banchi.
Solo lo status symbol da raggiungere, il gruppo dove si deve entrare. Perché essere fuori dalla cerchia significa passare anni e anni a vagare da soli. O nel gruppo difficile (ho messo difficile perché mi irrita definire sfigato il gruppo che non si adegua… sarà che, per natura, non mi adeguo e quando cerco fallisco, ma chi è contro vive con il coltello fra i denti e mette un pelo sullo stomaco mica da ridere).
Perciò, dall’età di 14 ai 18 anni, si viaggia a vista fra la cerchia di chi è dentro e di chi è fuori. Poi lo sappiamo benissimo, il concetto di dentro e fuori è soggettivo e mutabile come il mercurio, non ha una definizione vera e propria… quello che è IN un semestre, diventa OUT il semestre successivo.
In fin dei conti, come si dice?, son ragazzi.
Passi 5 anni a sopravvivere fra lezioni (giudicate voi, in cuor proprio, se sono state decenti o meno), interrogazioni, prove scritte, test di Cooper (che ha fatto più morti che la peste nel 1300) e via dicendo e ti ritrovi a 18 anni con due consapevolezze:
a) a 13 anni ero un coglione;
b) adesso mi tocca prendere una decisione fondamentale per il mio futuro: studio o lavoro?

E se il primo punto è condivisibile a prescindere, il secondo punto è dolente sotto vari punti di vista. A 18 anni, in cui avete le stesse turbe psicologiche d’onnipotenza da maggiore età dei deliri di onnipotenza ormonali dei 13 anni, siete in grado di decidere qualcosa come questa?
Siete in grado di capire cosa volete diventare nei prossimi 40/50 anni di vita?
Molta gente, potrei mettermi nel conteggio pure io, non capisce quello che vuole diventare neanche dopo i 18 anni, figurati te un ragazzo/una ragazza che ha appena annusato una “parvenza” di libertà.

C’è chi rimpiange i 18 anni. L’età d’oro, senza responsabilità e tutto divertimento.
Veramente sono da rimpiangere? Libertà era prossima allo zero (almeno per la mia generazione… dopo è cambiato tutto, ma nell’arco di un paio d’anni), soldi ancora meno e un mondo fuori che, di te, non sa che farsene. Vuoi spaccare il mondo, ma sei appena uscito dal nido (o ci rimarrai ancora per tanti, tanti anni…). Vuoi diventare qualcuno, un grande, ma ancora non sai chi sei te.
E, in tutto questo macello, ti chiedono di prendere una decisione fondamentale per il tuo futuro, per la tua cultura, per il tuo lavoro e la tua (improbabile – quasi impossibile) pensione.

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44 Replies to “Back to school”

      1. se ci pensi… un po’ nel corso di tutta la vita la maggior parte di noi arriva ad un punto in cui si chiede se le scelte fatte siano state quelle effettivamente giuste… non solo in adolescenza…

      2. Beh, questo è naturale. Il problema è che durante l’adolescenza ti chiedono di prendere decisioni che non sei in grado di prendere.

      3. questo è vero… ma pensaci bene, ad oggi tu ti rendi conto che forse avresti fatto scelte differenti ma te ne rendi conto perché sei quello che sei proprio come una conseguenza delle scelte che hai fatto prima… ( ho fatto un casino?)

  1. Per me gli anni del liceo sono ambivalenti… Dal punto di vista prettamente scolastico sono stati una merda! Se avessi dovuto fare lettere classiche dopo, con il classico fatto alla membro di segugio come l’ho fatto io, sarebbe stato una tragedia greca! Umanamente… sì, anche umanamente in quell’aula è stata a giorni alterni una merda… Pensa te, io in una classe di sole ragazze che si lanciavano libri e parolacce per un 7-/7+

  2. È proprio alle medie che ho scoperto di essere un Faraone. Durante il liceo ho tirato fuori le mie potenzialità, attraverso interminabili ordalie, e finalmente, con la testa di falco, incarnando Horo, mi libro sopra l’umanità intera.

    1. Io sono nato Zeus… solo che l’ho svelato al mondo poco tempo fa per non portare sull’orlo della pazzia i comuni mortali che sono venuti a contatto con me.

  3. personalmente la mia vita è stata rovinata dal liceo, non dalle medie, e la maggior parte delle turbe che ho, sono tutte causate da quella scuola lì. poi sento di gente entrata in paio d’anni dopo, che invece ricorda la stessa scuola nella stessa sezione come un luogo di grandi bellezze.
    la faccenda è soggettiva da più punti di vista.
    io non faccio il lavoro che volevo fare da grande (sigh), ma ho studiato quello che volevo studiare e che continua a piacermi, è successo un po’ il contrario: sapevo benissimo chi volevo diventare e cosa volevo fare e poi la vita mi ha portato da un’altra parte.
    poi sulla riforma della scuola media inferiore e superiore potremmo aprire dibattiti infiniti, ma quella è un’altra storia.

    1. Perciò da te sono le superiori e non le medie il periodo peggiore. Interessante.
      Neanche io faccio quello per cui ho studiato (se riesci, recuperati il blog Il Laureato Pentito… eheh… così ti fai due pianti mentre leggi eheh).
      Anche io, come te, sapevo cosa volevo diventare… poi si è rotto qualcosa e non l’ho più capito e la vita mi ha portato altrove.

  4. Sempre stata un outsider. Condivido quanto hai scritto. A 18 anni già tanto era che sapessi il mio nome, figuriamoci cosa fare da grande. L’ho capito a trent’anni cosa mi sarebbe piaciuto fare e se il mondo ti riconoscesse, io potrei fare ciò che desidero. Ma il problema è che se perdi il treno dei 18, sei fottuto. Perché saresti troppo vecchio per qualsiasi cosa. Passi i trenta e ti guardano come se dovessi morire da un momento all’altro, però contemporaneamente aumentano l’età pensionabile. Com’è sta storia?!

    1. Non posso che appoggiare questo tuo commento. A 18 ti giochi molte carte. A 30 ne hai giocate troppe. A 35 sei praticamente morto per il mondo del lavoro. Un dramma.

  5. Mamma mia… Non tornerei al liceo. 5 anni infernali in una classe di sole femmine, anzi c’erano tre maschi, due li han fatti fuori e uno è sopravvissuto. Da noi c’era una competitività assurda e molta cattiveria, figurati… Un incubo.
    Ma la cosa peggiore era l’ambiente in sé: chiuso e un po’ bigotto.
    A ogni modo è vero, a 13 anni non sai manco di essere al mondo e ti chiedono di scegliere una scuola in base a ciò che vuoi fare nella vita (sopravvivere a quell’età mi sembra già una gran aspirazione…).
    Poi io tutta sta gente che dice “ahhh, come vorrei tornare ai tempi della scuola”… Ma per carità, non vedevo l’ora di andarmene da lì.

    1. io ero in una classe mista, molto mista, sia alle medie che alle superiori. Alle medie è stato traumatico, alle superiori, bah, già meglio… gli ultimi anni meglio dei primi, questo sì. Ma non tanto da farmi dire “vorrei tornare adolescente”. Posso dire “sticazzi”? L’ho detto, perciò continuo 😀
      Già, ti chiedono decisioni… e non sai cosa fare di te. Poi, ovvio, non tutto è perduto… ma sicuro vai a buttare via un po’ di tempo (e non ne abbiamo a iosa, da quanto mi risulta).

      1. Io alle medie ero in una classe mista e mi sono trovata bene. Ma pure alle superiori eh, solo che dai, il liceo è qualcosa di terrificante ed è vero, si perde tempo, che poi la scuola italiana è un continuo ripetere le cose. Adesso hanno introdotto gli stage per tutte le scuole superiori, qualcosa come 300 ore obbligatorie (va beh, con tutte le magagne italiane del caso) però insomma, cercano di formare di più gli studenti. (Lo so perché ho alcuni cugini molto giovani). Nel tuo blog puoi dirlo, sì! Ahaha non so altrove…

      2. Già, si continua a ripetere tutto… in tutti gli anni di studio, non ho mai superato la prima parte della seconda guerra mondiale. Tutto quello che è successo dopo, beh, non è mai esistito ehehe.
        Gli stage? Vediamo se funzionano o li sfruttano all’italiana, cioè avere lavoro gratis o far fare compiti ignobili.

      3. Idem, a parte in tedesco che quella dopo un anno di tedesco pretendeva che sapessimo la guerra fredda in tedesco a menadito. Che poi appunto, noi manco in storia ci eravamo arrivati alla guerra fredda. Gli stage lasciamo perdere va, che io ancora li faccio (e tanti altri miei coetanei o più vecchi).

      4. Ecco, ci sono casi in cui si arriva più avanti, ma proprio a caso. Non hanno senso logico. Boh. Domande a cui non ho risposta.
        Ok, non chiedo degli stage 😛

  6. Quando sento qualcuno dire “che belli i tempi della scuola, quanto tornerei indietro!” di solito sgrano gli occhi e mi cade la mascella, poi mi chiedo se io e quella persona per caso siamo andati a scuola in pianeti differenti.

  7. Al giorno d’oggi la situazione economica italiana condiziona molto le scelte di alcuni ragazzi che devono scegliere se trovare un lavoro al più presto o trovare il lavoro giusto per loro!
    Condivido pienamente ciò che hai scritto!

Si!?

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