Music Wizard (172)

Siamo in partenza. Siamo in arrivo.
Ma quando mai ci sentiamo arrivati? Quando possiamo dire di essere sereni nel posto in cui stiamo? E non sto parlando di posizione geografica, ma di una concomitanza di fattori che ti fa dire: se ci fosse un posizionatore satellitare del mio “essere”, quello mi troverebbe senza difficoltà qua.
Perché siamo spinti, ogni giorno, a spostarci… siamo diventati sedentari e, nello stesso tempo, siamo più nomadi delle popolazioni delle steppe. Forse perché, avendo perso qualcosa (la conquista di un qualcosa, ogni santo giorno), ci sentiamo in difetto di un elemento. Elemento che, a ben vedere, non sappiamo descrivere in maniera perfetta neanche noi.
Cosa ti manca? Niente. Credo. Anzi, se potessi… Ecco.
Potessi cosa?
Siamo esseri imperfetti. Fragili. Volubili.
Otteniamo quello che vogliamo e siamo scontenti perché ottenere è solo un palliativo per quello che vogliamo in realtà: l’agonia di ottenere quello che vorremmo.
Sembra l’introduzione smielata di Fight Club, ma è così. Abbiamo così tanti input dal mondo che ci circonda, così tante indicazioni su quello che siamo, che dovremmo essere etc, che ci stiamo dimenticando, lentamente, quello che siamo.
Ci vogliono modelli, ci vogliono grassi/magri/alti/bassi/brutti/belli/biondi/rossi…, ci vogliono nerd e sportivi, ci vogliono tifosi e senza interessi nello sport e così via. Vogliono materiale da plasmare. Vogliono creta per metterti le mani nel portafoglio e continuare a mungerti come la classica vacca.
Siamo solo portafogli su due gambe.
Lo so, sono negativo. Ci sarà qualcuno che alzerà la mano e dirà: io non mi sento così. Io so chi sono. Cosa voglio. Dove andare. Dove sono stato/a. Cosa farò.
Sono contento per lui/lei.
Giuro. Sono contento perché essere così certi di una cosa, nel XXI secolo, è un dono. E una disgrazia… soprattutto perché si è contornati da persone piene di dubbi e indecisioni che continueranno ad infestare il mondo di domande e quesiti.
Una vera scocciatura per chi, a qualunque età, ha raggiunto la pace dei sensi.

Siamo dei salvadanai e stanno giocando con le nostre paure.
Esserne consci non significa essere negativi.

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24 Replies to “Music Wizard (172)”

    1. L’espressione “girare come merda nei tubi” è stata importata dove lavoro ahahahahahah. Ci sono colleghi da altre regioni d’Italia.
      Comunque forza Tati! Forza!!!

      Ps: so che sono fastidioso… ma hai visto l’inizio del racconto? 🙂

      1. Rende perfettamente la sensazione… ha quel “nonsochè” tra cazzaro e realismo… MERAVIGLIOSA! ;D
        ( ancora un momentino poi ci sarà qualcosa… sta arrivando)

        Non sei affatto fastidioso, l’ho visto ma non ho ancora avuto il tempo giusto per fermarmi e leggere quando Dio scrive bisogna mettersi comodi e gustare per benino le singole righe… ma lo farò e ti dirò più che volentieri… ma davvero bisogna fare il sondaggio?( micamiperdonulladiquellochescrivisai?)

      2. Concordo e la uso anche io (non sempre, ma a volte… quando devo rendere bene il concetto).

        Sai perché l’ho chiesto? Perché è un’ambientazione che può piacerti (soprattutto con la tua fantasia) e un tuo parere mi fa piacere! Il sondaggio non è obbligatorio, ma è interattivo… così almeno mi date lo spunto su come continuare la storia, diventate i protagonisti del racconto.
        (tiringraziotati…)

      3. funziona anche “come mosche sul pattume”
        E’ un’ambientazione decisamente nelle mie corde, mi son nascosta e l’ho letto 🙂 … (per il commento a più tardi ) e mi son riempita gli occhi di immagini…
        Grazie a te per tutto quello che metti sul tavolo, sempre e comunque

      4. Sì, ma “come mosche sul pattume” non rende bene… funziona eh, ma non rende bene.
        Grazie mille in anticipo. Son partito e vediamo come va avanti la cosa, io ci tento, soprattutto perché non è la mia ambientazione… ma si tenta.

      5. c’è un termine dialettale che adoro ed è “bimblonare”, dà l’idea di chi ciondola in giro per casa, sapendo di cercare qualcosa ma non sa COSA… mi si apre un’immagine divertentissima…
        Adoro questo tuo continuo metterti in discussione, camminare per strade che non sono apparentemente le tue… ti fa una persona deliziosa ( sempre cazzara sia chiaro) 😉

      6. “Bimblonare” è un bel termine, descrive bene tutto il concetto. Mi piace.
        E se ti si apre un’immagine cosa bisogna fare?! Disegnarla!!! 🙂

        Grazie Tati. La mia è il solito problema della noia, del mettermi in discussione con progetti nuovi e vederli svolgersi sotto le mani o, come il progetto Nerone (che chissà se continuerò), fallire per mancanza di stimoli.
        Il problema è che sono sempre post lunghi e la gente “ha paura” di mettersi a leggere qualcosa di più lungo di 400 parole. Io mi ci perdo dentro i post lunghi… eheh… ma io sono verboso 😀

      7. Per fortuna che arriva la noia e bravo te che la prendi a cazzotti scrivendo e cambiando passo.
        I post lunghi richiedono un tempo dedicato e, lo diciamo spesso, questi non sono propriamente tempi da ” mi siedo e leggo con calma, rifletto…” ma a noi ci fa un baffo cosa vuole la gggente! 😀
        Ho riscoperto il dialetto negli ultimi anni ( purtroppo non lo so parlare bene) e trovo ci siano dei termini intraducibili o che comunque rendano alla perfezione determinate situazioni ( cosa che credo accada con tutti i dialetti)
        Disegni?… potrebbero uscire… 😉

      8. Già. Cerco di assecondare questo fermento (lo ammetto, sono giorni che mi sto guardando Il Signore Degli Anelli etc etc) e provo a scrivere e sperimentare. Scrivere sempre la stessa cosa, per me, è difficile. Mi accorgo sempre più spesso di cercare di prendere il “mood” di quello che vedo/leggo e riproporlo come mio.
        I termini dialettali sono interessanti, permettono sfumature che l’italiano non sempre riesce a trasmettere. Non chiedermi perché… forse perché il dialetto è sporco di terra etc etc…

        Io attendo! 😀

      9. concordo sul “il dialetto è sporco di terra”, da lì arriva, dalla vita vissuta…
        altra immagine che mi fa ridere :
        ” la testa ch’avagna” = la testa che vince, utilizzabile quando si ha molto sonno e si sviene appena ci si ferma, quando si è decisamente ubriachi oppure quando si è di fronte ad una persona con una testa “non proprio proporzionata al resto del corpo” ( sì, il dialetto è anche piuttosto scorretto…) prova a dare un’immagine e dimmi se non ti fa ridere 😀

      10. Eheheheheheheh Certo che fa sorridere ehehehehehe 😀
        Il dialetto offre sbocchi fenomenali ed è imbevuto di una tradizione locale molto forte… che, tradotta in un italiano comprensibile, non ha quella stessa forza del dialetto verace.

  1. Vedo che questo 2017 parte col piede giusto,amico mio…
    Cosa dirti? Sono bloccata,ferma,immobile da un po’ eppure condivido ogni singola parola,ogni singola virgola,ogni singola domanda senza risposta

    1. Il 2017 parte con la bava alla bocca, amica mia. Io parto sempre ringhiante, poi sento la stanchezza che mi prende le gambe….
      Io aspetto il tuo ritorno. Anzi, il tuo GRANDE ritorno.

  2. Mi piace quello che dici e come lo dici. Sei ancora abbastanza giovane per essere incazzato e affamato di risposte. Io invece, che sono più vecchia, non ancora da badante ma quasi, mi trovo un po’ più distante. Non ho raggiunto la pace dei sensi, quando mai, piuttosto un sano e realistico “mondo vattene affanculo senza di me”. Che non è bello né educato ma rende l’idea.
    Una delle poche cose di cui mi importa è leggere roba interessante, tipo la tua ma non voglio farti pressioni, no eh? 😉

    1. Grazie Mela.
      Sì, sono ancora abbastanza affamato e incazzato. Sento che questa incazzatura sta scemando, lentamente… vedo che è difficile, sempre più difficile.
      La tua non è rassegnazione, come leggo, ma una presa di coscienza assoluta.
      Leggere cose interessanti? Io lo allargherei a “essere curiosi”. Secondo me è fondamentale.
      (grazie Mela, ricambio… e te lo dimostro ogni volta che scrivi! :))

  3. In effetti per certi versi ricorda Fight Club!
    Anche quando dici “siamo solo portafogli su due gambe” mi hai fatto venire in mente quando tyler dice “compriamo cose che non ci servono per impressionare gente bla bla”, insomma una roba del genere.
    E concordo con quanto dici… A me la gente in pace con sé stessa in realtà mette ansia: sta bene, è arrivata, sembra non cercare altro. E onestamente la invidio, un po’ di pace interiore non farebbe mica male. E la evito, come la peste.
    Il tuo post è semplicemente veritiero e mi sento vicina al commento di Mela che ha deciso di mandare il mondo a quel paese.

    1. Già. Forse c’era un po’ di Fight Club… o forse è uno sfogo un po’ così… Che ne so. Ieri è uscito questo mentre ascoltavo la canzone che ho postato. I miei procedimenti mentali sono particolari, lo ammetto! 😀

      1. Boh è che alla fine fight club ha concetti condivisibili, probabilmente se tu non l’avessi menzionato non ci avrei manco fatto caso (al fatto che ricordasse Fight Club, dico).

      2. L’ho detto per evitare che qualcuno mi venisse a dire: hey tu, bello, non stai dicendo delle novità… le ha dette anche Tyler Durden in Fight Club 😀

  4. Boh, ‘sta cosa dell’essere portafogli, dei bisogni indotti etc mi sembra abusata, o forse dipende più da chi abbiamo intorno (e da ciò che rappresenta per noi, ovvio) che dagli infamoni che ci vogliono così o cosà. Certo bisogna dire che io non faccio testo, ho sicuramente troppi dubbi, però so bene che non-sono.

    1. Certo, non dico di scrivere cose innovative, sia chiaro. Diciamo che, di prima mano, posso vedere alcune cose che non sono sempre “visibili”.
      Non spiego oltre eheheh.
      Comunque è bene sapere cosa non-si-è… almeno c’è una certezza.

      1. Va bene va bene, non dobbiamo sapere troppo di te, un po’ di mistero ci vuole 🙂
        Ah ehm, non è per niente bello in realtà (nel commento non avevo dimenticato parole per strada, va proprio letto così com’è), ma non voglio rovinarti le balle con le solite lagne.

Si!?

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