The Incredible Jukebox (166)

Probabilmente è un residuo della chiacchierata di ieri sera. O forse, come sempre, riconosco che le band, per diventare immortali, devono riuscire a creare delle canzoni che superino le epoche storiche. O che le predicano. O, senza essere sempre altezzosi e sofisticati, che spacchino le regole comuni e creino un qualcosa di nuovo, di diverso, di mai sentito.
Nel 1992 i Black Sabbath, non proprio di primo pelo, fanno la prima di una serie immensa di reunion varie e ripropongono, quasi una decina d’anni più tardi, la stessa formazione di Mob Rules: Iommi – Butler – RJ Dio – Appice.
Line up forte e compatta, ma nata sotto una stella strana e ritorta perché, come si sa, le minestre riscaldate funzionano poche volte e non sempre nella maniera voluta.
Se negli eighties il trio Iommi-Butler-Dio aveva dato vita ad un disco enorme (Heaven & Hell) e ad un disco buono ma troppo simile al primo (Mob Rules), con questa reunion i tre cercano di spostarsi dalle classiche tematiche fantasy e portarsi su territori nuovi, più attuali e tecnologici.
Premessa: nel 1992 i computer, internet e via dicendo sono solo agli inizi e non hanno certo quella componente di “erosione della privacy”, di “dipendenza” che hanno oggi.
Le sonorità del disco si piegano a questo nuovo sentire e si fanno dure, metalliche e spigolose (seppur si senta il tocco di Iommi) e le liriche di Dio seguono questo trend, rifuggendo dal classico armamentario draghi&fiabe e buttandosi a capofitto in un mondo cyberpunk, cibernetico e pericoloso.
Il disco, chiamato DEHUMANIZER, non è il capolavoro che ci si aspetta dal trio di musicisti. Troppe pressioni, troppi ego… troppo tutto. Non era una reunion da fare e perciò, come tutte le cose che non dovresti fare, ma fai, non ha durata.
Il primo screzio (complice la mai sopita voglia della REUNION vera e propria: cioè quella con Ozzy e Ward nella formazione originale) ed ecco che il sogno finisce. Via Appice e RJ Dio e tutto torna come prima. I Black Sabbath alla ricerca di un cantante (e di una sezione ritmica) e una legacy da portare avanti con onore.
La canzone che propongo oggi è TV CRIMES del disco che ho appena presentato.
Non la migliore. Non la peggiore. Ma ha degli spunti che sono profetici per una band che, nel 1992, aveva sulle spalle già una ventina d’anni di concerti, di esperienze e attori principali che, pian piano, si avvicinavano ai 50 anni.
Tenete conto di tutto questo quando leggete il testo… perché qua sta la forza.

One day in the life of the lonely
Another day on the round about
What do they need
Somebody to love

One night in the life of the lonely
There’s a miracle on the screen
What did they see
Somebody to love

He guarantees you instant glory
Get your money on the line

Gotta send me a plastic Jesus
There’s a check in the mail today
That’s what I need
Somebody to love

We just won’t eat on Sunday
Gotta buy him a limousine
Somewhere to live
Somewhere to pray

Every penny from the people
Keeps the wolf outside the door
Shop around and find forgiveness for yourself
But he’ll give you more, yeah

[Chorus:]
Holy father, holy ghost
Who’s the one who pays the most
Rock the cradle don’t you cry
Buy another lullaby

Jack is nimble, Jack is quick
Pick your pocket, turn a trick
Slow and steady, he’s got time
To commit another TV crime
TV crime

One day in the life of the lonely
Back again on the round about
What do they need
Somebody to love

Yeah

One night in the life of the lonely
Another miracle on the screen
What did they see
Somebody to love again

A supermarket of salvation
Take a look inside the store
Shop around and find forgiveness for yourself
But he gives more

Holy father – holy ghost
Who’s the one who hurts you most
Rock the cradle when you cry
Scream another lullaby

Jack be nimble, Jack be slick
Take the money, get out quick
Slow and steady, so much time
To commit another
TV Crime, TV Crime

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11 Replies to “The Incredible Jukebox (166)”

  1. tu sai che io voglio molto bene ai sabbath, ma non so se la tua lettura la posso condividere.
    a me stanno sul cazzo gli stones, ma sono 50 anni che fanno ottimo rock and roll. le hanno viste tutte, sono caduti, hanno fatto delle cagate, ma sono sempre in piedi.

    i sabbath hanno peccato sempre di ubris, sempre. e la cosa è diventata pesante e negli anni 90 era un fatto.

    poi vabbe, è solo la mia opienione eh.

    1. Lo so che vuoi bene ai Sabbath, lo so. E mi piace che mi contraddici eheh.
      Gli Stones, rispetto ai Sabbath, hanno avuto un vantaggio notevole nel corso del tempo: la stabilità della lineup. I Sabbath, dal 1980, hanno cambiato più musicisti che mutande e questo, in ogni caso, si è sentito nella musica. Nel 1990 erano un caso particolare, persi nei meandri della musica dura, dimenticati a causa della poca promozione della label e via dicendo. Che poi le composizioni fossero meno “brillanti” è un dato di fatto… nei dischi con Tony Martin e la reunion con Dio ci sono degli ottimi pezzi, dei buoni brani e alcuni filler che non sono propri della storia dei Sabbath.
      Non riesco ad essere critico con Iommi, si è trovato a gestire una formazione instabile e con degli ego enormi dentro.
      Mick, invece, era capo assoluto degli Stones… anche perché Keith era completamente strafatto di droga che non capiva più niente.

      Sulla ubris concordo comunque 🙂 solo che negli anni 90 erano appesantiti da vicende di droga, reunion, incertezze etc etc. Ci sono voluti i flanellati del grunge per ritirarli fuori dall’armadio e riproporli al grande pubblico… vedi te.

Si!?

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