Nerone Parlour #2 Arthur Parlour

Se bisogna trovare un fattore comune nelle scelte di vita della famiglia Parlour, quella dell’egoismo è il candidato più probabile. Le scelte prese da Arthur avevano una bussola morale settata su un codice bivalente: l’egoismo, di cui sopra, e una componente nomade, o genetica della frontiera. Questi due nord magnetici creavano i presupposti dei repentini cambi di rotta del vascello Parlour.
Questo compasso morale non era puro, ma era stato imbastardito dagli insegnamenti classici e dalle raffinate questioni dialettiche degli oratori romani, cosa che rendeva il capofamiglia ambivalente sotto molti aspetti decisionali.
In questo contesto, nella commistione fra frontiera americana e studi classici, stava la struttura morale di Arthur Parlour.
Fu proprio la componente della frontiera, che ripudiava le radici, a stabilire che Boston, città natale di Nerone, non sarebbe più stata il luogo in cui il giovane Parlour avrebbe passato la sua giovinezza. Questa tipologia di decisioni, manifestava l’incapacità empatica della famiglia Parlour: di fronte al dilemma morale di privare il giovane Nerone delle proprie radici, la scelta cadde sulla soddisfazione di un interesse personale e di un’agenda oscura al resto dei componenti della famiglia.
La decisione di vendere l’appartamento natale di Nerone non fu presa da un giorno all’altro. Il capofamiglia, la cui fronte stempiata sarebbe stata indice di un intelletto brillante su altre persone, aveva creato un complesso gioco di pubblico ministero e avvocatura per poter perorare la sua causa e la sua, contrastante, completa abolizione.
La difficoltà di soppesare ogni singolo aspetto aveva privato Arthur di molte delle sue energie, costringendolo ad estenuanti periodi di riflessione ed analisi che, agli occhi del giovane Nerone, assomigliavano più a fughe deliberate che lancinanti dilemmi morali. Ma la somma degli indizi, che avrebbe portato alla logica conclusione, era un compito che, a quell’età, il figlio non era ancora in grado di compiere. Avesse saputo che suo padre, prima ma non ultima guida morale della sua vita, stemperava il suo carattere meditabondo e suscettibile alla malinconia in compagnia di una giovane donna, avrebbe capito molto di più sulla complessità emotiva dell’essere umano.
Quello che Nerone vedeva, però, era solo il tribolare dell’animo umano.
Arthur, uomo che per inclinazione e sensibilità non era indifferente al richiamo della teatralità, aveva incominciato ad accentuare ogni espressione facciale, caricando la singola ruga di un’infinità di sfumature cangianti. Le spalle curve, che accentuavano una leggera cifosi data dalla statura più alta della media, e le lunghe mani pallide pesanti lungo i fianchi erano la testimonianza, se mai ce ne fosse stato ulteriore bisogno, di un tormento interiore.
Nerone, che all’epoca aveva cinque anni e sguazzava in un humus di egoismo, malizia infantile e vorace curiosità, si muoveva nell’ambiente casalingo in punta di piedi. Per le bizzarre architetture mentali di Arthur, Nerone era l’elemento di disturbo, ma non era così per la crescente solitudine in cui si trovava Evelyn.
Fino al momento del parto, Evelyn McFadden aveva condiviso l’attitudine del marito. La nascita di Nerone aveva aperto una faglia nel rapporto e il fardello di un figlio iperattivo e bisognoso di un apporto d’affetto contrastava con l’egoismo che soggiornava nel suo animo, aveva allargato  lo strappo nella loro relazione.
Il figlio, per questo motivo, diventò l’ago della bilancia nella relazione e, sempre più spesso, l’arma usata da Evelyn per richiamare all’attualità, o ai bisogni di lei, l’evasione di Arthur Parlour.
Fu così che Nerone, figlio di Arthur e Evelyn, si sentì appiccicato addosso la coccarda della persona utile, alla stregua di un oggetto.

Fu durante il pranzo di un marzo soleggiato che Arthur comunicò la decisione finale. L’anno passato a trascinarsi nelle vie di Boston aveva prodotto la scelta di spostarsi a San Francisco. Da quel pranzo in avanti, Boston non sarebbe stata più la casa della giovinezza di Nerone Parlour.
La sua crescita, corporale ed emotiva, sarebbe avvenuta più ad Ovest.

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18 Replies to “Nerone Parlour #2 Arthur Parlour”

  1. e io non so perché ma ci vedo tanto di quel legno misto al metallo che non ti so spiegare…
    Hai infilato le mani nel barile dell’animo di questa famiglia… sei stato bravo… ma non avevo alcun dubbio!

    1. legno misto al metallo!? Spiegati meglio 🙂 [oggi sono un po’ retarded, perdonami]

      Stavolta ho puntato su un terreno che non mi è proprio… ma ci ho tentato.

      1. ( tu sei retard io son “spiegazioniacccazzo”)…
        l’ambientazione, sembra che questi personaggi si muovano in spazi con un sacco di legno, il pavimento, gli infissi, le travi al soffitto… e metallo, quello dei mobili… l’ambiente sembra avere quei colori e odori… ( meglio così?)
        hai fatto bene a tentare perché ci sei riuscito, secondo me

      2. Ho capito adesso.
        Hai visto l’ambiente in cui si muovevano… seppur, questa volta (e contrariamente al mio solito), dell’ambiente ho descritto poco. Ho cercato di creare il personaggio Arthur. Lui è il protagonista del racconto e, di riflesso, a Nerone viene aggiunta una sfumatura.

Si!?

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