Nerone Parlour

A forza di sentirselo ripetere, dai genitori, dalla fidanzata, dagli amici o da chi, per puro caso, lo incontrava per strada, Nerone aveva incominciato a crederci. Aveva tribolato e si era anche torto l’animo per riuscire a capire per quale motivo, fra tutti gli aggettivi, gli avessero dato proprio quello di utile.
“Sei utile”, così gli ripetevano alla fine di qualche commissione o lavoro. A volte persino dopo un atto sessuale. Cosa che disturbava Nerone più di tante altre occasioni in cui, volente o nolente, si fosse trovato alle prese con quella parola, utile, che da sempre lo perseguitava alla stregua di un feroce esattore delle tasse o di un mal di testa ricorrente.
Quanto più scappava nella direzione opposta, modificando il suo aspetto esteriore o il suo modo di rispondere in pubblico, tanto più questo atteggiamento veniva interpretato come la burbera corazza del timido. Atteggiamento che, di contro, rendeva Nerone Parlour ancora più introverso e, di conseguenza, soggetto a questa eterna incomprensione esistenziale.
Se non bastasse la conformazione fisica che lo faceva assomigliare ad un grande orso, con quelle enormi spalle che scendevano in grosse braccia pelose, il petto ampio e la faccia contornata da una folta barba e su cui risaltavano due spesse sopracciglia scure, i suoi genitori, Evelyn McFadden e Arthur Parlour, gli avevano anche cucito addosso il nome del meno popolare degli imperatori romani.
I suoi genitori erano fissati con l’Impero Romano che definivano il momento d’oro della civiltà. Quando scoprirono di aspettare un figlio, perciò, non esitarono a tuffarsi nella grande biblioteca di famiglia e, sollevando decennali cumuli di polvere e spaventando timidi topolini di città, mettersi alla ricerca del nome di un imperatore.
La Repubblica Romana, per quanto bagnata nel mito, non aveva quel personaggio così in vista che solo il periodo imperiale poteva proporre.
Ed ecco che, al momento della nascita, la scelta fu naturale. Solo in seguito, durante il pranzo di Natale del 1969, la genesi del nome del nome fu spiegata nella migliore tradizione dei Parlour. Le spiegazioni partivano per la tangente, tanto da sembrare più un trattato universitario che una semplice spiegazione data da un genitore ad un figlio. Che il figlio, in questo specifico caso, fosse ormai in età adulta, era uno di quegli strani paradossi in cui viveva Nerone Parlour. Il padre gli spiegò, intervallando la sua voce grave a quella monotona e noiosa di Evelyn, che i nomi potenziali erano stati ridotti, dopo numerose riunioni famigliari e qualche tentativo di cerimonia pagana, all’esorbitante numero di quindici. Da quella cifra non erano scesi neanche dopo contrattazioni ardenti e baratti nel puro stile pre-finanziario: tempi, stanze, hobby e quant’altro erano stati immolati sull’altare della decisione, ma i quindici nomi prescelti non scendevano.
L’impasse era tale che arrivarono al momento del parto con ancora tutta la rosa di candidati al completo. Non potendo posticipare oltre la decisione, cosa che avrebbe significato ritardare le doglie di almeno un paio d’anni, e non trovando nessun accordo neanche in quale periodo cercare il nome, ecco che l’incendio alla fabbrica di gomme alla periferia della città venne in aiuto alla coppia che, di getto, chiamò il figlio Nerone.
Unite il fatto che il figlio, appena uscito dal grembo materno, salutò il mondo piangendo e strillando come uno sparviero ed ecco che il nome gli si incollò addosso come una foglia bagnata.
Forse fu proprio quello il momento in cui, a Nerone Parlour, fu appiccicata l’etichetta di persona utile. Fosse lui o gli eventi del momento, ai genitori, non faceva nessuna differenza.
La decisione che seguì, dopo anni di penose sessioni di studio passate ad arare parole nella carta e distillare concetti dall’inchiostro, fu quella di incarnare, oltre che di nome anche di fatto, quella spada di Damocle di concetto di utilità.
Non fu certo una scelta semplice e non ci fu neanche la possibilità di nasconderla sotto l’ampia ombra dell’orgoglio o della riservatezza, visto che i genitori Parlour erano mammiferi curiosi e petulanti nelle loro continue richieste di informazioni.
Crescere, per Nerone Parlour, significava ricavarsi nicchie d’ombra nel fiume della continua dialettica parentale. Crescere era un continuo limare le asperità delle aspettative genitoriali ed inserire, nel flusso decisionale, delle scelte autonome.

Annunci

21 pensieri su “Nerone Parlour

      1. Ma è vero. Ho scritto questa storia ma, come sempre, non ho pensato né a proseguirla né a fare altro…
        Avevo un’idea, ma vediamo se parte da questo racconto.

      2. alza le chiappe da quel trono e vedi di darti da fare!… non puoi lanciare fulminelli e poi tirare indietro i piedi come a dire ” ma… non so… io?… non ho fatto niente…” Diamine! non si fa così!
        ( e niente… oggi sono in modalità matronascassamaroni)… e in mezzo a tutte queste inutili parole, ovviamente ci sono sempre grossi complimenti 😀

      3. Cercherò di fare qualcosa… avevo un’idea… ma mi servirà l’aiuto di tutti i lettori quando la metto giù.
        Ti è piaciuto allora?! 🙂 Sono contento!!

      4. aiuto?… che aiuto?.. cosa si fa? dimmi… all’ordine EGOOOOO a rapportooooo!
        ( scusa… devo farla passare in qualche modo ‘sta giornata…)
        mi è piaciuto sì… e tanto.
        Però questo, rispetto ad altri… non riesco proprio a vederlo finito così… lascia la bocca aperta come con parole che non escono… devi andare oltre…

      5. Ehhh, questa parte la svelerò se proseguo con il racconto… ve lo dico in anticipo, ovvio.
        Lo so, è iniziato.. .diciamo che è un incipit che descrive un personaggio, che fa conoscere al lettore questo Nerone Parlour. Chi lo sa, appena la testa mi si rimette in moto forse proseguo e vediamo cosa porta.

  1. ivano f

    Sinceramente sono un po’ confuso… Non ho capito ‘sta cosa del “sei utile” né perché tutti dicono che non potesse che fare l’investigatore… Va bene il pizzico di surreale, ovvio, mi piace assai l’ironia sui suoi genitori, ma alla fine son rimasto con un Boh.

    1. Sai che sono contento del tuo commento!?
      Il finale l’ho buttato via. E poi, non so, dovrebbe essere l’incipit di una storia lunga… ma non ho idee.
      Forse riscrivo.

      1. ivano f

        Allora è solo la presentazione di un personaggio, che poi farà… quel che farà. Così ha più senso, certo rimango perplesso -pardòn. Vedi tu, naturalmente spero che le idee arrivino 😉
        Ogni bene

      2. C’è un po’ di senso… ma penso che riscrivo qualcosa e lo correggo (il tuo commento, con la giusta critica, sembrerà strano, ma noi sappiamo che era corretto).

      3. Visto. Molto meglio così, però ti sei fermato un passo più indietro rispetto a prima: ora è ancora più evidente che non può finire così… Ti tocca proprio continuarlo 🙂

      4. Ah ottimo. Sono contento!!
        Lo so, mi sono fermato un po’ prima, soprattutto perché il primo finale era “gettato via” e doveva portare ad una serie di racconti successivi che, in effetti, non hanno niente a che fare con questo.

  2. Cose da V

    Si ritrova lo stile della storia che hai scritto tempo fa, su Vernon & co, per quanto ovviamente la storia sia un’altra eh.
    Bello avere uno stile definito e riconoscibile! : )

Si!?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...